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23 marzo 2017

News

MARMO QUOTIDIANO
Concorso di design promosso da Pibamarmi

Per promuovere nuove sperimentazioni di design litico, finalizzate alla produzione di oggetti e complementi d’arredo, Pibamarmi bandisce un concorso di idee con scadenza 6 giugno 2017. Il bando è rivolto a due categorie di partecipanti. Una sezione ad inviti è dedicata alle proposte progettuali dei designer Francesco Dell’Aglio, Daniele Della Porta, Gianluca Gimini, Filippo Protasoni, Omri Revesz e Studio Lievito. Una seconda sezione, a partecipazione libera, è rivolta a giovani designer under 30.

La finalità del concorso è la progettazione di una collezione costituita da almeno quattro oggetti o complementi d’arredo in marmo o in pietra.
Le tipologie dei pezzi proposti potranno spaziare dai vasi, ai contenitori con coperchio, agli utensili da cucina; agli accessori da scrivania, per la riproduzione-amplificazione del suono o per l’ambiente bagno; alle lampade da tavolo, da sospensione o da parete; alle sedute e ai tavoli di dimensioni minime.
Gli elementi potranno includere componenti in metallo o in legno non preponderanti per dimensioni e impatto visivo rispetto alla loro configurazione complessiva.
Il concept della collezione dovrà privilegiare criteri di impiego consapevole dei materiali lapiei e di ottimizzazione dei processi produttivi.
La valutazione delle proposte considererà come valore aggiunto la presenza di oggetti multifunzionali, componibili o ad assetto variabile.
Ogni partecipante, inteso come singolo progettista o come gruppo di progettazione, potrà presentare il progetto di una sola collezione.

Scarica il bando

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9 marzo 2017

News

Il Posto giusto intervista Raffaello Galiotto

Il Posto giusto intervista Raffaello Galiotto from Material Design on Vimeo.

Lo scorso novembre, in uno studio dal sapore post-industriale costruito nel centro di produzione di Torino, sono iniziate le riprese di “Il Posto Giusto”, un programma di Rai3 per orientarsi nel mondo dell’occupazione e restare sempre informati sulle più recenti opportunità, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro, in onda tutte le domeniche alle 13.00, per 20 puntate.
Nella prima puntata, andata in onda il 20 novembre, si è parlato del marmo italiano, famoso in tutto il mondo, dei distretti produttivi e delle professionalità coinvolte. Per far luce sulle più recenti opportunità offerte dalle nuove tecnologie è stato invitato come esperto e persona di talento, il designer Raffaello Galiotto che ha portato nello studio televisivo alcune sue opere in marmo prodotte con tecnologia numerica senza apporto manuale. Durante la breve intervista si affrontano i temi della progettazione computerizzata, della riduzione dello scarto e delle nuove competenze e professionalità richieste dal settore lapideo.

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2 marzo 2017

News

La forma e lo scarto
Sperimentazioni di design litico mediante taglio water jet

Università di Ferrara – Dipartimento di Architettura
Corso di laurea in Design del prodotto industriale
AA. 2016-2017

Secondo semestre, febbraio – maggio 2017
Durata del corso: 132 ore

Premessa
Il decorso evolutivo delle tecniche di lavorazione del materiale lapideo ha consentito nel tempo un lento ma progressivo alleggerimento dell’azione manuale dell’uomo sulla materia.
Così le lavorazioni tridimensionali “per levare” cioè che liberano la forma togliendo l’eccesso con operazioni percussive (martello e scalpello) e abrasive (raschiatura e lucidatura), e le lavorazioni bidimensionali per “separazione” (lama o filo) o “a spacco” per la produzione di lastre, sono state via via trasferite alle macchine: fresatrici, lucidatrici, a telaio mono o multilama e spacciatrici.
La recente introduzione della tecnologia digitale sta portando, anche nel settore lapideo, un cambiamento profondo che consente nuove modalità di lavorazione, sia in termini di precisione e ripetibilità che di forma. Il controllo delle movimentazioni su più assi, tipico di bracci robotizzati, è applicabile anche per le operazioni di taglio, che dalla bidimensionalità della lastra evolvono alla tridimensionalità.
Grazie alla progettazione computerizzata (CAD) e le lavorazioni automatiche (CAM) ci è consentito di prevedere e controllare con grande precisione ogni dettaglio della fase produttiva con la conseguente possibilità di ottimizzare le risorse.
Nell’ambito di una necessità, sempre maggiore, di riduzione dello scarto e d’impiego di risorse non rinnovabili saranno da preferire le tecniche che consentono di minimizzare il consumo di materia spostando il nostro interesse dalle lavorazioni “per levare” a quelle per “separazione”, che consentono la produzione di forme senza la frammentazione o polverizzazione della materia in eccesso.

