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5 giugno 2012

Design litico

Disegnare il Marmo, Carrara, 1986.
Progetti e prototipi di design per l’abitare

Aggiornata la Lithospedia Interior Design


Egidio Di Rosa, Pier Alessandro Giusti, studi grafici per fontane in pietra.
Carrara, Mostra Disegnare il marmo, 1986.

Tra il 28 maggio e il 2 giugno 1986 si tiene a Carrara la mostra “Disegnare il Marmo. L’abitare”, realizzata dall’Internazionale Marmi e Macchine di Carrara in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti locale e con l’ADI. L’iniziativa intende promuovere attività progettuali e produttive focalizzate su elementi di arredamento e componenti edilizi in pietra, così da sollecitare una domanda che trovi riscontro in una produzione di tipo industriale caratterizzata da connotazioni di elevata qualità formale.
L’evento espositivo crea infatti l’occasione per realizzare o perfezionare progetti e prototipi di oggetti litici legati a nuove funzioni e a nuove tecnologie di lavorazione: sezioni specifiche della mostra sono dedicate all’arredo domestico, al bagno, alla cucina, a terrazze e giardini, ai componenti edilizi. A partecipare, in un legame diretto con realtà produttive del comprensorio lapideo apuo-versiliese, sono designer come Angelo Mangiarotti, Aldo Pisani, Egidio Di Rosa e Pier Alessandro Giusti, De Pas-D’Urbino-Lomazzi, Pier Luigi Spadolini.


Angelo Mangiarotti, tavolo Asolo, produzione Skipper (poi Agape), dal 1981.

Mangiarotti presenta il tavolo Asolo in cui prosegue le ricerche sui giunti ad incastro per gravità già avviate negli anni ’70 con i tavoli delle serie Eros e Incas per Skipper: nella relazione del progetto scrive «Credo che il significato di un’iniziativa come quella dell’Internazionale Marmi e Macchine di Carrara vada ritrovato nella progettazione di un oggetto inconsueto, al di fuori della produzione di tanti altri operatori nel settore, sfruttando al massimo le possibilità del materiale e la tecnologia a disposizione per la sua lavorazione. Il progetto che viene proposto è infatti il risultato di studi sul materiale – in questo caso il granito – e sulle possibilità offerte dalle sue prestazioni-limite»1.
Il nome derivato dalla definizione “A solo” sottolinea l’eccezionalità di un progetto in cui a sostenere il grande piano litico non sono più robuste gambe troncoconiche o tronco piramidali come accadeva nelle serie di tavoli litici precedenti, ma lastre di forma lievemente trapezoidale, in un delicato assetto di equilibri che scaturisce dalla conoscenza profonda delle qualità fisiche e strutturali del materiale e da una corretta applicazione delle tecnologie.


Aldo Pisani, progetto per un tavolo in lastre di marmo.
Carrara, Mostra Disegnare il marmo, 1986.

Anche Aldo Pisani lavora sul tema della composizione di elementi sottili ed espone un tavolo con base centrale costituita da sette lastre lapidee, una lampada traslucida studiata in origine per Venini ed alcuni arredi in legno per il bagno con impiallacciature in marmo.
Egidio Di Rosa e Pier Alessandro Giusti, direttori artistici fino al 1984 del marchio di design litico Up & Up e attivi nella produzione di Memphis, approfondiscono la loro ricerca sulla progettazione di elementi scultorei quali fontane, vasche e sedute, tutte ottenute da masselli scavati con una macchina appositamente messa a punto dalle Officine Meccaniche Domenico Tongiani: si tratta di un filo sagomatore con supporto mobile che consente tagli in curva spaziale secondo generatrici coniche. Di Rosa e Giusti rielaborano così oggetti ed arredi in pietra tradizionali, fino a questo momento realizzati per la quasi totalità grazie al lavoro manuale di artigiani scalpellini.


Jonathan De Pas, Donato D’Urbino, Paolo Lomazzi, progetto per una collezione di caminetti componibili in pietra.
Carrara, Mostra Disegnare il marmo, 1986.

