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4 agosto 2016

Opere di Architettura

Cimitero, chiesa e museo da Luz
Pedro Pacheco + Marie Clément
Aldeia da Luz, Mourão, Portogallo, 1998-2003

A seguito della costruzione della Diga di Alqueva nel sud del Portogallo, il paese di Aldeia da Luz fu sommerso. I suoi abitanti così come l’insediamento urbanistico dovettero essere trasferiti in un altro luogo. Lo spostamento del paese da Luz è un atto di sostituzione, un duplice e simultaneo atto di fondazione e distruzione. In questo doppio processo di trasformazione del paesaggio, il paese antico rimane come embrione concettuale: una prima natura elaborata durante secoli di appropriazione del territorio e una seconda pensata e costruita come una nuova identità. La fondazione del luogo, costituita dalla chiesa di Nossa Senhora da Luz, il cimitero trasposto e il museo dedicato ai territori da Luz, cercano di assorbire in una nuova situazione topografica e geografica le analogie con il luogo dell’antica chiesa di Nossa Senhora da Luz: la chiesa e il cimitero come forti elementi identificativi, preesistenze uniche, e il museo come elemento strutturante del nuovo sito, dotato della carica rappresentativa della sostituzione.
La chiesa di Nossa Senhora da Luz come edificio fondatore è un riferimento preciso che dà identità e nome al paese. Un processo di ricostruzione non si traduce soltanto in una ricostruzione storica, ma cerca di recuperare tutta la densità del sapere contenuto nello spessore dei muri. Un uso delle tecniche costruttive tradizionali permette di conservare le condizioni spaziali, termiche e la loro materialità. L’atto del ricostruire è un modo di dar corpo alla chiesa, permettendole di entrare in una nuova fase di trasformazione in continuità con la sua propria storia iniziata nel secolo XV. Il tempo le conferirà una nuova autenticità.


Vista dal Museo da Luz

Del cimitero antico rimane la figura geometrica regolare che accompagna i declivio del terreno, si reintroducono le quattro sezioni a livelli diversi che organizzavano la sua struttura e descrivono la storia della sua crescita, si conservano il principio di vicinanza fra tumuli e i loro orientamenti. Nel nuovo cimitero questi dati sono elementi di riconoscimento del luogo, che permettono di ricreare situazioni di luce e ombra associate ai rituali di visita. Costituiscono un’immaginaria traslazione a una nuova topografia materializzata in un tappeto di grosso spessore costruito con cocciame di marmo posato di coltello. Questo tappeto minerale e luminoso si stacca dal muro bianco del recinto, lasciando un intervallo di terra dove sono piantati cipressi. Il processo di smontaggio del paese di Aldeia da Luz ha portato in superficie indizi vari, tanto di carattere archeologico quanto antropologico, storico e architettonico, che abbracciano oltre il proprio paese tutto un territorio.


Vista del Museo da Luz e del patio degli oleandri

Il museo contiene nel suo disegno e nel suo materiale (lo scisto), la memoria della fondazione della valle del Castello da Lousa, rovina romana, segno di uno dei primi insediamenti umani in questo territorio. È uno spazio contenitore che permette di immagazzinare, classificare e comunicare questa informazione, risultato di tutto il processo di sostituzione che, oltre il registro fisico, stabilisce una complicità intenzionale fra la situazione dei due paesi. L’importanza della geologia e del paesaggio del luogo. La localizzazione strategica sull’asse est-ovest del paese evidenzia il suo carattere strutturante. Costruire il museo in scisto lo avvicina di più alla terra, al suolo scistoso e all’idea di fondazione. Il museo ridisegna la topografia del sito in un rapporto tellurico con il paesaggio, riflettendo la condizione di edificio come segno identificativo, dove i percorsi, i muri e la luce evidenziano elementi della propria cultura del territorio. Lo spazio interno del museo completa questa lettura evidenziando uno sguardo particolare sul paesaggio, costituendo una sequenza di luoghi legati fra loro con caratteristiche spaziali proprie – atrio, sala polivalente, sala per esposizioni temporanee, sala della memoria, sala da Luz e patio. Questa sequenza degli spazi disponibili, pensata dall’inizio per una collezione ancora non costituita, risponde all’immaterialità programmatica con una forte esposizione di materia: la parete doppia di cemento e scisto grigio. La sala da Luz come figura principale del museo ha costituito insieme con i camini di luce un unico segno visivo di presenza dell’edificio nel paesaggio.
È uno spazio di luce, una pagina bianca preparata per la scrittura di una sintesi della storia del territorio di luce in trasformazione. (P.P.+M.C.)