Obiettivi formativi
Il corso è finalizzato a trasferire agli studenti del secondo anno di Design del Prodotto Industriale del Dipartimento di Architettura di Ferrara una consapevolezza critica sull’impiego dei materiali lapidei naturali e delle lavorazioni.
Contenuti centrali dell’offerta formativa sono: l’identificazione e l’interpretazione critica dei codici e dei linguaggi della contemporaneità con cui la pietra si presenta nell’architettura, nel design e negli arredi d’interni d’oggi. La conoscenza delle categorie fisiche e merceologiche dei materiali scelti per le esercitazioni, la loro rispondenza agli scopi e finalità a cui sono destinati i prodotti di design; la connessione tra diversi materiali e le nuove tecniche di progettazione informatizzata e relative potenzialità formali e funzionali; l’acquisizione di specifiche conoscenze di lavorazione attraverso la realizzazione di esperienze in laboratorio interno e in collaborazione con aziende partner dotate di tecnologia di taglio water jet; il progetto espositivo come fase integrata della progettazione-produzione nella comunicazione dei prodotti di design.

Prerequisiti
Oltre al superamento degli esami propedeutici si richiede l’abilità di veicolare le proprie idee tramite il disegno a mano e al computer. Occorrono capacità tecniche di disegno 2D, 3D e renderizzazione. Si richiede abilità nell’organizzare le idee in un sistema per poi tradurle in progetto tramite processo logico-analitico.

Contenuti del corso
Il corso è dedicato allo studio e al progetto tecnico-formale di elementi di design in pietra naturale prodotti con tecnologia di taglio water jet.
Sarà sperimentata la possibilità di lavorare i materiali con caratteristiche e proprietà fisico-meccaniche ed estetiche diverse per la realizzazione di prodotti finalizzati all’architettura, all’arredo e al design.
Obiettivo del corso è inoltre verificare la possibilità di ridurre lo scarto di materia elaborando progetti esplorativi mediante operazioni di separazione a taglio e la loro ricomposizione al fine di produrre elementi di design seriali secondo un processo industriale.

Metodi didattici
La didattica del corso si articola nelle seguenti fasi tra loro connesse.
1. Analisi delle proprietà dei materiali
La fase si impernia in una serie di lezioni frontali e ricerche sui materiali.
a. Geologia e caratteristiche dei materiali litici
Partendo dal ruolo dei materiali nell’architettura e nel design contemporanei, saranno approfondite le caratteristiche delle rocce dal punto di vista delle categorie geologiche, petrografiche e commerciali. In particolare verranno studiati i principali litotipi italiani e la loro applicazione nella tradizione e nella contemporaneità.
b. Caratteristiche fisico-meccaniche dei materiali complementari
2. La ricerca
L’applicazione della pietra e di altri materiali connessi nell’architettura e nel design contemporanei, sarà oggetto di ricerche specifiche individuali e di gruppo su opere scelte nella produzione di prestigiosi architetti e designers internazionali, che si concluderanno con la compilazione di documenti scritti e grafici.
3. Il progetto
Sulla base dei litotipi, dopo averne studiato le proprietà fisico-meccaniche e le potenzialità espressive e aver appreso le specificità tecniche di taglio water jet e le modalità di disegno dei percorsi di taglio tramite software, verranno individuate le tipologie di prodotto più consone (mobili, complementi di arredo, elementi architettonici, oggettistica ed accessori) alle caratteristiche dei materiali stessi e alla tecnologia impiegata con particolare attenzione alla riduzione dello scarto, avrà inizio l’attività progettuale dei gruppi di studenti.
4. Corso di Ergonomia
Il corso ha lo scopo di dare allo studente una visione complessiva delle due maggiori branche in cui si articola la disciplina al giorno d’oggi: l’ergonomia fisica e l’ergonomia cognitiva. Alle lezioni teoriche saranno affiancati workshops pratici in cui gli studenti lavoreranno in gruppo e svolgeranno esercitazioni su prodotti/ambienti fisici e prodotti/servizi digitali.
Si tratteranno poi in maniera trasversale temi comuni ad entrambe le branche: le affordances, l’usabilità, l’accessibilità, l’esperienza d’uso.
5. Atelier di progettazione
L’attività di progetto rappresenterà la parte centrale del corso e si svilupperà parte in aula, con revisioni continuative del corpo docente (preceduta e affiancata da comunicazioni dei docenti e dei visiting teacher), parte nel laboratorio interno, parte in visite guidate nelle aziende partner dotate di tecnologia water jet e con confronti con operatori specializzati di aziende del settore.
6. Corso 3D
Parallelamente sarà avviato un corso di progettazione 3D con software Evolve di Altair, mediante il quale si potranno generare superfici e percorsi di taglio da trasferire alle lavorazioni a controllo numerico.
7. Prototipazione
La fase finale del percorso progettuale consisterà nella realizzazione fisica di modelli e prototipi utilizzando la strumentazione water jet delle aziende parntner e le attrezzature di cui è dotato il laboratorio modelli dell’Università. L’insieme degli elaborati finali (disegni, modelli, video) saranno esposti a conclusione del corso in una mostra aperta al pubblico negli spazi di Palazzo Tassoni e successivamente a Marmomacc (Mostra Internazionale di pietre, design e tecnologie) nella Fiera di Verona insieme ai prototipi realizzati dalle aziende.

