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Conservazione ed innovazione.
Il convegno di Lucca, portavoce di un’identità da difendere

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Atmosfere di altri tempi, palazzi di pietra che si stringono a formare stretti vicoli irregolari, torri e chiese che si affacciano in piazze di ogni sorta, cancellate che racchiudono giardini ottocenteschi, bastioni e mura senza soluzione di continuità. Lucca, una città unica e rossa, come i mattoni che formano i suoi palazzi, bianca, come il marmo delle sue Chiese, grigia, come la pietra dei suoi lastricati, verde, come i giardini che racchiude al suo interno.
Una città rimasta quasi incontaminata da secoli, ma dove al contempo i segni del passato, diventano strumento di conoscenza di un presente pronto ai richiami delle nuove generazioni.
Al suo interno, angoli di rara bellezza, custodiscono un luogo di studio di saperi passati e futuri. Il complesso di San Micheletto, un tempo Convento delle monache clarisse, oggi di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, e sede della Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, rinomato centro di studi sull’arte.
L’ingresso introduce all’interno di un chiostro, contornato su due lati da un portico che ne perimetra lo spazio; il vuoto centrale, di forma irregolare, è ritmato da piani orizzontali di diversa altezza, che al laterizio affiancano rettangoli di verde e percorsi in acciottolato. Il piano di calpestìo rivestito in cotto, segue lo spazio coperto del porticato, fuoriuscendo dal limite stabilito in corrispondenza dei tre archi aperti nella cortina piena del fabbricato costruito verso via Elisa. Creando una sorta di piazza rialzata, suddivisa dal diaframma delle colonne, il ripiano diviene piedistallo di silenziose e discrete sculture, immobili, quasi a rispettare l’atmosfera del luogo. Verso l’edificio, questa piazza diviene invece ingresso di alcuni degli spazi interni del complesso, oggi adibiti a sale congressuali, confinanti, sul lato verso via San Micheletto, con la ex-Chiesa di San Michele in Cipriano.
Frutto di un completo restauro attuato nel 1997, l’ex-Convento è oggi, in un certo senso, luogo di convergenza, dove atmosfere passate si mescolano ad una contemporaneità tangibile e teorica al tempo stesso. Un ambiente ideale per ospitare un incontro che ben rappresenta il momento conclusivo del progetto “Pietre di Toscana”, promosso dalla Regione Toscana nel 2006, e che potenzialmente può trasformarsi in occasione di apertura verso nuovi interlocutori.

