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13 aprile 2012

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Mirabilia

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Lastra di marmo Vigaria, Luce e Materia, Marmomacc 2011, Solubema

Metamorfosi. All’interno di Marmomacc 2011, per conto dei brand Merbes-Sprimont (Belgio) e Solubema (Portogallo), Raffaello Galiotto è impegnato nel progetto “Luce e Materia” indirizzato a dare senso ed evidenza formale a due materie molto particolari ed estremamente diverse fra loro, provenienti dal mondo naturale delle rocce: il Nero del Belgio e il Vigaria del Portogallo.
Tale progetto allestitivo rinnova così la sfida al confronto con le materie, con le energie e le vocazioni formali che ognuna di esse è in grado di “sprigionare”.

«Le materie – per dirla con Henri Focillon – comportano un certo destino o, se si vuole, una certa vocazione formale. Esse hanno una consistenza, un colore, una grana. Sono forme, come dicemmo, e per ciò stesso, chiamano, limitano o sviluppano la vita delle forme dell’arte. Sono scelte, non soltanto per la comodità del lavoro, oppure, nella misura in cui l’arte serve ai bisogni della vita, per la bontà del loro uso; ma anche perchè si prestano ad un trattamento particolare, perchè danno certi effetti. (…) Ma giova osservare subito che questa vocazione formale non è un determinismo cieco, poichè a quelle materie così ben caratterizzate, così suggestive ed anche così esigenti riguardo alle forme dell’arte sulle quali esercitano una specie d’attrazione, si trovan da queste, di rimbalzo, profondamente modificate.
Così si stabilisce un divorzio tra le materie dell’arte e le materie della natura, anche se unite tra loro da una rigorosa convenienza formale. S’assiste allo stabilirsi d’un ordine nuovo. Sono due regni, anche se non intervengono gli artifici e la fabbrica. Il legno della statua non è il legno dell’albero; il marmo scolpito non è più il marmo della miniera; l’oro fuso è un metallo inedito; il mattone, cotto e messo in opera, è senza rapporto con l’argilla della cava. I colori, l’epidermide, tutti i valori che agiscono otticamente sul senso tattile, sono cambiati. Le cose senza superficie, nascoste dietro la scorza, interrate nella montagna, bloccate nella pepita, inglobate nella mota, si sono separate dal caos, hanno un’epidermide, aderito allo spazio ed accolto una luce che la lavora a sua volta. Anche se il trattamento subito non pure ha modificato l’equilibrio ed il rapporto naturale delle parti, la vita apparente della materia s’è trasformata.»

Se la forma – come ci suggerisce Focillon – è il “come della materia” sottratta al regno della natura, allora il designer è il medium, il demiurgo capace di conferire “forma” alla materia stessa facendola apparire “così” e non in “altri modi”. Questo, indubbiamente, è il primo punto di applicazione dell’esercizio progettuale di Raffaello Galiotto in “Luce e Materia”. Obiettivo del designer è realizzare il mutamento, assicurare la trasformazione o, addirittura, la metamorfosi delle materie litiche. In forma inedita – a differenza di altre occasioni – qui intravediamo un Galiotto operare più come un artista, creatore di esperienze sensoriali e illusive, che come un designer concentrato sulla definizione di prodotti funzionali e seriali. Ma sappiamo che le forme della materia non sono soltanto i punti salienti di uno schema grafico o le superfici di un’immagine virtuale.


Lastra di marmo Vigaria, Luce e Materia, Marmomacc 2011, Solubema

Esse prendono corpo e consistenza tangibile a partire dalla modellazione di atomi fisici, assumono configurazioni tattili e visive, s’inverano – soprattutto – in uno spazio a tre dimensioni occupandolo e rendendolo esperienziale. In questo spazio tridimensionale, che organizza e mette in relazione le forme e materiali, rintracciamo il secondo punto di ricerca di Galiotto, capace di “mettere in scena” e spettacolarizzare il primo.
Nello spazio tridimensionale in cui ci muoviamo il nostro corpo è oggetto fra “altri” oggetti, ma è anche quello che vede gli artefatti, li misura, li tocca involvendoli in personali esperienze, emozioni e associazioni mentali; lo spazio e gli oggetti – attraverso il dialettico rapporto di vuoti e di pieni, di materialità ed immaterialità, di densità e di peso, di ombre e di luce – consegnano a noi la loro aura per attrarre i sensi e produrre sensazioni.

