settembre: 2014
L M M G V S D
« ago    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930  

Ultimi articoli

Ultimi commenti

Rubriche

Pubblico dei lettori

 

rss

 

Notizie

28 febbraio 2012

News

Giornata della Ricerca

Venerdì 2 marzo 2012
Palazzo Tassoni

Via della Ghiara, 36 Ferrara

Alla vigilia della costituzione del nuovo Dipartimento di Architettura la Giornata della Ricerca ha lo scopo di promuovere un momento di discussione e confronto sullo stato della ricerca, sulle prospettive di sviluppo e sulle strategie da mettere in atto in vista del processo di trasformazione e riorganizzazione che dovremo affrontare nei prossimi mesi.
Ciò significa, in primo luogo, individuare i settori strategici sui quali concentrare l’attività di ricerca.
In tal senso la prima parte della giornata sarà dedicata a una rassegna delle attività e dei programmi dei centri dipartimentali, dei laboratori e delle unità di ricerca; verranno presentate le linee di ricerca, i risultati raggiunti, le posizioni conquistate e consolidate, il quadro dei rapporti internazionali.
Il dibattito si concentrerà inoltre sugli strumenti e i metodi per la comunicazione, la divulgazione e la valorizzazione dei risultati e dei prodotti della ricerca. Tematiche nelle quali entrano in gioco le novità introdotte nel sistema universitario dalla Legge 240 e che impongono una riflessione sul rapporto tra ricerca e didattica, ovvero sul trasferimento delle conoscenze, sulla convergenza degli obiettivi, sul reciproco arricchimento.

Maggiori informazioni e il programma su Materialdesign

commenti ( 0 )

27 febbraio 2012

Paesaggi di Pietra

Il Castello della Pietra


Il Castello della Pietra, Val di Vobbia (foto: Mauro Benzi)

“Grixio dragon lasciù pietrificòo,
ch’o tegne ancon potense de magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante,
da o pontetto de Zan,
o Castello da Prïa. […]
L’origine so primma a resta ignota;
[…] solitario comme
ne a valle d’un pianeta abbandonòo,
misterïoso, tetro, senza gloria
taxe in sce lë comme ‘na Sfinge a Storia”.

Edoardo Firpo, A o castello da Prïa

In Val di Vobbia, nell’entroterra genovese del Parco dell’Antola, la montagna custodisce tra i suoi speroni di roccia un castello, quasi mimetizzato nell’affioramento lapideo e per questo conosciuto come “Castello della Pietra”.
Classificabile tra i più straordinari edifici fortificati della Liguria, il castello risulta essere un’importante emergenza paesaggistica di questo territorio, tanto aspro quanto amato dalla sua popolazione, un esempio discreto del difficile rapporto tra il popolo ligure e la sua terra, spesso ingrata. L’edificio fortificato è costruito nella bassa valle, stretta tra pareti rocciose e dirupi dove, a differenza delle argille e dei “Calcari di Monte Antola” della parte soprastante, affiorano le cosiddette “puddinghe” o “Conglomerati di Savignone”, formanti anche il Promontorio di Portofino. Il termine “puddinga”, ormai in disuso, deriva dall’inglese “pudding”, budino, e indica una formazione rocciosa sedimentaria, formatasi circa 25 milioni di anni fa (Oligocene), caratterizzata da ciottoli particolarmente arrotondati di diametro variabile, tra i 5 e i 10 cm, composti da calcari marnosi, calcari arenacei o arenarie legate da una malta calcareo-argillosa più fine.
Nonostante l’aspetto detritico, tale formazione risulta poco erodibile e in alcune zone, come appunto presso il Castello della Pietra, particolarmente compatta. In questo punto la valle, in corrispondenza del Ponte di Zan, dopo un tratto accogliente di folti boschi si stringe progressivamente fino a chiudersi tra strette pareti rocciose, alla base delle quali scorre il torrente Vobbia. Si configura così un’atmosfera antica e misteriosa.
È qui che il castello domina strategicamente la vallata, incastonato tra due torrioni di puddinga e severo nella sua presenza simbiotica con la natura.


