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2 febbraio 2009

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Riapre il Borgo Castello a Calitri

Restituire alla collettività un monumento, un edificio storico o un’opera d’arte è sempre motivo di grande soddisfazione; quando, poi, si tratta del cuore antico della città, l’evento si carica di un significato davvero particolare. E la soddisfazione aumenta in maniera esponenziale. Il sito-monumento definito Borgo Castello offre da oggi ai visitatori affascinanti sollecitazioni relative alla storia irpina medievale e moderna. Oggetto di un insieme di organici interventi di recupero, rappresenta un caso esemplare di multidisciplinarità e concorso di forze.
Molti ricorderanno che, prima del terremoto del 1980, si presentava come uno dei più vivaci e affollati quartieri popolari di un grosso paese rurale. Costruito sui resti del castello e della cinta muraria della terra di Calitri, era il risultato delle numerose e frequenti trasformazioni succedutesi nel tempo. Deve la sua unicità alla sua essenza stessa di sito fortemente segnato e continuamente sconvolto dai ricorrenti eventi distruttivi verificatisi nel corso di oltre un millennio: da poderosa struttura fortificata messa a guardia dei confini di un vasto gastaldato di frontiera, si è trasformato dapprima in una sfarzosa residenza signorile assiduamente vissuta, e poi, per oltre tre secoli, in un affollato borgo contadino e artigiano. Si appresta, oggi, a diventare un’area pubblica per attività culturali e ricreative a servizio di un centro abitato che, negli ultimi anni, a fronte di una caotica crescita urbana, sta vivendo grosse trasformazioni nel proprio tessuto economico e sociale.

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E’ dal 1988 che gli sforzi congiunti di Soprintendenza e Comune hanno mirato alla conservazione e alla conoscenza approfondita del luogo. Come non ricordare il pionieristico intervento di recupero strutturale del muraglione sul lato nord condotto dalla Soprintendenza sul finire degli anni ottanta, qui come nei castelli di Sant’Angelo dei Lombardi, di Montella, di Bisaccia, di Rocca San Felice, di Torella dei Lombardi, nella Torre di Girifalco presso Torella? Una fervida stagione di ricerca che ha consolidato conoscenze ed aperto nuove piste di indagine. Erano quelli gli anni in cui, nel vicino centro storico di Conza della Campania, affioravano le strutture dell’antica Compsa romana e scavi archeologici, condotti nel corso dei tanti interventi di restauro, restituivano molti elementi interessanti ai fini della ricostruzione della storia dei luoghi lungo tutta la valle dell’Ofanto.
Il recupero completo del Borgo Castello, con i resti medioevali delle fortificazioni normanne ed angioine attinenti al Castrum Calitri e le successive strutture pertinenti al palatium cinquecentesco, quali la cisterna e il frantoio, e la sistemazione esterna delle aree si sono concretizzati, però, solo nell’ultimo decennio grazie ad un forte impegno di fondi ordinari e straordinari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e, di recente, dei fondi del POR Campania 2000/2006.

