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Intervista a Enzo Giganti


ENZO GIGANTI Presidente Consorzio del Travertino di Rapolano Amministratore delegato Travertino Sant’Andrea

Davide Turrini: Enzo Giganti, oltre a dirigere, insieme al fratello Enrico, l’azienda di famiglia che da tre generazioni estrae e lavora il travertino toscano, è presidente del Consorzio del Travertino di Rapolano Terme.
Quali sono i caratteri distintivi del vostro bacino estrattivo e con quali finalità nasce il Consorzio che raggruppa la maggioranza dei produttori di lapidei presenti nell’area?
Enzo Giganti: nel comprensorio di Rapolano, situato nella provincia senese, esistono 15 aziende, di piccole e medie dimensioni, che lavorano e commercializzano travertino per un fatturato complessivo di circa 50 milioni di euro. Il numero di lavoratori direttamente impegnati nella filiera produttiva della pietra è di circa 300 unità, a cui si aggiunge un’ulteriore consistente gruppo di impiegati nell’indotto.
L’assetto produttivo delle aziende è diversificato: alcuni operatori eseguono cicli di lavorazione completi, dall’estrazione in cava fino al prodotto finito da destinare al mercato edilizio; altri dopo l’escavazione si fermano alla realizzazione di semilavorati; altri ancora si muovono su settori di mercato più specifico, occupandosi di trasformazione della materia litica per ottenere prodotti finalizzati esclusivamente all’arredamento o al design.
Fino ad alcuni anni fa il comprensorio ha vissuto una stagione particolarmente positiva per la crescita esponenziale del mercato americano che, a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso per oltre un decennio, ha richiesto, senza soluzione di continuità, grandi quantità di travertino per programmi edilizi di vasta portata.
Da circa tre anni è in corso un’inversione di tendenza legata a fattori strutturali che per certi aspetti hanno messo in crisi il nostro prodotto. La concorrenza di paesi emergenti nella produzione di lapidei è sempre più pressante: la Turchia ad esempio, sul mercato americano, è in grado oggi di esportare il triplo del quantitativo di travertino proveniente dall’Italia. A ridimensionare la vitalità dei mercati extraeuropei si aggiunge anche il cambio sfavorevole tra euro e dollaro.
Questo trend negativo ci impone degli interrogativi impellenti, dobbiamo analizzare approfonditamente le nostre strutture produttive ed il nostro modo di proporci al mercato per trovare in tempi rapidi soluzioni efficaci ed incisive. Credo che in questo senso l’associazionismo di settore possa rappresentare un punto di forza.
Il Consorzio del Travertino di Rapolano Terme è nato nel 2001 proprio con l’intento di trovare strategie comuni per risolvere i problemi delle imprese locali. In una prima fase ci si è occupati delle problematiche più urgenti che fino ad alcuni anni fa riguardavano la regolamentazione dell’attività estrattiva; oggi la discussione tra gli associati deve focalizzarsi soprattutto sulla crisi dei nostri mercati di riferimento e sulla promozione del prodotto.
In questi anni alcune cose significative sono state fatte, penso ad esempio al disciplinare per il marchio di origine della nostra pietra, ma la capacità operativa del Consorzio deve crescere, la strada da percorrere è ancora lunga. Nell’immediato futuro ad esempio ci occuperemo di portare a termine uno studio del nostro processo produttivo per individuare le migliori strategie di riutilizzo e valorizzazione di tutti i sottoprodotti della filiera di lavorazione.
Non possiamo più procedere singolarmente ma, insieme, dobbiamo ridefinire l’identità del nostro materiale e delle nostre lavorazioni, rilanciando su ampia scala e in modo univoco un’immagine che negli anni ha perso di incisività, forse a causa di una eccessiva frammentazione della compagine dei produttori locali.

Cava di travertino a Rapolano Terme
Cava di travertino a Rapolano Terme (foto Arrigo Coppitz)

D.T.: qual è la situazione delle cave? I giacimenti di Rapolano offrono ancora un buon approvvigionamento di materiale lapideo?
E.G.: questo è un tema che mi sta molto a cuore. Oggi tutte le aziende che hanno sede nel comprensorio, oltre a scavare il travertino locale, si approvvigionano di materiali anche in altri bacini estrattivi: nell’area di Tivoli, o in quella viterbese, o in altre cave toscane. Bisogna comunque sottolineare che, allo stato attuale, i nostri giacimenti offrono una grande quantità di pietra da poter lavorare.
Per tutti gli anni Ottanta del secolo scorso l’attività estrattiva qui a Rapolano si è quasi completamente fermata, soprattutto perchè il travertino ancora presente in cava aveva colorazioni particolari e caratteristiche di venatura poco apprezzate dai mercati di quegli anni.
All’inizio degli anni Novanta, con l’apertura del mercato americano, è aumentata la richiesta di prodotti che comunicassero una forte immagine di naturalità, di travertini dalla spiccata variatio cromatica e materica: ecco allora che l’escavazione locale è ripresa con ritmi abbastanza sostenuti.
Proprio le originali caratteristiche di colorazione e venatura ancora presenti nella nostra pietra possono rappresentare la carta vincente per l’affermazione futura del travertino di Rapolano.

L'assottigliamento della materia. Segagione con telaio multilama
L’assottigliamento della materia. Segagione con telaio multilama (foto Arrigo Coppitz)

D.T.: vediamo ora più da vicino l’azienda Travertino Sant’Andrea.
Recentemente, grazie alla collaborazione con alcuni importanti progettisti, avete presentato una nuova linea di elementi monolitici destinati al design urbano e del paesaggio.
Quali strategie hanno portato alla realizzazione di questi innovativi prodotti lapidei?
E.G.: l’esigenza di ideare tali elementi nasce da un’attenta analisi del nostro processo produttivo nel quale un’alta quantità di materiale scavato non può essere utilizzato per le lavorazioni tradizionali a causa di colorazioni scure, inclusioni, venature, accentuate porosità o altre disomogeneità cromatiche e strutturali. In pratica, in un processo convenzionale, oltre il 60% della pietra estratta viene scartata, accumulata in depositi o frantumata per la realizzazione di inerti.
Con gli elementi delle linee Arredo Dipietra e Micene abbiamo cercato di ottimizzare l’impiego dei materiali estratti in cava e di valorizzare al massimo le qualità materiche del nostro travertino.
Ecco allora che l’innovazione riguarda due aspetti fondamentali: innanzitutto investe a monte il processo produttivo; in secondo luogo muta profondamente la concezione del prodotto, sposando il design contemporaneo con l’attento studio degli aspetti tecnici legati al taglio a controllo numerico della pietra massiva.
Così le panchine, i dissuasori e gli altri elementi d’arredo in travertino, o i muri litici di contenimento montati a secco, rappresentano una valida alternativa rispetto ai prodotti concorrenziali in metallo e in cemento, sia in termini di qualità estetica che per ciò che riguarda i tempi di posa in opera e i costi di manutenzione.
Credo che l’industria dei lapidei oggi possa trovare nuovi spazi di competitività abbandonando una certa affezione per i prodotti standard in spessori sottili e scandagliando le innumerevoli potenzialità di utilizzo della pietra massiva.

(Vai al sito del Consorzio del Travertino di Rapolano)

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