maggio: 2012
L M M G V S D
« apr    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Ultimi post

Ultimi commenti

Categorie

 

rss

 

statistiche

16 maggio 2012

XfafX

DESIGN SOSTENIBILE 2012
Prodotto Comunicazione Ricerca

17 maggio 2012 ore 15,30
Palazzo Tassoni Estense
Salone d’Onore
Via della Ghiara 36, Ferrara

Programma

15,30 Accoglienza partecipanti

15,45 Introduzione
Giuseppe Mincolelli
Giancarlo Tintori
Francesco Orlando

16,00 Tavola rotonda
Alessandro Ciabatti, Direttore marketing di Elica
Giuseppe Mincolelli, Architetto e designer, Dipartimento di Architettura di Ferrara
Clara Mantica, Bestup
Erica Marson, Giornalista, Ottagono
Francesco Orlando, Managing partner di Fair Play Consulting
Maurizio Rossi, Socio di H-farm
Beatrice Spirandelli, Architetto
Romolo Stanco, Architetto e designer
Giancarlo Tintori, Architetto e designer

Iscriviti alla tavola rotonda
(fino ad esaurimento posti)
Vai all’evento

PROMOTORI
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

PATROCINI E COLLABORAZIONI
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

Canali istituzionali
www.xfafx.it
www.unife.it/facolta/architettura
www.materialdesign.it

Contatti
ufficiostampafaf@unife.it

commenti ( 0 )

15 maggio 2012

XfafX

Edra Design Factory
Tavola rotonda

16 maggio 2012 ore 17,00
Palazzo Tassoni Estense
Salone d’Onore
Via della Ghiara 36, Ferrara

Programma

16,45 Registrazione invitati

17,00 Introduzione
Alfonso Acocella
Responsabile scientifico XfafX

17,15 Presentazione e moderazione
Elisa Poli
Facoltà di Architettura di Ferrara

17,30 Tavola rotonda

Valerio Mazzei
Presidente Edra

Massimo Morozzi
Direttore creativo Edra

Francesco Binfarè
Designer

Mercoledì 16 maggio, alle ore 17, collegandosi al sito istituzionale unifetv/xfafx si potrà seguire in live streaming la tavola rotonda.

Iscriviti alla tavola rotonda
(fino ad esaurimento posti)

Vai alla profilo Edra

Scarica l’invito

Scarica la brochure di Edra

PROMOTORI
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

 

PATROCINI E COLLABORAZIONI
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

Canali istituzionali
www.xfafx.it
www.unife.it/facolta/architettura
www.materialdesign.it

Contatti
ufficiostampafaf@unife.it

commenti ( 0 )

12 maggio 2012

Opere di Architettura

Lapis Niger
XII Biennale architettura di Venezia
Attilio Stocchi


L’installazione, dall’esterno, in Biennale.

Proprio a Venezia nel 1552 due pescatori rimasero quasi due ore immersi nel mare Adriatico, chiusi in una campana di tre metri di diametro, davanti agli occhi del Doge, dei senatori e della folla stupita. La campana subacquea, adeguatamente ingegnerizzata e perfezionata nel tempo sino a divenire l’habitat subacqueo, costituisce ancora oggi l’approdo sicuro ed asciutto per il sommozzatore di profondità, una sorta di speciale luogo di riparo e di quiete negli abissi, entro una bolla d’aria attorniata dalla vita dei mari o degli oceani. Per pura associazione visiva, entrare, obbligatoriamente dal basso, nell’installazione di Attilio Stocchi alla dodicesima Biennale di Architettura del 2010, è come per il sommozzatore guadagnare il riparo della campana subacquea nella profondità degli abissi, e lì farsi raggiungere dai suoni dell’oceano, e percepire i movimenti delle maree.
In Italia 2050, terza sezione del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia curato da Luca Molinari, quattordici architetti hanno tradotto in installazioni altrettanti testi e temi scaturiti da un’iniziativa della rivista Wired, quali visioni sul futuro prossimo. All’interno di uno spazio esteso in cui è stata lasciata libertà di movimento, quattordici scale conducono all’anno 2050, ad un’ampia piattaforma sopraelevata ospitante le altrettante installazioni. Qui il progetto di Stocchi è fra gli unici a confrontarsi direttamente con il tema disciplinare fondamentale dello spazio architettonico.
La dodicesima Biennale di Architettura di Venezia è diretta da Kazuyo Sejima e porta il titolo People meet in architecture. Come riportano i testi istituzionali dell’evento “Il titolo suggerisce che l’architettura ha il compito di creare degli spazi reali che agevolano la comunicazione tra gli individui, in un’epoca in cui le tecnologie più avanzate sostituiscono il dialogo diretto tra le persone. Per superare la condizione di isolamento e restituire un nuovo senso alle comunità, l’architetto piuttosto che concentrarsi su grandi utopie, dovrà cercare di realizzare visioni funzionali al presente.”
Il lavoro di Attilio Stocchi per l’occasione, intitolato Attesa, indaga anche questo tema; un suggestivo contributo testuale di Achille Stocchi e la relazione di progetto dell’architetto lo svelano in via definitiva:

