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23 giugno 2007

Appunti di viaggio

Diario non corretto dall‘Albania – II parte

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Le montagne del nord nella regione Mirdita.

Fiume Fan i Vogel (AL) – 24 aprile 2005
Nazione: Albania
Regione: Mirdita
Livello H20: medio-alto
Lunghezza: 22 km.
Difficoltà: IV°
Imbarco: P. Reps
Sbarco: P. RReshen
Partecipanti: Andrea, Bicio, Luca, Nicola, Wolfi, Massimo DD, Jhon, Massimo Lusso, Fabrizio, Gigi, Lorenzo, Beppe, Daniele Dott, Francesco.
Bagni: Daniele dott., Jhon 2,

…finalmente in acqua! È da giugno dell’anno scorso che non scendo più un torrente, confido molto nella mia tecnica. Bel fiume, non difficile, qualche trasbordo, acqua limpida. In un passaggio di IV° Jhon si rovescia e rompe la pagaia. Impreca… Gli altri sono andati avanti e siamo senza pagaia di scorta, gli do’ la mia e scendo per un tratto con l’aiuto delle mani, per fortuna che poco avanti c’è Luca con il suo “osso” di scorta. Jhon non fa neanche in tempo a ripartire con la nuova pagaia che si rovescia nuovamente, e “l’osso” s’inabissa nel fiume; perso! Per fortuna che siamo arrivati vicino al gruppo, altra pagaia di scorta, l’angolo delle pale è di 90° e noi non siamo più abituati a queste vecchie angolazioni e a queste pagaie di vecchia generazione. Jhon rischia un altro bagno allora prendo io la pagaia di scorta e mi rendo conto che è proprio difficile riabituarsi ai vecchi modelli di pagaie. Anche Daniele fa un bagno, dice che si è buttato dentro apposta perchè aveva caldo….

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Finalmente in acqua.

…Ora ci aspettano di nuovo un paio d’ore per arrivare a Scutari. Non si dovrebbe guidare di notte per la pericolosità delle strade ma dobbiamo buttarci avanti con la strada altrimenti domani saremo troppo distanti per raggiungere il fiume Kir. E’ buio quando arriviamo nel centro abitato. Ilir fa fermare i mezzi in una piazza, di fronte ad un albergo. Per questa sera si dormirà in stanza, niente tenda, peccato! ma alla fine risulta essere la decisione più giusta data l’ora e la stanchezza di tutti.

Lunedì 25 aprile 2005
All’alba sono svegliato dalla preghiera del muezzin. Sono uno dei primi che si sveglia al mattino, scendo giù in strada e mi faccio un giro a piedi nei dintorni: molto interessante! Tanta gente in bici ed in motorino, molta a piedi, traffico intenso, sempre tante Mercedes. Poco distante da dove siamo c’è una moschea. Quando torno all’albergo vedo Nicola, facciamo insieme un altro giro, poi finalmente uno ad uno i membri del gruppo scendono dalle loro stanze e ci raggiungono nel piazzale antistante l’albergo. Il tempo si sta annuvolando, a colpi piove, non sarà una gran giornata. Lungo la strada ci fermiamo per fare la spesa, da oggi dobbiamo essere autonomi nel mangiare. Pane, cipollotti, cetrioli verdura, uova ed altro ancora.
Arriviamo per una strada veramente dissestata a P. Prekal presso uno sperduto villaggio sulle montagne. Lungo il tragitto possiamo vedere il fiume, ogni tanto ci fermiamo per visionare i passaggi, l’impraticabile e fare considerazioni su dove passare.
Prima di cambiarci ordiniamo al bar poco distante caffè per tutti. Iliar con il suo Toyota, per una piccola strada adatta solo a mezzi 4×4 arriva quasi sul fiume, noi invece dobbiamo restare sulla strada. Così facendo però dobbiamo andarci a prendere le borse dei vestiti sul Toyota e risalire al pulmino. Qualche imprecazione ma va bene lo stesso così. A pochi metri dal pulmino c’e l’entrata d’una grotta, di grande interesse per Uccio ed Anna, speleologi…

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Un fuoristrada “agghindato” per un matrimonio.
Bambini escono correndo dalla scuola di Prekal per veder passare i canoisti nel fiume.