tavolo
I saluti istituzionali di Marcello Pardini, Presidente della Lucense

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La responsabilità del titolo
Promosso dalla Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti insieme a Lucense di Lucca, il convegno, dal titolo “Pietre dell’identità. Il passato che è davanti a noi”, si è tenuto il quindici gennaio scorso.
Un titolo che prende spunto da un articolo di Salvatore Settis, uscito nel novembre del 2005 sull’inserto domenicale di Il Sole 24 ore, che sottolinea la responsabilità dell’essere italiani nell’epoca contemporanea. Obiettivo principale dell’incontro è infatti la messa a fuoco del valore identitario del nostro Paese, basato essenzialmente sul suo amplissimo patrimonio storico e culturale; all’interno di questo, le caratteristiche litologiche del territorio e le permanenze storiche scritte con la pietra, diventano plusvalore da riportare in primo piano.
La ricchezza identitaria, attraverso nuove strategie, deve divenire strumento di valorizzazione e punto di partenza per la creazione di nuove forme di fruizione, progetti e strategie di conoscenza aperti alla realtà contemporanea ed alle nuove generazioni. Un patrimonio materiale ed immateriale, quello italiano, che, proiettato verso il futuro, può divenire mezzo, anzichè vincolo, per un arricchimento sia culturale che economico del nostro Paese.
Ad introdurre e coordinare il convegno è Marco Carminati, giornalista e responsabile di “Arte e Architettura” del “Sole 24 ore Domenica” che, con intelligente e sintetica dialettica, riesce a ritmare la giornata legando fra loro gli interventi dei diversi relatori, che offrono una lettura della molteplicità e della varietas litica del Paese Italia secondo punti di vista e tematiche personali ed orientate.
Due fasi essenziali scandiscono il meeting, un primo blocco di interventi dedicato ai saluti e ringraziamenti istituzionali, ed una seconda trance, che ha come obiettivo quello di entrare nel focus del tema in approfondimento con precise argomentazioni. Interventi che diventano corollario del progetto “Pietre di Toscana”, facente parte del più ampio programma della Regione, “Le età del presente”, il quale racchiude al suo interno diciassette differenti studi territoriali incentrati sull’intera area regionale, a dimostrazione dell’importanza di una metologia di studio pluridisciplinare.
Come protagonisti, troviamo importanti nomi degli enti istituzionali, del campo dell’architettura contemporanea e della ricerca. Dal presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli, a Marcello Pardini, presidente della Lucense, ente promotore del progetto, che parla anche a nome di Giancarlo Giurlani, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Da Giovanni Cattani, presidente della Fondazione ospitante, a Lanfranco Binni, dirigente responsabile del Settore Progetti Speciali per la Cultura Regione Toscana.
Fra i relatori, mancanti troviamo Andreina Ricci e Vittorio Fagone; presenti, invece, Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa e presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Alberto Campo Baeza, architetto e professore ordinario presso la Facoltà di Architettura di Madrid e Alfonso Acocella, responsabile scientifico del progetto “Pietre di Toscana” e professore ordinario presso la Facoltà di Architettura di Ferrara. A concludere l’incontro Andrea Marcucci, sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Nomi illustri, riuniti a dibattere, e in difesa e promozione di un’identità forte e sentita come la nostra, per la quale la Regione Toscana, grazie anche agli importanti contributi della Cassa di Risparmio di Lucca, ha promosso numerosi interventi di conservazione, tutela e valorizzazione. Una regione che sta volgendo sempre di più il proprio interesse alla promozione del settore “Cultura”, e che sta focalizzando la propria attenzione sulla salvaguardia di un radicamento territoriale, che passa attraverso la difesa di un’identità formatasi grazie alle stratificazioni di lunga durata della storia.
Punto di partenza dell’incontro è il concetto che un ipertesto storico, importante come quello toscano, deve essere riletto ed attualizzato attraverso il punto di vista della contemporaneità.

Salvatore Settis
Salvatore Settis

Salvatore Settis e l’identità culturale italiana
Un intellettuale che ha fatto della pietra una materia di studio e di difesa del patrimonio nazionale come Salvatore Settis, personaggio chiave del panorama culturale italiano di questi ultimi anni, diviene, in questo contesto, ospite d’onore e portavoce di una tensione appassionata per la salvaguardia del nostro patrimonio storico-artistico a rischio di “svendita” e di devastazione.
Professore di storia dell’arte e archeologia classica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Settis interviene riportando l’attenzione sulla decodificazione del titolo del convegno, che lega ad un libro di Luciano Berio, “Remembering the future”, incentrato sul concetto di continuità tra passato e futuro. Un concetto attuale ed alla base della conservazione e diffusione di un’identità culturale che per l’Italia, più che per ogni altro Paese, si identifica con il proprio patrimonio storico.
Settis tenta di porre alcune domande ed indicare obiettivi, mantenendo la questione dell’identità nazionale al centro della sua riflessione. In un momento epocale molto particolare, qual è quello contrassegnato dai fenomeni della globalizzazione, durante il quale è naturale chiedersi se possa avere ancora un senso parlare di “identità” di un Paese, ci si rende conto di quanto una nazione come la nostra continui ad identificarsi con la propria eredità storica. “Il patrimonio culturale ha un’altissima funzione identitaria, è una sorta di lingua della memoria, il cui potere coesivo è pari a quello dell’italiano, unica lingua usata in tutta la Penisola anche quando essa era divisa in tanti piccoli Stati”1.
In uno Stato dove i poteri e le competenze si stanno allontanando dalla sfera centralizzata nazionale per cedere il passo alle Regioni, da una parte, ed alla Comunità Europea, dall’altra, il patrimonio storico deve ritrovare un’evidenza e una unitarietà di lettura che ne garantisca la tutela in maniera coerente su tutto il territorio. In un ambito che appartiene alla collettività, la gestione di conoscenza, tutela e valorizzazione dei beni culturali deve ritrovare un punto di coesione; all’interno di questa, l’interscambio con i Paesi stranieri, insieme ai quali le rispettive identità si sono formate nel corso della storia, deve assumere primaria importanza.
Non per questo, ribadisce Settis, l’identità italiana sta perdendo i sui connotati tradizionali. Le radici storiche del nostro Paese sono talmente radicate nella cultura italiana, da rendere la loro conservazione una delle sue priorità. In questo campo l’Italia è stato uno dei primi Paesi a promulgare precise leggi, che fin dal XVI secolo hanno dato il via ad un lungo processo evolutivo della normativa in materia. L’aspetto giuridico ed amministrativo della gestione dei beni culturali deve però riuscire a rinnovarsi, dando significato concreto al concetto di patrimonio culturale, in maniera tale da evitare il rischio di generalizzazione che porterebbe ad una perdita del suo valore intrinseco.
In ultima istanza, Settis sottolinea l’importanza qualitativa e la declinazione variegata della dimensione paesaggistica del nostro territorio, nei confronti della quale gli italiani non pongono ancora la giusta attenzione, ma che potrebbe essere ulteriore ricchezza da valorizzare ed orizzonte di esperienze memorabili, attrattivo nei confronti dei Paesi stranieri.

