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Marmomacc incontra il Design.
Allestimenti e oggetti contemporanei in pietra

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Progetto di Simone Micheli per il padiglione Pietra della Lessinia al 42° Marmomacc di Verona.

Una radicale innovazione delle tecnologie di produzione e trasformazione dei lapidei restituisce oggi alla pietra un’anima più che mai multidentitaria, capace di esplicarsi in continue nuove invenzioni e possibilità espressive ed emozionali. Anche il mondo del design contemporaneo rinnova il suo interesse per questo materiale facendolo oggetto di inediti percorsi creativi, indagandone le vocazioni e le potenzialità trasformative e performative.
In tale scenario si è inscritta l’esperienza “Marmomacc incontra il Design“, promossa da Veronafiere dal 4 al 7 ottobre 2007 durante il 42° Marmomacc e segnalata con un percorso tematico all’interno dei padiglioni della fiera.
Per l’occasione 10 designer internazionali hanno lavorato in stretta relazione con altrettante aziende specializzate nella produzione e lavorazione di lapidei, impegnandosi in una ricerca di progettazione per individuare i possibili caratteri del prodotto industriale di natura litica. Si sono così create interessanti opportunità di sperimentazione a partire da un tema conduttore unificante: “la leggerezza della pietra”.
Declinando il concetto di levità in dieci variazioni traslucide, o traforate, o galleggianti, Riccardo Blumer, Denis Santachiara, Alberto Meda, Michele De Lucchi, Marco Piva, Aldo Cibic, Kengo Kuma, Simone Micheli, Odile Decq e Tobia Scarpa hanno dimostrato che la pietra può essere protagonista a tutto campo nell’interior design contemporaneo come anche nella realizzazione di oggetti perlopiù multifunzionali destinati ai luoghi dell’abitare, al mondo della cucina e della tavola, ai nuovi spazi per il benessere del corpo e della mente.
Blumer ha legato il tema della leggerezza al galleggiamento e ha progettato per Cedal Graniti una serie di recipienti litici che emergono sul pelo dell’acqua. Denis Santachiara ha alleggerito il marmo in sezione sottile rendendolo traslucido o affilandolo come una lama tagliente e ha ideato per l’azienda Testi Fratelli un monoblocco-cucina luminoso e dalle forme fluide, con coltelli anch’essi di pietra.
Anche Meda, per Campolonghi, ha giocato sulla traslucenza realizzando un oggetto multifunzione: un tavolo-lampada per esterni con un basamento costituito da anelli sovrapposti e digradanti nello spessore e nel diametro dalle cui fessure traspare la luce posta nella cavità della struttura; pure il piano di appoggio è traslucido e lascia passare una parte del flusso luminoso. Michele De Lucchi per Piba Marmi ha ideato lampade sospese in marmo traslucido collocate ad illuminare alcune microarchitetture in materiali litici di colori diversi; piccole case-scultura, forme attraenti e stimolanti che il designer è solito realizzare in legno e che per l’occasione ha pensato in pietra.

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Monoblocco da cucina con coltelli in marmo di Denis Santachiara per Testi Fratelli.

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È invece l’idea della pietra alleggerita con lavorazioni a traforo ad aver caratterizzato il lavoro di Marco Piva per Santa Margherita grazie al quale le capacità compositive di lastre sottili in quarzo sono state sfruttate per dar vita a pareti, stesure pavimentali, piani di appoggio e lampade con diverse texture che si lasciano attraversare alla vista.
Sempre nel tema delle superfici litiche traforate e discontinue si sono mossi Aldo Cibic, Kengo Kuma e Simone Micheli per realizzare i padiglioni espositivi di tre aziende all’interno del Marmomacc. Cibic ha progettato per Grassi Pietre un allestimento in Pietra di Vicenza, costituito da una grande parete di sottili lamelle litiche e da una serie di monoliti disposti a terra a disegnare un sinuoso percorso orizzontale. Kengo Kuma ha pensato per Il Casone uno spazio definito da pareti-diaframma tridimensionali composte da moduli triangolari traforati in Pietra Serena di Firenzuola. Micheli ha lavorato sulla riproducibilità tecnica di un modulo mobile per dar vita a schermi anch’essi permeabili alla vista nel padiglione di Pietra della Lessinia.
La presenza femminile nel gruppo, la francese Odile Decq, ha ideato per Rocamat una microarchitettura realizzata con le più moderne tecnologie di trasformazione dei materiali lapidei, un grande oggetto tridimensionale, architettura-scultura-elemento di design in cui la pietra si ripiega in spigoli e dorsali sfidando le leggi della gravità. Infine Tobia Scarpa, grande manipolatore della materia, ha utilizzato frammenti di varie misure di marmo dalle forme ben definite, mescolandoli e impastandoli con resine e leganti cementizi per ottenere monoliti levigati e tagliati in sezioni diverse che danno origine a nuovi paesaggi cromatici e materici per Agglonord.

