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25 novembre 2011

News

Marmomacc 2011
Intervista a Flavio Albanese

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23 novembre 2011

News

“MUTABLE SPIRIT”
Marmomacc Meets Design

Il marmo muta.
Materiale naturale e “alchemico”, si forma e si trasforma, evolve in lentissima genesi, assume proprietà e caratteristiche dell’ambiente dove nasce, assorbendone e rappresentandone individualità e unicità.
Resistente e stabile, è stato storicamente associato a durata e prestigio, diventando materiale d’elezione di architettura e scultura, alla ricerca dell’immortalità.
Oggi tecnologie sempre più avanzate, anche digitali, ne riscoprono l’essenza intimamente, insospettabilmente adattabile.
Il marmo dunque muta ancora.

Lo fa questa volta a livello percettivo, rendendosi duttile ad accogliere quello specchio flessibile di un mondo in continua evoluzione che è il design.
Moduli, complementi, superfici vengono riletti dalla sensibilità dei progettisti allo scopo di affinare logiche sempre più attente anche alle tematiche della sostenibilità.
Se da un lato infatti il marmo continua a imporre la sua personalità, chiedendo di accostarsi alle proprie caratteristiche con una profonda e specifica conoscenza, dall’altra propone infinite variabili – di colore, consistenza, impatto – che rendono possibili altrettante declinazioni. É allora che interviene il fondamentale potenziale di sperimentazione e innovazione offerto dal design.

Nasce da qui la sfida proposta quest’anno da Marmomacc Meets Design a progettisti e aziende, MUTABLE SPIRIT: essere tanto flessibili da esaltare il marmo come materiale mutante e mutevole. Rendendolo, con il loro lavoro, concretamente “mutabile”.

Piccoli ritagli dalle videointerviste durante Marmomacc 2011:
Patricia Urquiola (Budri): “Lavoriamo con tutti gli scarti e con tutti i marmi, mischiando resine e legno. Io spero di lavorare molto in questa direzione; ci stiamo avvicinando al marmo con tanta disinvoltura”.

Marco Piva (Regione Puglia): “Quattro pietre pugliesi, molto simili tra di loro, si prestano ad essere interpretati non soltanto nella loro superficie, ma nell’essenza e nella profondità, apprezzandone l’aspetto visivo, tattile ed emozionale”.

Raffaello Galiotto (Lithos Design): “La pietra da pelle di rivestimento a elemento massivo di costruzione. La pietra poggia sulla pietra e diventa portante, diventa elemento architettonico per la separazione e la costruzione si spazi abitativi”.

Riccardo Blumer (Trentino Pietra): “Dobbiamo immaginare le pietre come se vibrassero, sempre in grande movimento. A me piace raccontare una materia che non è statica ma dinamica. Il marmo si muove, è in movimento”.

Progettisti ed aziende:
Flavio Albanese per Margraf, Riccardo Blumer e Donata Tomasina per Trentino Pietra, Giuseppe Fallacara con Politecnico di Bari e Università di Budapest per Reneszánsz Köfaragò Ztr Urom-Hu, Raffaello Galiotto per Lithos Design, Setsu & Shinobu Ito per Grassi Pietre, Pietro Ferruccio Laviani per Citco, Michele De Lucchi, Angelo Micheli e Laura Cunico per Stone Italiana, Philippe Nigro per Testi Fratelli, Marco Piva per Regione Puglia (Petra Design, Pimar, Stonemotion, In.Spo Marmi), Snøhetta e Kjetil Thorsen per Pibamarmi, Patricia Urquiola per Budri.

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21 novembre 2011

XfafX

Vázquez Consuegra
lectio magistralis


Bordo Marittimo di Vigo, Galizia ph. Bleda y Rosa

lectio magistralis
Costruire luoghi urbani

25 novembre 2011 ore 17.30
Palazzo Tassoni Estense
Salone d’Onore
via della Ghiara 36, Ferrara

Iscriviti alla Lectio magistralis
(fino ad esaurimento posti)

