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15 maggio 2012

XfafX

Edra Design Factory
Tavola rotonda

16 maggio 2012 ore 17,00
Palazzo Tassoni Estense
Salone d’Onore
Via della Ghiara 36, Ferrara

Programma

16,45 Registrazione invitati

17,00 Introduzione
Alfonso Acocella
Responsabile scientifico XfafX

17,15 Presentazione e moderazione
Elisa Poli
Facoltà di Architettura di Ferrara

17,30 Tavola rotonda

Valerio Mazzei
Presidente Edra

Massimo Morozzi
Direttore creativo Edra

Francesco Binfarè
Designer

Mercoledì 16 maggio, alle ore 17, collegandosi al sito istituzionale unifetv/xfafx si potrà seguire in live streaming la tavola rotonda.

Iscriviti alla tavola rotonda
(fino ad esaurimento posti)

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Scarica la brochure di Edra

PROMOTORI
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

 

PATROCINI E COLLABORAZIONI
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

Canali istituzionali
www.xfafx.it
www.unife.it/facolta/architettura
www.materialdesign.it

Contatti
ufficiostampafaf@unife.it

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11 maggio 2012

Design litico

Gustavo Pulitzer Finali.
Interni litici di mare e di terra


Gustavo Pulitzer Finali, motonave Victoria, sala da fumo di I classe, 1931.
Camino in travertino e pareti in pergamena*.

Gustavo Pulitzer Finali nasce a Trieste nel 1887 da una facoltosa famiglia mercantile di origine ebraica; compie i primi studi nell’eterogeneo ambiente culturale triestino per iscriversi poi, nel 1908, alla facoltà di ingegneria del Politecnico di Monaco di Baviera.
Theodor Fischer, appartenente al gruppo dei fondatori del Deutscher Werkbund, sarà suo relatore di laurea. La formazione aperta e cosmopolita del giovane architetto si conclude con un viaggio compiuto a piedi e in bicicletta in Emilia, Umbria e Toscana, descrivendo, disegnando e fotografando le città e le architetture del romanico e del rinascimento italiano. Tra il 1914 e il 1918 Pulitzer viaggia ulteriormente in Grecia, Inghilterra e nelle Americhe, dove perfeziona una preparazione professionale di matrice mitteleuropea e di respiro internazionale.
All’inizio della sua carriera egli firma progetti di ville e appartamenti, partecipando anche a diverse esposizioni nazionali e internazionali con oggetti e mobili da lui disegnati e prodotti. Nel 1920, con l’architetto Ceas, fonda a Trieste lo studio Stuard, specializzato nell’arte decorativa per l’arredamento. Il gruppo di lavoro, che si amplierà e consoliderà negli anni accogliendo anche la moglie dell’architetto Ducia Kitter in qualità di consulente per i rivestimenti e le tappezzerie, diventa in breve tempo un riferimento tecnico e stilistico nel settore dell’allestimento navale moderno.


Gustavo Pulitzer Finali, transatlantico Conte di Savoia, scalone centrale di I classe, 1932.
Rivestimenti in travertino e pavimenti in linoleum ad intarsio*.

Nel 1925 Pulitzer riceve i primi incarichi dagli armatori Cosulich per la realizzazione di alcuni ambienti delle navi Saturnia e Vulcania; nel 1930 ottiene l’affidamento dell’intero allestimento della motonave Victoria che si configura come la prima unità moderna della marina civile italiana, capostipite di una serie di navi passeggeri che saranno costruite durante gli anni ’30 e che presenteranno caratteristiche strutturali e allestitive profondamente diverse rispetto alle imbarcazioni dei primi vent’anni del Novecento.
La Victoria, progettata come battello veloce di lusso per le linee del mediterraneo orientale, ha una linea filante e aerodinamica; al contrario delle unità precedenti, dove il colore chiaro delle soprastrutture contrastava con lo scafo nero, la nave è interamente dipinta di bianco per suscitare una sensazione di leggerezza e “nuova” eleganza. L’arredamento, prezioso nei materiali, è sobrio e funzionale nelle configurazioni; è caratterizzato da soluzioni congruenti con le strutture e i volumi interni della nave e abbandona in maniera programmatica le forme e i modi dell’allestimento scenografico posticcio. Ogni decorativismo di boiseries, soffitti cassettonati e finte trabeazioni è rimpiazzato da una nuova estetica delle superfici complanari, degli angoli stondati, delle fonti luminose diffuse, delle strutture spesso esibite nella loro nuda essenzialità. Gli impianti sono moderni, integrati in sistemi di rivestimento avanzati, e per la prima volta includono gli apparati di condizionamento dell’aria.
Le fratture insite nell’esuberante e calligrafico eclettismo stilistico della produzione cantieristica degli anni ’20 sono superate in favore di un disegno “continuo” e lineare, che riunifica in moduli geometrici razionali e slanciati una palette materica ricca e innovativa: legni esotici, ottoni, cuoi e pergamene si sposano con vetrate di Pietro Chiesa, ceramiche di Giò Ponti e sculture in bronzo di Libero Andreotti; rivestimenti sottili in onici e travertini sono accostati a stesure pavimentali in linoleum e a raffinati dettagli di rame e metallo cromato.