Modalità di verifica dell’apprendimento
La verifica avverrà attraverso la valutazione delle fasi in cui si articola il percorso didattico degli studenti.
La prima riguarda l’indagine e la ricerca sulle applicazioni dei materiali, e sarà consegnata nella forma di book formato A4.
La seconda riguarderà il progetto assegnato a ciascun studente o gruppo e sarà sviluppata nella forma di tre tavole di elaborati grafici di formato cm. 70×100 e nella produzione di modelli e prototipi realizzati in laboratorio o presso aziende.
Concorreranno alla valutazione finale anche la partecipazione al corso 3D e ai colloqui parziali e finale.

Testi di riferimento
Francesco Rodolico, Le pietre delle città d’Italia, Firenze, Le Monnier, 1952, pp. 501;
Raniero Gnoli, Marmora romana, Roma, Edizioni Dell’Elefante, 1971, pp. 289;
Giorgio Blanco, Dizionario dell’architettura di pietra, vol. 1, Roma, Carocci, 1999, pp. 300;
David Dernie, New stone architecture, Londra, Laurence King, 2003, pp. 240;
Alfonso Acocella, L’architettura di pietra. Antichi e nuovi magisteri costruttivi, Lucca-Firenze, Lucense-Alinea, 2004, pp. 623;
Piero Primavori, Il Primavori. Lessico del settore lapideo, Verona, Zusi, 2004, pp. 415;
Alfonso Acocella, Stone architecture. Ancient and modern construction skills, Milano, Skira, 2006, pp. 623;
Francesco Girasante, Domenico Potenza (a cura di), Dalla pietra all’architettura, Foggia, Claudio Granzi, 2006, pp. 119;
Giuseppe Fallacara, Verso una progettazione stereotomica. Towards a stereotomic design, Roma, Aracne, 2007, pp. 187;
Giorgio Blanco, Manuale di progettazione. Marmi e pietre, Roma, Mancosu, 2008, pp. 1140;
Vincenzo Pavan (a cura di), Litico, etico, estetico, Milano, Motta, 2009, pp. 157;
Christian R. Pongratz, Maria Rita Perbellini, Cyber stone. Innovazioni digitali sulla pietra, Roma, Edilstampa, 2009, pp. 94;
Alfonso Acocella, Davide Turrini (a cura di), Travertino di Siena. Sienese travertine, Firenze, Alinea, 2010, pp. 303;
Carlo A. Garzonio, Franco Montanari, Maria C. Torricelli, Pietra Serena. Qualità del prodotto e sostenibilità ambientale, Melfi, Librìa, 2010, pp. 93;
Christina Conti, Progettare con le pietre arenarie. Materiali, tecniche, architettura, Sant’Arcangelo di Romagna, Maggioli, 2011, pp. 164;
Vincenzo Pavan (a cura di), Glocal stone, San Giovanni Lupatoto, Arsenale, 2011, pp. 159.
Donald Norman, La caffettiera del masochista, Giunti, Firenze, 1990
Donald Norman, Living with Complexity, MIT Press, 2010
Francesco di Nocera, Ergonomia Cognitiva, Carocci, 2011
Veronica Dal Buono, Raffaello Galiotto. Design digitale e materialità litica, Melfi, Libra, 2012, pp. 112.

CORPO DOCENTE
Raffaello Galiotto
Vincenzo Pavan
Laura Boffi
Carmela Vaccaro
Carlo Trevisani

BRAND PARTNERS
Prussiani Engineering
Altair, software Evolve
www.architetturadipietra.it

Il website www.architetturadipietra.it, ideato e promosso da docenti del Corso, fungerà da agenda e da spazio di social networking per le attività didattiche. In esso saranno annunciate e documentate lezioni, conferenze, revisioni e visite di studio.

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25 febbraio 2017

News

CLAUDIO NARDULLI – INTERPRETAZIONE DI UNA FORMA.
Fotografie e sculture

Claudio Nardulli – INTERPRETAZIONE DI UNA FORMA
Fotografie e sculture

a cura di Barbara Martusciello

INAUGURAZIONE E CONFERENZA 3 febbraio 2017 ore 16.00
MOSTRA 3 > 16 marzo 2017
dal lunedì al venerdì – dalle ore 10.00 alle 19.00
sabato e domenica chiuso
INGRESSO GRATUITO

Venerdì 3 febbraio, presso la Casa dell’Architettura di Roma si inaugura la mostra di Claudio Nardulli – Interpretazione di una forma. Fotografie e sculture, curata della critica Barbara Martusciello.
In questa personale sono esposte una serie di fotografie di Claudio Nardulli che trasformano in immagini astratte ed essenziali l’architettura ispirata alla natura e alle fisionomie a guscio dei paraboloidi iperbolici di Felix Candela del suoOceanografic di Valencia. Da questa riflessione Nardulli si muove per creare magnifiche sculture in marmo dalle volumetrie biomorfe in cui si concentra l’analisi sulla funzione della luce, sulle geometrie non euclidee, sul rapporto tra lo spazio e il tempo e sulla  nascita e la struttura delle forme.
 