Grazie ad esperienze come “Marmomacc incontra il Design” accanto al progetto dell’architettura litica d’interni anche il design dell’oggetto in pietra, della singola unità tecnica-formale-simbolica può riacquistare un particolare significato in una visione arricchente del numero di classi oggettuali da affiancare a quelle degli elementi funzionali per la cura e l’igiene del corpo già discretamente diffuse. Le sperimentazioni in tal senso realizzate in occasione dell’iniziativa veronese fanno apparire ancora più urgente la riattivazione di un dibattito teorico e di una riflessione critica sul design dell’oggetto litico che risultano oggi affievoliti e che dovrebbero riprendere forza, a nostro avviso, a partire dalla considerazione della nuova identità bifronte della pietra nel nuovo millennio; fatta ancora della tradizionale solidità connaturata alla struttura minerale della materia ma al contempo di una fluidità vitale, di una dinamica e flessibile disponibilità al polimorfismo applicativo e alle contaminazioni, assicurata da innovative tecnologie digitali di progettazione e da filiere di produzione a controllo numerico.
In tal senso la presenza lapidea può, alla stessa stregua di altre presenze materiche della modernità, incarnare lo spirito del nostro tempo ed è in grado di rispondere con efficacia alle esigenze generali del design contemporaneo identificate con chiarezza da Ezio Manzini: “la società contemporanea sembra perdere di solidità: le sue organizzazioni diventano plastiche, le forme di vita che in essa hanno luogo diventano fluide, ogni progetto tende ad essere flessibile ed ogni scelta si propone come reversibile. O almeno così si vorrebbe. Ne deriva che le migliori metafore da utilizzare per descriverla vengano dalla fisica dei fluidi, più che da quella dei solidi, più dai sistemi viventi che da quelli minerali. Nulla di veramente nuovo in termini filosofici: stiamo semplicemente ritornando al mondo fluido di Democrito e di Lucrezio, al mondo di Venere contro quello di Marte […].
Ma se pur nulla è poi così nuovo in termini filosofici, tutto cambia in termini pratici. La “normale” visione del mondo, almeno per quel che riguarda la cultura occidentale, è stata infatti costruita a partire da un modello di pensiero in cui la “realtà” viene considerata come un insieme di forme e funzioni immerse e congelate in materiali solidi. Un modo di vedere iniziato nell’epoca neolitica, con la rivoluzione agricola, ereditato dalla società industriale ed utilizzato fino ad ora […].
Ed è in questo contesto che il design è nato e si è sviluppato costruendo la propria cultura ed i propri tradizionali strumenti concettuali ed operativi. Oggi, quasi un secolo dopo, quel mondo che appariva solido semplice e illimitato non esiste più. La solidità si è sciolta nella fluidità delle informazioni. […] La profondità e la velocità del cambiamento avvenuto non può che mettere in crisi la cultura e la prassi del design. A partire dai suoi stessi fondamenti. Questo è oggi del tutto chiaro. Forse meno chiaro è che, in questa fase, come in tutti i momenti di crisi, è la crisi stessa che, destabilizzando l’esistente, apre anche nuove, impensate possibilità”
( Ezio Manzini, “Il design in un mondo fluido” pp. 15-16, in Paola Bertola, Ezio Manzini (a cura di), Design multiverso, Milano, Polidesign, 2004, pp. 256).

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Padiglione Grassi Pietre al 42° Marmomacc di Aldo Cibic.

