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19 maggio 2017

Design litico

Pietra e design un dialogo lungo mezzo secolo

Erede di una consolidata tradizione artistico-artigianale, e di una ricca attività produttiva otto-novecentesca nella decorazione, nell’arredo e nell’oggettistica, il nascente design moderno avvia negli anni ‘50 del secolo scorso una fase di intensa sperimentalità che caratterizza e accompagna l’ascesa a livello internazionale di questo settore della produzione italiana.
L’interesse e l’impegno per una progettualità globale che spazia “dal cucchiaio alla città” spinge personalità eccellenti della cultura architettonica italiana come Franco Albini, Bruno Munari, Marco Zanuso, Achille Castiglioni, Carlo Scarpa, a confrontarsi con l’oggetto d’uso su un terreno totalmente nuovo.
L’artigiano come produttore di artefatti, con una formazione nelle scuole professionali d’arte, nei laboratori e nelle manifatture, viene rapidamente sostituito dal designer, nuova figura capace di interpretare le istanze del mondo contemporaneo fondando il progetto sull’innovazione continua, la contaminazione formale e la sperimentazione tecnologica.
L’espressione litica del design italiano trova ai suoi esordi, negli anni ’60 e ’70, l’interesse culturale e operativo di aziende affermate nel panorama dell’arredamento, come B & B, Cassina, Knoll, Danese, Flos, Simon International.

Nascono in questa fase oggetti divenuti icone del design litico firmati da illustri progettisti come Enzo Mari, Tobia Scarpa, Angelo Mangiarotti, Mario Bellini, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Gae Aulenti, i quali indirizzano e influenzano la produzione secondo i loro personali percorsi di ricerca.
Il mondo produttivo marmifero viene inizialmente coinvolto in modo indiretto, partecipando con un ruolo tecnico esecutivo alla realizzazione dei prodotti.
Gradualmente però alcune aziende del settore lapideo iniziano a costruirsi un ruolo di editori entrando direttamente in rapporto con il mondo del progetto, dando avvio a collezioni di oggetti e complementi litici. Centrale per l’approccio dell’imprenditoria litica al design è l’esperienza di Officina, un laboratorio culturale e di sperimentazione concreta sorto alla metà degli anni ’60, che partendo dalla solida base aziendale di un gruppo toscano coinvolge artisti e designer di alto livello mettendoli in collaborazione con maestranze locali. A seguito delle sperimentazioni attuate e dell’iniziativa di imprenditori illuminati nascono negli anni ’70 e ’80 alcuni brand dedicati al design litico come Fucina, Up & Up, Skipper, Ultima Edizione. Il moltiplicarsi delle iniziative di sperimentazione e di promozione, specialmente in area toscana, dove si consolida un terreno culturalmente e tecnologicamente fecondo, dà origine a una produzione litica di alta qualità con significative ricadute economiche.
L’indirizzo si conferma, con percorsi diversi, anche in altre situazioni come in area veneta dove, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, per oltre due decenni, vengono organizzati nei programmi culturali di Marmomacc e di Abitare il Tempo eventi di sperimentazione litica che attivano feconde collaborazioni tra figure di grande rilievo dell’architettura, del design e dell’arte internazionali e aziende operanti in quel bacino marmifero.

Il carattere principalmente sperimentale e prevalentemente dimostrativo di questi eventi non si traduce subito in iniziative produttive sul terreno del design. Così pure, da parte delle grandi marche nazionali di arredamento non si registra per la stessa fase particolare attenzione, se non episodica, per il prodotto litico.
Risulta quindi interessante agli inizi del 2000 il recupero da parte di Agape dell’eredità di Angelo Mangiarotti con riedizioni verificate e aggiornate della sua opera litica, che continua tutt’oggi.
Con l’inizio del nuovo secolo, all’affievolirsi della spinta propulsiva toscana fa riscontro un crescente interesse per il design da parte di aziende del settore marmifero di area veneto-romagnola. In un contesto di sistematici eventi di sperimentazione e promozione che coinvolgono sia designer storici come Tobia Scarpa e Michele De Lucchi, sia nuovi protagonisti dell’architettura e del design internazionale tra i quali Marco Piva, James Irvine, Aldo Cibic, Manuel Aires Mateus, Patricia Urquiola, e star dell’architettura come Kengo Kuma e Zaha Hadid, alcune delle aziende più attive iniziano un processo di mutazione e trasferimento della loro produzione, parziale o totale, verso l’editazione di prodotti litici. Tra queste Budri, Citco, Lithos Design, Marsotto Edizioni, Pibamarmi e altre operanti in diverse realtà territoriali.
Si tratta di una trasformazione che vede il delinearsi di diversi indirizzi corrispondenti a scelte aziendali: non solo le tipologie classiche dell’arredo, complementi e oggetti d’uso, componenti per bagni e cucine, ma anche rivestimenti parietali, divisori lapidei e superfici di vario tipo che si integrano stabilmente all’architettura.

L’aggiornamento delle tecnologie verso il digitale di ultima generazione spinge alcune aziende decisamente in direzione del prodotto totalmente industriale, altre invece scelgono la combinazione di tecnologia e artigianalità attuando percorsi alternativi come quello “sartoriale”, nel quale i prodotti risultano composti dalla saldatura di una lavorazione tecnicamente industrializzata con una accentuata artigianalità nell’assemblaggio.
Il quadro fin qui abbozzato, ancorché incompleto e privo di molti tasselli, delinea un’immagine assai varia del contesto in cui si è sviluppato il moderno design litico nel primo cinquantennio della sua storia.
Il mondo della pietra più che entrare nel mercato del design attraverso i marchi storici dell’arredamento sembra oggi cercare uno spazio partendo dal proprio interno, ossia ricostruendo e ricomponendo la complessa filiera che va dal progetto, al prodotto, al marketing.
Le esperienze in atto ci forniranno le dinamiche future nelle quali potranno giocare ruoli decisivi sia lo sviluppo di linguaggi in sintonia con i materiali lapidei sia le nuove tecnologie di lavorazione, che sempre più consentono l’inserimento dei prodotti litici in un processo industriale seriale avanzato.

di Vincenzo Pavan

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