Per Jonathan De Pas, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi l’occasione della mostra di Carrara è utile per approfondire la loro ricerca sul tema del camino che da pura cornice decorativa diventa elemento funzionale ed estetico articolato, capace di instaurare un rapporto con lo spazio circostante e con l’utente. Già negli anni ’70 i tre designer elaborano camini in ceramica dove il volume del focolare è trattato come forma plastica complessa e fortemente tridimensionale, in cui il disegno delle piastrelle enfatizza la geometria della composizione2. Per “Disegnare il Marmo” i progettisti realizzano un sistema modulare di solidi elementari in pietre di vari colori che ogni cliente può comporre a suo piacimento. La base, l’architrave e la cappa diventano cubi, parallelepipedi e cilindri ispirati alle forme dei giochi di Fröbel, e il fronte del caminetto – pur essendo personalizzabile – si trasforma in oggetto industriale al pari del corpo del focolare in genere prefabbricato.
Il tema dell’industrializzazione dell’oggetto in pietra, che domina la mostra di Carrara, è ribadito anche nel progetto di Pierluigi Spadolini. L’architetto applica al marmo la logica progettuale sistemica e la ricerca sulla modularità aggregativa che caratterizzano la sua opera, ideando una seduta per esterni esposta nella sezione dedicata a terrazze e giardini. Gli elementi standardizzati della panca dai bordi smussati si arricchiscono di alcuni pezzi speciali “significativi”, di snodo o di testata, a formare un sistema complesso e flessibile con il quale è possibile ricavare ambiti e percorsi di svariate morfologie.


Pierluigi Spadolini, schizzi di una seduta componibile in marmo per esterni.
Carrara, Mostra Disegnare il marmo, 1986.

Da Mangiarotti a Pisani, da Di Rosa e Giusti a Spadolini, aldilà dei linguaggi le proposte della mostra di Carrara prefigurano nell’insieme le linee di sviluppo attuali del design litico, segnate da una concezione tecnologica certamente industriale dell’oggetto in pietra eppure pienamente calate negli scenari di personalizzazione del prodotto, propri di una riproduzione in piccola o piccolissima serie. I caratteri di tale fenomeno, significativo anche dal punto di vista economico non tanto per le dimensioni quantitative quanto piuttosto per i valori qualitativi, sono già delineati nelle parole scritte da Licisco Magagnato in occasione della terza Mostra Nazionale del Marmo del 1968 e citate da Pier Carlo Santini nella introduzione al catalogo di “Disegnare il Marmo”: «Dall’eventuale produzione dell’industrial design non sarà assorbito forse in nessun caso più del 5-10 per cento del marmo. Ma non è in questo campo, ripetiamo, la quantità che conta; l’importante è che sia creata un’immagine nuova del marmo, che lo riproponga all’attenzione di coloro che quasi più non lo conoscono, e perciò lo espungono dall’elenco dei materiali nel loro operare»3.
Così, se sono innovazione e qualità a contare più che mai per il design del marmo, la mostra del 1986 riconferma il suo valore nel presentare anche prototipi di tavoli in pietra di Marcel Breuer e Carlo Scarpa, i due maestri che già nel 1969 hanno firmato congiuntamente il tavolo litico Delfi per Simon. Per l’occasione infatti, grazie ad una collaborazione tra la Simongavina – depositaria dei disegni originali – e le aziende Henraux e Imeg, vengono eseguiti per la prima volta i raffinati progetti del tavolo Fiesole di Breuer e del tavolo Maser di Scarpa.
Collocata temporalmente in posizione baricentrica tra le prime esperienze del design litico contemporaneo di Officina e Forme 67 e le recenti iniziative di rilancio dell’industrial design applicato ai lapidei rappresentate dalle edizioni veronesi di Marmomacc Meets Design, la mostra “Disegnare il Marmo” del 1986 entra a pieno titolo nel novero delle rare occasioni in cui è stato possibile creare un laboratorio progettuale e sperimentale di alto livello, capace di unire in maniera proficua la vitalità creativa dei designer e quella operativa delle industrie del marmo.

