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Porfido del Trentino

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Paesaggio di cava nel distretto estrattivo del Porfido del Trentino.

“Lo terzo, che di sopra s’ammassiccia, porfido mi parea si fiammeggiante, come sangue che fuor di vena spiccia.
(Dante Alighieri, Purgatorio, Canto IX)

De le diverse pietre che servono a gli architetti per gli ornamenti e per le statue alla scoltura. (…) Et acciocchè più manifestamente apparisca la grandissima difficoltà del lavorar delle pietre, che son durissime e forti, ragioneremo distintamente, ma con brevità, di ciascuna sorte di quelle che maneggiano i nostri artefici, e primieramente del porfido. Questo è una pietra rossa con minutissimi schizzi bianchi (…)
(Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani)

Il Porfido trentino viene cavato in un distretto che si estende nel territorio di sei comuni della provincia di Trento: Albiano, Cembra, Fornace, Lona – Lases, Pinè, Trento. Il materiale, caratterizzato da una grande resistenza all’usura, allo stress, al calore e al gelo, ha un aspetto cromatico che può andare dal rosso violaceo, al rosso cupo, al bruno con sfumature verdastre.
Estratto in piccole pezzature, è da sempre utilizzato nel contesto montano di origine per dar vita a pavimenti, coperture di tetti, murature ma si è diffuso in tutto il mondo principalmente nelle pavimentazioni esterne in forma di cubetti, piastrelle, binderi, smolleri, plinti, soglie, lastrame irregolare di varia pezzatura.

Descrizione macroscopica
Litotipo magmatico effusivo di colore di insieme grigio rossiccio con massa di fondo macroscopicamente non risolvibile di tonalità rosse grigiastre più o meno intense. In questa massa di fondo sono flottanti fenocristalli anche plurimillimetrici di colore grigio, rosa, neri, rossi e localmente sono presenti anche plaghe ad andamento isoorientato di colore rosato di dimensioni fino a centimetriche.
Le fasi mineralogiche più allungate mostrano un vago andamento sub parallelo ad evidenziare una struttura magmatica fluitale. La roccia mostra un aspetto particolarmente compatto, privo di pori superficiali e senza evidenti tracce di alterazione superficiale. Esso non si riga con lame metalliche nè reagisce in presenza di acido cloridrico, lasciando supporre che sia costituito da individui di composizione silicatica e di durezza maggiore a 4 nella scala di Mohs.

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Un campione di Porfido del Trentino fotografato allo stereomicroscopio a 16 ingrandimenti.
In alto a sinistra si nota un cristallo di quarzo trasparente.