Viste di uno dei “camini di luce” dall’interno e di un patio interno

Scheda tecnica
Titolo dell’opera:
Museo da Luz [Luogo del museo, chiesa e cimitero da Luz]
Indirizzo: Largo da Igreja Nª Sª da Luz, Luz, Mourão, Portogallo
Data di progettazione: novembre 1998 – luglio 1999
Data di realizzazione: gennaio 2000 – ottobre 2003
Committente: E.D.I.A. – Empresa de Desenvolvimento e Infra-estruturas do alqueva SA, Beja, Portogallo
Progettazione: Pedro Pacheco + Marie Clément, Lisboa, Portogallo
Design team: Pedro Pacheco, Marie Clément, Sara Antunes e Pedro Rogado
Ricerca e consulenze al progetto: Benjamim Pereira (Museologia, Etnografia) – Clara Saraiva (Antropologia) – Sandra Monteiro (Storia) – Sebastião Carmo Pereira (Paesaggista) – E.D.I.A. Archeological Team (Archeologia) – Laranja Azul (Materiali audio-visivi) – Atelier Henrique Cayatte (Logo e Graphic Design) – Alvaro Negrelo (Modelli)
Direzione lavori: E.D.I.A. – Empresa de Desenvolvimento e Infra-estruturas do alqueva SA, Beja, Portogallo
Morim Oliveira e Ricardo Brazão
Impresa di costruzione: Peixoto & Antunes Lda, Ermesinde, Portogallo
Humberto Sousa
Materiali lapidei utilizzati:
Esterni: Calcale Grigio scistoso di Luz, Mourão, Portogallo (Museo),
Calcale Blu scistoso di Pássaros, Luz, Mourão, Portogallo (Chiesa),
Calcale Grigio scistoso di Mourão, Portogallo, e Marmo Bianco di Estremoz, Portogallo (Cimitero)
Interni: Calcale Grigio scistoso di Luz, Mourão, Portogallo (Museo),
Calcale Blu scistoso di Pássaros, Luz, Mourão, Portogallo (Chiesa),
Calcale Grigio scistoso di Mourão, Portogallo (Cimitero)
Fornitura pietra: Soxisto – Sociedade de Exploração dos Xistos de Mourão, Mourão, Portogallo (Calcale scistoso)
Granimarques – Sociedade Unipessoal Lda, Mourão, Portogallo (Marmo Bianco)
Installazione pietra: Peixoto & Antunes Lda, Ermesinde, Portogallo
Humberto Sousa, maestro della pietra

Per una documentazione completa dell’opera Download PDF

Rieditazione tratta da Nuova estetica delle superfici, a cura di Vincenzo Pavan pubblicato da Marmomacc