di Davide Turrini

Note
1Angelo Mangiarotti, cit. in Disegnare il marmo. L’abitare, catalogo della mostra di Carrara 28 maggio-2 giugno 1986, Pisa, Pacini, 1986, p. 28;
2Si veda in proposito l’interessante camino in ceramica di De Pas-D’Urbino-Lomazzi pubblicato in Il vostro caminetto. Selezione di caminetti nell’arredamento rustico, moderno, in stile, Milano, Cavallotti, 1976, p. 108.
3Licisco Magagnato, cit. in Pier Carlo Santini, “Per un design del marmo”, p. 12, in Disegnare il marmo. L’abitare, op. cit. 1986.

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31 maggio 2012

XfafX

Diébédo Francis Kéré

Nato a Gando, un piccolo paese del Burkina Faso, Diébédo Francis Kéré, in quanto primogenito del capotribù, ha la possibilità di accedere alla scuola. Dopo il diploma, riceve una borsa di studio per continuare la propria formazione in Germania nell’ambito dei programmi di aiuto tedeschi. Kéré – dopo l’apprendistato – studia Architettura a Berlino dove fonda lo studio Kéré Architecture e l’associazione no profit Schulbausteine Für Gando. Dopo l’Università torna nel suo paese di origine per mettere a servizio della sua gente la conoscenza acquisita. Il fulcro del suo lavoro verte sull’uso e sullo sviluppo di materiali locali e delle relative tecniche costruttive, sulla declinazione delle nuove tecnologie in maniera semplice e sullo svilluppo del potenziale della comunità locale. Oggi Diébédo Francis Kéré è un esperto di conservazione e sviluppo delle tecnologie tradizionali basate sull’uso dell’argilla. Per Kéré l’istruzione è il fondamento di ogni sviluppo sociale, tecnico ed economico. La prima opera, una Scuola Elementare nel suo villaggio d’origine, terminata nel 2001, riceve il premio Aga Khan Award for Architecture of Today. Successivamente l’edificio scolastico è stato completato con le residenze per gli insegnanti, con un ampliamento della scuola stessa e una biblioteca, progetti premiati con numerosi e importanti riconoscimenti come il BSI Swiss Architectural Award – giugno 2010 –, il Marcus Prize – giugno 2011 – e il Regional Holcim Award for Africa and Middle East nel settembre 2011.

Regesto selezionato dei progetti
– Scuola superiore, Gando, Burkina Faso, 2011
– Centro per le donne, Gando, Burkina Faso, 2010
– Biblioteca, Gando, Burkina Faso, 2010
– Esposizione permanente per il Red Crescent Museum, Ginevra, Svizzera, 2010
– Centro di educazione in collaborazione con DAZ e. V., Dapaong, Togo, 2010
– Opera village Remodoogo, laongo, Burkina Faso, 2009
– Fondazione Aga Kahn: Museo per l’architettura della Terra, Mopti, Mali, 2010
– Fondazione Aga Kahn: Parco Nazionale, Bamako, Mali, 2009-2010
– Ampliamento di una scuola, Gando, Burkina Faso, 2008
– Scuola superiore, Dano, Burkina Faso, 2007
– Centro congressi internazionale, Fuerteventura, Spagna, 2007 (concept)
– Prototipi di scuole in tre diverse fasce climatiche, Yemen, 2005 (concept)
– Residenze per docenti, Gando, Burkina Faso, 2004
– Scuola elementare, Gando, Burkina Faso, 2001