Fiume KIR (AL) – 25 aprile 2005
Nazione: Albania
Regione: Scutari
Livello H20: medio
Lunghezza: 12 Km
Difficoltà: IV° V°
Imbarco: P. Prekal
Sbarco: P. Vis
Partecipanti: Andrea, Bicio, Luca, Nicola, Wolfi, Massimo DD, Jhon, Massimo Lusso, Fabrizio, Gigi, Lorenzo, Beppe, Daniele Dott. Francesco.
Bagni: Daniele dott. 2, Bicio 2
Eskimi: Francesco, Luca

Vi è un nutrito numero di bambini che si accalca sulle rive, sono gli alunni d’una scuola, Ilir ci chiede di aspettare che tutti i bambini escano da scuola così che ci possano vedere passare, salutiamo tutti questi bambini curiosi e scendiamo. Bene i primi passaggi, trasbordo lungo e faticoso per un impraticabile, alcuni passaggi prima del VI° li trasbordiamo anche se fattibili, e così si arriva alle golette. Tutti scendiamo, osserviamo, ponderiamo, si passa di lì, no di là, attenzione alla nicchia ecc., nessuno però è deciso a scendere, siamo tutti vuoti, manca un leader, il trascinatore del gruppo. Lorenzo sembrerebbe deciso ma non trova un valido supporto dagli altri. Canoa in spalla e trasbordo. Gran delusione d’Iliar che ci dice che siamo gli unici che non hanno affrontato il passaggio. Mi verrebbe da mandarlo a quel paese ma un po’ ha ragione, la rapida è fattibile per almeno la metà di noi, discretamente pericolosa ma tecnicamente si potrebbe fare. Nei miei pensieri però ho troppo in mente la mia famiglia, i miei bambini, ho paura di farmi male, non ho la testa libera, e questo è il segnale che ti dice che non sei in giornata. Quando affrontavo queste difficoltà la testa era libera da ogni pensiero, eri solo concentrato sul fiume, eri un tutt’uno con la canoa e l’acqua, ora si è rotto questo equilibrio, speriamo di recuperarlo in seguito.
Qualcuno durante la discesa abbandona, altri proseguono fino allo sbarco.
Wolfi durante un trasbordo si fa male alla schiena (colpo della strega).
Finalmente ci cambiamo, abbiamo parecchi bambini che ci guardano, distribuiamo biscotti.
Libero ci racconta che un gruppo di canoisti Inglesi mangiava davanti ai bambini e non distribuiva niente…un po’ stronzi eh?…

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Bellissimo colpo d’occhio delle canoe in una gola del KIR.

…Di nuovo in strada, ancora chilometri su strade impossibili. Di nuovo arriviamo nel tardo pomeriggio a Scutari. Questa volta niente albergo ma si prova a chiedere ospitalità presso un convento di frati. Entriamo con i mezzi in una stretta via e rischiamo con le canoe di tranciare un cavo della corrente posto a poca altezza da terra. Un giovane frate albanese che parla italiano ci accoglie molto gentilmente, ci mostra le stanze, la cucina, il bagno e ci lascia soli. Gli zaini vengono buttati sulle brande per occupare il posto, alcuni dovranno dormire per terra perchè non ci sono letti a sufficienza. Inizia il gran lavoro della cucina, ognuno fa qualche cosa, chi prepara i fornelli, chi sbuccia le patate, chi smonta momentaneamente le porte dai propri stipiti e ne fa un tavolo.
Il tubo del boiler perde acqua si prova ad aggiustarlo con del nastro adesivo ma inutilmente, ben presto per terra si forma un lago. I cuochi hanno preparato spaghetti, frittata con cipollotto patate e lardo, innaffiato con un buon vino albanese fatto comperare da Anna precedentemente; ne abbiamo due damigiane che alla fine della vacanza verranno prosciugate.
Serata allegra, è proprio un bel gruppo.
Si guardano un po’ di filmini dei fiumi che andremo scendere nei prossimi giorni, si parla ma soprattutto si ascoltano le storie interessanti d’Ilir; giornalista, ex ufficiale della marina albanese, imbarcato sui sommergibili, inviato del Corriere della Sera (dice lui), presente nella guerra del Kosovo, Afghanistan, ecc, e ingegnere.
A letto!!! Alcuni sono già in branda e dalle loro stanze escono sonore russate. Prendo possesso del mio letto, ma resisto solo un minuto, troppo morbido e poi il mio compagno di stanza ha già iniziato a segare legna. Lascio il posto a Massimo dei Lussi che ha anche mal di schiena, io mi gonfio il mio materassino e mi metto a dormire nel corridoio.