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29 luglio 2016

News

Marmomacc traccia il futuro del design in architettura

CONVEGNO IN COLLABORAZIONE CON ARCHITECTURAL RECORD


© Luca Morandini

“The future of design: materials, sustainability and context” – in collaborazione con Architectural Record, la prestigiosa rivista americana di architettura – è il tema del convegno che si svolgerà a Marmomacc giovedì 29 settembre dalle 15.00 alle 17.00 presso l’Area Forum del padiglione 1 – The Italian Stone Theatre.
Moderato da Cathleen McGuigan, editor-in-chief della testata, l’incontro vedrà la partecipazione di Duncan Swinhoe, Managing Director dello studio Gensler di Londra, Shawn Duffy, Managing Principal dello studio KPF di Londra e Richard Olcott, Design Partner dello studio Ennead di New York. I tre autorevoli architetti, rappresentanti di altrettanti prestigiosi studi, sono stati invitati a discutere su quelli che sono i trend in architettura, mettendo in evidenza i metodi costruttivi, gli aspetti di sostenibilità e le strategie adottate per adattare i progetti al contesto locale e alle condizioni ambientali in cui vengono realizzati. Nel corso della discussione sarà dato ampio spazio all’uso della pietra naturale.
Dopo una presentazione individuale dei lavori che meglio rappresentano la direzione intrapresa dai diversi architetti, gli ospiti si confronteranno in un dibattito sul futuro dell’architettura, coinvolgendo anche il pubblico di professionisti presente in sala.


© Luca Morandini

BREVI BIOGRAFIE DEI RELATORI
Cathleen McGuigan è editor-in-­chief di Architectural Record, la principale rivista americana di architettura da 125 anni. Sotto la sua guida Record ha vinto, tra i numerosi premi, anche il Grand Neal Award (2012), massimo riconoscimento di eccellenza nel settore dell’American Business Media. In precedenza è stata critica di architettura e arts editor della rivista Newsweek ed è stata inoltre Loeb Fellow alla Graduate School of Design di Harvard.
Shawn Duffy si è unito allo studio KPF nel 1999 e da allora ha guidato alcuni tra i progetti più complessi per clienti residenziali e commerciali. È stato project manager dell’International Commerce Center di Hong Kong, l’edificio a uso misto di 490 metri più alto della città; attualmente è Managing Principal del Ping An Finance Center, palazzo di 600 metri a Shenzhen. È stato inoltre project manager per le aree di sviluppo urbano di Canary Wharf a Londra ed è Managing Principal per diversi progetti residenziali e commerciali a Vauxhall, lungo il Tamigi.
Richard Olcott è stato a capo di numerosi progetti culturali, accademici e istituzionali governativi per Ennead, compresi la Bing Concert Hall e la Anderson Collection della Stanford University, il Ponte per il Laboratory Sciences del Vassar College e al momento sta lavorando al nuovo complesso dell’Ambasciata Americana ad Ankara in Turchia. È stato il commissario della The New York City Landmarks Preservation Commission e vincitore del premio Rome Prize Fellowship all’Accademia Americana di Roma.
Duncan Swinhoe è managing director dello studio Gensler di Londra. Architetto con quasi 20 anni di esperienza, si è molto concentrato sulle aree di sviluppo urbano su larga scala, e in particolare sulla progettazione di edifici per uffici commerciali nel Regno Unito, in Europa e nella regione del Golfo. Tra i vari progetti, ricordiamo il Word Trade Center e la Sede Centrale del Gulf Corporation Council nel Riyadh e le Tarmeer Towers di Abu Dhabi. Infine è a capo di un progetto di ricerca dello studio sugli edifici commerciali del futuro.

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18 luglio 2016

News

STONE ARCHMARATHON AWARD

PRESENTATI 72 PROGETTI DI ARCHITETTURA IN PIETRA


© Luca Morandini

Sono stati 72 gli studi che hanno risposto alla call for projects lanciata da Marmomacc e Archmarathon con l’obiettivo di raccogliere le candidature di progetti in pietra che concorreranno al primo Stone Archmarathon Award, la nuova categoria nata per la promozione e la valorizzazione del materiale litico in architettura.
Tra le diverse proposte sono stati selezioni 20 prestigiosi studi che potranno accedere alla fase di “casting” -­? in programma venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre a Marmomacc – nel corso della quale una giuria internazionale presieduta da Luca Molinari selezionerà i finalisti che si contenderanno il primo Stone Archmarathon Award in occasione di Archmarathon 2018.
Grazie a questa importante collaborazione con Archmarathon, Marmomacc rafforza ulteriormente il legame con il mondo dei progettisti, degli architetti e degli interior designer mostrando ancora una volta la propria vocazione a saper coniugare momenti di business con occasioni di formazione e conoscenza per le aziende e gli operatori del settore.