Il Castello della Pietra in due immagini storiche: un disegno settecentesco del cartografo Matteo Vinzoni; un affresco dell’Oratorio di Ronco Scrivia (GE)

Sfortunatamente, non conosciamo molti documenti relativi alla sua storia. Si suppone che il castello sia stato edificato intorno all’anno 1000 d.C. dai Vescovi di Tortona per combattere i Saraceni, che lo edificano in forma di sentinella della strada che collega Vobbia a Isola del Cantone, la cosiddetta via del Sale che da Genova conduceva alle città della Pianura Padana. Nel 1050 circa il castello passa ai Marchesi di Gavi e poi ai Malaspina fino a diventare, nel 1252, proprietà di Opizzone della Pietra, il cui appellativo deriva proprio dall’acquisizione di questo feudo. In seguito passa agli Spinola e nel 1518 agli Adorno che lo conservano fino al 1797, anno della soppressione dei Feudi Imperiali Liguri e dell’inizio della decadenza della fortezza.
Nel 1919 il castello viene acquistato dalla famiglia Beroldo di Torre i cui eredi, nel 1979, lo donano al Comune di Vobbia. A partire da quel momento, l’amministrazione comunale, insieme alla Provincia di Genova, al Centro Studi Storici per l’Alta Valle Scrivia, alla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Liguria e ad un cospicuo numero di volontari, avvia un importante opera di restauro che dura circa dieci anni e che permette, dal 1994, l’apertura del complesso al pubblico.
È così possibile, oggi, visitarlo accedendovi dal piazzale sterrato ricavato dalla strada provinciale alla base dei torrioni, da qui parte l’itinerario didattico che ne illustra la storia e il territorio. Si sale a piedi verso il misterioso maniero, prima immersi nel bosco, poi circondati dalla roccia, fino a raggiungere il corpo di ingresso che introduce all’edificio costruito interamente in materiale lapideo e legno. La visita si articola così in cinque sezioni: il primo avancorpo trapezoidale, protezione al corpo principale e probabile magazzino o prigione, il salone centrale, dove si svolgeva la vita sociale, il camminamento di ronda, il salone superiore e l’accesso al torrione maggiore.


Il Castello della Pietra, vista dall’alto (foto: Mauro Benzi)

photogallery

Un percorso affascinante, questo, più simile a un viaggio nel tempo e nei misteri della storia che ad una semplice visita di un monumento dell’entroterra genovese, capace di far gustare il fascino del rapporto dell’uomo con il proprio territorio oltre che di far scoprire un patrimonio storico-artistico ancora poco conosciuto.

di Sara Benzi

Come arrivare:
Autostrada A7 Milano – Genova, uscita Isola del Cantone, direzione Vobbia; l’ultimo tratto, pedonale, sale fino al castello con un percorso della durata di 20 minuti circa.
In alternativa, il sentiero dei Castellani parte dalla località Torre di Vobbia e raggiunge il castello tramite un percorso della durata di due ore circa.

Vai a:
Altavallescrivia
Parcoantola

commenti ( 2 )

23 febbraio 2012

News

Marmomacc 2011
Intervista a Philippe Nigro

Vai a Marmomacc

commenti ( 0 )

20 febbraio 2012

Opere di Architettura

Villa a Lugano, Svizzera
Architettura, arch. Antonio Antorini
Interiors, arch. Carlo Colombo


La villa organizza gli spazi in base alle visuali panoramiche sul lago.

La Svizzera è tra i paesi europei in cui maggiormente lo stile internazionale ha raggiunto anche le sensibilità delle persone comuni, specialmente nella sua accezione modernista declinata secondo le migliori modalità espressive concesse dal beton. Il termine proposto in lingua francese, come scelto da Alberto Caruso nell’editoriale del numero monografico dedicato recentemente da Costruire in Laterizio, allude direttamente all’esperienza transalpina, alla ricerca sul materiale operata da Le Corbusier, al secolo scorso. Rino Tami, poi la generazione di Aurelio Galfetti (nato a Lugano nel 1936), Luigi Snozzi (nato a Mendrisio nel 1932) e Livio Vacchini (nato a Locarno nel 1933) sono primari interpreti di quest’orientamento. Antonio Antorini, pure ticinese, nasce nel 1936; le prime esperienze professionali sono all’interno dello studio di Rino Tami; lega poi frequentemente la propria attività a quella del coetaneo Galletti. Con una ricercata matrice razionalista – strategia d’ordine dopo il disorientamento provocato dalla seconda guerra mondiale – progetta edifici di notevole contenuto tecnico e linguistico. È suo il progetto architettonico di quest’abitazione.
Per composizione fisico-chimica, seppur con processo naturale sviluppatosi ovviamente nell’arco di millenni, le pietre arenarie costituiscono il materiale di cava in assoluto più vicino al beton, poiché frutto della miscela di sabbie divenute pietra per calcificazione, mediante leganti. Del resto convintamente pure Luigi Snozzi dichiara di trarre dalla natura i motivi della propria architettura, di fatto affidandosi comunque quasi esclusivamente all’estetica dei cementi. Ha sostenuto, in un recente intervento a Como: “La varietà è il preludio alla monotonia, se si vuole evitarla è necessario ripetere lo stesso elemento.” Tale pervicace sforzo di riduzione a poche componenti lo avvicina, ma per scelte su altri materiali e forme, a Mario Botta. Per entrambi conseguentemente le eccezioni alla regola in assoluto si distinguono con maggiore forza.