Conferenza Baeza
La conferenza di Alberto Campo Baeza

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Alberto Campo Baeza. L’architettura, idea costruita da luce e materia
Il carattere internazionale del convegno apre le porte anche ad uno dei protagonisti della scena architettonica mondiale.
Importante architetto spagnolo del panorama contemporaneo, Alberto Campo Baeza svolge la professione di progettista e quella di professore presso la Facoltà di Architettura di Madrid. L’esperienza d’insegnamento, compiuta fin dagli anni Ottanta in università come l’E.T.H. di Zurigo, l’EPFL di Losanna, la University of Pennsylvania e l’IIT di Chicago, coniugata alla realizzazione di importanti opere che hanno arricchito alcune delle più belle città della Spagna, ha portato Campo Baeza ad una maturità e sensibilità intellettuale che potrebbero definirsi ormai rare.
Al convegno di Lucca il progettista spagnolo diviene testimone della propria esperienza. Una vita dedita allo studio teorico dell’architettura ed alla sua costruzione; un’architettura “pensata” e “costruita”, secondo la sua natura di idea e realtà fisica fuse indissolubilmente nello spazio atmosferico, come lui stesso afferma. Opere formate sostanzialmente da luce e gravità, che costituiscono rispettivamente il tempo e lo spazio. Uno spazio fatto di materia, resa visibile e valorizzata da giochi sapienti di luce.
“Quando nelle mie opere riesco a far sì che gli uomini sentano il ritmo del tempo che regola la natura, armonizzando gli spazi con la luce, temperandoli con il cammino del sole, aIlora credo valga la pena fare architettura”2. Questo è ciò in cui crede Campo Baeza, che apre la sua relazione con il concetto di “circolarità” tra passato, presente e futuro. Una visione del tempo senza soluzione di continuità, per la quale l’architetto spagnolo cerca forme e materiali idonei, rappresentativi di una architettura eterna e contemporanea al tempo stesso. Nella sperimentazione delle diverse risorse utili alla costruzione dell’architettura, la pietra diviene spesso protagonista di affascinanti opere, caratterizzate da una semplicità volumetrica che ne valorizza l’identità. Secoli di storia hanno dimostrato la longevità e la preziosa naturalità di questa materia che, in un’epoca dominata dai materiali leggeri, trasparenti e artificiali, riesce ancora a dimostrare di essere l’essenza materiale, immortale per eccellenza, dell’architettura, insieme antica, attuale e pronta a rinnovarsi per il futuro.
Campo Baeza si addentra nel suo racconto accompagnandoci in un viaggio che ci avvicina alle immagini dei suoi ultimi progetti, per i quali la solidità stereotomica della pietra, diviene caratteristica preponderante ed informante l’opera.
I progetti presentati, ciascuno avente sue specifiche caratteristiche, parlano allo stesso tempo un linguaggio comune fatto di luce e materia, che in questo caso si identifica principalmente con le pietre locali dei rispettivi siti. Semplici geometrie volumetriche che danno vita a spazi intrisi di atmosfere quasi magiche. Richiami alle grandi architetture del XX secolo, ma nello stesso tempo alla antica Roma, alla Grecia, al Rinascimento.
Le immagini iniziano a scorrere. Prima tappa del cammino: Maiorca, dove nel 1998 Campo Baeza ha costruito il “Centro B.I.T.” (Balear de Innovaciòn Tecnològica). L’edificio, adibito alla ricerca nel campo delle tecnologie avanzate, sorge ai confini della città, su un’area di forma triangolare che ne informa il progetto. Una scatola aperta che si erge verso il cielo; un alto muro perimetrale in pietra di Marès, tradizionale dell’isola, crea una sorta di “hortus conclusus”, all’interno del quale si sviluppano superfici trasparenti costruita attorno ad un’orditura di colonne metalliche che sorreggono un tetto piano a forte aggetto. La parete interna dei muri perimetrali è rivestita in travertino, materiale che forma anche il piano pavimentale e l’anfiteatro scavato nel basamento.
