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26 maggio 2014

Pietre d`Italia

La Pietra di Vicenza


Pietra di Vicenza

Caratteri Geologico-Petrografici
La Pietra di Vicenza, formatasi nel corso dell’Eocene medio e del successivo Oligocene (epoche geologiche sviluppatesi tra 55 e 23 milioni di anni fa), appartiene alla famiglia dei calcareniti di Castelgomberto, uno dei maggiori costituenti dei Colli Berici, il complesso collinare che si sviluppa a sud di Vicenza. Questo litotipo si è formato per accumulo di sabbie e scheletri di microrganismi sul fondo di un mare che occupava l’attuale area dei colli e che si trovava in origine a latitudini prossime a quelle dell’equatore, poi emerse alle coordinate attuali.
Dal punto di vista della composizione mineralogica, la Pietra di Vicenza è un calcare organogeno leggermente argilloso, grossolano, formato da materiale clastico e da resti fossili (montmorilloniti e foraminiferi), che presenta una struttura fortemente eterogenea e che si compone di un 80-90% di carbonato di calcio unito a percentuali non trascurabili di ossido di silicio, alluminio e ferro.
Nei Colli Berici sono presenti diverse tipologie di Pietra di Vicenza, riconoscibili per colore, grana e luogo di estrazione: la Scaglia Rossa, il Giallo Dorato, il Grigio Alpi e il Bianco Avorio, dall’aspetto maggiormente disomogeneo i primi e più compatti i secondi.
A livello tattile, essa si presenta generalmente granulosa, ruvida e irregolare.


Collocazione geografica dei Colli Berici

Caratteristiche fisiche e meccaniche
Dal punto di vista fisico, la Pietra di Vicenza è caratterizzata da modeste proprietà meccaniche: la sua forte eterogeneità compositiva, infatti, fa sì che questa si presenti come un materiale facilmente scalfibile e lavorabile, con una durezza che si attesta su valori molto bassi, seppur soggetto al caratteristico indurimento superficiale progressivo che interessa il materiale una volta cavato.
Dal punto di vista della resistenza a trazione, flessione e compressione, la Pietra di Vicenza si dimostra meno predisposta di altri litotipi a subire sollecitazioni, caratteristica che ne influenza la tipologia di utilizzo, promuovendone la scelta per la realizzazione di sculture e lavorazioni superficiali. La Pietra di Vicenza,infatti, chiamata anche pietra tenera, si presenta come un ottimo materiale da plasmare, dal momento che gli utensili, sia quelli della macchina che quelli dello scalpellino o dello scultore, riescono a scalfirla con una certa facilità.


Coltivazione della Pietra di Vicenza in cava ipogea

Siti di estrazione
Attualmente, le cave di Pietra di Vicenza attive sui Colli Berici sono circa quindici.
La pietra Gialla viene estratta principalmente nei comuni di Grancona e Nanto (da cui il nome alternativo di “Pietra di Nanto”) e solitamente in complessi nei quali si cava anche la varietà grigia (molto simile alla prima dal punto di vista petrografico, ma di un colore tendente al grigio per via dell’assenza di ferro e di altri materiali). Le cave sono strutturate in modo che la pietra cavata possa essere lavorata nelle immediate vicinanze del sito estrattivo, per ragioni sia economiche che logistiche. Attualmente, le principali cave attive di Pietra di Vicenza Gialla sono la centenaria Cava Acque, la Cava Cengelle a Pederiva (dove si cava una particolare pietra gialla nota col nome di Pietra Gialla di San Germano) e la grande Cava Scioso, situata in località Casette di Grancona, unica ad utilizzare un sistema di escavazione a cielo aperto per lo sfruttamento del banco di pietra superficiale che caratterizza la zona.
Nei comuni di Zovencedo, San Gottardo e Brendola si trovano invece le cave di pietra bianca.