_________________________

Programma

17.15 Registrazione invitati

17.30 Introduzione
Riccardo Dalla Negra
Facoltà di Architettura di Ferrara

17.45 Presentazione critica
Alessandro Gaiani
Facoltà di Architettura di Ferrara

18.00 Lectio magistralis
Costruire luoghi urbani
Guillermo Vázquez Consuegra

PROMOTORI
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

PATROCINI E COLLABORAZIONI
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

Canali istituzionali
www.xfafx.it
www.unife.it/facolta/architettura
www.materialdesign.it

Contatti
ufficiostampafaf@unife.it

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18 novembre 2011

News

Senzacornice

Senzacornice è una nuova rivista digitale di critica e arte contemporanea fondata da Alessandra Acocella e Caterina Toschi, due giovani storiche dell’arte fiorentine.
L’idea è nata dalla comune volontà di creare una piattaforma culturale online fruibile su scala globale, in grado di aprire prospettive di riflessione al di fuori delle “cornici” istituzionali in cui vengono il più delle volte confinate. L’obiettivo principale è quello di consentire ai giovani studiosi di condividere il prodotto dei loro anni di studio, creando così un spazio editoriale “aperto” al confronto e al dialogo tra figure specializzate in ambiti di ricerca molteplici.
La rivista è a cadenza trimestrale e ogni numero approfondisce una tematica in un’ottica di confronto interdisciplinare tra arte contemporanea e architettura, cinema, antropologia, letteratura, filosofia, sociologia…
Il primo numero della rivista, editato nei primi di Novembre, è dedicato al tema della Cornice, intesa – in un’accezione polisemica – come “elemento in grado di circoscrivere un determinato campo visivo, isolare l’immagine dal mondo reale e focalizzare così l’attenzione dello spettatore su di essa”. Sei gli autori dei contributi presenti in questo primo numero, i quali hanno affrontato il tema della Cornice declinandolo secondo alcune prospettive critiche: storico-artistiche (Caterina Toschi, Alessandro Gallicchio, Irene Balzani, Alessandra Acocella), architettoniche (Diletta Storace) e cinematografiche (Camilla Toschi).
A questo nucleo iniziale di autori, si è aggiunto l’architetto e critico Pietro Valle, che con il suo saggio sulla Biennale d’Arte di Venezia 2011 ha inaugurato una nuova sezione per la rivista, intitolata “Fuoritema”; una sezione in cui verranno editati tutti gli articoli di particolare interesse che esulano dalle tematiche di volta in volta proposte attraverso i numeri trimestrali e che verranno ad arricchire così il panorama dei contenuti offerti dalla rivista.
Il secondo numero (febbraio-aprile 2012) sarà dedicato al Canone, di cui i lettori potranno trovare una sintetica definizione all’interno del sito, insieme alle modalità e alle norme redazionali attraverso cui poter collaborare all’evoluzione della rivista con un proprio contributo.

Tra i progetti futuri collegati all’attività della rivista vi è quello di promuovere cicli di conferenze e incontri di approfondimento tra giovani studiosi non solo italiani, così da estendere l’orizzonte delle ricerche condivise nello spazio della Rete.

www.senzacornice.org
info@senzacornice.org

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14 novembre 2011

Opere di Architettura

Museo Hermitage di Amsterdam
Merkx+Girod


Un ingresso con in evidenza il bancone di reception.