Regesto selezionato delle pubblicazioni
– Sustainable Design II – Towards a new Ethics for Architecture and the City, 2011
– Actes Sud / Editor: Marie-Helene Contal, Jana Revedin, 2011
– Moderators of Change – Architecture that helps / Editor: Andres Lepik, Hantje Cantz, 2011
– A+U, Diversified Solutions – A new beninning in architecture, 2011
– BSI Swiss Architectural Award 2010, a cura di Nicola Navone, Mendrisio Academy Press, Silvana Editoriale, Mendrisio-Milano, 2010
– Arquitectura Viva, VII-VIII, 2010
– Green Source Magazine. Buildings without borders, May-June 2010
– Topos. The International Review of Landscape Architecture and Urban Design, 2010
– Ecologik. Architecure, ville, 2009
– Harvard Design Magazine, Harvard University Graduate School of Design, 2008-2009
– African Architecture 2008. Digest
– The Phaidon Atlas of 21st Century World Architecture, Phaidon Verlag, New York, 2008
– Arquitectura Viva. Architectures for a Sustainable Planet, 2008
– Architecture of change / Editors: Kristin Feireiss, Lukas Feireiss, 2008
– Updating Germany, 100 Projekte fuer eine bessere Zukunft / Editors: Friedrich von Borries und Matthias Boettger, Raumtatik, Hantje Cantz, 2008
– Design Like You Give a Damn: Architectural Responses to Humanitarian Crises. Architecture for Humanity (Editor), Metropolis Books, Newyork, 2006

Regesto selezionato delle mostre
– BSI Swiss Architectural Award 2010, a cura di Nicola Navone, Mendrisio, Galleria dell’Accademia di architetura, 19 novembre 2010-30 gennaio 2011
– “Small scale, big change”, Museum of Modern Arts, New York, USA, 2011
– “12 Biennale di Architettura”, Padiglione Ruanda, IUAV, Venezia, Italia, 2010
– “The future has arrived”, Louisiana Museum of Modern Art, Copenhagen, Danimarca, 2009
– “Biennale Internazionale di Rotterdam”, Squat City, Rotterdam, Paesi Bassi, 2009
– “Afrika Baut Seine Zukunft”, Dipartimento per gli Affari Esteri, Berlino, Germania, 2008/2009
– “11 Biennale di Architettura”, Mostra e conferenza, Venezia, Italia, 2008
– “After Ward Ceremony”, Premio Aga Khan per l’Architettura, Ouaga, Burkina Faso, 2008
– “Architecture Richness and Poverty”, Parma, Italia, 2000

Selezione dei principali riconoscimenti
– Global Hocim Award (vincitore), 2012
– Regional Holcim Award for Africa and Middle East, Marocco (vincitore), 2011
– Premio Marcus, Milwakee, USA, 2011
– Premio Detail 2011, Premio speciale per la “Green Architecture”, Germania, 2011
– BSI Swiss Architectural Award, Mendrisio, Svizzera, 2010
– Membro del Royal Institute of British Architects (RIBA), Londra, UK, 2009
– Global Award for Sustainable Architecture, Parigi, Francia, 2009
– Premio Architettura Sostenibile (menzione d’onore), 2009
– Premio Zumtobel per l’Architettura Sostenibile (menzione d’onore), 2007
– Cavaliere di primo ordine nazionale, Burkina Faso, 2006
– Aga Kahn Award for Architecture, 2004

PROMOTORI XFAFX
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara


SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

PATROCINI E COLLABORAZIONI XFAFX
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER XFAFX
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

MOSTRA PROMOSSA DA
BSI Architectural Foundation

ORGANIZZATA DA
Università degli Studi di Ferrara, Facoltà di Architettura
Archivio del Moderno dell’Accademia di Architettura, Università della Svizzera Italiana

NELL’AMBITO DI
XfafX Festival To design today

CON IL PATROCINIO DI
Accademia di Architettura, Università della Svizzera Italiana

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30 maggio 2012

XfafX

Lectio magistralis Diébédo Francis Kéré
Mostra BSI Swiss Architectural Award 2010

Lectio magistralis
Diébédo Francis Kéré

Inaugurazione mostra
BSI Swiss Architectural Award 2010
4-17 giugno 2012

4 giugno 2012
Palazzo Tassoni Estense
Via della Ghiara 36, Ferrara

Programma

16,30 Introduzione
Alfonso Acocella
Facoltà di Architettura di Ferrara

16,45 Presentazione della mostra
Nicola Navone
Università della Svizzera Italiana

17,00 Presentazione critica lectio
Gabriele Lelli
Facoltà di Architettura di Ferrara