Biografie dei designer presenti a “Marmomacc incontra il Design”

RICCARDO BLUMER si laurea in architettura nel 1982 al Politecnico di Milano. Dal 1983 al 1988 lavora con Mario Botta a Lugano. Collabora con aziende quali Alias, Artemide, Desalto, Lumina, Poliform. Riceve nel 1997 il premio Design Preis Schweiz e nel 1998 il Compasso d’Oro e il premio Catas con la sedia Laleggera, prodotta da Alias. Nel 1995 partecipa alla nascita della Accademia di Architettura di Mendrisio dove dal 2002 è professore incaricato. Il suo lavoro è oggetto di mostre monografiche in città europee quali Berlino, Monaco e Parigi.

ALDO CIBIC, vicentino, si trasferisce nel 1978 a Milano per lavorare con Ettore Sottsass di cui diventerà socio; nello stesso anno partecipa alla nascita di Memphis, come designer e fondatore. Nel 1989 fonda Cibic & Partners, studio di design, progettazione d’interni e architettura. Sviluppa parallelamente un lavoro di ricerca su modalità progettuali alternative nel campo del design e dell’architettura, sia con il suo studio che in ambito accademico, con la Domus Academy, il Politecnico di Milano, l’Università IUAV di Venezia e la Tongji University di Shanghai, di cui è Professore Onorario. Tra le aziende con cui ha collaborato: Cappellini, Artemide, Foscarini. Progetta allestimenti per la Biennale di Architettura di Venezia, la Biennale di Shanghai, la London Architecture Biennale e per Abitare il Tempo.

MICHELE DE LUCCHI, laureato in architettura a Firenze, è stato tra i protagonisti di movimenti d’avanguardia quali Alchymia e Memphis. Ha disegnato per Artemide, Kartell, Mandarina Duck, Rosenthal, Sambonet, Alias, Unifor, Dada, Moroso e Poltrona Frau. Dal 1992 al 2002 è responsabile del Design Olivetti. Ha curato progetti sperimentali per Compaq, Philips, Siemens, Vitra. Ha progettato in Giappone per NTT, in Germania per Deutsche Bank, in Svizzera per Novartis e in Italia per Enel, Telecom Italia, Banca Intesa, Poste Italiane, Piaggio. Cura allestimenti di mostre d’arte e design per la Triennale di Milano e il Neues Museum di Berlino. Tra i progetti in corso: ristrutturazione della Fondazione Cini di Venezia, il rinnovamento dei musei del Castello Sforzesco di Milano. Espone nei più importanti musei d’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali per il suo lavoro. Dal 2001 è Professore Ordinario presso l’Università IUAV di Venezia.

ODILE DECQ si diploma in architettura nel 1978 a Parigi e approfondisce gli studi in urbanistica all’Institute of Political Studies nel 1979; nello stesso anno fonda lo studio dove lavora fino al 1998 con Benoît Cornette. Nel 1990 lo studio associato firma la sede della Banque Populaire a Rennes e ottiene diversi riconoscimenti, tra cui il Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia nel 1996. Nel 1998 vince il concorso per la costruzione del terzo porto della città di Rotterdam. Dopo la morte di Cornette la Decq guida lo studio ODBC, vincendo il concorso per il Museo d’arte contemporanea della città di Roma, il Macro. Nel 2000 vince il concorso per la realizzazione degli arredi della sede dell’Unesco di Parigi. Odile Decq si dedica all’insegnamento presso l’École Spèciale d’Architecture di Parigi.

KENGO KUMA compie i suoi studi a Tokyo e New York. Nel 1987 fonda lo Spatial Design Studio e nel 1990 il Kengo Kuma & Associates a Tokyo. Il linguaggio architettonico delle sue opere è contraddistinto dalla passione per i materiali. Fra le realizzazioni più emblematiche: il Kyodo Grating di Tokyo, la Water/Glass House di Shizuoka, il Takayanagi Community Center, il Nasu History Museum, il Great Bamboo Wall di Pechino, il Murai Masanari Art Museum a Tokyo, l’edificio LVMH Osaka, la Lotus House, il Nagasaki Prefectural Art Museum e la Chokkura Plaza di Tochigi. Tra i progetti in corso: l’ Asahi Broad Casting Corporation, il Suntory Museum, il Dellis Cay Spa Resort, un complesso progetto residenziale a Suzhou e un progetto per una casa da tè a Francoforte. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.

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Schizzo progettuale e prototipo del tavolo in marmo traslucido di Alberto Meda per Campolonghi.

