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31 Dicembre 2009

Eventi

“Designer in Generale”

Introduzione alla Lectio di Michele De Lucchi 5 novembre 2009, Facoltà di Architettura di Ferrara
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Michele De Lucchi. “Tra eroici muri di legno. Triennale Design Museum.2009

«Per un artista le ricerche di mercato sono ridicole.
Per un designer sono fondamentali.
Se un artista si concentra verso l’interno su una visione del mondo, il designer lo fa verso l’esterno, verso gli altri.
Un artista dipinge un quadro, lo guarda e dice “Non è bello, ma esprime perfettamente la mia visione interiore”.
Il designer dipinge un quadro, lo guarda e poi lo gira verso il pubblico e chiede: “Vi piace? No? Allora lo cambio”
Quando tutto va bene e il designer riesce a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda del pubblico, quello che avviene è un trucco splendido e sorprendente, che ha dato vita alla maggior parte dell’abbondanza che ci circonda»

Sarcastico e un pò impietoso questo passaggio interpretativo del modus operandi dell’artista e del designer che ci viene consegnato da Rich Gold nel suo saggio Le leggi della pienezza. Creare, innovare, produrre cose.
L’artista e il designer sono visti come appartenenti a due mondi separati, due figure antitetiche, opposte, inconciliabili.
L’una rivolta al mondo dell’interiorità, della soggettività, della libertà totale e assoluta di pensiero e di invenzione, l’altra guidata e assoggettata prevalentemente al mercato e alle sue stringenti regole, ai desideri espliciti (o impliciti) del pubblico visto come insieme vasto di fruitori, se non addirittura come di diretti clienti.
Ma poi è proprio vera questa contrapposizione, questa distanza e separatezza nel mondo di oggi? Possiamo affermare che esistono ancora arti liberali?
In una fase storica in cui l’arte stessa si è fatta merce e gli oggetti sono trasformati in simboli il mondo dell’abbondanza dei paesi a sviluppo avanzato è oramai un orizzonte privo di recinti disciplinari, alimentato e accelerato da un continuum fluido di atti creativi, produttivi, di commercio e di consumo; un orizzonte oltretutto attraversato da un flusso di immagini, di messaggi, di narrazioni modellatrici delle soggettività sempre più individualizzate e dei desideri sempre più indotti delle persone.
All’interno di questo quadro epocale, per larghi tratti inedito anche rispetto a quello di qualche lustro fa, il design non si pone più come ambito del solo disegno industriale finalizzato alla produzione di oggetti fisici realizzati dalle aziende manufatturiere, ma come metadisciplina delle idee, della visionarietà, dell’innovazione in senso vasto e generale.
Oggigiorno, solo dopo avere riconosciuto al design l’acquisito statuto di metadisciplina creativa, è possibile declinare al suo interno il design come disciplina professionale rivolta al mondo dell’industria.
Un industria che però, nel presente, si è espansa oltre le pareti delle tradizionali fabbriche legate alla produzione di beni materiali investendo la nuova frontiera della produzione immateriale che caratterizza la new economy fatta di reti di informazioni e di conoscenza, di sistemi finanziari, di funzioni di servizio, di esperienze culturali e di consumo del tempo libero a pagamento.
La figura di Michele De Lucchi ci sembra che incarni perfettamente questa valenza multiforme di designer che approda con disinvoltura e naturalezza alla inedita condizione di avvio di terzo millennio con quel suo muoversi agile e fluido dall’ambito prettamente intellettuale, artistico, creativo, comunicativo fino a quello del design inteso come mestiere, come professione.
Qui indirizza la sua attività al disegno di prodotti in serie per l’industria con l’obiettivo di innalzare la qualità della vita degli utilizzatori e allo stesso tempo di generare profitto e sviluppo economico, fattori irrinunciabili questi ultimi per mantenere vivo il circuito stesso della riproduzione delle idee, dell’innovazione tecnologica ed estetica necessaria alla competizione nei mercati globali.
Michele De Lucchi, formatosi come architetto nella Facoltà di Architettura di Firenze, nel recentissimo video diffuso dalla rivista INTERNI afferma:
«Dire Architettura non dice tutto del mestiere che faccio.
Nel senso che Architettura è sicuramente la disciplina più completa. Però oggi fare Architettura vuol dire un pò occuparsi di tutto il problema dell’abitare e dell’uomo nel suo ambiente.
Cosicchè sono architetto ma sono anche pittore, scultore, scrittore, fotografo, designer, grafico.
Tutte queste cose insieme.»
Dopo questa citazione che vale, nella sua sinteticità e vastità di orizzonte, molto più di una ogni altra presentazione, lasciamo volentieri la parola a Michele De Lucchi, sicuri che saprà parlare a quanti – numerosissimi – sono presenti nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura di Ferrara.
La nostra Facoltà – da quest’anno – è anche Facoltà di Design che deve individuare il suo percorso istituzionale per crescere ed affermarsi nell’affollato panorama della formazione universitaria nazionale.
In tale quadro il perseguimento di una identità del percorso didattico unitamente all’avvio di linee di ricerca strategicamente orientate, risultano per il nuovo Corso di design di Ferrara passaggi fondamentali e irrinunciabili al suo radicamento rispetto tessuto economico regionale e nazionale.
Ci piacerebbe avere al nostro fianco anche nel futuro Michele De Lucchi, per il suo ruolo di affermato designer internazionale e di Docente ordinario presso il Politecnico di Milano dove insegna Design degli interni.
Ringrazio dell’attenzione e passo la parola a Michele De Lucchi per la prolusione al Corso di laurea in Design del Prodotto industriale dell’AA. 2009-2010.

Alfonso Acocella

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