ottobre: 2014
L M M G V S D
« set    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Ultimi articoli

Ultimi commenti

Rubriche

Pubblico dei lettori

 

rss

 

Notizie

26 marzo 2012

XfafX

Paolo Fassa
Conferimento di Laurea Honoris Causa

Il Rettore dell’Università degli Studi di Ferrara invita alla cerimonia per il conferimento della Laurea Magistrale “honoris causa” in Architettura all’imprenditore Paolo Fassa.

La cerimonia avrà inizio martedì 27 marzo 2012 alle ore 11
nell’Aula Magna dell’Università, via Savonarola, 9 – Ferrara

Vai al programma
Vai alla biografia
Scarica l’invito

 

PROMOTORI XFAFX
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

PATROCINI E COLLABORAZIONI XFAFX
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER XFAFX
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

commenti ( 0 )

21 marzo 2012

Design litico

Cavità di pietra e continuità spaziale.
La sala da bagno secondo Manuel Aires Mateus

English version


Ambiente bagno di Manuel Aires Mateus per Pibamarmi (preview Salone Internazionale del Bagno 2012)

«Un oggetto, salvo qualche caso eccezionale, non può essere un protagonista assoluto; deve esprimere una grande misura, ossia risultare disponibile a stabilire delle relazioni. […] Gli arredi che hanno segnato la storia possiedono notevole misura e una sorta di banalità, una parola, quest’ultima, dal significato ambiguo e che utilizzo non come sinonimo di “privo di interesse o di qualità” bensì nel senso di “disponibile alla continuità”. […] Il design implica forti contatti con la produzione artigianale e quella industriale. Per sfruttarne le potenzialità è necessario comprendere quali siano le potenzialità da loro offerte. Nel corso del processo produttivo […] è necessario si stabilisca uno stretto legame tra il progetto e chi lo realizza»1.

Questi concetti espressi da Alvaro Siza in alcune considerazioni generali riguardanti il design sono appropriati per descrivere il recente progetto integrato per l’ambiente bagno firmato da Manuel Aires Mateus per Pibamarmi.
Manuel, protagonista con il fratello Francisco di una delle più importanti esperienze professionali dell’architettura portoghese contemporanea, ha studiato una nuova collezione di elementi tecnici in pietra naturale per il bagno che sembra materializzare appieno l’idea di “misura” identificata da Siza nella “disponibilità a stabilire relazioni”; e una volta di più lo ha fatto ribadendo l’ormai consolidata collaborazione con il brand lapideo di Chiampo, in un contatto diretto con il processo produttivo.


Manuel Aires Mateus, schizzi progettuali e resa prospettica del nuovo padiglione bagno Pibamarmi per l’edizione del Salone Internazionale del Bagno 2012.

La cavità – o meglio la massa in negativo – è un tema di studio ricorrente nelle architetture dei fratelli Aires Mateus e Manuel l’ha declinata per Pibamarmi alla scala del design in una collezione semplice e concettualmente immediata, che propone figure archetipiche di contenitori per l’acqua come il secchio, la tinozza, il catino. Si tratta di oggetti elementari, per certi versi rudimentali, che tuttavia sul bordo assumono la raffinatezza dei profili sottili e incurvati propri dei vasi e delle stoviglie di porcellana.
Il progetto di design di Aires Mateus si è infatti concentrato sul contrasto tra essenzialità della massa e complessità del vuoto, sull’individuazione di volumi negativi svasati, disegnati secondo un profilo continuo e sinuoso, che smaterializzano monoliti troncoconici o parallelepipedi.


Manuel Aires Mateus, schizzi di ambienti bagno in pietra per Pibamarmi, gennaio 2012.

Dalla serie di elementi tecnici allo spazio del bagno, per Manuel Aires Mateus il design di prodotto si integra organicamente con l’interior design, approdando ad un concetto di total design dell’ambiente dedicato all’igiene e alla cura del corpo: il valore complessivo dell’azione progettuale sta ancora una volta per l’architetto di Lisbona nell’enucleazione spaziale, nell’individuazione di un ambito definito da superfici litiche in cui gli oggetti sono collocati in un rapporto di dialogo con il vuoto e con le pareti che lo circoscrivono. I lavabi, le vasche e i piatti doccia non si configurano come protagonisti avulsi dal contesto, bensì come coprotagonisti addossati ai muri, o da essi parzialmente inglobati, o ancora incassati nei piani pavimentali; a tratti rivelati, a tratti occultati dall’involucro in pietra delle stanze.
Da un’attenta lettura del progetto emerge con chiarezza la completa assimilazione e rielaborazione da parte di Manuel dell’architettura d’interni di Adolf Loos, filtrata ancora una volta attraverso l’opera di Alvaro Siza. In particolare gli oggetti e gli spazi per il bagno di Aires Mateus mostrano evidenti consonanze con spazi marmorizzati e pezzi di design di Siza, come gli interni della Banca Borges a Irmão (1969) o della Casa di Avelino Duarte a Over (1980-84), e come gli arredi liturgici (altare, cattedra, fonte battesimale) della chiesa di Santa Maria a Marco Canavezes (1990-96), veri e propri oggetti relazionali dai volumi nitidi ed elementari scavati nella pietra naturale.
Negli interni di Siza, come del resto in quelli di Gonçalo Byrne2 nel cui studio i Mateus hanno mosso i primi passi da progettisti, i sontuosi rivestimenti marmorei delle case loosiane, stratificati su pilastri, boiserie, stipiti, scale, stesure pavimentali e arredi fissi, sono riproposti a creare parati litici totalizzanti, potenti nel veicolare una continuità spaziale ininterrotta e articolata.


