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25 febbraio 2017

News

CLAUDIO NARDULLI – INTERPRETAZIONE DI UNA FORMA.
Fotografie e sculture

Claudio Nardulli – INTERPRETAZIONE DI UNA FORMA
Fotografie e sculture

a cura di Barbara Martusciello

INAUGURAZIONE E CONFERENZA 3 febbraio 2017 ore 16.00
MOSTRA 3 > 16 marzo 2017
dal lunedì al venerdì – dalle ore 10.00 alle 19.00
sabato e domenica chiuso
INGRESSO GRATUITO

Venerdì 3 febbraio, presso la Casa dell’Architettura di Roma si inaugura la mostra di Claudio Nardulli – Interpretazione di una forma. Fotografie e sculture, curata della critica Barbara Martusciello.
In questa personale sono esposte una serie di fotografie di Claudio Nardulli che trasformano in immagini astratte ed essenziali l’architettura ispirata alla natura e alle fisionomie a guscio dei paraboloidi iperbolici di Felix Candela del suoOceanografic di Valencia. Da questa riflessione Nardulli si muove per creare magnifiche sculture in marmo dalle volumetrie biomorfe in cui si concentra l’analisi sulla funzione della luce, sulle geometrie non euclidee, sul rapporto tra lo spazio e il tempo e sulla  nascita e la struttura delle forme.
 
L’inaugurazione della mostra è introdotta alle ore 16.15 dalla conversazione tematica “Arte e Scienze”, così organizzata: apertura dei lavori, Arch. Massimo Locci; presentazione della conferenza Dott.ssa Barbara Martusciello, curatrice e critica d’arte; introduzione dell’artista, Arch. Claudio Nardulli. Interverranno: il Prof. Rodolfo Guzzi, Dalla ideazione alla forma: i problemi inversi e l’analisi non standard: la Prof. e Arch. Carmen Andriani, Materia Viva; l’Ing.Marco Barone, Oltre la regola, sublimando la regola: i paraboloidi iperbolici e il c.a.; il Prof. Felice Ragazzo, Stereo-morfemi, Tecno-morfemi, Xylo-morfemi. 
Durante la conferenza è possibile visitare la mostra che sarà fruibile anche, accompagnati dall’artista e dalla curatrice, dalle ore 18,30 alle ore 20
L’iniziativa è promossa dal Comitato tecnico scientifico della Casa dell’Architettura.

INFO MOSTRA
Claudio Nardulli - Interpretazione di una forma -Fotografie e sculture

A cura di Barbara Martusciello

Apertura: ore 16.00
Conversazione tematica Arte e Scienze: ore 16.15 – 18.30 (la partecipazione all’evento riconosce 2 crediti formativi agli iscritti)
Visita accompagnata alla mostra: ore 18.30 – 20.00

PROROGATA
La mostra è in corso dal 4 al 16 marzo ed è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 19.00

Ingresso gratuito
Casa dell’Architettura (ex Acquario Romano), Piazza Manfredo Fanti, 47 Roma

Scarica il programma

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8 febbraio 2017

News

Interpretazione di una forma
Testo critico di Barbara Martusciello

La Casa dell’Architettura di Roma ospita fino al 28 Febbraio la mostra di Claudio Nardulli
In questa personale, che si posiziona come un punto importante della sua lunga ricerca, Claudio Nardulli espone una serie di sculture e di fotografie accorpate sotto una titolazione eloquente: Interpretazione di una forma.
Le due diverse concretizzazioni visive, con le grammatiche che le costituiscono, sono in dialogo tra loro: la scultura, essenziale e dalle volumetrie morbide perché biomorfe, è elemento solido tridimensionale e tattile; la fotografia è bidimensionale e campo della luce, ovvero quanto di meno oggettivamente solido esista. L’architettura immortalata è altrettanto di cubatura, ben salda e concreta. Insieme annullano le eventuali contrapposizioni che possono manifestare per attuare una pratica della sinergia. A che fine? Per restituire, analizzandole e affiancandole, le rappresentazioni espressive per agire nella plasticità, leggerezza e dinamicità di una forma a partire dalle superfici a guscio.
Ne derivano fotografie che fermano il tempo, congelandolo nella fissità dell’immagine, e nel nostro caso ci danno una rarefatta astrazione e la sintesi geometrica – non euclidea – derivanti dall’esplorazione del mondo della pura forma. Per quanto concerne la scultura, la caratterizzazione è simile – rarefatta astrazione e sintesi geometrica – ma per giungere alla costruzione di una forma integrale e a suo modo autentica e originaria.