L’inaugurazione della mostra è introdotta alle ore 16.15 dalla conversazione tematica “Arte e Scienze”, così organizzata: apertura dei lavori, Arch. Massimo Locci; presentazione della conferenza Dott.ssa Barbara Martusciello, curatrice e critica d’arte; introduzione dell’artista, Arch. Claudio Nardulli. Interverranno: il Prof. Rodolfo Guzzi, Dalla ideazione alla forma: i problemi inversi e l’analisi non standard: la Prof. e Arch. Carmen Andriani, Materia Viva; l’Ing.Marco Barone, Oltre la regola, sublimando la regola: i paraboloidi iperbolici e il c.a.; il Prof. Felice Ragazzo, Stereo-morfemi, Tecno-morfemi, Xylo-morfemi. 
Durante la conferenza è possibile visitare la mostra che sarà fruibile anche, accompagnati dall’artista e dalla curatrice, dalle ore 18,30 alle ore 20
L’iniziativa è promossa dal Comitato tecnico scientifico della Casa dell’Architettura.

INFO MOSTRA
Claudio Nardulli - Interpretazione di una forma -Fotografie e sculture

A cura di Barbara Martusciello

Apertura: ore 16.00
Conversazione tematica Arte e Scienze: ore 16.15 – 18.30 (la partecipazione all’evento riconosce 2 crediti formativi agli iscritti)
Visita accompagnata alla mostra: ore 18.30 – 20.00

PROROGATA
La mostra è in corso dal 4 al 16 marzo ed è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 19.00

Ingresso gratuito
Casa dell’Architettura (ex Acquario Romano), Piazza Manfredo Fanti, 47 Roma

Scarica il programma

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8 febbraio 2017

News

Interpretazione di una forma
Testo critico di Barbara Martusciello

La Casa dell’Architettura di Roma ospita fino al 28 Febbraio la mostra di Claudio Nardulli
In questa personale, che si posiziona come un punto importante della sua lunga ricerca, Claudio Nardulli espone una serie di sculture e di fotografie accorpate sotto una titolazione eloquente: Interpretazione di una forma.
Le due diverse concretizzazioni visive, con le grammatiche che le costituiscono, sono in dialogo tra loro: la scultura, essenziale e dalle volumetrie morbide perché biomorfe, è elemento solido tridimensionale e tattile; la fotografia è bidimensionale e campo della luce, ovvero quanto di meno oggettivamente solido esista. L’architettura immortalata è altrettanto di cubatura, ben salda e concreta. Insieme annullano le eventuali contrapposizioni che possono manifestare per attuare una pratica della sinergia. A che fine? Per restituire, analizzandole e affiancandole, le rappresentazioni espressive per agire nella plasticità, leggerezza e dinamicità di una forma a partire dalle superfici a guscio.
Ne derivano fotografie che fermano il tempo, congelandolo nella fissità dell’immagine, e nel nostro caso ci danno una rarefatta astrazione e la sintesi geometrica – non euclidea – derivanti dall’esplorazione del mondo della pura forma. Per quanto concerne la scultura, la caratterizzazione è simile – rarefatta astrazione e sintesi geometrica – ma per giungere alla costruzione di una forma integrale e a suo modo autentica e originaria.

Interpretazione di una forma, dunque: ma che tipo di configurazione? Di quella basata sulle ellissi, sul concavo e il convesso, sulle flessuosità e che richiama organismi unicellulari.
Le sculture di Nardulli, marmoree solidità che alludono alla malleabilità, accolgono la luce nei propri incavi e nelle sporgenze animando quel lato dell’opera che quasi vibra e pare viva sostanza della Natura. Le fotografie anatomizzano un’architettura che guarda alla stessa Natura – i gusci, le conchiglie, i paraboloidi iperbolici, le estensioni rientranti o bombate di certi carapaci – ispezionata anche da Felix Candela per conseguire il suo Oceanografic di Valencia. Lo storico architetto spagnolo naturalizzato messicano intellettualizza tale forza generatrice naturale, la liofilizza nel linguaggio del progetto umano: il suo.

La statuaria di Nardulli ha uno specifico idioma – interno alla Scultura – che assume parte di quegli stessi fraseggi e molto del senso da essi incarnati e trova un suo posto svincolato da quella prima ispirazione. Se ne è nutrita come humus su cui è cresciuta ogni sua analisi che ha portato nella sua lunga ricerca di anni, fatta di manualità certosina, conoscenza e trattazione dei materiali sofisticata e di manufatti che comprendono e citano la tradizione ma la superano: non con un’evidenza esuberante ma scegliendo il dettaglio, la minuzia, il minimo spostamento, quella modificazione della forma che è sostanza e che una lettura sapiente può cogliere nella sua globalità.