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Architetture di pietra.

Martedì 26 aprile 2005
Al mattino, aspettando che gli altri si sveglino, entro nella chiesa poco distante dove sta iniziando la Santa Messa. L’atmosfera che si sente è strana, sembra che la religione abbia un importanza diversa che da noi, dicono che sia “l’oppio dei poveri” e qui lo si può percepire concretamente. E’ la speranza e l’illusione che fa vivere questa gente che non ha niente, il credere in qualche cosa gli dà la forza di andare avanti e qui si può anche capire come si possa combattere in nome di Dio. Dentro la chiesa comunque ho la forte sensazione di essere protetto, di essere isolato dal mondo esterno, sembra di essere dentro un fortino. Sì, è proprio in un’altra dimensione!
In chiesa c’è anche Nicola, ci scambiamo qualche parola poi rientriamo nella realtà che per noi è sempre più dolce di quelli che sono rimasti a pregare. Colazione!!! Pulizia delle stanze; lasciamo una mancia per la gentilezza che ci hanno fatto nel darci in uso le stanze. Fuori piove.
Partiamo ma non facciamo che pochi chilometri e il pulmino si ferma. Si è rotto. Il fuoristrada ci traina per pochi metri, siamo fortunati, c’è un meccanico proprio vicino a noi.
Rotta la frizione. Occorrono alcune ore per la riparazione che per fortuna sembra possibile. Visto il tempo che perderemo, Ilir ci organizza una gita e noleggia (a spese nostre) un taxi per far visita alla città poco distante. Vorremmo visitare una chiesa o il paese ed invece ci porta nel posto più turistico della zona, sulle rive d’un lago. Insoddisfatti manifestiamo il nostro malumore. Si torna indietro nei pressi d’un mercato. Facciamo la spesa. Piove ancora. Comperiamo ed assaggiamo delle squisite focacce con cipolla. Al mercato vendono delle carpe giganti che vengono pescate nel lago.
Di nuovo sul pulmino riparato ed è pure tornato il sole.
Ci ferma anche la polizia, credo per problemi di permesso di percorso, si supera anche questo intoppo, poi ancora tante ore di viaggio.

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La chiesa con il campanile in costruzione, del convento che ci ha ospitato. Una bancarella di squisita frutta e verdura.