Gustavo Pulitzer Finali, transatlantico Conte di Savoia, sala da pranzo di I classe, 1932.
Sezione costruttiva del rivestimento in travertino*.
Clicca sull’immagine per ingrandirla

Tra il 1931 e il 1932, con le commesse per gli allestimenti del transatlantico Conte di Savoia e delle unità Neptunia e Oceania, lo studio Stuard conferma un’ormai solida leadership nella progettazione di interni navali che si manterrà inalterata fino a tutti gli anni ’60. Anche in questi casi l’arredamento è concepito come opera unitaria che si integra in maniera organica con le possibilità costruttive, spaziali e tecniche dell’architettura dei bastimenti. Sempre più, nella poetica costruttiva di Gustavo Pulitzer Finali, gli interni non devono essere «architetture che si sovrappongano a quelle della nave, non finti palazzi, non strutture posticce. L’architettura deve cercare la sua armonia nella genialità del rivestimento, senza alterare gli spazi che le sono offerti dalle strutture della nave stessa. Innumerevoli squisiti effetti si possono ricavare in tutti i particolari, studiando le risorse più appropriate, e talvolta più intime e segrete, che ogni materiale offre all’espressione decorativa»i.


Gustavo Pulitzer Finali, Nuova Borsa di Trieste, sala delle contrattazioni, 1930.
Rivestimenti in travertino e pavimento in marmi del Carso*.

Oltre ad essere uno straordinario laboratorio di innovazione tecnica e formale per la vita di bordo, la nave è per Pulitzer un importante incubatore di sperimentazioni da applicare poi all’architettura di terra. Infatti, sempre a partire dagli anni ’30 del Novecento, l’architetto acquisisce anche incarichi per allestimenti interni di uffici, spazi commerciali e strutture alberghiere di categoria elevata; tra le principali realizzazioni si ricordano la Borsa di Trieste (1930); l’Albergo Duchi d’Aosta al Sestrieres (1932); il Groosvenor Hotel a Londra (1934); gli Uffici per le società di navigazione italiane a Londra (1934); il Palazzo della Società delle Nazioni a Ginevra (1936); quattro alberghi a Chicago, Boston, New Orleans e Palm Beach (1944-47); gli uffici e lo showroom Ideal Standard a Milano (1953-58).


Gustavo Pulitzer Finali, Uffici delle società di navigazione Italia-Cosulich-Lloyd Triestino in Regent Street a Londra, 1934. Rivestimenti in onice del Carso, pavimenti in marmo, tavolo in travertino*.

Anche nell’architettura dotata di fondamenta il cuore della ricerca progettuale di Pulitzer è lo spazio interno, che egli plasma nelle forme di un razionalismo variamente declinato: dai magniloquenti accenti “romani” dei travertini nella Borsa triestina, all’astrazione e agli echi miesiani dei piani in onice negli Uffici per le società di navigazione a Londra.
Tra mare e terra, nell’arco di una lunga e riconosciuta carriera professionale, l’architetto amplia e approfondisce una ricerca del tutto originale, incentrata sulla valorizzazione delle qualità tecniche ed espressive dei materiali, e sulla concezione organica di spazi, arredi e oggetti, tra alto artigianato e industrial design.
Tale ricerca rappresenta uno dei capisaldi della storia contemporanea dell’arredamento italiano, per l’indubbio valore di innovazione tecnologica e linguistica come anche per la sistematica incidenza in termini di organizzazione della produzione. Accanto alle doti creative, Pulitzer esprime infatti una straordinaria capacità di coordinamento e armonizzazione del lavoro di decine di unità di progettazione e di squadre di maestranze che si formano a Trieste, nei suoi cantieri, tra gli anni ’30 e gli anni ’60, e che si distingueranno per lungo tempo per la grande sensibilità nei confronti dei materiali e per l’elevata raffinatezza esecutiva.