Mirabilia. L’allestimento di “Luce e Materia” sembra riattualizzare la direzione concettuale delle Wunderkammer – letteralmente camere delle meraviglie – concepite dal XVI al XVIII secolo dai grandi collezionisti europei per conservare, studiare, mostrare e soprattutto “godere” di oggetti dalle evidenti e intrinseche particolarità esteriori.
L’interesse scientifico, l’amore per l’eccezionale, il raro – tipici dell’era illuminista – posti alla base della creazione di ogni Wunderkammer si sono intersecati sempre con l’innata pulsione umana al possesso di oggetti capaci di destare meraviglia; oggetti non necessariamente preziosi ma ineludibilmente straordinari; oggetti provenienti direttamente dal mondo della natura (naturalia) o creati dalle mani dell’uomo (artificialia).

L’eccezionalità o l’originalità della forma, la rarità del reperto, l’unicità dimensionale, l’esoticità della provenienza, la preziosità della lavorazione ecc. costituivano gli elementi tipici affinchè gli oggetti delle Wunderkammer si costituissero come raccolta di mirabilia da custodire ed esibire.
Possedere una Wunderkammer da mostrare in privato ad amici ed illustri visitatori è stato appannaggio delle èlite: nobili e re, scienziati emeriti o uomini dotti e facoltosi.

A Marmomacc 2011, con “Luce e Materia”, sembra rinnovarsi l’aura – sia pur “democratizzata” e rivolta ad un pubblico vasto e cosmopolita – di una Wunderkammer litica contemporanea disponibile alla fruizione e al disvelamento dell’inusuale e del magico legato alla vita di due specialissimi marmi.
Attore protagonista assoluto è la luce che mette in scena materie litiche molto particolari – il Nero del Belgio e il Vigaria del Portogallo, come già anticipavamo – giocando con le loro epidermidi e con tutti i valori in grado di agire sul senso ottico attraverso i diversificati trattamenti impressi grazie a sofisticati e avanzati software di lavorazione.
La Wunderkammer si dischiude al visitatore come un percorso continuo, sia pur segmentato e scandito tematicamente da spazi e da artefatti molto particolari proponendo un’esperienza fruitiva concettuale ed emozionale allo stesso tempo.

Illusive figuratività. I primi ambienti di “Luce e Materia” sono segnati da superfici litiche riflettenti, riverberanti, deformanti associate all’utilizzo del Nero del Belgio.
Come cinema e teatro presuppongono zone di penombra (se non di buio assoluto) contrapposte a spazi illuminati su cui far svolgere l’azione scenica, così l’incipit di tale dispositivo spaziale è annunciato da sfondi neri e da un’atmosfera plumbea che invita alla concentrazione fruitiva.
Sulle pareti – o al centro degli ambienti – sono esposti, quali oggetti inusuali e “meravigliosi”, una serie di artefatti marmorei tirati a lucido risplendente. La narrazione “ad episodi” che viene svolta sulla continuità delle pareti è la metamorfosi del Nero del Belgio – materia solida, uniforme e assoluta – qui alla ricerca di una presenza “altra”, di una esistenza “parlante”, nel momento in cui “va incontro alla luce”.

I confini fra le superfici allestitive e gli oggetti esposti, fra zone illuminate e zone d’ombra, sono in questi primi ambienti molto attutiti (o contrastati) per conferire una sorta di evidenza magica agli artefatti – e predisporli ai rapporti e alle relazioni fruitive con i visitatori.
La luce di questi ambienti – diretta e direzionata – allorchè colpisce le superfici marmoree ne declina i profili, ne evidenzia gli aggetti e le profondità, ne accentua la deformazione ottica delle immagini riflesse come in un illusivo e disorientante gioco degli specchi.
Questo sapiente uso di materiali riflettenti come “schermi” replicativi e slargativi, atti a dar vita ad inedite configurazioni spaziali, rievoca e reinterpreta numerose suggestioni visive legate alla tradizione figurativa del passato attualizzata, poi, anche nel contemporaneo: dal misterioso specchio convesso dipinto con minuziosità microscopica da Jan Van Eyck nel celeberrimo Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434), sino alle “distorsioni fotografiche” – illusionistiche ed estranianti – elaborate all’inizio del novecento da André Kertész. Ma se questi artisti hanno trasposto entrambi le superfici specchianti sul piano astratto e intagibile della rappresentazione bidimensionale (pittorica o fotografica che sia), al contrario l’atto creativo proposto in “Luce e Materia” ha restituito ad esse una propria matericità e tridimensionalità attraverso un sapiente uso di tecnologie innovative in grado di “riplasmarle” in veri e propri oggetti marmorei.