“Le particelle si incontrano nella materia vuota.
La vita (suoni e luce) si incontrano – solo – nel vuoto (nella solitudine?) di uno spazio.
Questi per me, sono i riflessi dal futuro.

Entrare soli in uno spazio. Che implode e sembra assorbire tutto:
quasi camera anecoica, spugna – che tutto imbeve – .
Buco nero? Forse meglio: lo spazio pieno come una nebbia, che esiste, e si può compenetrare.
Subito qui l’architettura fa incontrare: ma solo se stessi.
Vuoto, dove la vita – la possibilità di movimento – sono questi coni:
l’istantanea del loro posizionamento, qui in questo momento.
Si odono delle voci e si è colpiti da frecce di luce e da immagini di altri mondi.
Questi cunei non spengono solamente – le voci, il desiderio di uscire – :
una piccola fessura/apertura li trasforma
in grandi orecchie, pronte ad accogliere le voci dallo spazio intorno,
e in grandi occhi pronti a dialogare con le altre vite che qui circondano.
Vuoto come luogo di incontro e interazione.
I suoni e le voci collidono all’interno del visitatore che li registra.
Non tanto, non solo visione di altri oggetti,
ma probabilità/desiderio di interagire con l’intorno: questo è l’oggetto della mia riflessione.
Questa è la fisica, lo spazio fisico di questo vuoto.
Riflessioni dal cosmo,
che è quella calma – geometria d’ordine – che cerchiamo dentro di noi.


Alcuni elaborati di dettaglio costruttivo.

In attesa c’è la speranza che qualcosa accada.
Ma in attesa c’è anche il tentare (l’esperimento, la fatica del progetto)
e c’è, soprattutto, la tensione e il tendine, che poi è questo tentativo di tirare i fili, i legamenti della luce.
In Attesa c’è poi il lavoro “Attese” di Fontana, squarci di luce.
In Attesa c’è anche un dialogo con il luogo, la Tesa delle Vergini: dove, come in altri parti dell’Arsenale si tendevano le vele o si tiravano le corde (corderie).
Sempre tensione.”