Claudio Nardulli (2017) – Installazione con scultura di marmo girevole e video

Che si tratti di una manifestazione tridimensionale o di quella a due dimensioni, Nardulli è lontanissimo da qualsiasi tentazione oleografica e trasforma la complessità dell’esistente nella sua sintesi, ovvero riassunto dell’ardimento monumentale in espansione, versione astratta, tensioni dinamiche, potenza geometrica: sia scolpita in pietra, sia manifestata dal bianco-e-nero della luce e dei megapixel. Inutile cercare in tutto ciò altri significati, il simbolico, perché – parafrasando Renè Magritte – la poesia e il mistero inerenti sono tutti nelle immagini, nella forma.

di Barbara Martusciello

La mostra è stata prorogata fino al 28 Febbraio

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23 gennaio 2017

Opere di Architettura

Headquarter a Pontedera

Il progetto consiste nella ristrutturazione di un edificio degli anni 50 sito a Pontedera in provincia di Pisa. Si tratta di un ‘operazione di ristrutturazione degli spazi interni e della creazione di un nuovo fronte urbano, che fosse in grado di dialogare con il centro storico esistente. Organizzato su 4 livelli l’edificio è l’ Headquarter di una società di Real Estate ed ospita gli uffici di rappresentanza e gli uffici tecnici della società stessa.
L’intervento mira principalmente – al di là delle sue necessità prosaiche di riorganizzazione funzionale – a ricucire -con il magistero della pietra- un fronte urbano che era stato interrotto da un intervento degli anni 60 : l’uso della pietra locale diventa quindi la chiave di lettura principale con cui riscrivere la storia di questo edificio.


TECU® Brass

photogallery

Il progetto gioca sulle qualità prospettiche del volume edilizio che manifesta già a grande distanza un principio di compatta solidità sterometrica definendo la potenza quasi monumentale del manufatto e al contempo – in uno sguardo ravvicinato – esibendo il dettaglio raffinato che rende giustizia all’eleganza dell’insieme. Nella dialettica tra potenza ed eleganza si gioca il rapporto con la Storia.
L’uso della pietra Santafiora dorata di provenienza altolaziale avviene secondo un partito compositivo estremamente semplice e leggibile, interrotto e inframezzato da un contrappunto rigoroso di grandi finestre dotate di profonde imbotti in ottone brunito, che misurano lo spessore dell’architettura di struttura e di rivestimento : dall’interno all’esterno si distribuiscono i piani costruttivi dall’intonaco alla muratura di tamponamento alla struttura in cemento armato esistente al cappotto che isola e divide alla primaria e secondaria struttura in alluminio che porta la facciata ventilata con le lastre di pietra dello spessore di 20 mm secondo un disegno di corsi regolari ma dimensionalmente variabili, velario appeso. La materia diventa un muro compatto e forte che comunica da lontano ferma potenza e da vicino una gamma di colori prossimi l’uno all’altro dalla grana mutevole.

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Vi sono inoltre pause in ottone brunito che scavano il velario e rivelano, attraverso l’artificio del bassorilievo, la profondità del muro come materia di stratificazione e aiutano gli angoli a diventare piu forti sia nella sottrazione che nella fasciatura, serrando in un fermo abbraccio il calore della “casa”.
I gialli delicati della pietra scalfiti dalle abrasioni meccaniche delle lavorazioni rivelano e fanno emergere i rosa di una terra che si trasforma nella luce e trova un’eco piu intensa e drammatica nelle lastre in ottone brunito e nelle imbotti delle finestre per via del sole che lo plasma.

photogallery

La facciata è quindi una scrittura che insegna i codici segreti dell’armonia e insegna a parlare piano, quando i colori sono pallidi, e a cantare forte quando la natura impone le sue note accese. La facciata è un gesto di rispetto e di civiltà, una presenza anacronistica che parla la lingua del tempo passato e del futuro, che è già scritto e contenuto in quel passato.
Come la facciata parla la lingua della città, adottando le sue parole, i suoi ritmi e proporzioni, gli interni, rivisti nella loro totalità sia funzionale che stilistica, riprendono invece alcuni stilemi dell’architettura degli esterni in termini di geometria, composizione e materiali. Un impianto classico in facciata dialoga con un impianto classico nella divisione degli spazi interni dove alcuni materiali di varia provenienza ( marmo Calacatta bianco con venature dorate italiano , marmo Dark Emperador spagnolo, Onice miele Iraniano) caratterizzano gli ambienti di rappresentanza come l’atrio e lo scalone monumentale, le sale direzionali e le sale riunioni.

SCHEDA DI PROGETTO:
Progettazione architettonica:
Mygg architecture
Capo progetto: Gerardo Sannella
Ingegneri strutturali: ing.Mauro Signorini
Direzione Lavori: arch.Alfredo Signorini
Committente: Sinesviluppo spa
Imprese esecutrici: Sinesviluppo spa
Indirizzo: Via Dante 22
Città: Pontedera ( PI), Italia
Periodo di progettazione: 2011-2012
Periodo di realizzazione: 2012-2015
Dimensioni: 800 mq
Pietra impiegata: Santafiora dorata per le facciate; marmo Calacatta, Dark Emperador, Onice Miele per l’architettura degli interni.