Ambiente bagno di Manuel Aires Mateus per Pibamarmi (preview Salone Internazionale del Bagno 2012)

In questa idea di bagno coordinato, costituito da collezioni di oggetti e da superfici litiche è possibile trovare ricorrenze di moduli dimensionali a caratterizzare i bacili, i piatti doccia, le lastre di rivestimento che si distendono in orizzontale e in verticale. Tali modularità sono finalizzate a garantire la maggiore flessibilità possibile nel poter ricoprire in continuità vani di tipologie differenti.
Come si addice alle forme scavate nella pietra, i bordi e le pareti dei sanitari sono pieni e netti ma non eccedono nello spessore, i volumi monolitici sono ben proporzionati, le finiture delle superfici lapidee sono levigate e setose, morbide al tatto. Gli oggetti e gli spazi di Manuel Aires Mateus – presentati in marmo arabescato alla prossima edizione del Salone Internazionale del Bagno – sono pensati per costituire nuovi archetipi formali e funzionali, capaci di un’interazione autentica e diretta con l’utente poiché pienamente “disponibili alla relazione e alla continuità”.

di Davide Turrini

Le collezioni e gli spazi bagno di Manuel Aires Mateus per Pibamarmi saranno presentati al Salone Internazionale del Bagno, Fiera di Milano – Rho, Pad. 22, stand F30, 17-22 aprile 2012.

Vai a:
Aires Mateus
Pibamarmi
Salone Internazionale del Bagno

Note
1 Alvaro Siza, “Sul design”, p. 599, in Kenneth Frampton, Alvaro Siza. Tutte le opere, Milano, Electa, 1999, pp. 617.
2 Di Byrne si vedano in particolare gli interni marmorizzati della Banca ad Arraiolos (1982-92) e delle case Sá da Costa (1984) e Ferreira (1985-89).

commenti ( 1 )

19 marzo 2012

News

Tornando a casa
Intervista a Mauro Andreini

“NON E’ UN MONDO A PARTE”
I DISEGNI DI MAURO ANDREINI

di Franco Purini

Il mondo figurativo di Mauro Andreini ha tra i suoi riferimenti ideali quel privitivismo di matrice classica che segnò l’arte italiana durante gli Anni Venti del secolo scorso. Si tratta di un momento cruciale della ricerca artistica del Novecento italiano caratterizzato dal ritorno all’ordine, una svolta radicale rispetto all’azione delle avanguardie che fu teorizzata, tra gli altri, da Ardengo Soffici e da Gino Severini. Le atmosfere di Carlo Carrà, dense di silenzi metafisici; le suggestioni paesistiche e urbane di Ottone Rosai, attraversate da un senso di straniata sospensione; i volumi solidi e assoluti di Giorgio Morandi, isolati nella loro icasticità scultorea primaria, costituiscono altrettante fonti poetiche del lavoro ormai consistente e sempre intenso dell’architetto toscano. Un lavoro del quale si avverte anche un’eco del realismo magico di Massimo Bontempelli. Le opere di Mauro Andreini – edifici, progetti, disegni, acquarelli – si iscrivono con originalità di interpretazione e con una profonda sincerità di sentire nella dimensione iconica individuata dagli artisti citati. Retrocedendo fino ad archetipi giotteschi Mauro Andreini ha riaffermato il valore della misura come esito della convergenza tra una propensione quasi innata alla proporzione e una tendenza all’equilibrio della forma. Una forma piena e compiuta, plasticamente definita, immediatamente riconoscibile nei suoi elementi eppure capace di prosciogliersi nel contesto come un’apparizione sublimale, quasi facendosi memoria di se stessa. Da qui una scrittura architettonica che sa arrivare all’essenza del costruire, che è in grado di esprimere quel quid razionale e insieme misterioso nel quale la tettonica evolve con naturalezza in una spazialità pura e nello stesso tempo segnata da stratificazioni e da alternative virtuali.