17,15 Lectio Magistralis
Bridging the gap
Diébédo Francis Kéré

Iscrizioni alla lectio magistralis: relazioniesternefaf@unife.it
(fino ad esaurimento posti)

La lectio sarà fruibile in livestreaming all’indirizzo:
http://web.unife.it/unifetv/xfafx.html


PROMOTORI XFAFX
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Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

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MOSTRA PROMOSSA DA
BSI Architectural Foundation

ORGANIZZATA DA
Università degli Studi di Ferrara, Facoltà di Architettura
Archivio del Moderno dell’Accademia di Architettura, Università della Svizzera Italiana

NELL’AMBITO DI
XfafX Festival To design today

CON IL PATROCINIO DI
Accademia di Architettura, Università della Svizzera Italiana

Scarica l’invito alla mostra e conferenza

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28 maggio 2012

Design litico

Up & Up

Aggiornata la Lithospedia Interior Design con
le schede dei prodotti Up & Up


Michele De Lucchi, vaso Sholapur per Up & Up.

Le prime esperienze produttive di Up & Up iniziano alla fine degli anni ’60 del secolo scorso con l’apertura di uno showroom a Massa. Dal 1974 l’azienda viene iscritta alla Camera di Commercio ed inizia ad operare sistematicamente nella produzione di oggetti di design in pietra e in marmo grazie all’incontro tra Egidio Di Rosa e Pier Alessandro Giusti, due architetti di Massa che assumono la direzione artistica del marchio; con Di Rosa e Giusti lavora il tecnico Voltero Tonlorenzi, che trasferisce alla lavorazione dei materiali lapidei tecnologie e applicazioni avanzate mutuate dall’industria meccanica.
Rapidamente il numero dei progettisti che disegnano per Up & Up cresce, come anche le categorie oggettuali e le tipologie di arredi che l’azienda inizia ad esportare dapprima nei mercati europei (Belgio, Francia, Germania, Olanda) poi in quelli asiatici e americani. All’inizio degli anni ’80 le frequenti inserzioni pubblicitarie di Up & Up sulle riviste di design – tra cui spiccano quelle sulle pagine di Ottagono – mostrano vasi, orologi, specchiere, tavoli, consolles, sedute, scaffalature e vetrine firmati da designer quali Mario Bellini, Andrea Branzi, Achille Castiglioni, Michele De Lucchi, Alessandro Mendini, Aldo Rossi, Ettore Sottsass jr. a cui si aggiungono Sergio Asti, Giulio Lazzotti, Luca Scacchetti, Matteo Thun, Marco Zanini.


Ettore Sottsass jr., vaso Gaya per Up & Up.

Dal 1984 la direzione artistica dell’azienda passa ad Adolfo Natalini che per Up & Up firma nuovi arredi in marmo tra cui si ricordano i tavoli Sole & Luna, Apparata, Astra e i tavolini Curvangolo, Re, Regina e Anseatico.
Importanti sono le collaborazioni con i designer stranieri: Martin Bedin disegna per il marchio di Massa il vaso Piotr in Statuario Venato e Verde Alpi; Klaus Hacke i tavoli Hacke O e Hacke S; Kosey Shirotani i vasi e i portaoggetti Yudai e Masa.


Vasi, portaoggetti, orologi e specchiere della produzione Up & Up.
Clicca sull’immagine per ingrandirla

Nel corso degli anni ’80 la produzione si amplia recuperando e reinterpretando forme tradizionali dell’arredamento in pietra come fontane e camini: la Bocca della Verità di Castiglioni è la prima fontana ad essere realizzata ed è ben presto seguita dalla fontanella Martina di Branzi, dalla Colleoni di Thun e dall’Ondina di Ugo La Pietra; i camini sono di Asti, Natalini e Scacchetti.
Oggi la produzione di Up & Up è confluita nell’attività di Up Group e si è arricchita di nuove collezioni per l’ambiente bagno firmate da Marco Romanelli e Marta Laudani, Danilo Silvestrin, Marco Piva, Philippe Starck.


Mario Bellini, tavolo Colonnato per Up & Up.