Lampada a sospensione, marmo Vigaria, Luce e Materia, Marmomacc 2011, Solubema

I primi ambienti di “Luce e Materia” sembrano instaurare, inoltre, stimolanti legami con sperimentazioni artistiche contemporanee. Volumi dalle forme insolite, ricurve, enormemente espanse e rivestite da materiali riflettenti (sia naturali che artificiali) rappresentano, di fatto, la cifra stilistica dell’artista e architetto Anish Kapoor, che da anni porta avanti con coerenza una ricerca volta a sperimentare esperienze spaziali alternative e mai cristallizzate. Molte delle sue installazioni sembrano condividere con l’incipit del percorso fruitivo ideato da Galiotto non solo la ricerca virtuosistica di dispositivi ambientali riverberandi e deformanti, ma anche la predilizione per i toni scuri del grigio e del nero, tali da rinviare allusivamente ad un oltre immateriale e intangibile.

Traslucenze. Il “secondo tempo” narrativo del percorso di “Luce e Materia” attinge alla vertigine seduttiva della “trasparenza” litica.
Abbandonati gli strati ispessiti dei banchi rocciosi o dei monoliti staccati dal fronte di cava, il Vigaria del Portogallo nelle mani creative di Galiotto diventa “pietra seducente e calda”, nel momento in cui la luce attraversando tutto il suo spessore disvela oltre l’essenza mineralogica intrinseca della pietra anche le forme d’artificio e di modellazione impresse alla materia.
Nella sezione finale del dispositivo allestitivo di “Luce e Materia” siamo di fronte ad un percorso narrativo dove la materia litica affronta e approfondisce creativamente il concetto dello “splendere attraverso”, diversamente dallo “splendere in superficie” come nel caso del Nero del Belgio.

Artefatti cilindrici, superfici figurate, pannelli complanari scavati si impongono per il fascino del fenomeno ottico della traslucenza dove la luce pervade tutto lo spessore della pietra trasferendone a quest’ultima il valore magico delle sue qualità peculiari.
L’azione attiva della luce, riverberativa di energia colorica, fa si che la pietra – il Vigaria del Portogallo nel caso specifico – diventi pietra luminosa, iridescente, illusoria sorgente di luce restituita magicamente allo spazio circostante.

Alfonso Acocella

Il saggio è tratto da:
Alfonso Acocella, “Mirabilia”, in Raffaello Galiotto (a cura di), Luce e materia, s.l., Solubema, 2011, pp. 96.

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11 aprile 2012

News

PIETRA
Recuperare, ricostruire, integrare


Victor López Cotelo, Complesso residenziale a Puente Sarela , Santiago de Compostela, 2002-2007

FACOLTÀ DI ARCHITETTURA DI FERRARA
CORSO “COSTRUZIONI IN PIETRA” AA. 2011-2012

Secondo semestre, febbraio – maggio 2012
Durata del corso: 100 ore – 8 CFU

OBIETTIVI e CONTENUTI
Il corso è finalizzato a trasferire agli studenti del quinto anno della Facoltà di Architettura di Ferrara una consapevolezza critica sull’impiego dei materiali lapidei all’interno del progetto contemporaneo d’architettura, d’allestimento d’interni e di design di prodotto. Temi portanti dell’offerta formativa sono: l’identificazione e l’interpretazione critica dei codici e dei linguaggi con cui la pietra si presenta nell’architettura storica e in quella contemporanea; la conoscenza delle categorie petrografiche, geologiche e merceologiche dei materiali litici, la loro rispondenza alle necessità d’impiego nell’architettura e nel design, l’analisi della connessione tra progettazione architettonica e tecniche costruttive legate alle nuove frontiere di trasformazione e trattamento dei materiali lapidei; il trasferimento di tali processi analitico-critici all’esperienza progettuale del workshop. Saranno analizzate le principali tipologie di marmi e graniti italiani e il ruolo a scala nazionale e internazionale dei distretti lapidei italiani. Attraverso una lettura sincronica delle fasi che concorrono alla realizzazione dell’opera architettonica e di design saranno indagati i legami tra concezione formale, aspetti costruttivi, caratteristiche geologico-petrografiche e le qualità tecnico espressive dei materiali litici, secondo una visione unitaria dei saperi.