Interpretazione di una forma, dunque: ma che tipo di configurazione? Di quella basata sulle ellissi, sul concavo e il convesso, sulle flessuosità e che richiama organismi unicellulari.
Le sculture di Nardulli, marmoree solidità che alludono alla malleabilità, accolgono la luce nei propri incavi e nelle sporgenze animando quel lato dell’opera che quasi vibra e pare viva sostanza della Natura. Le fotografie anatomizzano un’architettura che guarda alla stessa Natura – i gusci, le conchiglie, i paraboloidi iperbolici, le estensioni rientranti o bombate di certi carapaci – ispezionata anche da Felix Candela per conseguire il suo Oceanografic di Valencia. Lo storico architetto spagnolo naturalizzato messicano intellettualizza tale forza generatrice naturale, la liofilizza nel linguaggio del progetto umano: il suo.

La statuaria di Nardulli ha uno specifico idioma – interno alla Scultura – che assume parte di quegli stessi fraseggi e molto del senso da essi incarnati e trova un suo posto svincolato da quella prima ispirazione. Se ne è nutrita come humus su cui è cresciuta ogni sua analisi che ha portato nella sua lunga ricerca di anni, fatta di manualità certosina, conoscenza e trattazione dei materiali sofisticata e di manufatti che comprendono e citano la tradizione ma la superano: non con un’evidenza esuberante ma scegliendo il dettaglio, la minuzia, il minimo spostamento, quella modificazione della forma che è sostanza e che una lettura sapiente può cogliere nella sua globalità.


Claudio Nardulli (2017) – Installazione con scultura di marmo girevole e video

Che si tratti di una manifestazione tridimensionale o di quella a due dimensioni, Nardulli è lontanissimo da qualsiasi tentazione oleografica e trasforma la complessità dell’esistente nella sua sintesi, ovvero riassunto dell’ardimento monumentale in espansione, versione astratta, tensioni dinamiche, potenza geometrica: sia scolpita in pietra, sia manifestata dal bianco-e-nero della luce e dei megapixel. Inutile cercare in tutto ciò altri significati, il simbolico, perché – parafrasando Renè Magritte – la poesia e il mistero inerenti sono tutti nelle immagini, nella forma.

di Barbara Martusciello

La mostra è stata prorogata fino al 28 Febbraio

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23 gennaio 2017

Opere di Architettura

Headquarter a Pontedera

Il progetto consiste nella ristrutturazione di un edificio degli anni 50 sito a Pontedera in provincia di Pisa. Si tratta di un ‘operazione di ristrutturazione degli spazi interni e della creazione di un nuovo fronte urbano, che fosse in grado di dialogare con il centro storico esistente. Organizzato su 4 livelli l’edificio è l’ Headquarter di una società di Real Estate ed ospita gli uffici di rappresentanza e gli uffici tecnici della società stessa.
L’intervento mira principalmente – al di là delle sue necessità prosaiche di riorganizzazione funzionale – a ricucire -con il magistero della pietra- un fronte urbano che era stato interrotto da un intervento degli anni 60 : l’uso della pietra locale diventa quindi la chiave di lettura principale con cui riscrivere la storia di questo edificio.


TECU® Brass

photogallery

Il progetto gioca sulle qualità prospettiche del volume edilizio che manifesta già a grande distanza un principio di compatta solidità sterometrica definendo la potenza quasi monumentale del manufatto e al contempo – in uno sguardo ravvicinato – esibendo il dettaglio raffinato che rende giustizia all’eleganza dell’insieme. Nella dialettica tra potenza ed eleganza si gioca il rapporto con la Storia.
L’uso della pietra Santafiora dorata di provenienza altolaziale avviene secondo un partito compositivo estremamente semplice e leggibile, interrotto e inframezzato da un contrappunto rigoroso di grandi finestre dotate di profonde imbotti in ottone brunito, che misurano lo spessore dell’architettura di struttura e di rivestimento : dall’interno all’esterno si distribuiscono i piani costruttivi dall’intonaco alla muratura di tamponamento alla struttura in cemento armato esistente al cappotto che isola e divide alla primaria e secondaria struttura in alluminio che porta la facciata ventilata con le lastre di pietra dello spessore di 20 mm secondo un disegno di corsi regolari ma dimensionalmente variabili, velario appeso. La materia diventa un muro compatto e forte che comunica da lontano ferma potenza e da vicino una gamma di colori prossimi l’uno all’altro dalla grana mutevole.