L’esperienza di Up & Up è la più fertile ed eclatante in un panorama di ricerche sull’oggetto e l’arredo in pietra che si concentrano nell’area apuo-versiliese dalla fine degli anni ’60 per raggiungere la massima vitalità all’inizio degli anni ’80. In questo periodo, accanto al marchio guidato prima da Di Rosa e Giusti, poi da Natalini, operano infatti alcune altre realtà produttive che dopo una fase pioneristica e sperimentale iniziale si strutturano dal punto di vista progettuale e industriale per commercializzare marchi e cataloghi di oggetti litici sui mercati mondiali. Si tratta di Fucina (1973) di Nilo Pasini con pezzi firmati principalmente da Angelo Mangiarotti e Renato Polidori; di Ultima Edizione (1986) per cui disegnano Di Rosa e Giusti, Sottsass, Gregotti Associati, Aldo Cibic; di Primapietra (1989) per cui Aldo Pisani studia arredi e complementi ottenuti con varie configurazioni e assemblaggi di lastre di marmo.


Giulio Lazzotti, tavolo Grata per Up & Up.

Nel contesto che si consolida tra Carrara, Massa e Pietrasanta per tutti gli anni ‘80 il design litico si arricchisce in modo sistematico e diffuso degli apporti creativi di progettisti di rilievo nazionale e internazionale, divenendo anche protagonista di sperimentazioni svincolate da mere finalità funzionali. I risultati di tali processi – imprescindibili per gli sviluppi contemporanei dell’oggetto in pietra – sono notevoli in termini di rinnovamento tipologico e formale declinato in un’ampia scelta di pietre e marmi policromi e ottenuto applicando tecnologie di taglio, tornitura, intarsio e assemblaggio fino a questo momento inedite nel settore della lavorazione industriale dei lapidei.

di Davide Turrini

Su Up & Up si rimanda a:
Carlo Giumelli, “Up & Up”, pp. 95-96, scheda in Il marmo. Laboratori e presenze artistiche nel territorio apuo versiliese dal 1920 al 1990, a cura di Giovanna Uzzani, Montespertoli, Maschietto & Musolino, 1995, pp. 254;
Carlo Giumelli, “Up & Up e il rinnovamento tecnologico nella produzione del marmo”, pp. 402-405, scheda in Il primato della scultura. Il Novecento a Carrara e dintorni, a cura di Anna Vittoria Laghi, catalogo della X Biennale Internazionale Città di Carrara, Carrara 29 luglio – 29 settembre 2000, Montespertoli, Maschietto & Musolino, 2000, pp. 423.

Vai a: Up Group

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24 maggio 2012

XfafX

Mario Zaffagnini alla Fondazione del Monte

In occasione del ventennale della Facoltà di Architettura di Ferrara e il quindicinale dalla scomparsa di uno dei suoi fondatori e docenti, la Fondazione del Monte ospiterà dal 1 al 30 giugno 2012 una mostra retrospettiva di Mario Zaffagnini (1936, 1996) che traccia per la prima volta e a tutto tondo la figura dell’architetto.
Realizzata in stretta collaborazione con la Facoltà di Architettura di Ferrara (XfafX, Centro A>E), e in particolare con la Fondazione Architetti Reggio Emilia, e con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Reggio Emilia e di quello di Bologna, la mostra inaugurerà giovedì 31 maggio 2012 alle ore 18.00 con una conferenza a cui interverranno, oltre al presidente della Fondazione Marco Cammelli, l’architetto e urbanista Pierluigi Cervellati, lo storico e critico di architettura Giuliano Gresleri, l’architetto e fotografo di architettura Raffaello Scatasta, i docenti del Dipartimento di Architettura di Ferrara Michele Ghirardelli, Andrea Rinaldi e Theo Zaffagnini. L’Ordine degli Architetti di Bologna sarà presente col Consigliere architetto Stefano Pantaleoni.
Non casuale la scelta di realizzare la mostra a Palazzo Senatorio Paltroni, sede della Fondazione del Monte di Bologna: agli inizi degli anni ’70, infatti, la allora Banca del Monte di Bologna e Ravenna incaricò proprio Mario Zaffagnini prima del progetto di riqualificazione di questa sede storica di Bologna in via delle Donzelle, quindi di quella di Ravenna in via Diaz.
Stimato professionista bolognese, già tra i fondatori del Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova, dopo una lunga e brillante carriera accademica nella “storica” Facoltà di Architettura di Firenze, il professor Zaffagnini, facendo tesoro della propria attività scientifica e didattica maturata a partire dalle prime esperienze con Adalberto Libera, quindi da quelle condotte a Firenze insieme all’amico Pierluigi Spadolini, ha portato a compimento – proprio nel suo ultimo periodo di attività scientifica a Ferrara – l’elaborazione concettuale di quello che potremmo oggi definire il suo lascito culturale, basato sul saldissimo convincimento che l’architettura, per essere di qualità, debba scaturire da processi culturali e creativi che sono la risposta più esauriente alle necessità dell’uomo.