Processi di lavorazione
All’inizio del Novecento, la Pietra di Vicenza veniva cavata nel corso della stagione invernale ad opera di piccole aziende a conduzione familiare e le tecniche estrattive e di lavorazione erano sostanzialmente identiche a quelle di cinquecento anni prima. L’estrazione cominciava praticando un’apertura quadrata di quattro metri di lato in una zona d’affioramento della roccia; proseguiva togliendo il materiale superficiale, per poi procedere ad isolare i blocchi di roccia mediante l’apertura di canaletti (scavati a piccone) sufficientemente larghi da permettere il passaggio delle mani del cavatore. Si continuava a scavare attorno al blocco desiderato, procedendo alla velocità di circa un metro al giorno, fino a isolarlo e a provocarne il distacco dalla montagna tramite l’utilizzo di perni metallici. Una coppia di cavatori, in un mese, era in grado di cavare cinque blocchi di dimensione 2,5x1x0,8 m ciascuno, che venivano poi trasportati al cantiere tramite carri trainati da buoi e lavorati tramite tecnologie manuali, che prevedevano l’utilizzo di seghe, scalpelli, mazzette e raspe, oltre alla pomice per lucidare le superfici.
La meccanizzazione giunta nel settore lapideo a partire dagli anni Cinquanta del Novecento soppiantò gran parte delle tecniche di estrazione e lavorazione esistenti fino all’epoca. Oggi la moderna macchina di escavazione, detta “talpa”, è una gigantesca sega meccanica, dotata di una catena dai denti d’acciaio, che sostituisce il lavoro del piccone nell’isolare il blocco desiderato; esso viene poi staccato dalla parete, caricato sui camion e trasportato ai laboratori per la lavorazione.


Estrazione della Pietra di Vicenza in cava ipogea

Il blocco, una volta arrivato in laboratorio, è ridotto in lastre e masselli di vario spessore; le forme squadrate destinate a diventare elementi pavimentali o di rivestimento vengono levigate tramite mole, mentre le forme circolari vengono lavorate da appositi tornii. Il taglio della pietra avviene tramite l’utilizzo di grandi seghe circolari di metallo, raffreddate ad acqua, o di appositi macchinari dotati di punte al diamante intercambiabili, in grado di forare o asportare parte del blocco. Una volta ottenuto un blocco delle dimensioni desiderate, il materiale può subire tipologie di lavorazioni superficiali diversificate atte a modificarne la percezione; il pezzo può essere levigato, spazzolato, bocciardato, rigato o lavorato a mosaico in varie dimensioni, mentre la finitura dei pezzi e la scultura dell’ornato sono ancora opera esclusiva dello scalpellino, capace di donare al manufatto un valore artistico ed artigianale.
Gli ultimi anni hanno visto il sempre più frequente utilizzo di macchine a controllo numerico come il Water-jet e il Laser, utili sia al taglio che alla lavorazione superficiale del blocco.

Applicazioni alle diverse scale: dall’architettura al design
Se l’utilizzo della Pietra di Vicenza è testimoniato fin dalle lontane iscrizioni rupestri del popolo paleoveneto e, successivamente, da rinomati monumenti realizzati già dall’epoca romana, l’età contemporanea mostra ancora un cospicuo interesse nei confronti di questo litotipo, sia nell’ambito del design che in quello dell’architettura.
All’architetto contemporaneo, sia italiano che straniero, la Pietra di Vicenza si presenta come un materiale dalla forte carica storica e simbolica, con delle proprietà estetiche uniche che la rendono ideale come materiale da rivestimento.


