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27 maggio 2016

News

Il silenzio è dolo. Siamo l’Italia che sceglie il coraggio

Nell’ambito del concorso promosso da Avviso Pubblico “Il silenzio è dolo. Siamo l’Italia che sceglie il coraggio” cui hanno aderito oltre 200 scuole di tutta Italia, il Liceo Classico di Casarano ha realizzato il video che potete vedere qui sopra.
Perché ve lo proponiamo? Perchè è compito di ognuno contribuire alla r-Esistenza del Paese.

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23 maggio 2016

Opere di Architettura

Villa Privata Suzara, Mantova – Italia

La villa unifamiliare sorge in una lottizzazione periferica ai margini del Paese e gode di una suggestiva visuale sulla circostante campagna ove sono ancora presenti numerose cascine rurali dai tipici caratteri Padani. Il linguaggio contemporaneo reinterpreta gli elementi fondativi del territorio: ampi e profondi porticati posti sui fronti nord e sud regolano il ciclo solare e proiettano luci e ombre che sottolineano il rigore del volume unitario in contrapposizione all’eterogeneità formale delle costruzioni presenti nel contesto.

Gli spazi interni si distribuiscono su un unico piano secondo una progressiva successione in direzione est-ovest mettendo in relazione tutti i locali con il circostante giardino. Scorci visivi mutevoli attraversano la villa in ogni direzione e si estendono fino ai limiti del lotto delimitato da un doppio filare di pioppi cipressini. Le innovative tecnologie costruttive in legno unitamente alle dotazioni impiantistiche utilizzate consentono un sensibile contenimento energetico ed elevati standard abitativi..

Scheda sintetica
Soluzione architettonica: Antonio Medici
Località: Suzara, Mantova – Italia
Descrizione: Casa in legno a basso consumo energetico.
Rivestimenti eseguiti in Grigio Alpini finitura spazzolata spessore 1,5 cm. incollati in pannelli in legno.


A sinistra Rivestimento Grigio Alpini spazzolato, a destra Antonio Medici Architetto

Vai a Grassi 1880

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17 maggio 2016

Appunti di viaggio

Il gioco delle modanature


Rita Paesani – Ponte Flaminio

photogallery


L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi nella luce; la modanatura è ancora ed esclusivamente il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi nella luce.
 ( Le Corbusier )

È proprio dalla funzione della luce in quanto rivelatrice del ruolo che gli elementi decorativi svolgono nella composizione di uno spazio architettonico, che inizia la mia personale ricerca, vissuta soggettivamente attraverso uno scatto fotografico, sulla realtà architettonica dell’opera e sul suo processo creativo tra materia, forma e geometria; nello specifico la decorazione monumentale del Ponte Flaminio di Armando Brasini. In un passaggio di tempo vengo coinvolta, attraverso la fruizione emozionale dell’opera architettonica, dall’ espressiva orizzontalità del gioco delle modanature attraverso il variare dei profili sagomati, concavi e convessi, in rapporto alla luce e alla cromia delle superfici di travertino caratterizzate, per natura, dai numerosi vacui. Ciò che si rivela al visibile è il valore essenzialmente plastico-decorativo delle iper-modanature pensate dal Brasini che non hanno affinità con le funzioni compositive basate sulla regola classica ma rimandano, per citazione, all’eclettismo ottocentesco. La personale lettura decorativa sull’opera monumentale, attraverso la fissità dell’immagine che rivela al visibile la sospensione dal tempo, vuole non solo esaltare la materia, i volumi così come le linee e toni ma anche l’aspetto espressivo che abbina la plasticità della forza figurativa all’efficacia della comunicazione e del linguaggio; l’immagine fotografica, che racchiude in sé un intera narrazione, enfatizza l’esuberanza delle lisce modanature della composizione geometrica e degli effetti chiaroscurali del travertino, carica espressiva degli spazi architettonici del novecento romano.

di Rita Paesani fotografa

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16 maggio 2016

News

Carrara Marmotecc 2016

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7 maggio 2016

Opere di Architettura

Tempio di Shiva Wadeshwar,
Sameep Padora & Associates
Maharashtra, India, 2010

Il tempio di Shiva è stato costruito per la comunità hindu di Wadeshwar, un villaggio presso il lago di Andhra dove Sameep Padora è solito trascorrere il week-end. Richiesto dal sacerdote del luogo di un contributo per la costruzione del tempio, decide di offrire gratuitamente il suo lavoro.
La donazione di Padora ben si adatta alla usanza del shramdaan in vigore per importanti progetti a carattere sociale, per cui si dona il proprio lavoro alla comunità. La scelta del luogo su cui costruire il tempio è caduta su una collina alberata che sovrasta il lago in un contesto paesaggistico adatto al raccoglimento e alla preghiera. Nell’opera di Padora l’unica forma edificata è una torre isolata, dalla silhouette curvilinea lo shikhara.


Veduta del Tempio di Shiva – In basso: schema di evoluzione della torre di pietra (shikhara)

In realtà il progetto è più complesso. Esso infatti comprende anche uno spazio aperto su cui la torre si erge, il cui perimetro delimitato dagli alberi corrisponde al mandapa, la stanza del tempio in cui i fedeli si raccolgono a pregare.
L’accesso a questo particolare mandapa a cielo aperto, una scelta per risparmiare risorse, avviene attraverso un percorso tra gli alberi per giungere al punto da cui parte la pavimentazione orientata sull’asse est-ovest verso lo shikhara. Quest’ultimo è una costruzione in pietra che secondo la tradizione tipologica rappresenta la sacra montagna. La sua forma spoglia lo rende simile a un monolite di roccia. All’interno della spessa muratura una cella quadrangolare, il garbhagriha, rappresenta la sede della divinità.


Interno della cella sacra (garbhagriha)

Per la costruzione dello shikhara, privo delle tradizionali decorazioni scultoree, sono state utilizzate pietre basaltiche di una vicina cava. Il taglio stereotomico dei conci, la cui misura varia da 23 x 15 cm a 38 x 23 cm, permette la modellazione rastremata del profilo della torre. Il vano interno voltato, diversamente dalla tradizione che lo vuole avvolto nel buio come una caverna, è illuminato dall’alto attraverso un oculo che lascia filtrare la luce. L’unico intervento che denuncia la “modernità” dell’intervento è il taglio netto, in posizione assimetrica, dell’apertura d’ingresso al garbhagriha; risolto come portale da una cornice di acciaio inossidabile foderata in legno.


Gli abitanti del villaggio durante una cerimonia.

Scheda tecnica
Titolo dell’opera: Tempio di Shiva
Indirizzo: Wadeshwar, Shindewadi, India
Data di progettazione e realizzazione: 2008-2010
Committenti: Abitanti di Wadeshwar
Progettazione: Sameep Padora & Associates
Project team: Sameep Padora, Vinay Mathias, Minal Modak, Viresh Mhatre
Direzione lavori: Sacerdoti del tempio
Impresa di costruzione: Abitanti del villaggio
Materiale lapideo utilizzato: Pietra Basaltica locale

di Vincenzo Pavan

Per una documentazione completa dell’opera Download PDF

Rieditazione tratta da Glocal Stone, a cura di Vincenzo Pavan pubblicato da Marmomacc

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