ATTIVITA’ DIDATTICHE
La nuova edizione del Corso di Costruzione in Pietra, dal titolo “Pietra: recuperare, ricostruire, integrare”, svilupperà i contenuti della progettazione e della costruzione litica nella riqualificazione di ambienti storici urbani e paesaggistici in condizioni di abbandono e degrado.
Il tema, che tocca sia la problematica connessa al recupero e rifunzionalizzazione di edifici storici costruiti in pietra, sia la progettazione di spazi urbani siti in città o borghi di antica origine, si presta a numerose connessioni disciplinari: dal restauro urbano e architettonico, allo studio delle tecniche costruttive tradizionali, alla conoscenza dei materiali lapidei di diverse aree e bacini produttivi e loro caratteristiche fisico-meccaniche, all’impiego di materiali alternativi o sostitutivi a quelli litici.
Non ultimo infine l’intervento di ricostruzione e integrazione litica, ossia il progetto di nuovi manufatti sostituivi di edifici semidistrutti o andati perduti a causa dell’abbandono e dell’incuria. E’ il caso di villaggi o piccoli borghi rurali abbandonati, e oggi oggetto sempre più frequente di progetti di recupero per finalità turistiche. Analoga problematica, anche se con contenuti generali diversi, si pone per costruzioni in zone colpite da sisma, necessitanti di interventi di ripristino strutturale e funzionale, o di ricostruzione integrale. In entrambi i casi entra in gioco un aspetto chiave della progettazione architettonica e litica: la scelta tra un percorso ricostruttivo di tipo filologico in anastilosi o una ricostruzione critica che utilizza linguaggi contemporanei.
L’esercitazione proposta dal corso si articolerà in due momenti. Una fase di studio che riguarderà l’approfondimento di alcuni interventi esemplari di recupero e rifunzionalizzazione di alcuni edifici storici in pietra negli anni recenti ad opera di importanti autori dell’architettura contemporanea. Una fase di progettazione che avrà come oggetto l’integrazione o la ricostruzione di un piccolo edificio di pietra parzialmente o intermente collassato, inserito in un contesto urbano o paesaggistico di rilevante interesse storico–artistico.

L’attività centrale del corso sarà costituita dall’atelier di progettazione da sviluppare in aula con revisioni continuative del corpo docente, e sarà preceduta e affiancata da attività formali – quali comunicazioni in aula dei docenti e lecture dei visiting teachers – ed informali, connesse a visite guidate e confronti con operatori specializzati in aziende di settore.

ELABORATI GRAFICI FINALI
Gli elaborati grafici finali di progetto degli studenti, composti da tre tavole di formato A0 (cm. 84×119 verticale) accompagnate da un plastico, saranno esposti nell’autunno 2012 presso la 47ª Marmomacc (Mostra Internazionale di Marmi, Design e Tecnologie) di Veronafiere, nella speciale mostra culturale dedicata a Didattica e Formazione.

TEMI DELLE LEZIONI
Lo “stile” dell’architettura di pietra
L’essere della materia e i caratteri della costruzione litica

Il muro di pietra
Muri monomaterici, muri compositi, rivestimenti a spessore

La rinascita della pietra strutturale
Monoliti, nuove stereotomie, pietre armate

Light stone
Involucri sottili, schermi traforati, diaframmi traslucidi

Stone texture
Superfici, geometrie, ibridazioni

Case di pietra recuperate
Restauro statico e integrazione litica

Il piano litico orizzontale
Lo spazio dell’architettura e la scrittura pavimentale di pietra

Il ciclo litogenetico

Il classificazione commerciale e petrografica delle rocce

I caratteri strutturali e tessiturali delle rocce

Rocce magmatiche, metamorfiche, sedimentarie e loro caratteristiche ornamentali

Caratteristiche qualitative di marmi e graniti

Caratteri petrofisici e idoneità d’uso

Il colore nei marmi e nei graniti

CORPO DOCENTE
Vincenzo Pavan
Carmela Vaccaro
Alfonso Acocella
Davide Turrini

BIBLIOGRAFIA
Alfonso Acocella, L’architettura di pietra, Firenze, Alinea-Lucense, 2004;
Alfonso Acocella, Stone Architecture, Milano, Skira, 2006;
Alfonso Acocella, Davide Turrini (a cura di), Travertino di Siena, Firenze, Alinea, 2010;
Vincenzo Pavan (a cura di), Collana “Premio Internazionale Architetture di Pietra”, Verona, Marmomacc, 1987- 2011;
Piero Primavori, Pianeta pietra, Verona, Zusi Editore, ;
Lorenzo Lazzarini, Marisa Laurenzi Tabasso, Il restauro della pietra, CEDAM.