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Tutti gli interventi eseguiti si sono ispirati al concetto che il costruito storico è un patrimonio stratificato costituito da varie fasi di edificazione, quasi sempre determinato dai continui riusi. Il ricorso, durante il restauro, alla reintegrazione strutturale con partiture murarie di pietrame listato, ovvero all’aggiunta di ‘porzioni d’opera moderna’ indispensabili per non far perdere la forma degli antichi edifici, è stato adottato nel pieno rispetto dell’unità della concezione costruttiva del manufatto, mediante l’utilizzo di materiali e tecniche compatibili con quelle preesistenti per omogeneità, durabilità e, ove possibile, reversibilità. La necessità inderogabile di rinforzi strutturali, dunque, non ha mai costituito un alibi per privilegiare gli aspetti estetico-architettonici, ma s’è limitata a proporre interventi limitati, inquadrati in una visione generale di manutenzione programmata, mirati a conservare per le future generazioni l’integrità della lettura delle antiche fabbriche, intese come documento di archivio materiale.
Imminente l’apertura del Museo della Ceramica; negli ambienti restaurati, tra la torre medievale e i contrafforti sul Piano San Michele, sarà ambientato quanto l’indagine stratigrafica, nel centro storico e nelle zone ad esso limitrofe, ha restituito in termini di resti della cultura materiale: ragguardevoli quantità di frammenti ceramici nonchè oggetti in metallo, vetro, osso, pietra, terracotta, laterizi, tegole, monete, intonaci ed altro. Il percorso espositivo conterrà, infatti, la documentazione sulla produzione di ceramiche della fossakultur Oliveto-Cairano, sulle ceramiche di età romana, sulla mezza maiolica medioevale tra Santa Maria in Elce e San Zaccaria, sulle maioliche rinascimentali e moderne. Vi saranno sezioni dedicate alla produzione artigianale ed industriale delle terrecotte e della maiolica tra il XIX e il XXI secolo ed ambienti per la sperimentazione e la conoscenza dei materiali e la realizzazione di exhibits. Il Museo della Ceramica del Borgo Castello di Calitri, come ogni museo, è stato concepito come un istituto culturale, scientifico, educativo, al servizio della comunità, aperto al pubblico ed ha come scopo la conservazione, la valorizzazione e la fruizione da parte dell’utenza (cittadini, visitatori, turisti e studiosi), dei i beni culturali che documentano la storia e la cultura di cui è espressione. “Per il perseguimento di tali finalità”, viene specificato nel Regolamento approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale di Calitri n. 24 del 29 settembre 2008, “nell’ambito della normativa vigente, il Museo si pone anche come polo di documentazione della realtà territoriale circostante e realizza attività dirette alla educazione culturale dei cittadini, e alla valorizzazione turistica del territorio. A tal riguardo, il Museo mira alla realizzazione di mostre, attività didattiche, visite guidate, manifestazioni, conferenze e ogni altra forma di iniziativa volta a concorrere a tale progetto. Il Museo, oltre a costituire una fonte di documentazione, intende farsi promotore della documentazione stessa e si pone come uno dei destinatari delle ricerche eventualmente svolte”.

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Con Deliberazione della Giunta Municipale n. 87 del 22 ottobre 2008 l’Amministrazione Comunale di Calitri ha, poi, approvato il piano di gestione del Borgo Castello redatto dai funzionari delle Soprintendenze BAP e BSAE responsabili dell’intervento a conclusione dell’opera, come previsto nella procedura di erogazione dei fondi europei. Il piano suddetto individua le strategie per la valorizzazione del bene a carattere globale, attraverso un adeguato utilizzo degli spazi e la progressiva elaborazione di un target che porti alla massima espressione le sue potenzialità, tanto sul piano culturale che sul piano economico, partendo dal presupposto che il Borgo Castello di Calitri rappresenta una opportunità non solo per l’ente territoriale a cui appartiene, ma per l’intera Valle dell’Ofanto. Le destinazioni d’uso assegnate agli oltre tremila metri quadri di superficie utile coperta sono state concepite, nel piano di gestione, in modo da prestarsi ad un utilizzo dell’intero complesso monumentale quanto più flessibile e polivalente. Oltre agli ambienti del museo adibiti a sede espositiva permanente per la ceramica antica, medievale, rinascimentale e moderna e per la terracotta, perciò, sono stati individuati appositi locali da adibire:
– alla promozione dell’artigianato produttivo locale (oggettistica ed exhibits in ceramica, legno, pietra etc.) nella Salita tra Piano San Michele e Via Castello;
– alla promozione della produzione agricola tipica del luogo e a punti di ristoro all’angolo di Via Castello;
– all’accoglienza dei visitatori – reception, bookshop, servizi, etc. – in Via Castello;
– ad attività culturali e/o di supporto al museo (Centro Studi sulla Ceramica in Vico I Castello);
– a sportello informativo, laboratorio di restauro delle ceramiche e depositi della Soprintendenza BAP e BSAE di Salerno e Avellino nel Piazzale Alto;
– a depositi a servizio del museo in Vico I Castello;
– a custodia e guardiana nel vicolo del Bastione;
– ad attività culturali temporanee e di rappresentanza presso casa d’angolo in Vico del Ciliegio, casette gotiche in Vico del Ciliegio, casa della voltina in ‘mummoli’ prospettante sul Piano San Michele in Vico I Castello, casa gialla prospettante sul Piano San Michele, al termine di Vico I Castello, ambienti medievali nel vicolo del Bastione;
– a spazi espositivi permanenti non pertinenti al museo della ceramica (Museo dell’opera del Borgo Castello e intervento di recupero nella Salita al Piazzale Alto; mostra permanente Un mestiere antico: il ‘mastro’ muratore e l’arte di costruire muri di pietra, mattoni e calcina in Via Castello e Vicolo della Pergola, mostra permanente ‘Madre Terra’ e i suoi prodotti essenziali. Il ciclo produttivo del pane e del vino negli ambienti al piano terra di Via Castello fronteggianti la Chiesa della Madonna delle Grazie e Il ciclo produttivo dell’olio nel vecchio frantoio delle olive annesso al ‘palatium’ cinquecentesco in Via Castello.