I coni molteplici alle pareti dell’installazione di Stocchi paiono altrettanti tentativi di carpire l’attenzione della vita che scorre e passa d’intorno, per attrarla a sé, come corni inglesi montaliani in attesa che il vento soffi e li faccia suonare.
Proprio per via dei coni, visivamente l’interno dell’installazione di Stocchi pure ricorda, amplificate, le superfici acustiche delle sale di registrazione. Le due cose, insieme, ritornano nel cinema, ove il giudice di Tre colori: film rosso, dopo una vita trascorsa a giudicare il bene ed il male negli altri, si isola confinandosi nella propria casa ad ascoltare di nascosto le conversazioni dei vicini. Le vite degli altri ha poi portato alla notorietà le vicende del funzionario della Stasi, Wiesler, il cui tempo trascorre al chiuso, in solitario, nell’ascolto della vita privata di due artisti. In entrambi i casi sarà in effetti la vita esterna a farsi breccia nelle vite solitarie dei protagonisti, e nelle mura in cui sono rinchiusi, fino a redimerli, trasformando il voyeurismo in uno sguardo d’amore sul mondo.
Per mere ragioni di carattere pratico l’installazione è realizzata in legno verniciato e prende il nome di Attesa. In origine era interamente lapidea e titolata Lapis Niger.
Quella del lapis niger a Roma è un’area di forma pressoché quadrata entro il foro, realizzata con marmo in colore scuro di cava greca, divisa dal restante pavimento in travertino con una serie di lastre di marmo bianco, poste in verticale a delineare una sorta di balaustra. Al di sotto della specifica area definita dal particolare marmo pavimentale, resti sempre lapidei e scultorei hanno fatto parlare di un pulpito, di una tomba e di un tempio. Fra queste spoglie è ritrovata la stele lapidea recante una tra le più antiche iscrizioni in lingua latina, del VI sec. a.C., con caratteri ancora simili a quelli greci ed andamento bustrofedico. I lapis niger sono pure pietre dedicate al culto della dea Cibele, prima greca e poi romana, dea della fecondità della terra, madre degli dei e degli uomini.
All’interno dell’unico spazio della Biennale in cui la piattaforma eleva le quattordici visioni del futuro prossimo, l’installazione di Stocchi è punto privilegiato, in questo caso per un approfondimento sui temi dell’architettura e dell’incontro, così come il lapis niger all’interno del foro.
Come nel lapis niger esiste una realtà al di sopra ed una al di sotto della superficie.
Così come l’iscrizione bustrofedica per la scrittura, l’architettura offre infine una chiave di lettura ai comportamenti umani ed al trascorrere del tempo, affinché lo spazio architettonico continui a costituire fecondo punto d’incontro fra gli uomini, e fra gli uomini e la propria spiritualità.


Uno schizzo studia l’interazione fra la variabilità dei percorsi esterni e l’installazione.

photogallery

di Alberto Ferraresi

Vai alla definizione di campana subacquea e habitat subacqueo
Vai al sito di Attilio Stocchi
Vai al sito di Italia 2050
Vai alla pagina di People meet architecture
Vai al sito di lapis niger

commenti ( 0 )

11 maggio 2012

Design litico

Gustavo Pulitzer Finali.
Interni litici di mare e di terra


Gustavo Pulitzer Finali, motonave Victoria, sala da fumo di I classe, 1931.
Camino in travertino e pareti in pergamena*.

Gustavo Pulitzer Finali nasce a Trieste nel 1887 da una facoltosa famiglia mercantile di origine ebraica; compie i primi studi nell’eterogeneo ambiente culturale triestino per iscriversi poi, nel 1908, alla facoltà di ingegneria del Politecnico di Monaco di Baviera.
Theodor Fischer, appartenente al gruppo dei fondatori del Deutscher Werkbund, sarà suo relatore di laurea. La formazione aperta e cosmopolita del giovane architetto si conclude con un viaggio compiuto a piedi e in bicicletta in Emilia, Umbria e Toscana, descrivendo, disegnando e fotografando le città e le architetture del romanico e del rinascimento italiano. Tra il 1914 e il 1918 Pulitzer viaggia ulteriormente in Grecia, Inghilterra e nelle Americhe, dove perfeziona una preparazione professionale di matrice mitteleuropea e di respiro internazionale.
All’inizio della sua carriera egli firma progetti di ville e appartamenti, partecipando anche a diverse esposizioni nazionali e internazionali con oggetti e mobili da lui disegnati e prodotti. Nel 1920, con l’architetto Ceas, fonda a Trieste lo studio Stuard, specializzato nell’arte decorativa per l’arredamento. Il gruppo di lavoro, che si amplierà e consoliderà negli anni accogliendo anche la moglie dell’architetto Ducia Kitter in qualità di consulente per i rivestimenti e le tappezzerie, diventa in breve tempo un riferimento tecnico e stilistico nel settore dell’allestimento navale moderno.


Gustavo Pulitzer Finali, transatlantico Conte di Savoia, scalone centrale di I classe, 1932.
Rivestimenti in travertino e pavimenti in linoleum ad intarsio*.