Da Maiorca, proseguiamo verso Città di Castilla, Zamora. Un progetto ancora in costruzione per la sede del “Consejo Consultivo de Castilla y Leon” dove un perimetro formato da un muro di pietra, la stessa della vicina Cattedrale, racchiude al suo interno un giardino ed un edificio completamente trasparente.
Ad Almerìa, invece, l’ampliamento della “Sede provinciale del Servizio sanitario nazionale”, terminato nel 20033, ha dato vita ad un parallelepipedo di pietra, collegato all’edificio preesistente tramite un atrio comune. La fabbrica, sviluppata su sette livelli sovrapposti, si configura come un elemento compatto dove la pietra selezionata diviene simbolo della tradizione locale riqualificante l’intorno urbano. La pietra lumachella, materiale sedimentario ricco di fossili, è utilizzata in forma “pellicolare” anche per le parti mobili corrispondenti alle aperture. Delle imposte semovibili realizzate in materiale litico che, complanari con il piano di facciata, se chiuse, contribuiscono a rendere il volume un tetragono compatto. Una semplicità volumetrica all’insegna di un “less is more” miesiano dove, a contrastare la solidità della fabbrica, un elemento trasparente, vetrato, domina dall’alto il panorama cittadino.
Da Almerìa, Campo Baeza ci porta a Granada. Uno degli edifici più maestosi del suo repertorio ci immerge in atmosfere che rievocano – soprattutto nei tratti spaziali – architetture di Louis Kahn. La “Sede centrale della Caja General de Ahorros”, risalente al 2001, diviene edificio di riferimento per una nuova parte di città la cui identità si sta ancora formando. Luce zenitale ed orizzontale contribuiscono alla materializzazione della pietra che ne filtra i flussi di ingresso. Due facciate, rivolte a sud, si aprono in brisesoleil illuminanti le zone collettive; i due fronti rivolti a nord, perimetrano invece le zone adibite ad uffici con bande orizzontali di pietra e vetro. Travertino romano e alabastro spagnolo, modulano con sapiente maestrìa l’ingresso di una luce che, divenendo quasi materia solida, si rende protagonista nella esaltazione degli spazi interni, maestosi come quelli di un Pantheon contemporaneo della finanza.
A fianco dell’imponente edificio, un secondo progetto, con il primo idealmente collegato, prevede la costruzione della sede per l'”MA – Museo de la Memoria de Andalucia”. Una costruzione interrata, formata da tre livelli sovrapposti, uniti da una rampa circolare che si sviluppa all’interno di un vuoto centrale ellittico. Da questo basamento, una maestosa facciata, avente le stesse dimensioni dei fronti dell’edificio prospiciente, emerge dal terreno divenendo una sorta di porta di ingresso alla città.
In chiusura del suo intervento, l’architetto ci mostra due progetti che escono dai confini del suo Paese natale.
Campo Baeza, interessato all’architettura domestica, esplora, attraverso la propria visione dell’architettura, il territorio statunitense. La “Olnick Spanu House”, a Garrison, nello stato di New York, attualmente in corso di costruzione, propone atmosfere fatte di silenzio e luce riflessa dalle acque del fiume Hudson. Un volume artificiale sopraelevato si erge su di un massiccio podio formato da muri in cemento, che diviene basamento di una scatola trasparente chiusa da un ripiano sorretto da una struttura metallica tamponata da cemento e travertino.
Infine, l’Italia. Un asilo nido per Ponzano, in provincia di Treviso, è l’intervento in corso d’opera dell’architetto spagnolo, che il nostro Paese accoglie con benevolenza. Uno scambio culturale, quello dell’Italia con Alberto Campo Baeza che sta sviluppando interessanti confronti.
Nel contesto del convegno lucchese, il coinvolgimento di Campo Baeza nel progetto “Pietre di Toscana”, ha fatto nascere una arricchente empatia, che apre i panorami internazionali a potenziali collaborazioni in progetti di ricerca e sviluppo nel campo dell’architettura e dei materiali litici dei rispettivi Paesi.