Particolare interesse rivestono, infine, i due percorsi coperti idonei anche ad installazioni ed eventi d’arte contemporanea: la grotta di accesso alla Ripa del Melograno e gli ambienti sottostanti la Terrazza del Belvedere.

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La portata dell’evento e la sua alta valenza positiva non deve però esimerci da doverosi bilanci: molte delle ferite di allora non sono ancora perfettamente rimarginate; lunghissimo resta l’elenco degli edifici di interesse storico-architettonico, di interi ambiti urbani e di opere d’arte mobile il cui restauro non è terminato mentre per alcuni non è mai iniziato. Non mancano posti, nel centro abitato, radicalmente modificati e privati delle loro caratteristiche, a causa delle demolizioni, delle ristrutturazioni e delle ricostruzioni in stile o in forme pseudo-contemporanee o da errati interventi di restauro. Parallelamente all’alterazione dell’ambiente urbano anche il paesaggio rurale è stato gravemente modificato dalla costruzione, fuori sito, di nuovi insediamenti che hanno sostituito totalmente o in parte edifici distrutti o gravemente danneggiati dal sisma. Nel caos della ricostruzione, spesso interpretato come speculazione, molteplici professionalità hanno tentato di ritagliarsi un loro spazio, con interventi spesso infausti o inutilmente dispendiosi. Le molteplici “correnti di pensiero”, per lo più contrapposte, in cui si è frammentata la teoria del restauro, hanno trovato vasti campi di sperimentazione, con risultati spesso contrastanti e talvolta, essenzialmente per quanto concerne i consolidamenti, devastanti. Sottolineo con una punta di orgoglio che se oggi ancora si può discutere del futuro del centro storico di Calitri, come di quello di tanti centri storici irpini, molto si deve alla tenace opera di tutela portata avanti dalla Soprintendenza anche se, ripeto, non va sottaciuto che l’integrità dei tessuti urbani storici non è stata sempre preservata e talvolta non si è riusciti ad evitarne lo stravolgimento totale se non, addirittura, la distruzione completa.
Questo impegno trova significativi episodi proprio nell’Alta Valle dell’Ofanto ed in particolare a Calitri. L’attività di tutela, salvaguardia e recupero delle emergenze monumentali si è qui coniugata sin dagli anni ottanta con l’intervento diretto per il recupero del centro antico. Il gruppo di lavoro costituito dalla Soprintendenza nell’immediato dopo-sisma con il compito di seguire da vicino il recupero dei centri storici maggiormente colpiti dal terremoto, qui insediato sin dal 1987, ha rappresentato per alcuni anni un valido supporto dal punto di vista tecnico-scientifico per molte amministrazioni locali, ha instaurato spesso un rapporto diretto con i cittadini e le strutture pubbliche e private interessate agli interventi di recupero dei Beni Culturali e alla tutela del paesaggio dei territori a ridosso dell’Alta Valle dell’Ofanto e del Sele. Ha proposto e attuato il restauro dell’edilizia storica e ha contribuito alla diffusione di tecniche, tecnologie d’intervento e materiali rinvenibili nella tradizione locale.

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Il restauro del Borgo Castello appena concluso, effettuato sulla base di un esemplare progetto fondato su una metodologia di analisi strutturale innovativa e “moderna”, ha rappresentato la fase di avvio di una lunga e sofferta opera di recupero, che ha visto impegnare a fondo la professionalità e l’impegno dei funzionari dell’ufficio. E’ ora la volta del “tessuto connettivo” ad esso attinente, ovvero della vasta area circostante il castello, tutta la zona compresa fra Piazza della Repubblica, Corso Giacomo Matteotti, Via Torre e Piano San Michele con i resti delle fortificazioni medievali a ridosso della Torre cosiddetta della Porta di Nanno e di possenti resti del circuito murario cinquecentesco. Ma avremo modo di illustrarne, nel prossimo futuro, le caratteristiche particolari e, per certi aspetti, uniche.

di Vito De Nicola
Architetto Direttore Coordinatore della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino

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