di Davide Turrini

Note
1 Gustavo Pulitzer Finali, in Il Piccolo, 25 giugno 1931, cit. in Donato Riccesi, Gustavo Pulitzer Finali. Il disegno della nave. Allestimenti interni 1925-1967, Venezia, Marsilio, 1985, p. 72;
* La foto della Sala da fumo della nave Victoria è tratta dal libro Mobili tipici moderni, a cura di Giancarlo Palanti, Milano, Domus, 1933, p. 13; le altre immagini sono contenute nel volume Gustavo Pulitzer Finali, Navi e case. Architetture interne 1930-1935, Milano, Hoepli, 1935.

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10 maggio 2012

XfafX

Matteo Thun
Lectio magistralis

Fra i vari format comunicativi del progetto istituzionale XfafX vi era quello della diffusione in Rete in live streaming delle Lectio magistralis svolte, all’interno di Palazzo Tassoni Estense, dagli illustri ospiti invitati a partecipare al Festival “To design today”.
Grazie all’apporto dell’Ateneo ferrarese e al sostegno del Dipartimento di Architettura – sempre più indirizzati verso l’innovazione istituzionale, la valorizzazione dei progetti culturali e di ricerca, i processi di internazionalizzazione – siamo ora pronti ad annunciare il raggiungimento dell’obiettivo che ci eravamo prefissati.
Oggi, giovedi 10 maggio, alle ore 17 collegandosi al sito istituzionale unifetv/xfafx si potrà seguire in live streaming la Lectio Magistralis “Wood Works” di Matteo Thun, presentata da Marcello Balzani e Veronica Dal Buono del Dipartimento di Architettura.
Seguirà, sempre in live streaming, la Tavola rotonda “Will wood be the architectural material for 21st century?”, con la presenza di Matteo Thun – fra i più raffinati interpreti della sostenibilità ambientale legata alle trasformazioni del paesaggio antropizzato e all’uso dei materiali naturali nell’architettura e nel design -, di David Venables, Direttore europeo dell’American Hardwood Export Council, e di Nicola Leonardi, Direttore della rivista The Plan.

Alfonso Acocella
Coordinatore scientifico XfafX

Vai a live streaming Lectio magistralis Matteo Thun
Vai a concept evento reale / evento virtuale
 

PROMOTORI
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3 maggio 2012

XfafX

Matteo Thun Lectio magistralis / Tavola rotonda

“Will wood be the architectural material for the 21st century?”
una domanda di Matteo Thun a Italo Calvino

10 maggio 2012 ore 17,00
registrazione (fino a esaurimento posti): relazioniesternefaf@unife.it

Programma

16,45 Registrazione invitati

17,00 Introduzione
Marcello Balzani
Dipartimento di Architettura di Ferrara

17,15 Presentazione critica
Veronica Dal Buono
Dipartimento di Architettura di Ferrara

17,30 Lectio Magistralis
Wood Works
Matteo Thun

18,15 Tavola rotonda

“Will wood be the architectural material for the 21st century?”

Matteo Thun
Architetto e designer

David Venables
Direttore europeo AHEC American Hardwood Export Council

Nicola Leonardi, moderatore
Direttore della rivista The Plan

19,00 Rinfresco

La lectio magistralis sarà in italiano. La tavola rotonda sarà tenuta in inglese con traduzione simultanea in italiano

Scarica l’invito
Scarica la biografia di Matteo Thun

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PROMOTORI XFAFX
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
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Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

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Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
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30 aprile 2012

Opere di Architettura

Villa a Lugano, Svizzera Architettura,
arch. Marco Sangiorgio
Interiors, arch. Angelo Pozzoli


Le direttrici della nuova residenza indicano le montagne sullo sfondo.