BIOGRAFIE SCIENTIFICHE DEI DOCENTI
Vincenzo Pavan, architetto e studioso dei linguaggi dei materiali costruttivi, è curatore, dalla sua istituzione, dell’International Award Architecture in Stone di Veronafiere. Organizza per pubbliche istituzioni mostre e convegni internazionali di architettura e urbanistica nell’ambito dei quali ha pubblicato numerosi cataloghi. Ha esposto i propri progetti in mostre e musei internazionali tra i quali la Biennale di Venezia, il Deutsches Architekturmuseum di Francoforte e la Graham Foundation di Chicago. Dal 2007 insegna presso la Facoltà di Architettura di Ferrara.

Carmela Vaccaro geologo è professore associato in petrografia e geochimica applicata, da anni svolge attività di ricerca e didattica nell’ambito della valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale e delle risorse ambientali e naturali. In questi anni si è dedicata allo studio delle applicazioni della petrografia alla conoscenza storica e conservativa del patrimonio culturale e all’analisi dei fenomeni di degrado delle georisorse. Grazie a numerosi progetti di ricerca internazionali e nazionali (RIADE, CAMI life+, FIRB, PRIN, WARBOlife+, ASTIS, GEP, GOTRAWAMA, Tecnopoli Emilia Romagna) e a contratti di ricerca istituiti con Enti Pubblici e Consorzi Privati ha costituito un gruppo di giovani ricercatori e di laboratori dotati delle moderne strumentazioni analitiche cui affrontare le analisi conoscitive sul patrimonio culturale.

Alfonso Acocella, architetto, è Professore ordinario di Tecnologia dell’architettura. Attualmente svolge il Corso di “Costruzioni in pietra” e il “Laboratorio di metodologie di progetto” presso il nuovo corso di laurea in Design del prodotto industriale della Facoltà di Architettura di Ferrara. Ha scritto numerosi volumi sull’architettura contemporanea; in particolare sul tema litico: L’architettura di pietra (Firenze, 2004); Stone Architecture (Milano, 2006); Travertino di Siena (Firenze, 2010). È direttore di collane editoriali riguardanti i temi del design di prodotto e dell’exhibit design in pietra.

Davide Turrini, laureato in Architettura, ha ottenuto la specializzazione in Storia, Analisi e Valutazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Dottore di ricerca in Tecnologia dell’Architettura, attualmente è Ricercatore al Dipartimento di Architettura di Ferrara. I suoi studi riguardano i temi dell’innovazione tecnologica di processo e di prodotto nei settori dei laterizi e dei lapidei da costruzione. Si occupa in particolare del rapporto tra materiali, tecniche di lavorazione e architettura, approdando anche allo studio del design litico contemporaneo con un’attenzione specifica al legame tra prodotto e contesto sociale, culturale e spaziale di riferimento. È autore e curatore di volumi e di saggi riguardanti i temi di ricerca.

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Facoltà di Architettura di Ferrara
Marmomacc

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6 aprile 2012

News

Lithos Design presenta il nuovo volume
della la collana Lithos.


Drappi di Pietra, Ottoman. Design Raffaello Galiotto per Lithos Design.

In collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara, Lithos Design presenta “Raffaello Galiotto. Design digitale e materialità litica” dedicato all’opera del designer vicentino nel campo del Design Litico.

“Dal potenziale design delle superfici di pietra trae origine la riflessione e si dispiega seguendo un percorso che dal rivestimento parietale, attraverso continue metamorfosi, raggiunge la formalizzazione di elementi strutturali complessi per la definizione di spazi architettonici.
Lungo questa strada, sperimentale e non priva di inediti disvelamenti, si innesta il lavoro di Raffaello Galiotto in collaborazione con l’azienda vicentina Lithos Design”,
Veronica Dal Buono.

La narrazione del percorso di Raffaello Galiotto nel campo del design litico e il felice incontro con il brand Lithos Design sono l’asse portante del volume scritto da Veronica Dal Buono, ricercatrice presso la Facoltà di Architettura di Ferrara, che apre la Collana Lithos, a cura di Alfonso Acocella, della casa editrice Librìa, giunta al suo quinto volume, all’orizzonte del Design Litico.

