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26 Aprile 2016

Osservatorio Litico

L’ultima pietra di Cercepiccola

Nel cuore dell’Italia. Tra due mari ma soprattutto tra le montagne. Cercemaggiore è una delle realtà locali, in cui è possibile scorgere ancora un laboratorio a dimensione artigianale che nella polvere dirige le proprie macchine al fine di tagliare, segare, incidere, scolpire e lucidare pietre al loro stato naturale. I fabbricati e le aree, percorse dai mezzi quotidianamente, si estendono fino al ciglio di un pendio, su cui le pietre dal colore bianco giacciono sul piazzale del deposito stagliandosi su uno sfondo che quasi fa dimenticare la presenza degli articolati macchinari da lavoro.


La cava di Cercepiccola. (Archivio Marmi Fratelli Petraroia)

Questa storia appartiene ad una famiglia, che scelse di lavorare la pietra a seguito di una particolare dedizione nutrita per essa. Una passione dimostrata, inoltre, dalla scarsa presenza di imprese di questo genere nell’area del Molise in cui si colloca la sede di Marmi Fratelli Petraroia. A dare continuità all’operato del mastro scalpellino, caposcuola del laboratorio, fu il figlio Gianvincenzo, insieme ai suoi figli Michele e Alfredo, che acquisendo la concessione di estrazione del calcare affiancò la vecchia attività alla lavorazione dei blocchi cavati nelle vicine cave di Cercepiccola. L’esclusività del prodotto ha reso questi artigiani unici fornitori della pietra di Cercepiccola, dal principio al dettaglio costruito, con un risultato che ha avvalorato i buoni investimenti derivati dalla scelta di coprire l’intero processo produttivo lapideo. Negli ultimi anni, la tradizione del lavoro è stata in parte subordinata al servizio delle tecnologie a controllo numerico per gestire intelligenze digitali, che il nuovo mondo della progettazione impone, ammodernando quella filiera dalla storia oramai decennale.


Il piazzale del laboratorio artigianale. (Photo Erika Pisa)

Le caratteristiche di questa pietra montana hanno permesso l’impiego, oltre che per l’applicazione nell’edilizia, anche in ambiti pubblici dove è richiesta una resistenza al gelo e ad altri agenti che col tempo logorano l’integrità del materiale. Al fine di testare le qualità fisiche dei provini prelevati dalla cava, si sono ricavati campioni alti 7 cm circa con una superficie di 50 cmq. Dopo una serie di gelività, il carico di rottura unitario si è visto abbassare da 148 N/mmq, nella fase meno gravosa di compressione semplice, a 139 N/mmq, passando il test e affrontando le prove senza sfaldature né lesioni.
Un calcare utile all’architettura, soprattutto a quella locale nei numerosi casi di restauro, che ha visto luce non meno di un trentennio fa e che ora rimane sotto forma di una cicatrice abbandonata per via di una vicenda burocratica. La citata concessione, infatti, permise agli unici cavatori, Marmi Fratelli Petraroia, di estrarre una determinata cubatura di materiale lapideo in un lasso temporale di trent’anni, senza però riuscire ad esaurire la quantità indicata nel contratto. Oggi, la ricerca di una soluzione ha già portato questi artigiani in un’altra cava non distante dalla precedente, assicurandosi così il regolare svolgimento delle attività condotte in laboratorio.


Gli interni del laboratorio artigianale durante l’attività lavorativa. (Photo Erika Pisa)

I materiali a volte sepolti e a volti narrati possono migliorare e talvolta creare relazioni tra un luogo e i suoi abitanti; in questo caso proprio sulla stessa collina rocciosa delle Coste Sant’Angelo, dove ebbe luogo la disfatta dei Romani per mano di Annibale e il rifugio dei superstiti, fondatori delle città circostanti, quella stessa pietra torna raccontare i trascorsi di un’evoluzione, dalla sua fondazione ai portali di recente fattura.
Visitare il laboratorio di pietre a Cercemaggiore significa assistere ad uno dei tanti ritratti dell’artigianato, che oggi continua ad esistere seppure con strumenti diversi e rinnovati, ma sempre nel segno già solcato dalla tradizione. Essendo quelle, che giacciono sul piazzale di Cercemaggiore, le ultime pietre di Cercepiccola, poter visitare la storia di un laboratorio come questo rende fortunati chi percepisce la valenza di unicità racchiusa in quel materiale, pregno e antico.

di Nicola Violano

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