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Arabescato Corchia

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Cava di marmo Arabescato. Comprensorio del Monte Corchia.

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Ci si avvicina con una sorta di timore reverenziale ai materiali apuani….
La bellezza del materiale da sempre scelto nel tempo da popoli e uomini con grandi tradizioni e conoscenze scultoree….
La bellezza dei bacini estrattivi, così violentemente e autoritariamente unici…in nessun luogo al mondo – basti pensare alla triste malinconia che incute Potosì, in Bolivia – la ferita dell’estrazione si autoalimenta ad amplifica la selvaggia bellezza di queste montagne uniche, nella loro perfezione, dalle quali fin dai tempi più antichi si è estratto “il” marmo, da sempre genericamente conosciuto come “Marmo di Carrara” anche se, sull’intero massiccio apuano, sono svariate le varietà commerciali estratte, differenti a seconda del loro bacino di provenienza. Ecco allora i materiali di Colonnata, dei Fantiscritti, di Torano, di Orto di Donna, di Vagli del monte Altissimo e del monte Corchia….
E proprio da questo splendido bacino estrattivo riprendiamo il nostro lavoro sulle pietre d’Italia, con l’Arabescato Corchia.

Descrizione macroscopica
L’arabescato Corchia è un materiale lapideo metamorfico, olocristallino a grana fine, con colore di fondo bianco caratterizzato da venature di color grigio-azzurro che ci permette di descriverlo quale una breccia a fondo bianco con venature irregolari grigie. I costituenti bianchi tendono ad avere un andamento più o meno sottile ed allungato secondo un piano definito “verso”: quasi una tramatura che delimita e racchiude i bianchi elementi di marmo.
Il materiale ha grana fine e le venature, che tendono ad anastomizzarsi, hanno dimensioni variabili tra millimetriche e centimetriche.

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Immagini dell’Arabescato Corchia allo stereomicroscopio: in alto il marmo fotografato a 7 ingrandimenti; in basso, aumentando gli ingrandimenti fino a 40, diventa possibile apprezzare alcuni dei costituenti delle venature del marmo. Per esempio i cristalli di forma cubica e di colore giallino sono costituiti da pirite.

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Descrizione microscopica
L’arabescato Corchia è un litotipo metamorfico grano – eteroblastico viste le differenti dimensioni dei blasti che lo costituiscono.
La tessitura è scistoso lineata e zonata in quanto caratterizzata da venature che tendono ad anastomizzarsi e da una variabilità del materiale strettamente collegata al variare delle dimensioni dei suoi costituenti.
Dal punto di vista dimensionale, infatti, la roccia è definibile eterogenea poichè gli individui che la costituiscono possono variare da 20 micron a circa 1 mm.I costituenti della roccia sono dati da Calcite, minerali opachi, Quarzo, Muscovite, Feldspati e Zirconi.
Calcite: (circa il 95 % dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 3 della scala di Mohs.
È il costituente fondamentale della roccia e presenta localmente condizioni strutturali tra esse particolarmente differenti. Si presenta quasi sempre in individui tendenzialmente allungati che sono sempre isoorientati
In coincidenza di quelli che sono macroscopicamente i clasti di colore bianco, essa è di colore bianco e raggiunge le sue dimensioni massime che possono essere pari a 900 – 1000 micron (0.9 ÷ 1 mm). In queste porzioni di roccia i cristalli sono perfettamente limpidi e quasi completamente privi di inclusi, con microstruttura granoblastica tendente all’allungato e con interfacce rettilinee. Attorno a questi clasti con costituenti limpidi ed isoorientati, si osservano ancora cristalli calcitici, ma caratterizzati da dimensioni nettamente minori (solitamente pari a 20 ÷ 40 micron), sempre allungati ed isoorientati, con microstruttura peciloblastica in quanto solitamente intorbiditi da abbondanti opachi di pirite. Il loro aspetto tende a presentarsi spesso indistinto e con interfacce non rettilinee. In queste parti del lapideo, che coincidono macroscopicamente alle venature della roccia, gli individui cristallini risultano essere generalmente deformati ed associati a pirite, muscovite zirconi e quarzo. Tali venature possono localmente presentare ulteriori deformazioni e pieghettature.
Spesso in mezzo a venature tra esse ravvicinate si può notare la presenza di mosaici calcitici costituiti da cristalli di calcite pecilitici con dimensioni medie pari a qualche centinaio di micron, ma caratterizzati da interfacce lobate se non ameboidali. Anche le altre tipologie di cristalli qui associati alla calcite sono generalmente anedrali (privi cioè di forma propria) e deformati.
All’interno di queste porzioni di roccia è inoltre possibile rinvenire frammenti di marmo che hanno subito una apparente rotazione rispetto l’evento deformativo;

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Aspetto dell’Arabescato al microscopio a luce polarizzata a 20 ingrandimenti e a Nicols incrociati. Un cristallo di quarzo euedrale è di formazione sin o post cinematica, esso infatti ha forma propria e non presenta tracce di deformazione.