Proseguiamo il viaggio, ore ed ore, sosta per un caffè, Wolfi dolorante per il mal di schiena viene curato dal nostro Dott. che dalla sua borsa tira fuori gli arnesi del mestiere e, senza che il povero Wolfi possa dire “bah” se ne trova infilzato uno nel dorso della mano destra e uno in quella di sinistra, il Wolfi ha il terrore degli aghi e non ha neanche il tempo di spaventarsi che il colpo di grazia gli arriva con una mossa fulminea del dottore che gli conficca il terzo ago sopra il labbro superiore. Wolfi sta svenendo ma la cura non è finita, ora il poverino deve salire e scendere dalle scale di una casa in costruzione e rispondere alle domande del dottore. Alcuni bambini stanno a guardare, chissà cosa avranno pensato. Wolfy non è guarito.
Si arriva finalmente al fiume, siamo veramente cotti, il posto è incantevole, siamo spersi tra le montagne, dobbiamo cercare una zona per accamparci. Con il fuoristrada Ilir e Dean vanno in perlustrazione. Ci sono molti greggi di pecore e di capre e relativi pastori, è un ambiente veramente agreste, finalmente i due tornano, hanno deciso che si può raggiungere anche con il pulmino l’area per il bivacco che è in riva al fiume, noi facciamo il tragitto a piedi. S’inizia il lavoro di scarico borse e vettovagliamenti; provo a montare la complicata tenda canadese che Luca ha portato ma dopo un quarto d’ora torna nel suo sacco, io vado a dormire con Lorenzo mentre Luca sceglie di dormire con Beppe nella sua gigantesca, sicuramente non da treking tenda. Ora che le coppie per la notte si sono fatte si aiuta per la cena. Un pastore, arrivato su di un cavallo bianco, si ferma con alcuni di noi a parlare di qualche cosa, chiediamo se vuole unirsi a noi per la cena, ma lui preferisce tornare a casa, monta sul suo cavallo e al galoppo sparisce dietro la curva.
Intanto Wolfi è sempre più bloccato, e torna sotto le cure del dottore, sdraiato su di un materassino viene di nuovo infilzato con gli aghetti che poi vengono scaldati dal candelotto magico. Risate e battute a volontà. Purtroppo non c’è il risultato sperato ed il povero canoista svizzero domani dovrà rinunciare alla discesa.
Si è preparato parecchio cibo, forse anche troppo; finito di ingurgitare ci sediamo tutti attorno al fuoco che alcuni volenterosi hanno acceso.
Cazzate varie, discorsi semi seri, poi seri, poi qualcuno inizia ad andare in coma, è il Franci che, come ogni sera, si sdraia e si addormenta….. Stupenda serata, vedo qualche stella cadente poi mi chiudo in tenda e crollo dalla stanchezza.

Fiume Osum (AL) – 27 aprile 2005
Nazione: Albania
Regione: Berat
Livello H20: Medio
Lunghezza: 11 km.
Difficoltà: II°+
Imbarco: ponte Hamu
Sbarco: P. Corovode
Partecipanti: Andrea, Bicio, Luca, Nicola, Massimo DD, Jhon, Massimo Lusso, Fabrizio, Gigi, Lorenzo, Beppe, Daniele Dott. Francesco, Uccio, Anna.
Bagni: 1 Uccio

Gigi è la nostra sveglia, alle 5,30 ci dà il buon giorno. Ci dobbiamo alzare molto presto perchè finita la discesa dobbiamo ripartire per far si che Nicola e Wolfy riescano a prendere l’aereo a Tirana per tornare a casa: la loro vacanza finisce oggi. C’è stata molta umidità durante la notte, tutte le tende hanno i teli bagnati. Il sole è già spuntato ma i suoi raggi non ci raggiungono, bloccati dalle montagne. Bisogna attenderlo ancora per un po’, intanto dobbiamo vestirci da canoa e quasi tutti abbiamo gli indumenti bagnati dal giorno prima, è una vera tortura, ” è proprio uno sport scemo”.
Una volta in acqua ci si dimentica della violenza che ci siamo fatti pochi minuti prima e la gioia d’essere in fiume con i primi raggi del sole che ci riscaldano fanno diventare il freddo patito un lontano ricordo. Io ho la telecamera e cerco di andare sempre davanti al gruppo così posso filmare la discesa. Oggi scendono con noi anche Uccio e Anna, sono un po’ tesi, ma se la caveranno benissimo. Il fiume scorre in una profonda gola le cui pareti raggiungono anche altezze superiori ai 200 metri e forse anche più. Le pareti di calcare stringono per lunghi tratti il letto del fiume e l’acqua si incanala tranquillamente nel suo percorso forzato senza ribellarsi rimanendo veloce ma tranquilla, a tratti la gola si allarga formando larghe anse di sassi ciottolosi di un bianco candido, solo ora che l’alveo è più ampio il sole riesce ad insinuarsi nel canyon e noi ne aproffittiamo per scaldarci.
La difficoltà difficilmente raggiunge il III°, ma la bellezza del luogo ci fa fare una delle più belle pagaiate che si possa mai fare.
Finiamo la discesa giungendo al ponte di Corovode; siamo proprio tutti soddisfatti…

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Una bellissima cascata sull’Osum.