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13 luglio 2016

News

Go Hasegawa + Pibamarmi al Marmomacc 2016

Pibamarmi sarà presente alla prossima edizione Marmomacc di Verona con un nuovo spazio espositivo firmato dall’architetto giapponese Go Hasegawa. L’installazione valorizzerà le proprietà di traslucenza del marmo grazie a un corpo compatto, a pianta centrale, scavato all’interno secondo profili variabili, concepiti per ottenere diversi gradi di assottigliamento e trasparenza della materia litica.

Go Hasegawa
Dopo essersi formato all’Institute of Technology di Tokyo, Go Hasegawa apre il proprio studio di architettura nel 2005 dedicandosi principalmente alla progettazione di residenze private, caratterizzate da un attento studio dell’illuminazione naturale e del rapporto tra interni ed esterno. Tra le sue opere si ricordano anche la sede del Nippon Design Center a Ginza e la realizzazione, fortemente simbolica, di un campanile per Ishinomaki, centro del Giappone orientale gravemente danneggiato dallo tsunami del 2011.
Go Hasegawa ha tenuto conferenze e corsi universitari a Los Angeles, Milano, Mendrisio, Oslo e Tokyo e la sua opera ha ottenuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo.

Verona, Marmomacc
hall 6, stand B4
28 September – 1 October 2016

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11 luglio 2016

News

THE ITALIAN STONE THEATRE

50 YEARS OF LIVING MARBLE
a cura di Vincenzo Pavan

La presenza di pietre e marmi nel design italiano, anche se meno conosciuta rispetto a quella di altri materiali, ha una storia prestigiosa sia per il livello delle personalità che hanno contribuito alla vicenda progettuale e creativa, sia per il significativo sforzo imprenditoriale delle aziende che hanno realizzato i prodotti.
Dagli anni ‘60 a oggi, numerosi oggetti di marmo, divenuti icone nel panorama internazionale, sono stati inseriti nei cataloghi delle più rinomate marche italiane di design con la firma di autori prestigiosi come Tobia Scarpa, Gae Aulenti, Angelo Mangiarotti, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Sergio Asti, Sottsass Associati, Michele De Lucchi, Mario Bellini, Enzo Mari, Karim Rashid, Zaha Hadid, Alessandro Mendini, Antonia Astori, Paolo Ulian, Claudio Silvestrin, Raffaello Galiotto e altri, tutti facenti parte della celebrata scuola italiana di progettisti che costituisce uno dei pilastri del Made in Italy nel mondo.
Inserita tra gli eventi progettuali del padiglione 1 – The Italian Stone Theatre -­ la mostra 50 Years of Living Marble si propone come rassegna storico-­antologica, fino a oggi inedita, del design di prodotto litico italiano. L’esposizione, composta da oggetti in marmo provenienti dalle collezioni e dagli archivi di aziende storiche del design e di altre più recenti del settore lapideo orientate al design di prodotto, sarà arricchita da un catalogo, un video e una iniziativa convegnistica.
Questo evento, curato dall’architetto Vincenzo Pavan, nelle sue diverse articolazioni consentirà di effettuare un raffronto tra il design litico attuale e i prodotti della “generazione artigianale” e offrirà una preziosa occasione di riflessione sulle vicende culturali, tecniche e commerciali che hanno accompagnato la controversa ma feconda presenza di questi materiali nel design italiano. Costituirà inoltre un efficace strumento di dibattito sulle prospettive del rilancio del marmo nel design, anche alla luce delle recenti tecnologie digitali che aprono nuovi orizzonti a tutto il settore.

La mostra 50 Years of Living Marble rientra nel progetto The Italian Stone Theatre, realizzato da Marmomacc con il supporto del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE), di ICE-­?Italian Trade Agency e di Confindustria Marmomacchine nell’ambito del Piano di Promozione Straordinaria del Made in Italy per la valorizzazione dell’eccellenza del comparto litico e tecnologico nazionale.

Albo prestatori
Agape, Citco, Budri, Bigelli Marmi, Cassina, Flos, Lithos Design, Marsotto, Pibamarmi, Robot City

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