Vai a MYGG

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9 gennaio 2017

Opere di Architettura

Eduardo Souto de Moura
Casa nel Bom Jesus, Dadim, Braga, Portogallo

“Possiamo dire che vocazioni opposte si disputano nel campo della letteratura attraverso due secoli: una tende a fare del linguaggio un elemento senza peso, che fluttua sopra le cose come una nuvola, o meglio, come una finissima polvere, o meglio ancora, come un campo di impulsi magnetici; l’altra tende a comunicare al linguaggio il peso, lo spessore, il concreto delle cose, dei corpi e delle sensazioni.”

Lezioni Americane – Sei proposte per il prossimo millennio
Italo Calvino


Scorcio della zona d’ingresso con la scala che porta alla terrazza.

Il terreno presentava una forte pendenza ed era tagliato da un muro di sostegno in pietra irregolare. Nella parte inferiore, vicino all’entrata, si trovava una casa in rovina. Sarebbe stato un sacrificio recuperarla ed era destino che i risultati sarebbero rimasti sempre al di là del programma previsto.
Il programma lasciava intendere che la casa doveva essere due in una. Una per i figli al piano terreno, l’altra per i genitori al piano superiore. Due scale alle estremità avrebbero risolto i collegamenti naturali.
Il progetto cominciò con la demolizione delle preesistenze. Si demolì il rudere, si demolirono i muri di pietra, e con le pietre si ridisegnò lo stesso muro, con aperture verso l’esterno. Non fu difficile, perchè la pietra a secco e coperta dal muschio veniva appoggiata a un muro di calcestruzzo. Si trattava di una “pittura” minerale spessa, che creava un’atmosfera “antica”, come se sempre fosse esistita lì, in quel luogo. Questa sua “naturalità” doveva sostenere un guscio bianco in cemento, con molto ferro e appoggiato su snelli pilastri metallici.


Veduta del lato est con il giardino sopralevato e la piscina.

La costruzione, nelle finiture, comportò altri materiali: sopra il generoso spessore del granito corrono tangenti le doghe rosse di legno esotico; montanti francesi in alluminio sono sospesi alla copertura con cavi di acciaio. Lo sforzo necessario a sostenere il carico dei vetri è affidato alla controfreccia della soletta, ben calcolata dall’ingegneria.
La casa è l’incontro fra due apparenti modi di costruire: uno tende a creare un equilibrio precario fra cemento, ferro e vetro, con un disegno al limite degli spessori; l’altro, per le dimensioni della pietra (da 30 a 50 cm), rimane immobile addossato al calcesruzzo, nella posa ipocrita delle cose “naturali”. Come nella letteratura, oggi anche l’architettura passa di qui.


Atrio d’ingresso con la scala che conduce all’appartamento al piano superiore.

Scheda tecnica
Località:
Dadim, Braga – Quinta da Batoca
Data di progettazione: 1989
Data di realizzazione: 1994
Progettazione: Eduardo Souto de Moura
Collaboratori: Graça Correia, José Fernando Gonçalves, Manuela Lara
Ingegnere civile: José Adriano Cardoso
Impresa di costruzione: Martins Francisco & Fithos


Schizzo di studio.

Per una documentazione completa dell’opera Download PDF

Rieditazione tratta da Pietra su Pietra, a cura di Vincenzo Pavan pubblicato da Marmomacc

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19 dicembre 2016

Design litico

Attico a Beirut

Un prestigioso attico che vede l’intervento di Lithos Design Source, il servizio di consulenza a 360° dove Lithos Design mette la propria conoscenza del marmo a disposizione degli architetti alle prese con progetti architettonici complessi

La ristrutturazione di un attico privato libanese, realizzata dall’architetto Fouad Naayem e il suo studio FNA & Partners, esprime un lusso equilibrato in cui si mescolano armonicamente grandi volumi, materiali nobili e arte contemporanea.
Numerosi elementi sono stati realizzati su misura, fra questi le pareti del salone, vera e propria colonna vertebrale dell’abitazione. Il rivestimento è in marmo nel modello Tratto della collezione Le Pietre Incise (Lithos Design Primes), che l’architetto ha voluto personalizzare con la consulenza di Lithos Design Source: in questo progetto, infatti, Tratto è realizzato nel prezioso Bianco Lasa, non a catalogo, un marmo bianco con venature di color giallo-oro di grande eleganza, qui abbinato ad elementi di interior in ebano Macassar.

Questo attico è uno degli esempi di come gli esperti di Lithos Design Source possono lavorare con il progettista, in questo caso personalizzando con le pietre più idonee alcune collezioni Lithos Design Primes.
Con Lithos Design Source, il progettista lavora con un team di consulenti esperti di pietra naturale e delle sue applicazioni. Ha quindi tutti i vantaggi di un interlocutore unico con il quale definire tutte le parti in marmo relative a un progetto: superfici orizzontali e verticali tradizionali e di design, complementi d’arredo ed elementi architettonici. Quale modello utilizzare in ogni spazio, quale pietra è più adatta ad ogni destinazione d’uso, come abbinare diverse lavorazioni e materiali lapidei: per ogni esigenza il progettista ha una risposta competente.