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Minerali opachi: (circa il 2 % dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 6 ÷ 6,5 della scala di Mohs.
Sono presenti quale minuta granulazione prevalentemente costituita da pirite. Essi sono solitamente associati ai microcristalli di calcite con la quale formano quelle che macroscopicamente sono le venature assieme anche a minuscole lacinie di Muscovite isoorientate e agli Zirconi. Hanno dimensioni solitamente micrometriche;
Quarzo: (circa il 2 % dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 7 della scala di Mohs.
Anche esso presenta abito e microstrutture differente a seconda della sua posizione all’interno del litotipo: se è assieme alla calcite limpida all’interno dei clasti, ha forme euedrali o subeuedrali con interfacce più o meno rettilinee, è solitamente non deformato e con inclusi. In coincidenza delle venature, invece, è anedrale, con bordi lobati, deformato e con estinzione ondulata;
Muscovite: (circa l’1 % dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 2,5 ÷ 3 della scala di Mohs.
È presente esclusivamente all’interno delle venature come minute lacinie talora deformate e con andamento generalmente sub parallelo alle venature medesime.
La rimanente parte dei costituenti la roccia è data da Zirconi (durezza 7,5 della scala di Mohs) sempre associati ai costituenti le venature, ed in special modo a quelle con più alto tenore di opachi, e da Feldspati (durezza 5,5 ÷ 6 della scala di Mohs), abbastanza rari ma perfettamente riconoscibili per le loro tipiche geminazioni. Il fatto che non siano deformati, fa ipotizzare che siano di origine sin o post cinematica.
Discontinuità: non si apprezza la presenza di pori (“taroli”) superficiali, mentre le discontinuità presenti sono caratterizzate dalle venature ben apprezzabili anche macroscopicamente. Tali venature, che interessano tutto l’ammasso roccioso, sono costituite da associazione di minerali opachi piritici, individui calcitici con dimensioni solitamente pari a 20 ÷40 micron, lacinie muscovitiche, quarzo euedrale e zirconi. Tali venature hanno andamento irregolare ed isoorientato.
Alterazione: assente

Definizione petrografica* (secondo EN12670): MARMO (Metamorphic Rocks Classification Charts)

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Carta geologica d’Italia . Foglio 96 Massa.
Clikka sull’immagine per ingrandirla

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Arabescato Corchia. Geologia
La situazione geologica apuana è sicuramente alquanto complicata in quanto le formazioni che vi affiorano appartengono a differenti unità a struttura complessa che hanno subito una altrettanto complessa evoluzione tettonica che si è sviluppata durante l’Era Cenozoica, nell’Oligocene superiore, in una età stimata pari a 34 -27 milioni di anni quando, dopo un primo evento compressivo collisionale che generò le prime condizioni di deformazione e metamorfismo con un “raddoppio” della successione toscana, seguì una seconda fase sempre deformativa ma a questo punto collegata ad una condizione tettonico – distensiva che provocò il sollevamento di unità strutturali profonde a quel punto già metamorfosate.
Le Alpi Apuane possono essere considerate un bell’esempio di “finestra tettonica”, con l’affioramento dell’Autoctono Apuano, metamorfico, circondato dai terreni non metamorfici della Falda Toscana, ad essa sovrascorsa. Tra il nucleo autoctono metamorfico e l’unità sovra scorsa si trovano due complessi di scaglie tettoniche con caratteri di metamorfismo intermedio, mentre tettonicamente sovrapposte alla falda toscana si trovano unità anche esse alloctone che provengono dal dominio ligure.
In termini molto semplici, quindi, se sui vuole cercare di ricostruire la condizione di formazione dell’area Apuana, possiamo verosimilmente ipotizzare che fino al Terziario fossero ancora presenti in condizione pressochè indisturbata, la Falda Toscana e, direttamente ad est, l’Autoctono Apuano, entrambe simili come condizione di sedimentazione in ambiente marino. Nell’oligocene superiore, però, si sono impostate condizioni compressive che hanno agito in maniera differenziata sulle varie falde di sedimentazione. A questo punto, quindi, nell’olocene superiore la Falda Toscana si è scollata dal basamento e, scorrendo sulle evaporiti del Norico , si è sovrapposta sull’Autoctono Apuano assieme, per parte, all’Unità di Massa che però affiora solo nella zona occidentale della finestra tettonica e all’Unità Ligure che rimane però a contorno della finestra tettonica toscana.
Successivamente, dopo questa prima fase compressiva si è instaurata una fase distensiva che ha provocato l’esposizione della zona metamorfica per denudazione e sollevamento connessi con ulteriore assottigliamento crostale (Pliocene –Pleistocene) in quella che alcuni interpretano come una “pop-up structure”. Durante tutto questo periodo che va dall’ Oligocene superiore (27 MA) fino al Tortoniano (10 MA) che durante l’orogenesi ha provocato sul nucleo Apuano un metamorfismo di bassa pressione e bassa temperatura (facies di Scisti Verdi), si sono sovrapposti almeno due eventi deformativi, dei quali uno ha generato strutture Adriatico-vergenti, mentre il secondo ha impostato strutture Tirreno-vergenti. La più recente tettonica distensiva con direzione appenninica (NW-SE) ha dissezionato la struttura di sovrascorrimento secondo l’attuale direzione di allungamento della finestra tettonica Apuana e sovrimponendosi agli assi di deformazione precedenti complicando in maniera ancor maggiore la storia evolutiva e conoscitiva di tutta la zona.