Nel 1925 Pulitzer riceve i primi incarichi dagli armatori Cosulich per la realizzazione di alcuni ambienti delle navi Saturnia e Vulcania; nel 1930 ottiene l’affidamento dell’intero allestimento della motonave Victoria che si configura come la prima unità moderna della marina civile italiana, capostipite di una serie di navi passeggeri che saranno costruite durante gli anni ’30 e che presenteranno caratteristiche strutturali e allestitive profondamente diverse rispetto alle imbarcazioni dei primi vent’anni del Novecento.
La Victoria, progettata come battello veloce di lusso per le linee del mediterraneo orientale, ha una linea filante e aerodinamica; al contrario delle unità precedenti, dove il colore chiaro delle soprastrutture contrastava con lo scafo nero, la nave è interamente dipinta di bianco per suscitare una sensazione di leggerezza e “nuova” eleganza. L’arredamento, prezioso nei materiali, è sobrio e funzionale nelle configurazioni; è caratterizzato da soluzioni congruenti con le strutture e i volumi interni della nave e abbandona in maniera programmatica le forme e i modi dell’allestimento scenografico posticcio. Ogni decorativismo di boiseries, soffitti cassettonati e finte trabeazioni è rimpiazzato da una nuova estetica delle superfici complanari, degli angoli stondati, delle fonti luminose diffuse, delle strutture spesso esibite nella loro nuda essenzialità. Gli impianti sono moderni, integrati in sistemi di rivestimento avanzati, e per la prima volta includono gli apparati di condizionamento dell’aria.
Le fratture insite nell’esuberante e calligrafico eclettismo stilistico della produzione cantieristica degli anni ’20 sono superate in favore di un disegno “continuo” e lineare, che riunifica in moduli geometrici razionali e slanciati una palette materica ricca e innovativa: legni esotici, ottoni, cuoi e pergamene si sposano con vetrate di Pietro Chiesa, ceramiche di Giò Ponti e sculture in bronzo di Libero Andreotti; rivestimenti sottili in onici e travertini sono accostati a stesure pavimentali in linoleum e a raffinati dettagli di rame e metallo cromato.


Gustavo Pulitzer Finali, transatlantico Conte di Savoia, sala da pranzo di I classe, 1932.
Sezione costruttiva del rivestimento in travertino*.
Clicca sull’immagine per ingrandirla

Tra il 1931 e il 1932, con le commesse per gli allestimenti del transatlantico Conte di Savoia e delle unità Neptunia e Oceania, lo studio Stuard conferma un’ormai solida leadership nella progettazione di interni navali che si manterrà inalterata fino a tutti gli anni ’60. Anche in questi casi l’arredamento è concepito come opera unitaria che si integra in maniera organica con le possibilità costruttive, spaziali e tecniche dell’architettura dei bastimenti. Sempre più, nella poetica costruttiva di Gustavo Pulitzer Finali, gli interni non devono essere «architetture che si sovrappongano a quelle della nave, non finti palazzi, non strutture posticce. L’architettura deve cercare la sua armonia nella genialità del rivestimento, senza alterare gli spazi che le sono offerti dalle strutture della nave stessa. Innumerevoli squisiti effetti si possono ricavare in tutti i particolari, studiando le risorse più appropriate, e talvolta più intime e segrete, che ogni materiale offre all’espressione decorativa»i.


Gustavo Pulitzer Finali, Nuova Borsa di Trieste, sala delle contrattazioni, 1930.
Rivestimenti in travertino e pavimento in marmi del Carso*.

Oltre ad essere uno straordinario laboratorio di innovazione tecnica e formale per la vita di bordo, la nave è per Pulitzer un importante incubatore di sperimentazioni da applicare poi all’architettura di terra. Infatti, sempre a partire dagli anni ’30 del Novecento, l’architetto acquisisce anche incarichi per allestimenti interni di uffici, spazi commerciali e strutture alberghiere di categoria elevata; tra le principali realizzazioni si ricordano la Borsa di Trieste (1930); l’Albergo Duchi d’Aosta al Sestrieres (1932); il Groosvenor Hotel a Londra (1934); gli Uffici per le società di navigazione italiane a Londra (1934); il Palazzo della Società delle Nazioni a Ginevra (1936); quattro alberghi a Chicago, Boston, New Orleans e Palm Beach (1944-47); gli uffici e lo showroom Ideal Standard a Milano (1953-58).