…Stendiamo tutto l’abbigliamento da canoa su di una recinzione poco distante dai nostri mezzi. La giornata si è decisamente scaldata, un sole caldo infonde calore alle nostre povere articolazioni. Purtroppo oggi salutiamo Wolfi e Nicola che se ne tornano in Italia: saluti ed abbracci e riprende il nostro viaggio verso un altro fiume. Solita tappa per mangiare e fare spesa. La fermata è nel paese di Berat, in un negozietto comperiamo delle squisite focacce con cipolla o spinaci, l’omino del negozio è un fanatico tifoso della squadra del Milan, le pareti della bottega “gastronomica” sono tappezzate di poster della squadra del cuore ma anche della Juve. Sosta idrica…. l’autista, nel frattempo che aspetta, si sdraia sotto il Mercedes, trapela un po’ con le chiavi inglesi e il cambio, che già non funzionava prima, ora non funziona più dal tutto. In qualche modo si riesce ad andare avanti. Vi è molta polizia, tutti rallentano quando li vedono, molti sono fermati, controllati o multati; anche noi veniamo bloccati un paio di volte, Alcuni poliziotti scambiano con noi qualche parola viene fuori il nome della squadra del Milan e di alcuni giocatori albanesi che giocano nel Verona; penso ci fermino più per curiosità che per altro.
Oggi dobbiamo fare un giro molto lungo per arrivare alla meta perchè la strada diretta non è ancora terminata e quella che c’è è per vetture fuoristrada. Purtroppo durante il tragitto notiamo come gli albanesi non hanno molto senso civico ed usino i corsi d’acqua come discariche, moltissimi sacchetti di nailon sono abbandonati ovunque. In una zona che attraversiamo vi è una gran quantità di pozzi di petrolio, molto fatiscenti ma ancora funzionanti, vediamo moltissime fabbriche del passato regime dismesse, tutto è in rovina e c’è molto degrado. I bunker come al solito sono sempre presenti. Arriviamo finalmente a destinazione, Ilir fa scendere il pulmino per una discesa vicino ad un prato dove monteremo le tende, mi sembra una manovra che si poteva risparmiare all’autista stanco, ma così possiamo scaricare tutto il materiale senza doverlo trasportare. Siamo accampati poco distante da un rifugio-albergo.
Il programma ora è quello di andare a fare il bagno nelle terme poco distanti, ma sorge un piccolo problema, Dean non fa da guardia alle nostre borse, mi offro io di restare. Partito il gruppo stipato sul fuoristrada aiuto Dean nella riparazione sotto il mezzo di trasporto. Non riesce ad aggiustarlo, domani, mentre noi saremo nel fiume andrà da un meccanico. Mi offre poi da bere al bar dell’albergo, scopro così che ha quattro figli e vive a Tirana; deve essere una brava persona. I nostri prodi contenti e lavati tornano quando ormai è buio. Si va a mangiare al rifugio, capretto e agnello, molto buono. Durante la cena si discute anche di politica e gli animi si scaldano. Quando tutti sono andati a dormire, io rimango fuori con i due lussi e Lorenzo, beviamo grappa artigianale. Decido dopo poco che è giunto il momento di entrare nel saccoapelo, loro rimangono ancora a bere e fumare le loro erbette. Vanno a dormire solamente quando arrivano due brutti ceffi in compagnia di due donnine che si fanno aprire l’albergo nonostante l’ora tarda; il gestore non si lamenta forse con certa gente è meglio non discutere.

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Il fiume entra in una alta e stupenda gola.

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