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Descrizione microscopica
Dallo studio della sezione sottile si osserva che il materiale è di origine magmatica effusiva. Strutturalmente esso è apparentemente olocristallino, anche se le minutissime dimensioni dei cristalli della massa di fondo non ne consentono il riconoscimento. È inoltre un materiale porfirico per la presenza di macro cristalli, individui cristallini di dimensioni generalmente minori di 5 mm, immersi in una massa di fondo cripto/microcristallina.
Sia i cristalli porfirici e sia quelli costituenti la massa di fondo hanno dimensioni inequigranulare. Le forme dei cristalli sono principalmente subedrali/anedrali e per questo motivo la tessitura può essere definita allotriomorfa, localmente ipidiomorfa. Anche se non in maniera parossistica, si nota un allineamento dei blasti più allungati lungo le direzioni di andamento del fluido magmatico. Localmente la roccia mostra tessiture radiali sferulitiche, e tessiture pilotassitiche con disposizioni sub parallele di microliti allungati di feldspati. Si notano tessiture di pseudomorfosi dovute a fasi cristalline prevalentemente di alterazione sovrimpostesi su fasi cristalline prismatiche completamente irriconoscibili. I costituenti fondamentali della roccia sono:
Quarzo: (circa il 30% dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 7 della scala di Mohs. Ha dimensioni massime pari a 2 mm. Esso è di seconda generazione rispetto gli altri minerali costituenti il materiale, è infatti limpido, con locali microinclusioni e con seni di riassorbimento. I vari individui si possono presentare sia spigolosi e sia arrotondati. Alcuni hanno inclusi bollosi, sono deformati e con estinzione ondulata;
Feldspati: (circa il 30% dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 6÷6,5 della scala di Mohs. Si presentano tendenzialmente fratturati e deformati ed in fase di alterazione (saussuritizzazione e locali condizioni di calcitizzazioni), con inclusi non definibili a causa delle loro esigue dimensioni;
Clorite: (circa il 10% dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 2÷3 della scala di Mohs. Esclusivamente di neoformazione, in pseudomorfosi su cristalli allungati prismatici;
Minerali Opachi: (circa il 10% dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). Durezza 5÷6 della scala di Mohs. Anche essi prevalentemente di neoformazione in quanto generalmente associati alla clorite quali prodotti di alterazione di precedenti fasi mineralogiche. Possono essere presenti sia come microgranulazioni diffuse e sia in plaghe, privi però di abito idiomorfo. Sono prevalentemente costituiti da ematiti che macroscopicamente sono la causa della colorazione rossastra del materiale.
In quantità accessorie, minore cioè dell’1% si hanno Zirconi, Apatiti e Calcite di alterazione.
Massa di fondo: (circa il 20% dei costituenti la sezione sottile secondo stima visiva). È costituita da individui con dimensioni tali da non consentire alcun tipo di determinazione ottica. Sono presenti individui sia aciculari e sia in masserelle che comunque per le loro esigue dimensioni non possono essere determinati, anche se è verosimile supporre che essi siano prevalentemente costituite dalle stesse fasi mineralogiche che costituiscono i blasti di maggiori dimensioni.
Discontinuità: si osservano tracce di discontinuità legate alla presenza di minerali alterati per parte sostituiti da fasi di neoformazione i quali possono localmente generare porosità beanti.
Alterazione: alcune delle fasi mineralogiche preesistenti hanno subito un processo di alterazione tale per cui esse non sono più riconoscibili essendo state sostituite da clorite, ossidi di tipo ematitici e, localmente, da calcite. Anche i feldspati presenti mostrano generalmente una più o meno spinta sausurritizzazione o calcitizzazione. Talora si presentano fratturati, aspetto questo in comune con alcuni individui di quarzo che possono essere anche deformati.

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In alto, aspetto del Porfido del Trentino al microscopio a luce polarizzata, sezione sottile, 2 I, N//.
I cristalli bianchi sono costituiti da quarzo, quelli dall’aspetto più indistinto sono invece costituiti da feldspati intorbiditi da minerali opachi, ematite, che conferiscono loro una colorazione macroscopica rosata. In basso, a NX., si notano i colori di interferenza grigi più o meno scuri delle varie fasi cristalline costituite da quarzo e da feldspati.

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Definizione petrografica* (secondo EN12670): RIOLITE (Magmatic Rocks Classification Charts)