Le cifre distintive dell’intero operato dell’architetto sono la coerenza, l’impegno assoluto, la tensione progettuale uniformemente portata al massimo, a tutte le scale dimensionali (da quella urbanistica al dettaglio esecutivo in scala 1 a 1). Risultati impensabili senza un rimando alla contemporanea attività teorica.
La struttura della mostra mira a dare conto dell’insieme dell’opera e del pensiero dell’architetto.
La prima sezione, infatti, presenta un repertorio cronologico sintetico della pratica professionale, dalle prime esperienze alle opere più importanti per ruolo e dimensione, che ancora oggi possono essere considerate esemplificative della capacità di Mario Zaffagnini di “fare scuola” attraverso il progetto.
A seguire, la seconda sezione – il cuore del percorso espositivo – documenta dettagliatamente i due restauri degli edifici di Bologna e Ravenna per la Banca del Monte. Qui, il tema progettuale contingente diventa occasione per allargare la riflessione a sfere metodologiche e culturali molto più ampie, che interrogano i rapporti tra conservazione e innovazione, tra estetica e tecnologia. Nei due interventi di via Delle Donzelle a Bologna e via Diaz a Ravenna sono particolarmente evidenti i temi di ricerca di una vita: la capacità dei tipi edilizi di rinnovarsi attraverso la storia trovando nuova vitalità per mezzo del progetto di architettura e il rapporto organico tra i tipi edilizi e il tessuto urbano.
In particolare, lo snodo distributivo fondamentale della scala sospesa in acciaio, cristallo e legno, che articola l’intero complesso, è un vero e proprio pezzo di alto design, emblematico della capacità del Progettista: il frutto di un elegante esercizio compositivo esaltato da una declinazione tecnologica di rara qualità esecutiva senza tempo.
La terza sezione, infine, illustra, con una selezione di esempi significativi di una produzione molto più estesa, l’attività scientifica e sperimentale: ricerche, concorsi, pubblicazioni.
Una serie di audiovisivi originali completano il profilo dello Studioso, dell’Architetto, dell’Uomo mediante il repertorio cronologico delle opere e pubblicazioni a cura di Michele Manzella e Theo Zaffagnini, il video “I maestri dell’Architettura e del design: Mario Zaffagnini” del regista Alberto Di Cintio (Unifi), e un prodotto audiovisivo originale creato per l’evento di Theo Zaffagnini e Margherita Bissoni dal titolo “La lunga strada verso la qualità urbana” da un testo di Mario Zaffagnini.

In occasione della conferenza legata all’inaugurazione sarà distribuito ai partecipanti un numero monografico della rivista “ARCHITETTARE” dal titolo “Mario Zaffagnini Architetto e Docente”, che la Fondazione Architetti Reggio Emilia, ha dedicato all’iniziativa grazie anche al supporto della Fondazione del Monte.
La mostra rimarrà aperta dall’1 al 30 giugno, dal lunedì al sabato, con orario 10.00-19.00 ed ingresso gratuito.

Scarica il profilo di Mario Zaffagnini
Scarica la presentazione della mostra
Scarica l’invito alla mostra

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