DZ Bank Building, Frank Owen Gehry, Berlino

Ne possiamo rintracciare un esempio eccellente nella soluzione adottata dall’architetto canadese Frank Owen Gehry per il DZ Bank Building di Berlino, dove il materiale contribuisce a creare una giunzione tra una cornice altamente storicizzata dalla limitrofa Porta di Brandeburgo e la necessità di realizzare un’opera al passo coi tempi e in rapporto con il prospiciente memoriale all’olocausto. Questa sua capacità di mettere in relazione un’estetica antica con una molto più recente che rende protagonisti materiali della modernità come il vetro ed il metallo, è ben evidente anche nel Mart di Mario Botta, a Rovereto, dove la Pietra di Vicenza viene messa in contatto con una gigantesca cupola in vetro e acciaio, risultandone la perfetta controparte.
Al designer, le possibilità offerte dalla Pietra di Vicenza consentono una ancor maggior gamma di ambiti di utilizzo. Ciò avviene per la realizzazione di scalinate, di elementi sanitari come lavabi e vasche, di rivestimenti superficiali per tavoli o mensole, di librerie, lampade, utensili per la cucina e oggetti di vario genere. Questo è dovuto principalmente al fatto che essa si presenta, dal punto di vista visivo e tattile, come un materiale caldo e piacevole, pur non rinunciando alle caratteristiche tipiche della pietra quali la durezza, la resistenza, il peso e la solidità; essa diviene quindi una sorta di punto di contatto fra il caldo mondo dell’uomo e il freddo mondo della pietra, ed è proprio in questo che si concentra il suo fascino.
Molto interessanti, dal punto di vista della varietà delle soluzioni offerte dalla Pietra di Vicenza, sono le recenti sperimentazioni relative alle possibilità di taglio e lavorazione, che hanno aperto un mondo di alternative del tutto nuovo. Un esempio lampante delle possibili applicazioni offerte da questa innovazione è rintracciabile nell’allestimento di Aldo Cibic per Grassi Pietre alla fiera Marmomacc del 2007; il progettista gioca sul sorprendere il pubblico, che è abituato a immaginare i materiali lapidei come un qualcosa di statico e pesante, realizzando una composizione in cui la storica pietra vicentina non è più staticamente legata al suolo, ma sembra privarsi della gravità plasmandosi in curve leggere ed eteree.


Libreria Dolmen di Cibin

photogallery

Troviamo nella produzione italiana degli ultimi anni interessanti esempi di oggetti di design, dove la Pietra di Vicenza è unica protagonista o dialoga con materiali di altra tipologia come legno, metallo o vetro.
Chiara Cibin progetta una libreria per la collezione Dolmen di LDM Laboratorio del Marmo, con piedritti formati da moduli componibili in Pietra di Vicenza bianca o grigia accompagnati da ripiani in legno, oppure il tavolo Domino, per la stessa casa produttrice, dove il ripiano litico dialoga con l’ossatura metallica che ne definisce la struttura. Ancora LDM produce QB-35, un’innovativa libreria modulare ideata dalla designer Renza Calabrese dove l’elemento d’arredo è il risultato della libera composizione di moduli cubici con un taglio interno estruso utile a riporre libri e riviste. L’architetto e designer nipponico Tomita Kazuiko decide di scavare la superficie lapidea creando dei marcati dislivelli simili a paesaggi collinari. Gli elementi così modellati poggiano su gambe metalliche mobili e sostengono in superficie lastre vitree che ne permettono l’utilizzo come piani di appoggio e tavoli che vanno a creare la collezione Lands.
Infine è interessare notare l’utilizzo di questa pietra anche per il design da esterni. Denis Santachiara crea un tavolo da esterno composto da tre elementi in Pietra di Vicenza poggianti su una struttura portante metallica interrata. Le due parti del piano che compongono un ovale, a superficie grezza, sono incastrate in un supporto verticale levigato e ovalizzato esso stesso, utilizzabile come vaso e arricchito da una decorazione sommitale ad anello.

A cura di Sara Benzi

Questo post è frutto del lavoro di ricerca svolto dagli studenti O. Azzalini, G. Manzoli, S. Segat e C. Volpi nell’ambito del Laboratorio di Product Design I del Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale dell’Università di Ferrara, A.A. 2012-2013.

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