L’autrice, attraverso saggi ed interviste, indaga sul percorso creativo del designer e in particolare attraverso il rapporto privilegiato con il materiale lapideo che egli definisce “materia straordinaria, irripetibile, matrice di capolavori assoluti”, nei confronti della quale la progettazione deve porsi con un atteggiamento di “rispettoso ossequio”. Un percorso, quello di Galiotto, di ricerca e forte innovazione svolto in perfetta simbiosi con l’Azienda vicentina che gli ha permesso di approfondire e sviluppare il binomio Design Litico e tecnologia.
Il testo non propone solo l’analisi di un percorso stilistico ma affronta tematiche di grande attualità, strettamente legate al valore del design per la competitività delle aziende, suggerendo un maggior dialogo tra industria, mondo del progetto e mondo della ricerca attraverso l’interazione con le Istituzioni universitarie. Secondo Galiotto se il design non va considerato come un costo ma come un valore, è anche vero che i designer devono comprendere le necessità reali del settore industrial-artigianale, producendo progetti “su misura” e non “discesi dall’alto”, seguendo il mito del designer-star. Il compito di tutto il circuito è quello di divulgare una cultura del design come sistema che coinvolga tutti gli aspetti del progetto, dalla prefigurazione, alla produzione, comunicazione, vendita del prodotto e sua vita dopo l’uso.

Il volume sarà presentato in anteprima mercoledì 18 aprile durante il Salone del Mobile di Milano presso lo stand di Lithos Design (Pad. 24 Stand C11), con la presenza del designer Raffaello Galiotto.

Vai a Lithosdesign
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5 aprile 2012

News

TADAO ANDO
la responsabilità dell’architettura

TADAO ANDO
la responsabilità dell’architettura

conferenza di
Tadao Ando

all’Università di Bologna

introduce
Ivano Dionigi
Magnifico Rettore dell’Università di Bologna

presenta
Giovanni Leoni
Direttore del Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna

Aula Magna di Santa Lucia
Via Castiglione 36
Bologna

20 aprile 2012 ore 17

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2 aprile 2012

News

Il Casone al Salone Satellite con Studio Lievito

Milano, Rho Fiera HALL 22-24 STAND C33

L’attenzione dell’azienda Il Casone al mondo del design l’ha portato, negli anni, a diverse collaborazioni internazionali, esplorando ed elaborando nuove tendenze nell’applicazione dei materiali lapidei, in continuo dialogo con il mondo della progettazione. Quest’anno, un’attenzione particolare anche ai giovani studi emergenti, con la partecipazione al Salone satellite. Dalla collaborazione con lo Studio Lievito di Firenze nascono “Capocchia”, “Araldica” e “Squadra”, tre progetti di design in cui la pietra è protagonista.

Capocchia – Tavolo
“Capocchia” è un tavolo in Pietra Serena e acciaio corten che parla di storia e tradizione: superfici ispide e metallo alterato celebrano la patina del tempo. L’ispirazione nasce da quel chiodo arrugginito dimenticato in una trave dal carpentiere. Il tavolo è composto dall’incastro tra la testa quadra della gamba ed il piano. I materiali: Piano in pietra forte fiorentina Il Casone, finitura anticata. Gambe in acciaio corten.


“Capocchia”

Araldica – Pavimentazione urbana
Le porzioni di stemmi e scudi in bassorilievo formano una poliedrica texture, adatta a rivisitare in maniera contemporanea quel patrimonio araldico murale che caratterizza le facciate dei palazzi più importanti delle nostre piazze europee, costruite ‘a misura d’uomo. I materiali: Piastrelle 60 x 60 cm in pietra forte Il Casone, finitura bottonata per il piano e sabbiata per i bassorilievi. Quattro diversi moduli combinabili tra loro.


“Araldica”

Squadra – Lampada da tavolo
Dallo strumento all’oggetto il passo è breve. La caratteristica “squadra a 90” utilizzata dallo scalpellino fornisce un’ottima soluzione formale per una lampada a luce orientabile. Squadra può infatti fornire luce indiretta all’ambiente o illuminare zenitalmente un piano di lavoro, ruotando la posizione del suo angolo ‘a 90’.
I materiali: Pietra serena Il Casone , finitura “Seta”. Stecca Led, Warm White.


“Squadra”

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