Gustavo Pulitzer Finali, Uffici delle società di navigazione Italia-Cosulich-Lloyd Triestino in Regent Street a Londra, 1934. Rivestimenti in onice del Carso, pavimenti in marmo, tavolo in travertino*.

Anche nell’architettura dotata di fondamenta il cuore della ricerca progettuale di Pulitzer è lo spazio interno, che egli plasma nelle forme di un razionalismo variamente declinato: dai magniloquenti accenti “romani” dei travertini nella Borsa triestina, all’astrazione e agli echi miesiani dei piani in onice negli Uffici per le società di navigazione a Londra.
Tra mare e terra, nell’arco di una lunga e riconosciuta carriera professionale, l’architetto amplia e approfondisce una ricerca del tutto originale, incentrata sulla valorizzazione delle qualità tecniche ed espressive dei materiali, e sulla concezione organica di spazi, arredi e oggetti, tra alto artigianato e industrial design.
Tale ricerca rappresenta uno dei capisaldi della storia contemporanea dell’arredamento italiano, per l’indubbio valore di innovazione tecnologica e linguistica come anche per la sistematica incidenza in termini di organizzazione della produzione. Accanto alle doti creative, Pulitzer esprime infatti una straordinaria capacità di coordinamento e armonizzazione del lavoro di decine di unità di progettazione e di squadre di maestranze che si formano a Trieste, nei suoi cantieri, tra gli anni ’30 e gli anni ’60, e che si distingueranno per lungo tempo per la grande sensibilità nei confronti dei materiali e per l’elevata raffinatezza esecutiva.

di Davide Turrini

Note
1 Gustavo Pulitzer Finali, in Il Piccolo, 25 giugno 1931, cit. in Donato Riccesi, Gustavo Pulitzer Finali. Il disegno della nave. Allestimenti interni 1925-1967, Venezia, Marsilio, 1985, p. 72;
* La foto della Sala da fumo della nave Victoria è tratta dal libro Mobili tipici moderni, a cura di Giancarlo Palanti, Milano, Domus, 1933, p. 13; le altre immagini sono contenute nel volume Gustavo Pulitzer Finali, Navi e case. Architetture interne 1930-1935, Milano, Hoepli, 1935.

commenti ( 0 )

10 maggio 2012

XfafX

Matteo Thun
Lectio magistralis

Fra i vari format comunicativi del progetto istituzionale XfafX vi era quello della diffusione in Rete in live streaming delle Lectio magistralis svolte, all’interno di Palazzo Tassoni Estense, dagli illustri ospiti invitati a partecipare al Festival “To design today”.
Grazie all’apporto dell’Ateneo ferrarese e al sostegno del Dipartimento di Architettura – sempre più indirizzati verso l’innovazione istituzionale, la valorizzazione dei progetti culturali e di ricerca, i processi di internazionalizzazione – siamo ora pronti ad annunciare il raggiungimento dell’obiettivo che ci eravamo prefissati.
Oggi, giovedi 10 maggio, alle ore 17 collegandosi al sito istituzionale unifetv/xfafx si potrà seguire in live streaming la Lectio Magistralis “Wood Works” di Matteo Thun, presentata da Marcello Balzani e Veronica Dal Buono del Dipartimento di Architettura.
Seguirà, sempre in live streaming, la Tavola rotonda “Will wood be the architectural material for 21st century?”, con la presenza di Matteo Thun – fra i più raffinati interpreti della sostenibilità ambientale legata alle trasformazioni del paesaggio antropizzato e all’uso dei materiali naturali nell’architettura e nel design -, di David Venables, Direttore europeo dell’American Hardwood Export Council, e di Nicola Leonardi, Direttore della rivista The Plan.

Alfonso Acocella
Coordinatore scientifico XfafX

Vai a live streaming Lectio magistralis Matteo Thun
Vai a concept evento reale / evento virtuale
 

PROMOTORI
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara
Dipartimento di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

PATROCINI E COLLABORAZIONI
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

Canali istituzionali
www.xfafx.it
www.unife.it/facolta/architettura
www.materialdesign.it

Contatti
ufficiostampafaf@unife.it

commenti ( 0 )

stampa

torna su