Progetto Pietre Italia
Il progetto comunicativo presentato da Alfonso Acocella in conferenza

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Alfonso Acocella e il progetto “Pietre di Toscana”
Dall’immersione nel mondo delle architetture di Campo Baeza, l’attenzione passa al punto centrale dell’incontro lucchese.
L’architetto Alfonso Acocella, professore ordinario presso la Facoltà di Architettura di Ferrara, è la persona senza la quale il progetto “Pietre di Toscana”, facente parte del più ampio programma de “L’architettura di pietra”, non avrebbe avuto luogo; e senza la quale le intrinseche potenzialità caratterizzanti la sua messa in opera non avrebbero avuto lo sviluppo raggiunto.
Alfonso Acocella, con impegno, fatica ed entusiasmo, ha concepito, portato avanti e coordinato il progetto, del quale in questa sede illustra il percorso di sviluppo.
“Pietre d’Italia nel mondo globalizzato”, questo il titolo del suo intervento, che ripercorre le tappe del cammino per il quale il convegno è nel contempo punto finale del progetto “Pietre di Toscana” (svolto lungo il 2006 per conto della Regione Toscana – settore Cultura e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, in collaborazione con un vasto panel di partners territoriali) e tappa intermedia di un percorso in evoluzione.
La trama del racconto è l’insieme dei paesaggi di pietra italiani, un insieme formato da tante realtà territoriali particolari ed uniche; la metodologia di narrazione si basa sul connubio fra realtà fisica e contesto virtuale che la circonda e l’avvolge, promuovendo un’inedita modalità valorizzativa in termini culturali all’interno della nuova economia globale. Realtà, quindi, affiancata a virtualità, un metodo che Acocella ha fatto proprio evolvendo la sua ricerca disciplinare, e tipicamente di carattere manualistico, sull’architettura di pietra. Una visione della pietra che fuoriesce dalla sua consolidata immagine massiva, per divenire oggetto immateriale di un percorso che va ad identificare le specificità regionali italiane, rendendole protagoniste di una rete di saperi in continua evoluzione, basata sui concetti di tempo e spazio, già messi in luce da Alberto Campo Baeza.
La prima tappa del progetto risale al 1999, quando Alfonso Acocella, studioso e “riabilitatore” di culture costruttive tradizionali, incontra Lucense, il cui principale obiettivo istituzionale è quello della valorizzazione delle risorse del territorio. La decisione di collaborare ad un progetto comune, apre la strada ad un lavoro quinquennale di studio, ricerca e scrittura, che porta alla creazione di un libro, “L’architettura di pietra”. Importante opera di di interpretazione critica ed analisi del rapporto fra architettura e materia litica, creata dall’intento iniziale dell’autore di riuscire a riabilitare il tema dello stile litologico … il volume conserva al suo interno la natura di avvicinamento autoriale al tema; una tappa e non un punto di arrivo, in quanto esige – secondo quanto afferma Alfonso Acocella – nuovi sviluppi e nuove metologie di ricerca verso il fascino di una materia tanto interessante e ricca.
Il progetto, che in un rapporto biunivoco fra autore e lettori si è fermato sulla carta, quella carta dell’opera a stampa tanto cara alla cultura moderna, che la fa propria, la colleziona, la conserva, vuole però aprirsi a nuove metologie comunicative, rese possibili dalle moderne tecnologie e dinamiche culturali. Da una autorialità chiusa all’interno di un sapere unidirezionale, si tenta quindi di slargare ad una comunità ampia, e di ricercare una intelligenza collettiva che possa arricchire di contributi transidisciplinari un ambito di studio che ne contiene tutte le potenzialità.
Il campo della New Technology offre gli strumenti per raggiungere questo obiettivo. Dal medium cartaceo I’orizzonte si sposta verso la rete del web, terreno fertile ed aperto a nuove sperimentazione nei confronti di tematiche già conosciute o ancora da esplorare. Dal 2005, quindi, internet ospita il primo blog italiano incentrato sullo stile litico …. Un progetto che parte dalla capitalizzazione delle tematiche del volume “L’architettura di pietra” e, attraverso il contributo di una comunità culturale in continua crescita, diviene campo di indagine e di documentazione condivisa, istantanea, dei caratteri geo-litologici e paesaggistici italiani, aperto a nuove tematiche alimentate da una condivisione ed uno scambio culturale immuni dai limiti dei dispositivi di comunicazione tradizionali.