Private Penthouse
Ashrafieh, Libano
Progetto: FNA & Partners
Data: 2015

Lithos Design, produttore di rivestimenti, pareti divisorie e pavimenti in pietra naturale di design industriale destinati alla decorazione d’interni, include tre marchi: Lithos Design Primes, il brand per il target high end residenziale e contract che raccoglie collezioni accomunate da una resa estetica unica e sofisticata; Lithos Design Domino, la linea nata nel 2016 per spazi residenziali e contract di largo respiro, realizzata grazie ad una tecnologia produttiva particolarmente avanzata che permette produzione in grande quantità, consegne brevi e prezzi competitivi; infine Lithos Design Source, il servizio di consulenza a 360° con cui l’azienda mette la propria conoscenza del marmo a disposizione dei progettisti alle prese con progetti architettonici articolati.
Questa expertise deriva dalla storia e dalle radici di Lithos Design, nata come laboratorio sperimentale avanzato di Bevilacqua Marmi, un’azienda lapidea con 30 anni di esperienza e una consolidata fama nella consulenza progettuale ad elevata difficoltà.

Vai a: Lithos Design

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14 dicembre 2016

Design litico

Great hospitality
Pibamarmi per Hotel Meliá Campione


Hotel Meliá Campione: pavimenti e rivestimenti in Grigio Siviglia e Nero Mandala negli spazi reception e lounge (forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

Inaugurato nel 2015, l’hotel Melia Campione a Campione d’Italia è situato sulle sponde del Lago di Lugano e conta quaranta camere e due suite. La nuova struttura è già meta d’elezione di un turismo internazionale di alto livello anche grazie al suo ristorante, gestito dal brand Luis Mas, e a un centro benessere dotato di due sale trattamenti, di un’area umida e di uno spazio gym completamente attrezzato. Le camere, venti delle quali si affacciano direttamente sul lago, sono di grandi dimensioni e presentano spazi e allestimenti articolati, contrassegnati da diaframmi vetrati o lignei, da pareti attrezzate e da palette cromatiche calde e luminose.


Hotel Meliá Campione: interno di una suite.

Le due suite declinano lo stesso mood in due diverse varianti: la Femme Fatale Suite è dedicata a soggiorni romantici ed è dotata di uno spazio bagno e relax che sconfina nella zona giorno e in un’ampia terrazza affacciata sul lago e sul vicino casinò; la Modern Dandy Suite è ideale invece per business man alla ricerca di lifestyle anche durante i soggiorni di lavoro. A conferire all’hotel uno stile inconfondibile è stato lo studio MMA Projects, guidato da Marco Mangili e composto da un team di architetti, designer e ingegneri che lavorano in sinergia, spaziando dalla progettazione architettonica, all’interior design, al product design.


Hotel Meliá Campione: pavimenti e rivestimenti in Grigio Siviglia con finitura patinata nelle sale da bagno delle camere e delle suite (forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

In MMA Projects ogni progetto viene sviluppato ricercando materiali, forme e colori, nella rielaborazione di linguaggi espressivi tradizionali o contemporanei per dar corpo a strutture coerenti, ad un tempo funzionali e poetiche. In un dialogo continuo tra architettura e arredamento, design e tecnologia, il team dei progettisti affronta tutti gli stadi del processo costruttivo e dell’allestimento d’interni, selezionando anche maestranze e fornitori particolarmente esperti ed affidabili. Protagonista nel pool di suppliers scelti per il Meliá Campione è stata Pibamarmi che ha garantito la qualità delle ampie superfici di rivestimento litico negli spazi comuni e nelle sale da bagno. In particolare l’azienda di Chiampo ha fornito le pietre Grigio Siviglia e Nero Mandala, tagliate su disegno e lavorate con finiture di superficie peculiari: patinate, velluto e seta grezza. La materia litica ha dato vita così a stesure pavimentali e a rivestimenti continui che rappresentano un valore aggiunto di questo progetto perfettamente allineato con gli standard più elevati dell’hotellerie contemporanea.

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9 dicembre 2016

Opere di Architettura

Armadillo Vault, alla ricerca della compressione

Sarebbe stato difficile pensare al XXI secolo come l’era in cui la volta, figura architettonica d’epoca romana, avrebbe impegnato ricercatori provenienti da differenti centri culturali.
Tra gli esempi virtuosi, Ochsendorf DeJong & Block (ODB Engineering) conducono un’attività guidata dalla ricerca e verificata dalla pratica costruttiva. Partendo dalle analisi effettuate su alcuni edifici storici, come le architetture del valenciano Rafael Guastavino y Moreno o la cappella del King’s College di Cambridge, sono arrivati ad affermare che evitando la curvatura e lavorando solo in compressione si sarebbe risparmiato il 70% del materiale impiegato. Armadillo Vault ha portato con sé un tema fondamentale per la 15. Mostra Internazionale di Architettura, quello della riduzione dei costi dell’opera con evidenti vantaggi a livello economico e logistico.


