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12 Giugno 2009

Appunti di viaggio

Ampliamento al cimitero di Molinetto (BS)

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[photogallery]molinetto_album[/photogallery]

L’appuntamento con l’opera dalle ombre lunghe è per le ore diciannove. Di ombre ce ne sono tante, create da una calda luce rosata e proiettate all’interno del nuovo recinto cimiteriale.
Dopo aver parcheggiato la bicicletta all’ingresso del vecchio cimitero, unica via di accesso preceduta da un viale con alti cipressi, percorro lo spazio che mi divide dal nuovo ampliamento, non senza suscitare una certa curiosità tra i pochi frequentatori. Lo spazio rispecchia una disposizione volumetrica molto frequente in Lombardia, due ampie corti per lo più lasciate a verde sono circondate perimetralmente da modesti edifici contenenti i loculi.
Percorro il sentiero principale lastricato. Qua e là qualche persona con in mano degli annaffiatoi, altri a mani conserte, frequentatori giornalieri che mi seguono con lo sguardo stupito mentre mi dirigo verso il nuovo ampliamento.

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Mi fermo davanti al grande portale di accesso: una “L” bianca rovesciata che produce uno sfondamento prospettico, proiettando lo spazio del vecchio cimitero nel nuovo. Una sorta di cerniera, un grande meccanismo che tiene assemblate le due parti così diverse tra loro e allo stesso tempo invita il visitatore ad entrare, non senza un certo sentimento di riverenza e misticismo.
Appena entrati ci si sente calati in una situazione spaziale totalmente capovolta.
Si prova una sensazione di apertura verso la campagna circostante, nonostante un’alta recinzione in blocchi di cemento di poco distanziati segua il perimetro.
Una quinta di “colonne” squadrate e permeabili al mutare del sole, ai rumori lontani della campagna, ma soprattutto al vento che s’infrange sul recinto producendo leggeri sibili e gradevoli brezze che ti accompagnano in una visita poco usuale. Queste “colonne”, distanti all’incirca venti centimetri l’una dall’altra, permettono una trasparenza frontale al visitatore, ma appena l’angolo visuale cambia lo circondano in una religiosa cortina.
Muovendosi lungo il sentiero, largo all’incirca sei dei miei passi, addossato al vecchio impianto cimiteriale e perpendicolare all’asse d’entrata si percepisce chiaramente l’intento di creare due luoghi simmetrici.
Luoghi dalla libera fruibilità, costellati da inusuali loculi erti nell’aria come totem, fissi nelle interserzioni di una ipotetica griglia ordinatrice.

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Nel momento in cui ci si addentra tra l’erigersi di questi bianchi totem, la simmetria e l’ordine si attenuano lasciando spazio al movimento rotatorio dei parallelepipedi. Ruotano con una apparente casualità l’uno sull’altro, come fossero girandole spiraliformi, che sfruttando le brezze presenti per mettersi in moto.
Mi addentro, giro, cammino sulla fine ghiaia rossastra producendo leggeri fruscii: la pausa è centrale.
Una inusuale cappella all’aperto si trova al centro dell’ala nuova, un’oasi di preghiera che mantiene un intenso legame con i luoghi di tumulazione laterali.
Sullo sfondo absidale una grande lastra di acciao corten sulla quale è incisa una grande croce stilizzata.

Emmanuele Visieri

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