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Un pomeriggio con Theimer

All’inizio dell’anno, quando è stato preparato il programma del giornale, la Redazione aveva dato precise indicazioni al vostro cronista: intervistare scultori che lavorano sui marmi, in particolare sul Bianco di Carrara, tralasciando chi sceglie preferibilmente altri materiali, come il bronzo. Ma quando, chiacchierando con l’amica Alessia Lupoli dell’Ufficio Cultura del Comune di Pietrasanta, si è presentata l’occasione di intervistare uno dei più affermati artisti del mondo, la tentazione di disattendere l’ordine è stata troppo forte. Eccoci dunque, un pomeriggio di fine estate, nel laboratorio dello scultore e pittore, all’interno della Fonderia Artistica Del Chiaro di Pietrasanta.

Stefano De FranceschiTheimer nasce in Repubblice Ceca, border-line dell’antico Impero Romano.
Una volta ha detto di essere interessato più alle frontiere che ai territori. Cosa significa questa frase?
Ivan TheimerLe frontiere sono zone di contatto dove le correnti s’intrecciano e si sovrappongono e dove fiorisce sempre una sintesi felice e feconda. Sono stato lo scorso Aprile in Bhutan a visitare i templi del Buddismo e sono rimasto colpito dalle differenze fra le gente in uno stato piccolo come il Tibet. Una popolazione isolata, che abita un
territorio dalla natura aspra e difficile da domare e che parla venti dialetti diversi. Le stesse mescolanze le ritroviamo nell’architettura e nella religione dei monaci buddisti,
a testimonianza di una cultura dalle mille sfaccettature”.


Colonne di Place de la Victoire, Bordeaux, 2005

S.D.F. Cosa le ha lasciato la sua terra?
I.T. Anche se sono cresciuto nell’ex Cecoslovacchia ai tempi del blocco comunista – dove era difficile conoscere realtà e culture diverse da quelle imposte dal regime – porto sempre con me i ricordi dell’infanzia, che sono quelli più importanti nella vita di un uomo. La Moravia è terra di mescolanza di popoli ed etnie, eredità forte e ancora presente dell’Impero Austro-Ungarico. La realtà culturale artistica ed urbanistica era dunque un mosaico di diversi contributi: grandi architetti come Carlo Scarpa e Joze Plecnik hanno lavorato qui e in altre città come Varsavia e Berlino. Poi, subito dopo la 2° guerra mondiale, c’è stata una separazione delle arti: la pittura, la scultura, i mosaici, gli intarsi avevano un ruolo d’insieme nei grandi progetti urbanistici. Oggi l’innovazione tecnologica privilegia materiali come il cemento e l’acciaio che rendono fredde, omogenee e poco attrattive le grandi opere urbane. E questa perdita di identità si evidenzia ancora di più nell’avvento della società consumistica odierna in cui le spaccature del mondo occidentale e la sua supposta omogeneità sociale e politica è attaccata; le regole del consumismo hanno cambiato radicalmente il modo di vivere e l’uomo resta schiacciato dal nuovo pensiero. Si parla oggi tanto della Cina, un paese così diverso dal nostro modo di pensare, dalle origini antiche, che anch’esso subisce la nuova cultura consumistica; e allora ecco che va in crisi l’identità più vera del popolo, sotto la pressione dei mass media che annullanno il pensiero culturale. E quegli artisti che riescono a restare indipendenti rendono il proprio lavoro, ovvero l’arte, un paradiso perduto di cui però l’uomo moderno non sente più la necessità.


Testa di medusa, 2005

S.D.F. Il critico Giuliano Briganti la definisce artista dal temperamento irrequieto.
I.T. La mia è una preoccupazione che deriva dalla consapevolezza di essere disarmato di fronte alla perdita di qualità dell’esistenza umana, in tutti i suoi aspetti e perciò anche nel campo dell’arte. Questa deriva da una precisa matrice storica e culturale: la perdita di questi valori in nome del profitto o del consumismo sfrenato annulla l’ispirazione e l’arte perde tutto il suo valore.

S.D.F. L’opera di Theimer: un grande universo popolato da innumerevoli e mutevoli figure: qual è il filo conduttore del suo lavoro?
I.T. La lotta terribile fra visione pittorica e visione della scultura. Ho avuto la fortuna di imparare fin da bambino entrambe le tecniche delle due arti, ed oggi sono consapevole che esse si possono imparare solo da giovani, in modo naturale e spontaneo, come il bambino che pian piano impara la lingua e la scrittura. Nell’età adulta, però, questo apprendimento può rivolgersi contro l’artista, che si trova di fronte al dilemma di quale scelta fare.
E’ quanto afferma l’amico Tongiani che oggi, nel pieno della sua maturità artistica, si dedica quasi esclusivamente alla pittura, trascurando la scultura”.

S.D.F. Le sue opere rievocano spesso l’antichità: qual’è il ruolo della storia dell’uomo nel lavoro di Theimer?
I.T. Gli esseri umani nel corso della loro esistenza sono cambiati, ma pur nella frenetica evoluzione fisica e tecnologica, sono sempre rimasti gli stessi: l’uomo di oggi è il solito che nei dipinti di Paolo Uccello, Goya o Picasso si veste, mangia, lavora, vive gli stessi eventi tragici della sua esistenza come la guerra.
Le antichità dunque si perpetuano nella modernità, le tracce del passato pongono le basi del nostro futuro. Ma in questo quadro d’insieme, l’uomo non cambierà mai certe sue caratteristiche come l’autodistruzione.