L’avvento dei cementi armati ha scalzato in Svizzera la tradizione secolare dei muri in forte spessore eseguiti in pietra, materia prima abbondante e disponibile in questo territorio pressoché completamente montuoso a nord delle Alpi italiane. Conseguentemente le modalità espressive dei conglomerati, alla ricerca di un minimalismo talvolta esasperato, hanno in buona parte azzittito la ricca gamma di soluzioni tecniche ed estetiche offerte ad esempio dall’assemblaggio dei conci lapidei, e dalle concatenazioni fra essi possibili nel sormontarsi dei corsi orizzontali.
Nelle zone montuose, come pure in generale in tutte quelle a vario titolo caratterizzate da una presenza paesaggistica significativa, le architetture spesso si dividono secondo due strategie: alcune cercano la mimesi sino a perdersi nel paesaggio, altre al contrario s’inseriscono senza nascondimenti, e nella loro evidenza volumetrica si caricano della mission di aiutare a leggere e comprendere il paesaggio. Tra gli aforismi di Luigi Snozzi è infatti anche: Il progetto, più ancora che uno strumento di trasformazione, è uno strumento di conoscenza.
Due progetti dolomitici degli scorsi anni ’90, ad una scala dimensionale differente, di fatto maggiore, pongono premesse importanti a questo progetto residenziale.
Il primo dei due è assai noto: si tratta dei bagni termali a Vals di Peter Zumthor, degli anni 1994-1996, in cui l’estesa applicazione di facciata in pietra è sormontata da un coronamento cementizio. Dichiara apertamente lo stesso Zumthor riguardo l’intento non mimetico del proprio progetto: La nuova costruzione è un grande volume in pietra, coperto di erba, incastrato nella montagna con cui forma un tutt’uno; un oggetto solitario che si oppone all’integrazione con le strutture esistenti, per lasciare emergere ciò che, in relazione al tema, appariva più importante: esprimere un intenso rapporto con l’energia primigenia e la geologia del paesaggio montuoso, con la sua imponente topografia.
Di pochi anni successiva, la casa delle guide alpine in Valmasino di Gianmatteo e Roberto Romegialli, completata fra 1997 e 1999, ancora si distingue per personalità nella ricerca di equilibri con l’intorno. Scrivono i progettisti in proposito nella relazione di progetto: (…) un segno preciso, estraneo a mimesi storicistico-vernacolari, capace di dichiararsi e delineare (…) due ambiti di appartenenza, un “prima” e un “dopo”, vallo ideale di demarcazione tra diverse condizioni naturali e insediative.


L’inquadratura del paesaggio sul lago.

In questo progetto residenziale, dalle dimensioni assai più contenute rispetto ai due precedenti, le componenti in legno naturale punteggianti gli affacci mancano del tutto; subentrano i metalli per le finestre e gli oscuramenti. Eppure quest’abitazione dalle fattezze squadrate, con vista sul lago di Lugano, a firma dell’architetto Marco Sangiorgio, riabilita la pietra all’esterno dei volumi, celando così con materiale naturale una struttura comunque cementizia, a cui si demanda la sola funzione strutturale che le è propria, dispensandola da quella estetico-formale.
La pelle lapidea esterna è scelta come a fronteggiare le montagne circostanti con il medesimo materiale di cui sono costituite. La finitura scabra accentua l’idea di ripristinata naturalità perseguita dal progettista. Più ancora di questo, i due precedenti maggiori insegnano come l’adozione dell’opera muraria rustica esprima forte radicamento al luogo in senso materiale e culturale, con riferimento al sapere costruttivo tradizionale. Si tratta in altre parole di una strategia di progetto per ridurre le distanze fra la nuova architettura e la comunità.
All’intorno l’abitazione si dota di una quantità di spazi aperti attrezzati, ora coperti, ora scoperti e più privati, ora invece scoperti comuni. Sempre in esterno le lastre lapidee sono pure applicate sul piano di calpestio, a riproporre sulle terrazze la geometria di doghe lignee, ma posate secondo un disegno assai controllato ed ortogonale rispetto a quanto avviene al chiuso. Si impiega la Decking Stone di Il Casone in spessore 4 cm, dimensione caratteristica 14,8×219,8 cm e finitura bottonata. Sui calpestii interni il progettista Angelo Pozzoli decide di posare lastre lapidee a casellario in spessore di 2 cm e finitura broccata.
Parallelamente a questo tentativo di proporsi con continuità in doghe all’interno ed all’esterno, alcuni conci di Pietra Forte Fiorentina cingono al coperto una piscina privata, pure risalendo le pareti dell’ambiente che la comprende, in lastre dalla forma squadrata, questa volta rese continue dal giunto cementizio tradizionale in luogo della fuga aperta. Completa la declinazione delle arenarie nel progetto, la realizzazione di alcuni regolari elementi d’arredo su disegno, per l’ampio spazio esterno riservato al giardino.


La finitura tradizionale a spacco dei conci sugli affacci.

photogallery

di Alberto Ferraresi

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