Una piattaforma relazionale e partecipata, che porta al ribaltamento del rapporto fra autore e lettore, trasformandolo in una lettura ed un arricchimento reciproco, per il quale il cyberspazio è il tramite.
Sottosuolo, sovrasuolo, industrie, musei, beni culturali e paesaggi, sono solo alcuni dei molteplici aspetti che contribuiscono a formare l’orizzonte fisico su cui agisce la cultura attraverso i suoi molteplici “racconti”; questi, attraverso la rete, la telefonia, i nuovi mezzi di mobilità, possono contribuire a far emergere identità, peculiarità ed aspetti del sapere fino ad oggi rimasti in ombra, o conosciuti solo attraverso i tradizionali canali di scambio culturale. È in questa nuova realtà dinamica che il blog si sviluppa ed evolve oggi, verso l’idea di un “Vortal” (sito di informazione specializzato e partecipato, il cui termine deriva dalla fusione di “vertical” e “portal”), divenendo fertile campo di studio per uno dei progetti promossi dall’Assessorato alla Cultura della Regione Toscana che, nell’ambito della legge n.33, ha avviato diciassette interessanti programmi di ricerca legati alla realtà regionale, dei quali “Pietre di Toscana” fa parte. Grazie, quindi, alla collaborazione di Lucense, Regione Toscana, Camera di Commercio e Cassa di Risparmio di Lucca, Associazione degli Industriali e Fondazione Ragghianti, Architetturadipietra.it ha la possibilità di crescere ed arricchirsi di contenuti, affinando con intelligenza il suo contributo alla conoscenza del Paese Italia, per il quale prevede anche la creazione di una banca dati di immagini, denominata Lithospedia – relative alle realtà litologiche del nostro Paese: pietre d’Italia, opere di architettura storiche e contemporanee, marmi antichi ec.
Durante lo sviluppo di questo progetto digitale di intelligenza collettiva, non si è però mai dimenticata l’importanza della tradizione dell’opera a stampa, la cui azione di valorizzazione e diffusione ha affiancato costantemente …. Questo processo valorizzativo è avvenuto in prima istanza con l’editazione della versione inglese del libro di Alfonso Acocella. Lodevole risultato dal titolo “Stone Architecture” che, con una grafica minimale e preziosa al tempo stesso, è stato pubblicato dalla casa editrice Skira.
La nuova edizione del volume apre il progetto ad un panorama culturale internazionale, nella speranza che possa rappresentare l’inizio di una nuova fase… legata a dinamiche di intelligenza collettiva e partecipata slargate sul quadro internazionale.
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Conclusioni
A chiudere l’interessante incontro, Andrea Marcucci, sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Marcucci ringrazia tutti i partecipanti al convegno e si fa portavoce del Governo di un Paese che ha la fortuna di possedere un patrimonio tanto prezioso ed importante come quello italiano. Un Governo che ha fra i suoi principali obiettivi quello di rendere prioritario il settore culturale, cercando risorse finanziarie per sostenerlo e nuove stategie organizzative e progettuali per incrementarne lo sviluppo e la valorizzazione.
In una realtà dalle interconnessioni planetarie, dove tutto sta diventando “mercato globale”, l’Italia deve riuscire ad usufruire del proprio valore aggiunto. Un legame del territorio con la propria storia e la propria cultura che, messa in relazione con le nuove dinamiche economiche e di sviluppo, può divenire strumento per rilanciare il sistema Paese.
Un tesoro da valorizzare, quello dell’identità italiana, che dobbiamo trasformare in oggetto per una nuova sfida – sia culturale che economica – nei confronti del futuro.

Sara Benzi

Note
1 Salvatore Settis, Pietre dell’identità. Noi e le città: perchè gli italiani sono così legati al proprio patrimonio storico-culturale, in “Il Sole 24 ore – Domenica”, 13 novembre 2005.
2 Dalle parole dello stesso architetto, edite in italiano su Domus, n.760, 1994.
3 Per questo progetto, Alberto Campo Baeza ha collaborato con: Modesto Sànchez Morales, Francisco Salvador, Josè Marìa Garcìa.

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