Armadillo Vault nelle Corderie dell’Arsenale della Biennale di Venezia (Ph. Erika Pisa)

La ricerca
Si tratta di una ricerca della verità costruttiva che si delinea attraverso i percorsi di Antoni Gaudi, Frei Otto, Eduardo Torroja, Heinz Isler, Félix Candela, il quale ribadisce in uno dei suoi scritti che la struttura intelaiata appartiene alle costruzioni metalliche e non a materiali come il cemento armato. Questi, per le loro caratteristiche fisiche, non sopportano la flessione nonostante abitualmente la pratica costruttiva abbia imposto queste leggi. Scrive ancora F. Candela in Espacios nel 1953:
“La scarsa resistenza a trazione della pietra – naturale o artificiale – è surrogata nel cemento dall’inclusione di acciaio in barre strategicamente collocate. In questo modo, approssimativamente i due terzi della sezione lapidea diventano un peso morto che non ha nessuna funzione resistente […] Da qui risulta il fatto assurdo che, probabilmente, i tre quarti, o forse più, del materiale utilizzato in una struttura è perfettamente inutile, superfluo e, in definitiva, dannoso per la stabilità, visto che incrementa le forze di inerzia che entrano in gioco nei terremoti, e influisce sfavorevolmente nella deformazione del terreno di fondazione, per non parlare degli altri effetti meno evidenti ma ugualmente deleteri”.


Dettagli dell’entradosso e dell’estradosso (Ph. Erika Pisa)

L’immagine
I presupposti appena chiariti hanno fatto sì che i 399 conci in pietra, chiamati voussoir, si mantenessero mutuamente in una struttura voltata, lavorando a sola compressione, e con uno spessore degli elementi variabile da 5 a 12 cm. Le colonne delle Corderie dell’Arsenale sono state accolte dalla forma della volta, che con due aperture dà ulteriore luce all’interno, lasciando in dialogo le due architetture compresenti. L’aspetto rugoso dell’intradosso dei voussoir, con il suo color crema proveniente dal caldo Texas, ha conferito all’ambiente un tono introverso richiamando la figura archetipica dell’antro recluso nel ventre della terra.


Diagrammi sulle possibili configurazioni morfologiche (Ph. Erika Pisa)

La struttura
L’analisi strutturale ha supportato il disegno secondo i capisaldi del form finding, strategia che si basa sulla ricerca della forma adatta ai vincoli sottoposti (contrariamente a quanto accade nei casi in cui è il disegno a governare ostinatamente il dimensionamento degli elementi strutturali). L’idea che spiegherebbe il metodo di concepimento dei moduli e di assemblaggio è quella di un puzzle tridimensionale, infatti l’analisi strutturale ha rappresentato l’intero sistema come un insieme di elementi separati, con il Metodo degli elementi discreti (DEM – Discrete Element Method), verificando i risultati derivati dalle diverse forme di carico applicate.


Dettaglio dei voussoir lavorati con tecnologie a controllo numerico (Ph. Erika Pisa)

Discretizzazione e lavorazione a controllo numerico
I voussoir, modellati prima tridimensionalmente con il software di modellazione Rhinoceros, sono stati raggruppati in 55 categorie e studiati in modo da avere una delle due facce convesse al fine di raccordare gli elementi sull’intradosso della volta in un’unica superficie continua. Il processo di lavorazione, avvenuto mediante l’utilizzo di tre tipologie di macchine CNC, ha ottimizzato le fasi tenendo conto dei tempi a disposizione. Una delle due facce di ogni elemento è stata fresata con un disco e poi rifinita con una CNC a 5 assi, restituendo la forma studiata dai progettisti; l’altra faccia invece è stata planarizzata individualmente, creando sull’estradosso i gradini, i quali sin da subito lasciano leggere la trama dei conci che costituiscono la struttura. Come è noto, c’è sempre da considerare la somma delle tolleranze durante i processi di lavorazione, per cui l’assemblaggio è avvenuto con il posizionamento di tutti i voussoir a meno dei conci in chiave, dimensionati a seconda dello spazio residuale.


La volta durante l’esposizione della 15. Mostra Internazionale di Architettura a Venezia (Ph. Erika Pisa)

L’esposizione
L’intero processo ha avuto una prima simulazione nei laboratori degli artigiani che hanno partecipato alla costruzione dell’Armadillo Vault. L’esperienza portata alla Biennale di Venezia da Ochsendorf, DeJong e Block ha dimostrato come i contemporanei processi costruttivi siano oramai chiaramente dipendenti dai sistemi digitali, presenti nella fase di progettazione, in quella di calcolo e persino nella fabbricazione.
Tre, dunque, sono i temi attorno ai quali è possibile rileggere il futuro della ricerca sulla progettazione e dell’architettura che appartiene a tutti: il rinascimento artigianale, la durabilità dell’archetipo nel tempo e l’indagine sulla giusta forma in rapporto al materiale e ai vincoli.
La sperimentazione è sempre frutto di una collaborazione multidirezionale delle figure impegnate nella genesi del progetto e nella sua concretizzazione, con un aumento delle occasioni di successo laddove tutte le forze convergano nello stesso verso. Per certi aspetti, è evocata un’immagine storicizzata del cantiere gotico, sempre affollato e ampiamente partecipato; frutto auspicato di ogni costruttore che voglia vedere realizzata ciò che prima era solo una visione.

di Nicola Violano

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