Porfido del Trentino. Geologia
Il Porfido è un materiale che proviene dalla piattaforma porfirica atesina.
Se vogliamo inquadrare geologicamente la zona, dobbiamo pensare ad una area strutturalmente differente rispetto quelle circostanti, e tettonicamente delimitata da una serie di faglie che l’hanno di fatto isolata dalle aree di origine sedimentaria che la circondano. Se noi guardiamo infatti alla carta geologica di Trento, possiamo vedere come tutta l’area orientale si presenti cromaticamente diversa rispetto le aree circostanti (di colore rosso, rispetto i verdi e i blu ad occidente o a sud che indicano il sedimentario del mesozoico). Essa è formata dal piastrone di vulcaniti atesine, che risulta essere svincolato dalle zone circostanti attraverso una serie di faglie tra le quali la più importante e con rigetto maggiore, è quella di Trodena, faglia inversa che mette a contatto le vulcaniti da dove proviene anche il nostro Porfido, con i terreni mesozoici della parte occidentale. La linea della Valsugana, invece separa la piattaforma dall’area sud orientale anche essa a composizione prevalentemente sedimentaria. Una serie di faglie minori, che hanno andamento grossomodo NW-SE, finiscono per svincolare completamente tutta l’area della piattaforma, dove i materiali hanno giacitura pressochè costante con giacitura complessiva verso nord ovest. Tutta questa area ha quindi funzionato nelle varie ere come catino contenitivo delle masse magmatiche che fuoriuscivano dalla crosta terrestre e, per il fatto di non trovare vulcaniti a sud della linea della Valsugana, si ipotizza che fosse anche abbassata, proprio grazie alla presenza delle faglie, sia prima e sia durante l’emissione magmatica sì da non consentire il trabocco delle lave nelle parti esterne confinanti.
Altre faglie comunque interne al plateau hanno movimentato questa zona. Tra esse, ad esempio, la linea di Pinè e di Fersina ad andamento verticale (che hanno prodotto cioè innalzamento di una delle due parti o abbassamento relativo dell’altra) che in alcuni punti hanno raggiunto i 700 / 800 metri di rigetto.
Le vulcaniti costituiscono comunque un complesso molto potente. Esso è dato da successioni di masse magmatiche chimicamente differenti tra loro, talora con diffusione areale molto ampia, talora invece sono espressione di emissioni locali realmente poco diffuse. Le vulcaniti Atesine vengono suddivise in due grandi gruppi di formazioni, e la loro età viene fatta risalire al permiano (250/270 milioni di anni fa).
Il materiale cavato fa parte di quello che viene definito Gruppo Superiore costituito da lave dacitiche, riolitiche e riodacitiche talora alternate ad ignimbriti riodacitiche. Le note illustrative della carta geologica d’Italia, foglio 21, Trento, definisce questi materiali porfirici da cui viene estratto il nostro materiale, come ignimbriti riolitiche e quarzolatitiche grigie o rossastre in ampi, ripetuti e potenti espandimenti; compatte, a fessurazione sub verticale (porfidi da cubetti), a colore grigio o rossastro con locali alterazioni idrotermali, dall’aspetto marcatamente porfirico, omogeneo, comunque costituito da più unità ignimbritiche sovrapposte, con spessori di materiale che possono localmente superare i 600 metri.

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Carta geologica d’Italia. Foglio 21 Trento.

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Le cave del Porfido trentino
Come si è visto, grazie alle sue caratteristiche strutturali e fisiche il Porfido viene estratto prevalentemente nel gruppo superiore delle unità riolitiche, nelle unità e quindi nel materiale posizionato nella parte più alta della successione ignimbritica. La sua omogeneità compositiva, fanno sì che le cave da cui esso viene estratto siano abbastanza diffuse nella provincia di Trento dove tra l’altro, la vicinanza con le linee nevralgiche del trasporto ha favorito l’implementazione delle strutture afferenti alla attività estrattiva.
Le cave sono generalmente sviluppate a gradoni di altezza variabile tra i 10 e i 30 m, e in virtù della situazione strutturale del materiale, cioè della sua spiccata fessurazione (i Lassi dai cavatori), il Porfido viene prevalentemente cavato facendo brillare un una serie di mine piane realizzate perpendicolarmente al fronte di cava, il quale, tagliato alla sua base, ne provoca la caduta direttamente sul piazzale dove verrà selezionato e suddiviso in funzione degli spessori.
Dalle lastre più sottili (2-6 cm) vengono generalmente ricavati piastrelle e lastrami, da quelle di spessore di 5-10 cm si ricavano piastrelle e cubetti e per spessori ancor maggiori si ottengono binderi, cordoli, ed altri lavorati.
Recenti progetti di ricerca finanziati dalla Provincia Autonoma di Trento e dall’Ente Sviluppo Porfido hanno focalizzato l’attenzione anche su nuovi sistemi estrattivi come l’uso de filo diamantato in cava, ma tale approccio va però affinato ed ulteriormente definito.