photogallery

Vi sono inoltre pause in ottone brunito che scavano il velario e rivelano, attraverso l’artificio del bassorilievo, la profondità del muro come materia di stratificazione e aiutano gli angoli a diventare piu forti sia nella sottrazione che nella fasciatura, serrando in un fermo abbraccio il calore della “casa”.
I gialli delicati della pietra scalfiti dalle abrasioni meccaniche delle lavorazioni rivelano e fanno emergere i rosa di una terra che si trasforma nella luce e trova un’eco piu intensa e drammatica nelle lastre in ottone brunito e nelle imbotti delle finestre per via del sole che lo plasma.

photogallery

La facciata è quindi una scrittura che insegna i codici segreti dell’armonia e insegna a parlare piano, quando i colori sono pallidi, e a cantare forte quando la natura impone le sue note accese. La facciata è un gesto di rispetto e di civiltà, una presenza anacronistica che parla la lingua del tempo passato e del futuro, che è già scritto e contenuto in quel passato.
Come la facciata parla la lingua della città, adottando le sue parole, i suoi ritmi e proporzioni, gli interni, rivisti nella loro totalità sia funzionale che stilistica, riprendono invece alcuni stilemi dell’architettura degli esterni in termini di geometria, composizione e materiali. Un impianto classico in facciata dialoga con un impianto classico nella divisione degli spazi interni dove alcuni materiali di varia provenienza ( marmo Calacatta bianco con venature dorate italiano , marmo Dark Emperador spagnolo, Onice miele Iraniano) caratterizzano gli ambienti di rappresentanza come l’atrio e lo scalone monumentale, le sale direzionali e le sale riunioni.

SCHEDA DI PROGETTO:
Progettazione architettonica:
Mygg architecture
Capo progetto: Gerardo Sannella
Ingegneri strutturali: ing.Mauro Signorini
Direzione Lavori: arch.Alfredo Signorini
Committente: Sinesviluppo spa
Imprese esecutrici: Sinesviluppo spa
Indirizzo: Via Dante 22
Città: Pontedera ( PI), Italia
Periodo di progettazione: 2011-2012
Periodo di realizzazione: 2012-2015
Dimensioni: 800 mq
Pietra impiegata: Santafiora dorata per le facciate; marmo Calacatta, Dark Emperador, Onice Miele per l’architettura degli interni.

Vai a MYGG

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9 gennaio 2017

Opere di Architettura

Eduardo Souto de Moura
Casa nel Bom Jesus, Dadim, Braga, Portogallo

“Possiamo dire che vocazioni opposte si disputano nel campo della letteratura attraverso due secoli: una tende a fare del linguaggio un elemento senza peso, che fluttua sopra le cose come una nuvola, o meglio, come una finissima polvere, o meglio ancora, come un campo di impulsi magnetici; l’altra tende a comunicare al linguaggio il peso, lo spessore, il concreto delle cose, dei corpi e delle sensazioni.”

Lezioni Americane – Sei proposte per il prossimo millennio
Italo Calvino


Scorcio della zona d’ingresso con la scala che porta alla terrazza.

Il terreno presentava una forte pendenza ed era tagliato da un muro di sostegno in pietra irregolare. Nella parte inferiore, vicino all’entrata, si trovava una casa in rovina. Sarebbe stato un sacrificio recuperarla ed era destino che i risultati sarebbero rimasti sempre al di là del programma previsto.
Il programma lasciava intendere che la casa doveva essere due in una. Una per i figli al piano terreno, l’altra per i genitori al piano superiore. Due scale alle estremità avrebbero risolto i collegamenti naturali.
Il progetto cominciò con la demolizione delle preesistenze. Si demolì il rudere, si demolirono i muri di pietra, e con le pietre si ridisegnò lo stesso muro, con aperture verso l’esterno. Non fu difficile, perchè la pietra a secco e coperta dal muschio veniva appoggiata a un muro di calcestruzzo. Si trattava di una “pittura” minerale spessa, che creava un’atmosfera “antica”, come se sempre fosse esistita lì, in quel luogo. Questa sua “naturalità” doveva sostenere un guscio bianco in cemento, con molto ferro e appoggiato su snelli pilastri metallici.


Veduta del lato est con il giardino sopralevato e la piscina.