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Arabescato Corchia levigato e lucidato.

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Le caratteristiche fisico-meccaniche dell’Arabescato Corchia
Nella tabella si riportano dati tecnici di bibliografia riguardanti l’Arabescato Corchia

Massa volumica apparente (kg/m3) 2700
Coefficiente di imbibizione (%) 0,18
Resistenza alla Compressione (kg/cm2) 1.033 kg/cm2
Resistenza alla Compressione dopo gelo (kg/cm2) 940 kg/cm3
Resistenza alla Flessione (kg/cm2) 135 kg/cm2
Coefficiente di dilatazione lineare termica (x 10-6 x°C-1) 5,4
Resistenza all’urto (cm) 51
Resistenza all’usura per attrito radente 0,55

Tratto da A.A.V.V. per I.C.E. (1982)– Marmi Italiani – F.lli Vallardi ed., Milano

di Anna Maria Ferrari
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I campioni di Arabescato Corchia utilizzati per l’analisi petrografica sono stati gentilmente forniti da SAVEMA S.p.A.
Vai a: Savema.com

Note
* Numero accettazione campioni 204.
(1) Metodo d’analisi: EN 12407:2007 Natural stone test methods – Petrographic examination. Strumento: Stereo microscopio Olympus SZX-FOF 4J02049). Analisi effettuata su lastrine differenti di materiale tal quale. Operatore: Dr. Anna Maria Ferrari.
(2) Metodo d’analisi: EN 12407:2007 Natural stone test methods – Petrographic examination. Strumento. Microscopio a luce polarizzata Olympus BX51TRF 4M23804. Analisi effettuata su 2 sezioni sottili di dimensione standard. Operatore: Dr. Anna Maria Ferrari.

Bibliografia
AA.VV. – Carta Geologica d’Italia Foglio 96 MASSA ;
AA.VV. – Guida Generale Marmi Graniti Pietre – Editoriale Globo s.r.l.. Milano;
AA.VV. per I.C.E. (1982)– Marmi Italiani – F.lli Vallardi ed., Milano;
AA.VV. (1982) – Natural Stones – Studio Marmo s.r.l. Querceta, Lucca;
AA.VV. (1989) – Manuale dei Marmi, pietre, graniti – 3° Voll. – F.lli Vallardi ed., Milano;
AA.VV. (1971) – Note illustrative della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000 – (Roma Nuova Tecnica Grafica Carta Geologica d’Italia;-
AA.VV. (2005) – Ante et post Lunam. Reimpiego e ripresa estrattiva dei marmi apuani
AA.VV. (2005) – Carta Geologica Regionale – Regione Toscana , Università Toscane e CNR-IGG, scala 1:10.000, tvv. Varie;
Angeli O. (2006) – Lavorare liberi. L’avventura della Cooperativa Condomini di Levigliani dalle origini al cinquantesimo di fondazione – 173 pp. Soc. Cooperativa Condomini di Levigliani, Levigliani;
Bartelletti A., Amorfini A (a cura di) per l’istituzione del “Parco Archeologico delle Alpi Apuane” convegno di studi tenutosi a Marina di Carrara il 04 /06/2005;
Blanco G. (1991)- Pavimenti e rivestimenti lapidei – 295 pp. La Nuova Italia Scientifica, Roma;
Carmignani L. (1997) – Carta Geologica delle Alpi Apuane – Dip.to di Scienze della Terra dell’Università di Siena, scala 1:25.000, tvv.8;
Carmignani L. et alia (2000) – Carta Geologica del Parco delle Alpi Apuane – Parco Alpi Apuane e Dip.to di Scienze della Terra dell’Università di Siena, scala 1:50.000, tvv.2;
Dolci E. (1980) – “Carrara Cave Antiche” Materiali Archeologici, Comune di Carrara, dei residui recuperabili. Documento Preliminare – Allegato F Settore II- Materiali Storici;
ERTAG (1980) – Schede merceologiche – Regione Toscana, Firenze;
Matteoli S. (2005) – I marmi arabescati della Versilia – archÆdilia n° 10, febbraio 2005;
Pieri Mario (1954) – La scala delle qualità e le varietà nei marmi italiani – Hoepli ed., Milano;
Pieri Mario (1964) – I marmi d’Italia – Hoepli ed., Milano;
Pieri Mario (1966) – Marmologia. Dizionario di marmi e graniti italiani ed esteri – Hoepli ed., Milano;
Rodolico F.(1965) – Le pietre delle città d’Italia – Le Monnier, Firenze
Vianelli M., Sivelli M. (1982) – Abissi delle Alpi Apuane. Guida Speleologica – SSI, Litografia Lorenzini – Bologna.

www.geotecnologie.unisi.it
www.marmiapuane.info
www.unipg.it/denz/gloria/Ipert/APUANE-descrizione.html

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