Composizione chimica del Porfido (% in peso)

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Le caratteristiche fisico-meccaniche del Porfido
Nella tabella si riportano i dati tecnici forniti da ESPO in riferimento alla Normativa Europea UNI EN dei prodotti (Marchio CE).

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Uno sguardo ai dati tecnici del materiale, tra l’altro ottenuti per mezzo di Norme Europee, ci permette di notare come il Porfido sia un materiale particolarmente valido sotto tutti i punti di vista: ottime caratteristiche fisico-meccaniche. ottimo per ambienti esterni anche con clima rigido, dove mantiene elevati valori di resistenza, tanto da aumentare in alcuni casi la sua resistenza alla flessione dopo i 48 cicli di gelo disgelo previsti dalla selettiva norma europea di resistenza al gelo UNI EN 12371; ottima la sua resistenza alla abrasione tanto che il suo granulato è considerato tra i materiali migliori nella realizzazione dei manti stradali che garantiscano buona tessitura, aderenza e regolarità per i mezzi in movimento e bassa usura del manto stradale stesso. Ottima la sua resistenza agli acidi, in quanto la sua composizione prevalentemente silicatica lo rende resistente ai prodotti che sono invece aggressivi per i materiali a composizione carbonatica.

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Porfido del Trentino levigato e lucidato.

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Usi e trattamenti del materiale
Il Porfido risponde in modo ottimale ad alte sollecitazioni fisico-meccaniche e mantiene pressochè inalterato il suo aspetto nel tempo. Non viene corroso dagli acidi e quindi anche la sua gestione in fase di pulizia non è problematica.
Grazie alla sua ecletticità d’impiego il materiale è rapidamente passato dal Trentino al Veneto, al Friuli, all’Emilia, alla Lombardia, al Piemonte, alla Liguria, all’Umbria, alla Campania, per raggiungere l’Australia, le Americhe, l’Africa, passando dal Montenegro, dall’Austria, dal Giappone, dalle Isole Canarie, dall’Argentina, dalla Spagna…
E se vogliamo parlare di architetti che hanno mostrato un occhio di riguardo per il materiale, dobbiamo scomodare persone del calibro di Antoni Gaudí, Renzo Piano, Mario Botta, che hanno portato la fama del Porfido trentino ben oltre i nostri confini. Questo anche in virtù del fatto che se anni fa il materiale veniva generalmente proposto a spacco o con poche tipologie di finiture, ora i sempre più sofisticati metodi di lavorazione dei lapidei, anche di quelli più duri, ha consentito di arrivare fino alla sua lucidatura, trasformandolo dal classico materiale montano, ad un materiale altamente sofisticato e contemporaneo.

di Anna Maria Ferrari
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I campioni di Porfido del Trentino utilizzati per l’analisi petrografica sono stati gentilmente forniti da ESPO – Ente Sviluppo Porfido.
Vai a: www.porfido.it

L’ESPO organizza il Premio Architettura Orizzontale. Il porfido del Trentino per la riqualificazione dello spazio pubblico contemporaneo che sviluppa il confronto tra professionisti, pubbliche amministrazioni e università. Presentare la domanda di partecipazione entro il 15 Dicembre 2008.

Note
* Numero accettazione campioni 253.
1 Metodo d’analisi: EN 12407:2007 Natural stone test methods – Petrographic examination. Strumento: Stereo microscopio Olympus SZX-FOF 4J02049). Analisi effettuata su lastrine differenti di materiale tal quale. Operatore: Dr. Anna Maria Ferrari.
2 Metodo d’analisi: EN 12407:2007 Natural stone test methods – Petrographic examination. Strumento. Microscopio a luce polarizzata Olympus BX51TRF 4M23804. Analisi effettuata su 2 sezioni sottili di dimensione standard. Operatore: Dr. Anna Maria Ferrari.

Bibliografia
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