S.D.F. L’arte nell’anno 2006.
I.T. E’ la risposta alla gente che ci chiede di rappresentare un sogno e raccontarlo in un linguaggio comprensibile. Ma è sempre più difficile svolgere questo compito perchè oggi il lavoro degli artisti subisce tutti i vincoli economici e burocratici della società attuale; regole, queste, che sono positive ed importanti per quanto riguarda lo stato e l’apparato sociale, ma sono nello stesso tempo una negazione per l’arte che è libera invenzione, vita e poesia. Nella stessa Pietrasanta, che io frequento oramai da tanti anni, il clima è cambiato: ieri si poteva respirare una comunione di ispirazione e l’arte e il pensiero erano elementi inscindibili, che facevano rivivere il clima romantico dei bohemienne di Parigi. Oggi questa “febbre” di creatività si è dissolta e tutto è diventato fragile e debole. In una società dominata dal consumismo e dal profitto, l’artista si trova costretto ad adeguarsi e a mercanteggiare la sua opera. Egli non sogna più e questo è terribile”.

S.D.F. Come altri artisti di fama internazionale che vivono e lavorano a Pietrasanta, si avvale della collaborazione delle botteghe d’arte della nostra cittadina. Questi piccoli “grandi” artigiani che sono sconosciuti al grande pubblico ma svolgono un lavoro importante per la cultura. Qual è il loro ruolo nella cooperazione con l’artista?
I.T. Gli artisti a stretto contatto con le botteghe artigiane sono pochi, tanti lavori vengono delegati. Eppure il rapporto con le maestranze locali è fondamentale, uno scambio reciproco e fecondo di informazioni, consigli, esperienze. Io stesso chiedo sempre il parere di Maurizio Galleni, un giovane che lavora nella Fonderia Del Chiaro, per sapere come unire il ramarro e la vipera nel bronzo. Potrei starmene comodamente seduto nella mia casa di Parigi e parlare al telefono o con il pc, ma se voglio veramente imparare devo essere qui, fianco a fianco dell’artigiano, alla ricerca dei segreti del suo mestiere. E’ troppo importante non perdere questa ricchezza del confronto, senza di essa Theimer artista non esisterebbe.


Delfino

S.D.F. Gli obelischi per il Palazzo dell’Eliseo e il Monumento per i Diritti dell’Uomo nel Campo di Marte a Parigi, le porte sull’autostrada vicino Nantes, oltre a sculture per le città di Kassel, Marburgo, Gelsenkirchen, Amburgo: Theimer è un vero specialista nella realizzazione di monumenti pubblici.
I.T. Non mi dedico solo a grandi opere pubbliche: ho fatto acquerelli e piccole sculture, ma è vero che una parte del mio carattere è attratta dai grandi spazi urbani e dalle opere monumentali. Tale mia inclinazione penso abbia avuto origine da bambino quando, andando a messa accompagnato da mia madre, a piedi sotto la neve attraversavo una piazza di Olomouc dove si trova una colonna enorme, scenografica, dedicata alla fine della peste del 1700, oggi patrimonio mondiale dell’Unesco”.

Biografia
Ivan Theimer nasce nel 1944 in Moravia (Cecoslovacchia) dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Nel 1968 partecipa alla Biennale di Bratislava, poi si trasferisce in Francia dove continua gli studi all’Accademia di Belle Arti di Parigi. Espone nel ’73 alla Biennale di Parigi e nel 1978 è invitato a partecipare alla Biennale di Venezia. Nel 1982 alla Biennale di Venezia interviene con una esposizione personale alla rassegna “Arte come Arte: la persistenza dell’opera”. Nel 1989 partecipa all’esposizione “La France, Immages of Woman and Ideas of Nations” a Londra. Nel 1995 è ancora presente alla Biennale di Venezia per il centenario di Palazzo Grassi. Nel 1998 gli è stato assegnato il Premio “Pietrasanta e la Versilia nel mondo”. Le sue mostre si tengono in Francia, Italia, Svizzera e Germania e culminano nella grande antologica a lui dedicata nel 1996 al Belvedere del Castello di Praga. Numerose le sculture destinate agli spazi pubblici che gli sono state commissionate: in Francia si ricordano i tre obelischi in bronzo per la sede del Palazzo dell’Eliseo e il Monumento per i Diritti dell’Uomo nel Campo di Marte a Parigi, in Germania ha realizzato sculture per varie città, fra cui Kassel e Amburgo. Vive a Parigi ma soggiorna spesso in Toscana, a Pietrasanta, dove si trovano le fonderie artistiche e gli artigiani con i quali lavora.

Stefano De Franceschi

L’intervista è stata pubblicata su Versilia Produce n. 54, 2006. Si ringrazia Cosmave e Stefano De Franceschi, autore dell’intervista, per la disponibilità alla rieditazione.

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