Per la nuova sede dell’Hermitage di Amsterdam, succursale olandese del celebre museo di San Pietroburgo, la scelta è caduta su Amstelhof, nel tentativo di dare nuova vita ad un seicentesco edificio adibito per oltre due secoli a casa di cura per anziani, chiuso nel 1900 e che ora dopo un lungo restauro si offre ai visitatori come ben più di un semplice spazio espositivo.
Il maestoso edificio estende la sua ampia facciata sulla riva del fiume Amstel per 102 metri e sviluppa la pianta quadrata attorno ad un’ampia corte centrale, dando vita ad un maestoso complesso scandito dalla simmetricità e dalle proporzioni.
Il restauro è stato coordinato dall’architetto Hans Van Heeswijk che tra il giugno del 2007 e il giugno del 2009 ha completamente ridisegnato l’edificio rispettando tuttavia la struttura originale delle fabbriche storiche e ricavando 9.000 metri quadrati di spazi espositivi, suddivisi in due saloni principali e 44 sale minori. Gli architetti Merkx+Girod sono stati invece incaricati di disegnare l’interno del museo quando il progetto architettonico era pressoché completo e il layout distributivo determinato.
Per il progetto d’interni gli architetti hanno sviluppato una strategia in cui risultano fondanti alcuni principi: la monumentale pelle esteriore è rimasta intoccata, sia all’interno sia fuori; i divisori ed i pavimenti hanno seguito la struttura complessiva delle fabbriche, liberandosi di tale riferimento solo in funzione di necessità programmatiche particolari; elementi speciali sono stati progettati e posizionati localmente per evidenziare specifiche identità degli spazi ove richiesto. Ne sono un esempio le colonne ed i rivestimenti dei solai, tenuti distaccati da travi e muri perimetrali per accrescerne il carattere monumentale. Altro esempio è offerto dalle pareti interne, ispessite sino ad 80 cm per contenere le installazioni tecniche, in tal modo rese invisibili. Queste pareti includono pure vetrine, finestre ed aperture, divenendo spazialmente più interessanti lungo la sequenza di vani costituita da reception principale, negozio del museo, ristorante, education center e hall monumentale.


Uno spazio distributivo interno.

Tutte le recenti trasformazioni del museo poggiano su un piano pavimentale in pietra serena dai tipici riflessi cerulei opera della ditta fiorentina Il Casone; essi s’appropriano della scala monumentale dopo essersi estesi agli orizzontamenti principali dell’intero complesso, in modo diffuso, con posa di lastre a quadri regolari non sfalsati.
Gli spazi interni sembrano molto più ampi di ciò che ci si aspetta osservando l’edificio dall’esterno, infatti muri e divisori interni sono stati eliminati per creare spazi espositivi fluidi e continui. La scansione delle finestre in successione guida il visitatore in modo intuitivo nell’esplorazione delle sale. Il risultato è una eccezionale coesione tra architettura ed interni.
Il lavoro di Merkx+Girod è caratterizzato da un approccio analitico al disegno di progetto combinato con la passione per il dettaglio, i materiali, i colori, producendo risultati sorprendenti per qualità tecnologica ed eleganza. Il lavoro di Merkx+Girod spazia da edifici privati a strategie complesse per grandi e complessi edifici pubblici riuscendo comunque a mantenere una coesione speciale tra architettura ed interni.


Due scatti fotografici dei nuovi interni.

Gli architetti Merkx+Girod hanno curato anche l’ampia mostra inaugurale “Alla corte russa”, che attraverso una selezione di circa duemila oggetti tra abiti, gioielli e arredi ha fatto rivivere il fasto degli Zar sottolineando l’antico legame tra Russia e Olanda.
Il paesaggista Michael van Gessel ha ripensato gli spazi aperti della corte creando un meraviglioso spazio verde proprio nel cuore della città il cui disegno si ispira semplicemente all’edificio e ai suoi ritmi. Dei quattro castagni monumentali tre restano a testimoniare la storia dell’edificio e contribuiscono a definire in modo asimmetrico l’ambiente della corte. Un progetto semplice, elegante e curato che utilizza materiali durevoli.
Più che uno spazio espositivo l’edificio può essere definito una vera e propria cittadella dell’arte che comprende un ristorante, un centro studi, le aule didattiche di Hermitage for Children, un auditorium, negozi e un caffè-ristorante.
Il percorso previsto per i visitatori parte dallo storico ingresso sul fiume Amstel; attraverso l’ampia corte si raggiunge poi l’accesso vero e proprio al museo sul lato opposto, dove sono situati anche il ristorante Neva, l’auditorium e le sale conferenza accessibili anche separatamente.
Dove rivesta ruolo funzionale nell’articolata struttura del museo, lo spazio rimane silenzioso, parte della chiara strategia complessiva. Dove invece prevalga la necessità d’evidenziare specifiche funzioni, lo spazio è caratterizzato in modo più libero.
Il successo di un intervento su un edificio monumentale può avvenire, come in questo caso, solamente riconoscendone e rispettandone le qualità originali.
Permangono comunque in tutto il complesso un’identità ed un senso unitari, seppure gli interni siano allestiti con sicura varietà ed emozionalità.


La scala monumentale.

di Debora Giacomelli

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