Nata da una narrazione collettiva che si perde nel tempo l’architettura di Mauro Andreini, sia quella costruita sia quella solo rappresentata, è volta a esprimere le centralità della permanenza non tanto come una speranza ma come una certezza, sulla quale fondare l’intero abitare. Al tempo che scorre – il tempo convulso e tortuoso della modernità – si oppone un’architettura della stabilità che si fa antemurale nei confronti di tutto ciò che è effimero e casuale, interscambiabile e indeterminato. Criticando la modernità della velocità, della dispersione e della frammentarietà – la modernità della tabula rasa, della rottura preventiva con il passato – Mauro Andreini riafferma il valore di una parallela modernità della continuità nella quale le nuove tematiche proposte dal secolo breve si accordano sapientemente con tutto ciò che le ha precedute. Tradizionale senza essere mimetico, il mondo figurativo di Mauro Andreini non è un mondo a parte, un’espressione marginale e anacronistica, seppure autentica e prestigiosa, di una cultura della località. Tale mondo, consapevole e ispirato, è qualcosa di più, un orizzonte di senso che può oltrepassare i propri confini autografici per divenire un orientamento più vasto e generale, una prospettiva creativa chiara e operante che molti potrebbero e dovrebbero condividere. Che la complessità del mondo contemporaneo possa avere come esito una semplicità portatrice di forti valenze intellettuali, spirituali ed estetiche è il risultato che l’impegno assiduo e severo di Mauro Andreini offre alla confusa e contraddittoria scena architettonica contemporanea.

Vai a Mauro Andreini

commenti ( 1 )

14 marzo 2012

XfafX

Andrea Branzi


Andrea Branzi, 2008 – immagine/image Kai Juenemann

“L’Architettura – afferma Andrea Branzi – non è l’arte del costruire. L’architettura è una disciplina molto complessa che interpreta la storia, le tecnologie e i cambiamenti della società”.
Andrea Branzi, Architetto e Designer (Firenze, 1938), è una delle figure più carismatiche del panorama culturale internazionale.
Fino dalla laurea (1966) ha fatto parte del movimento di avanguardia dell’“architettura radicale” e i suoi progetti sono oggi conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, al Centro Georges Pompidou di Parigi e al FRAC di Orléans.
Nel 1974 si trasferisce a Milano dove, tra il 1975 e il 1982, fa parte della CDM (Consulenti Design Milano), firmando nel 1975 il progetto dell’immagine coordinata per l’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma.
Nel 1982 apre il proprio studio, occupandosi di architettura, urbanistica, interior design e industrial design.
Si interessa di design industriale e sperimentale, architettura, progettazione urbana, didattica e promozione culturale.
È autore di molti libri su storia e teoria del Design pubblicati in vari paesi; negli ultimi anni importanti monografie sono state dedicate al suo lavoro.

Continua su MaterialDesign

commenti ( 0 )

14 marzo 2012

XfafX

Mario Zaffagnini


Mario Zaffagnini – Immagine Clara Caliceti Zaffagnini

Nato a Bologna l’11 marzo 1936 Mario Zaffagnini, dopo aver compiuto gli studi classici, si laurea presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze nel marzo 1961 discutendo con il Prof. Adalberto Libera la tesi “Centro turistico alle isole Tremiti” approvata con voti 110/110 e lode poi pubblicata sulla rivista “Architetti d’oggi” n. 5 (ottobre 1961).
È abilitato all’esercizio della professione di Architetto nel marzo 1961.
Nell’A.A. 1961-62 è nominato assistente volontario presso l’Istituto di Composizione Architettonica della Facoltà di Architettura di Firenze, diretto dal Prof. Adalberto Libera. Dallo stesso anno e fino al 1969 svolge attività di assistente volontario presso la Cattedra di Composizione Architettonica della Facoltà di Architettura di Firenze.
Dal 1963 in poi, pur svolgendo la normale attivita didattica sul tema in corso, cura seminari ed esercitazioni che hanno per oggetto l’industrializzazione edilizia, argomento di continuo approfondimento e ricerca.
È nell’A.A. 1965-66 che conduce con l’architetto Piero Paoli, un seminario sulle “Problematiche dei mezzi e procedimenti industrializzati” al quale prendono parte il Prof. Ciro Cicconcelli, il Prof. Giuseppe Ciribini, l’Ing. Nico di Cagno e il Prof. Pierluigi Spadolini.
Nel 1961 è co-fondatore del Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova a Bologna con cui svolge attività professionale per quasi un decennio. Nel 1970 infatti, al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza in Elementi costruttivi, sceglie di separarsi dal Gruppo per abbracciare pienamente la carriera universitaria.

Continua su MaterialDesign

commenti ( 0 )

stampa

torna su