La costruzione, nelle finiture, comportò altri materiali: sopra il generoso spessore del granito corrono tangenti le doghe rosse di legno esotico; montanti francesi in alluminio sono sospesi alla copertura con cavi di acciaio. Lo sforzo necessario a sostenere il carico dei vetri è affidato alla controfreccia della soletta, ben calcolata dall’ingegneria.
La casa è l’incontro fra due apparenti modi di costruire: uno tende a creare un equilibrio precario fra cemento, ferro e vetro, con un disegno al limite degli spessori; l’altro, per le dimensioni della pietra (da 30 a 50 cm), rimane immobile addossato al calcesruzzo, nella posa ipocrita delle cose “naturali”. Come nella letteratura, oggi anche l’architettura passa di qui.


Atrio d’ingresso con la scala che conduce all’appartamento al piano superiore.

Scheda tecnica
Località:
Dadim, Braga – Quinta da Batoca
Data di progettazione: 1989
Data di realizzazione: 1994
Progettazione: Eduardo Souto de Moura
Collaboratori: Graça Correia, José Fernando Gonçalves, Manuela Lara
Ingegnere civile: José Adriano Cardoso
Impresa di costruzione: Martins Francisco & Fithos


Schizzo di studio.

Per una documentazione completa dell’opera Download PDF

Rieditazione tratta da Pietra su Pietra, a cura di Vincenzo Pavan pubblicato da Marmomacc

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19 dicembre 2016

Design litico

Attico a Beirut

Un prestigioso attico che vede l’intervento di Lithos Design Source, il servizio di consulenza a 360° dove Lithos Design mette la propria conoscenza del marmo a disposizione degli architetti alle prese con progetti architettonici complessi

La ristrutturazione di un attico privato libanese, realizzata dall’architetto Fouad Naayem e il suo studio FNA & Partners, esprime un lusso equilibrato in cui si mescolano armonicamente grandi volumi, materiali nobili e arte contemporanea.
Numerosi elementi sono stati realizzati su misura, fra questi le pareti del salone, vera e propria colonna vertebrale dell’abitazione. Il rivestimento è in marmo nel modello Tratto della collezione Le Pietre Incise (Lithos Design Primes), che l’architetto ha voluto personalizzare con la consulenza di Lithos Design Source: in questo progetto, infatti, Tratto è realizzato nel prezioso Bianco Lasa, non a catalogo, un marmo bianco con venature di color giallo-oro di grande eleganza, qui abbinato ad elementi di interior in ebano Macassar.

Questo attico è uno degli esempi di come gli esperti di Lithos Design Source possono lavorare con il progettista, in questo caso personalizzando con le pietre più idonee alcune collezioni Lithos Design Primes.
Con Lithos Design Source, il progettista lavora con un team di consulenti esperti di pietra naturale e delle sue applicazioni. Ha quindi tutti i vantaggi di un interlocutore unico con il quale definire tutte le parti in marmo relative a un progetto: superfici orizzontali e verticali tradizionali e di design, complementi d’arredo ed elementi architettonici. Quale modello utilizzare in ogni spazio, quale pietra è più adatta ad ogni destinazione d’uso, come abbinare diverse lavorazioni e materiali lapidei: per ogni esigenza il progettista ha una risposta competente.

Private Penthouse
Ashrafieh, Libano
Progetto: FNA & Partners
Data: 2015

Lithos Design, produttore di rivestimenti, pareti divisorie e pavimenti in pietra naturale di design industriale destinati alla decorazione d’interni, include tre marchi: Lithos Design Primes, il brand per il target high end residenziale e contract che raccoglie collezioni accomunate da una resa estetica unica e sofisticata; Lithos Design Domino, la linea nata nel 2016 per spazi residenziali e contract di largo respiro, realizzata grazie ad una tecnologia produttiva particolarmente avanzata che permette produzione in grande quantità, consegne brevi e prezzi competitivi; infine Lithos Design Source, il servizio di consulenza a 360° con cui l’azienda mette la propria conoscenza del marmo a disposizione dei progettisti alle prese con progetti architettonici articolati.
Questa expertise deriva dalla storia e dalle radici di Lithos Design, nata come laboratorio sperimentale avanzato di Bevilacqua Marmi, un’azienda lapidea con 30 anni di esperienza e una consolidata fama nella consulenza progettuale ad elevata difficoltà.

Vai a: Lithos Design

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