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Ristrutturazione della chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Cuneo
Flavio Bruna e Paolo Mellano, Roberto Gabetti e Aimaro Isola

Cuneo
2000/2004
collaboratori: E. Nardin, D. Odello

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Il nuovo presbiterio

Il lavoro di Flavio Bruna e Paolo Mellano spazia negli ambiti vasti dell’architettura e dell’urbanistica cimentandosi frequentemente con la grande scala della città e del paesaggio. L’occasione offerta dagli interventi alla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù nell’anno 2000 li riconduce apparentemente all’opposto, ad intervento di ingressi progettuali numericamente e fisicamente delineati entro manufatto esistente. La valenza urbana ricadente sul progetto è al contrario di proporzione estesa poichè la chiesa, santuario nell’anno d’origine 1898, poi chiesa parrocchiale sette anni dopo, allora soprannominata chiesa nuova per via del limitare il centro cittadino, risulta ora inglobata nell’espansione novecentesca della città di Cuneo a Sud.
La chiesa conserva i segni dei suoi anni e tempi caratteristici, anche quelli rapidi della ristrutturazione recente, avviata come iter sette anni fa ma entrata operativamente in essere nel giugno 2003 e conclusa in poco più di un anno. Il luogo sacro integra l’impianto tradizionale a navata centrale e due laterali con stazioni marmoree candide, scultoree, preziose nella lucentezza e nella vena, da un lato occhieggianti ai marmi rossi dei colonnati, dall’altro spiccando entro margini sottili dal biancore di fondo dei paramenti murari.
L’interpretazione antica del luogo sacro non solo quale luogo di culto ma anche quale opportunità di comunicazione dei contenuti religiosi alla comunità, trova qui nuovo respiro: agli architetti, oltre la valutazione più tecnica dei rifacimenti edili, spetta la consacrazione degli ambiti del nuovo percorso artistico interno all’esistente; agli artisti appunto è consegnato lo spazio per esprimere liturgicamente il proprio talento. L’architettura si fa silenziosa in presenza di spiritualità e collegialità artistica.
Alle parole di relazione progettuale di Bruna e Mellano – essi hanno accompagnato dall’incipit e diretto fino a compimento il lavoro, intrecciando i propri segni con quelli di Gabetti e Isola – affidiamo le descrizioni delle scelte progettuali primarie.

Navata Centrale
Il fonte battesimale

“La ristrutturazione della Chiesa del Sacro Cuore nasce dalla necessità di ridiscutere, totalmente, l’aspetto liturgico: il luogo di un nuovo presbiterio pare definito dallo schema tipologico dell’antico edificio, e dalla disposizione dei fedeli nella navata centrale. La forma semplice del nuovo presbiterio consente di mantenere gli elementi architettonici principali che attualmente lo caratterizzano.
In buona sostanza: si è ridisegnato l’intero presbiterio, per poi sovrapporvi una “pedana” di forma quadrata, pavimentata in marmo bianco di Carrara; su questa sono state poste la mensa e la sede del celebrante; al fondo della chiesa, in asse con la navata centrale, è stato spostato l’altare monumentale esistente, destinandolo alla custodia del Santissimo; sono state rimosse le transenne a colonnette policrome poste ai lati del nuovo presbiterio; sono stati aperti, sopra queste, due archi simmetrici che riprendono la cadenza degli archi della navata principale; infine sono state eliminate le balaustre che separavano lo spazio del presbiterio dall’assemblea e dall’ambulacro absidale.
Si è mantenuta la continuità della circolazione anulare, fra navata e abside, e sull’asse trasverso all’asse principale della navata, contenendo l’area presbiteriale entro il filo della navata principale, dal quale risulta anzi arretrata.
Per la realizzazione del nuovo presbiterio, si è pensato di definire un insieme di segni e di materiali, di grande semplicità e coerenza, così da dare risalto soprattutto alle azioni liturgiche: le nuove sculture in marmo bianco di Carrara, appoggiate su di un basamento leggermente sopraelevato rispetto alla navata, sono contenute in un polo centrale, che deve avere forti significati evocativi.
Una particolare attenzione è stata riservata al battistero, ricollocato nella prima cappella della navata sinistra, sul lato sinistro dell’ingresso laterale da via Mons. Bologna: sostituendo il vecchio fonte battesimale con una nuova scultura, sempre in marmo bianco di Carrara, questa si viene a trovare tra gli ingressi e vicino alle Penitenzierie, in accordo a quanto suggerito nelle ultime direttive pastorali della CEI.”

Navata Centrale
Una veduta della navata centrale

Il rinnovato candore interno è esaltato e vicendevolmente esalta gli innesti cromatici delle vetrate laterali realizzate dal Progetto Arte Poli di Verona. Supportato da nuovi innesti d’illuminazione artificiale il messaggio liturgico è proiettato all’esterno, cercando e trovando il dialogo con la città oltre la comunità in preghiera. L’imponente crocifisso alto circa tre metri dipinto su legno dall’Atelier iconografico del Monastero di Bose è caricato di più forte responsabilità direzionale verso l’altare dopo le opere volte alla maggiore fluidità distributiva e visiva fra navate e transetto, e ci riporta alla scultura.
La chiesa non era già priva d’apparati scultorei di rilievo. Quanto esistente è mantenuto ed arricchito dal nuovo come segno di continuità temporale. Invece altare, ambone, fonte battesimale e sede presidenziale portano la firma del torinese Paul – Alexandre Bourieau. L’uniformità materica bianca del marmo di Carrara conferisce alle nuove opere e di riflesso al luogo sacro una riconosciuta metafisicità. Le sculture recenti emergono sia per la fattura pregevole sia per la dimensione significativa dei blocchi di cava: sette tonnellate per l’altare, 2 metri d’altezza per l’ambone. (Rimandiamo, per aspetti tecnici sul marmo carrarese e le caratteristiche litiche, a quanto già editato ed al Disciplinare del marmo di Carrara).
L’evocata continuità temporale, il senso dell’azione infinita e del tempo eterno sono temi fissati dall’autore stabilmente sul marmo. In via più diretta è scelta la rappresentazione dei poli liturgici apprestati al rito, per sempre ricoperti delle suppellettili religiose ora in marmo e non più in stoffe. Più sottilmente è proposta l’opera contemporaneamente finita in superficie e non finita alla base, quasi a ripercorrere il processo a togliere ed affinare la materia – dunque bloccando nel marmo anche il tempo dell’artista – e forse cercando la citazione nell’univoco intervento alla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù della ricerca intera michelangiolesca, eccellenza della scultura sacra fissata su pietra toscana.
Completa ora i talenti artistici coinvolti il racconto fotografico di Vaclav Sedy, la cui esperienza italiana trova specialmente in Piemonte negli anni ’90 una fase particolarmente significativa del proprio lavoro nel nostro Paese, dove giunge nel 1983 dalla Cecoslovacchia.

photogallery

di Alberto Ferraresi

(Visita il sito di Bruna e Mellano)
(Visita il sito del Vaclav Sedy)

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