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21 ottobre 2016

Opere di Architettura

Ricamo sudafricano per l’Ambasciata gialla

Gli alberi alti del verde Tiergarten custodiscono una passeggiata silenziosa, che dispiegandosi verso il centro della città, guarda ad una serie di architetture, in mostra e silenziose. Le ambasciate di Berlino tentano di portare, ognuna in modo distinto dall’altra, i colori del Paese cui rappresentano sfruttando l’ammirabile eterogeneità del luogo in cui si trovano. Una di queste è vestita di giallo, della tonalità di una pietra africana chiamata Sunrise.
Berlino esercita la sua stimabile capacità di accogliere tutti allo stesso modo, senza la preoccupazione di dover perdere qualcosa ma con la consapevolezza di aumentare ancora una volta la sua ricchezza.


L’Ambasciata sudafricana vista dal Tiergarten (Ph. Erika Pisa)

Tra le diverse funzioni che svolge un’ambasciata all’estero, la più considerevole, com’è noto, è quella di rappresentare lo stato a cui appartiene. Lo spazio di questo edificio è concepito come una serie di primizie culturali, che ricordano il fare artigiano di una precisa area dal clima africano. Le tipiche tessiture e pattern geometriche sudafricane ricamano quest’architettura con disegni preziosi, con l’intenzione di dialogare in toni sereni con il contemporaneo e internazionale contesto berlinese.


Dettaglio in facciata (Ph. Erika Pisa)

Il principale studio di progettazione, che ha concepito e disegnato gli spazi, è MMA Studio, di Johannesburg in Sudafrica, con Luyanda Mpahlwa come direttore in collaborazione con Braun Schockermann & Partner, ufficio con sedi nelle città di Frankfurt am Main e di Berlino.
La chiara appartenenza al luogo in cui ha sede oggi l’Ambasciata sudafricana deriva dai caratteri condivisi dagli studi che si sono occupati di progettare l’edificio. Ciò che accomuna i progettisti impegnati nella costruzione di questa ambasciata è la formazione tedesca, infatti Mpahlwa studiò architettura presso la University of Natal, la Natal Technikon, e successivamente alla Technische Universität di Berlino, così come Tilman Lange e Ulrich Borgert di Braun Schlockermann & Partner hanno frequentato rispettivamente la TU di Darmstadt e la Universität der Künste di Berlino. La conoscenza del luogo e della cultura sudafricana da parte dei progettisti ha lasciato al progetto la possibilità di giovare dei valori culturali che la committenza chiedeva di rappresentare.


Interni (da Embassy of the Republic of South Africa Berlin, Stadtwander Verlag, Vol. 49)

L’idea progettuale affronta il disegno del percorso principale come un racconto diviso per passi, tre sezioni che si distinguono in base alle funzioni che accolgono. I locali più vicini all’accesso principale, sono caratterizzati dalla piccola dimensione, bassi e ridotti nelle misure.
Il grosso atrio centrale si pone come fulcro per lo smistamento verso la direzione che si desidera prendere. La luce è convogliata in questo spazio centrato e verticale al contempo; qui il progetto racconta la maggior parte dei suoi elementi: i quattro livelli in verticale, i pregiati artefatti sudafricani, i percorsi che portano agli uffici. Ogni cosa è descritta chiaramente alla luce di un Sole nordeuropeo.
Il filo che conduce i flussi corre dunque dalla fontana posta all’esterno fino alla parte amministrativa in fondo, costituendo, di fatto, un testo narrativo ed espositivo alimentato da una luce solo interna, quella della cupola.


L’Ambasciata sudafricana e la vicina Ambasciata indiana (Ph. Erika Pisa)

Tiergartenstraße restituisce di ogni ambasciata immagini molto differenti. Ogni edificio di rappresentanza molto spesso è rivestito di un materiale identificativo per il Paese che sta rappresentando, con lo scopo di costruire un rapporto diretto con quella specifica cultura.
Il volume dell’Ambasciata sudafricana richiama i toni delle pietre cavate in Sudafrica e più precisamente della regione a nord, nel Mookgophong non distante da Johannesburg. La vocazione estrattiva della zona risale ai primi del Novecento, stando alle date in cui le prime aziende di fatto commerciavano i loro prodotti; naturalmente non sono escluse in epoche precedenti attività di questo genere seppure con strumenti meno innovativi. I nomi commerciali con cui è indicato il materiale variano da Golden Sunrise Sandstone a Golden Dawn Sand, nonostante le caratteristiche rimangano generalmente oscillanti tra valori ricorrenti. Presenta una resistenza a compressione pari a circa 110 N/mm2 e assorbe acqua per il 5-10% del suo peso, per questo risulta relativamente più leggera se comparata al resto delle pietre usate di solito per gli esterni in architettura.


L’accesso da Tiergartenstraße (Ph. Erika Pisa)

I materiali che compongono le vesti di quest’architettura danno all’Ambasciata del Sudafrica i dettagli attraverso i quali è possibile rintracciare simboli strettamente correlati a particolari geografie. Leggendo l’edificio attraverso colore e tatto potrebbero distinguersi cinque caratteristiche principali: le tonalità della pietra, la forgiatura del metallo, l’intaglio del legno, la trama degli intrecci, la scultura del gesso. I colori e i materiali fanno riferimento ad una cultura conosciuta più per le fotografie che per i viaggi. La cultura sudafricana, come mille altre, ha trovato grazie a questa occasione il modo di aggiungere una parola in più al brano che da stranieri tentiamo di leggere e rileggere.
Dalla lezione architettonica tratta dall’Ambasciata gialla emerge l’importanza che l’artigianato assume per ogni civiltà, indipendentemente dalla lingua o dalle abitudini di un determinato contesto. I disegni, le trame e le tecniche costruttive ripetute nel tempo dai costruttori e i loro maestri hanno consolidato un certo immaginario diventato identità per alcuni luoghi. Il “fare artigiano” è il modo più diretto di capire e al tempo stesso di rappresentare una cultura, evitando reiterazioni e finte allusioni.

di Nicola Violano


Vista aerea del contesto (Google Map)

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