ALBERTO MEDA si laurea in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano nel 1969. E’ direttore tecnico di Kartell dal 1972 e dal 1979 Industrial designer. Collabora con aziende tra cui Alias, Alessi, Ittala, Mandarina Duck, Ideal Standard, Luceplan, Vitra, Olivetti. Riceve il premio Compasso d’Oro per l’innovazione tecnologica nel 1989 e nel 1995, con la serie di lampade Lola e Metropoli, prodotte da Luceplan. Dal 1994 il MoMA di New York include nella Design Collection le sue sedie Light light e Soft light progettate per Alias e la lampada On-Off prodotta da Luceplan. Ha svolto attività didattica e di ricerca alla Domus Academy, al Politecnico di Milano e all’Università IUAV di Venezia.

SIMONE MICHELI fonda negli anni’90 del secolo scorso l’omonimo studio di architettura e nel 2003 la società di progettazione Simone Micheli Architectural Hero. Insegna Industrial Design all’Università degli Studi di Firenze e alla Scuola Politecnica di Design di Milano, al Politecnico di Milano, alla Domus Accademy, allo Iulm di Milano, alla facoltà di Architettura dell’Università la Sapienza di Roma. Le sue realizzazioni nel campo dell’architettura, del contract, della progettazione d’interni e di mostre, della grafica e della comunicazione si relazionano con particolari approfondimenti alle esperienze sensoriali. Ha realizzato edifici residenziali, alberghi e SPA, negozi e showroom, palazzi per uffici, fabbriche. Ha collaborato con Alcantara, Arflex, Baumann, Confalonieri, Crassevig, Ducati, Guzzini, Bonacina.

MARCO PIVA, laureato al Politecnico di Milano, è stato membro fondatore dello Studiodada Associati. Realizza progetti di architettura, interior e industrial design. Dal 1987 al 1990 è membro del Board dell’ADI. Con designer, sociologi ed esperti di marketing internazionali fonda EDEA, società di consulenze strategiche per il Design. Dal 1997 al 2002 coordina Hot Group, gruppo interdisciplinare di aziende specializzate in tecnologie per l’Hotel ed il Contract. Dal 1999 insegna presso il Politecnico di Milano, la Scuola Politecnica di Design e lo IED di Milano. Nel 2001 fonda “Atelier Design”, centro di ricerca e sviluppo per l’industrial design. Tra gli altri, collabora con Arflex, Guzzini, Leucos, Moroso, Poliform, Rapsel, Tisettanta.

DENIS SANTACHIARA. Le sue prime opere, tra design e arte, sono state esposte alla Biennale di Venezia, al Palazzo dei Diamanti a Ferrara, alla Triennale di Milano. È curatore di mostre e allestimenti a Lione, Milano, Parigi, Amsterdam. Riceve il Compasso d’Oro nel1986. Nel 1999 è premiato con il Good Design Award e nel 2000 con il Design World. I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti di alcuni tra i più importanti musei, come il MoMA di NewYork, il Musèe des Arts Decoratifs del Louvre, il National Museum of Modern Art di Tokyo. Ha collaborato con B&B, Luceplan Artemide, Swatch, Mandarina Duck, Rosenthal, Panasonic, Domodinamica, Vitra, Campeggi, Superga, De Padova, Foscarini, Serralunga, Fontana Arte. In ambito accademico ha tenuto conferenze e seminari ed è professore incaricato al Corso di Laurea in Disegno Industriale all’Università IUAV di Venezia.

TOBIA SCARPA si laurea allo IUAV di Venezia nel 1969. Inizia la sua esperienza professionale assieme alla moglie Afra Bianchin, progettando lampade, sedie, poltrone. Il loro lavoro in questo ambito ha continuamente alimentato musei in tutto il mondo. Contemporaneamente, la loro attività di architetti li ha visti impegnati in opere di restauro e di costruzione industriale, in particolare per il gruppo Benetton, per il quale hanno progettato tutte le fabbriche. La conoscenza profonda dei materiali e delle lavorazioni si rispecchia nei loro lavori, dove si contano importanti incarichi: tra i restauri, i Palazzi Bomben e Caotorta della Fondazione Benetton, il Palazzo della Ragione di Verona. Altri, come il Museo del Mercato Vecchio di Verona o le Gallerie dell’Accademia di Venezia, sono attualmente in corso. Tra le aziende con cui ha lavorato si ricordano B&B, Cassina, Flos, Leucos, Mizar.

di Davide Turrini

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