I cristalli costituiscono l’unico elemento di divisione fra esterni ed interni.

Forti di questa consapevolezza sull’origine del materiale, in logica continuità con la tradizione locale più recente, per gli esterni di quest’abitazione affacciata sul panorama del lungolago sono state scelte lastre litiche di Il Casone con finitura sabbiata, posate su disegno a casellario per lo più a secco, così da occultare le sottostanti raccolte dell’acqua meteorica per le terrazze ed i bordo-piscina. Occasionalmente i lapidei pure risalgono verticalmente ad abbracciare le fioriere disegnate entro gli spazi aperti pavimentati. La sabbiatura cerca un morbido dialogo con la naturalità dell’intorno, ulteriormente ingentilendo le linee rigorose dell’abitazione, in parte rispettose della migliore tradizione elvetica contemporanea, in parte forse pure orientate agli esiti tecnici e formali di alcune ricerche architettoniche di respiro ancor più internazionale. L’installazione delle parti in pietra è di ArcStudio.
All’interno le lievi asperità tipiche delle sabbiature lasciano spazio a lucide finiture levigate e spazzolate, in accordo con la maggiore lucentezza delle doghe lignee e dei riflessi delle ampie vetrazioni in cristallo, poste a proiettare gli interni nel panorama circostante e, allo stesso tempo in direzione opposta, ad accogliere all’interno la liquidità del lago e la solidità dolomitica.
L’architettura degli interni è progettata da Carlo Colombo, firma italiana molto nota nell’ambito del design industriale per le importanti numerose collaborazioni con aziende primarie e per i riconoscimenti ottenuti nel settore: in particolare con i contenitori Speed per Zanotta, con il tavolo Nicolò per Ycami, con il letto Prins per Flou, con il divano Femme e la collezione Cloud per Arflex, con una lampada da tavolo per Waestberg, e con il tavolo Air per Poliform.


Gli accostamenti naturali interni.

photogallery

di Alberto Ferraresi

Vai all’editoriale di Costruire in Laterizio
Vai al post su Rino Tami
Vai al sito di Antonio Antorini
Vai al resoconto dell’intervento a Como
Vai al sito Casone
Vai al sito di ArcStudio
Vai al sito di Carlo Colombo

commenti ( 0 )

16 febbraio 2012

Osservatorio Litico

al bordE, Atelier d’inverno,
Machachi, Ecuador 2007


Particolare del muro

Un atelier d’artista, incastonato a 3.500 m di quota nel paesaggio dominante e incontrastato della montagna ecuadoreña: un luogo prima di tutto “interiore” da cui osservare “in punta di piedi” l’infinita potenza della natura, essenziale fonte di ispirazione pittorica per il committente.

L’evocatività di questo piccolo, frugale intervento non consiste solo ovviamente nella spettacolare collocazione scenografica da cui attinge gran parte del suo appeal ma soprattutto nella visione progettuale che trova nella schietta semplicità un valido strumento di caratterizzazione espressiva e funzionale.
L’atelier è concepito come un “rifugio” scavato nella terra e, infatti, proprio nei materiali naturali trova la sua genesi compositiva: involucri murari portanti in pietra e terra cruda compattata avvolgono un ambiente intimo e umbratile, emergendo senza cesure né conflitto dalla ruvida orografia montuosa che circonda l’edificio; finiture in legno autoctono di pino ed eucalipto esaltano il “calore” dell’ambiente interno; un solo squarcio visivo, interamente vetrato, dischiude un’ intensa prospettiva verso la vallata.
Sul basamento massivo che ospita l’atelier, come su un piedistallo saldamente ancorato al terreno, si imposta il volume aereo e smaterializzato del giardino d’inverno: un “belvedere” che sembra quasi fluttuare, nella sua leggerezza, tra le nuvole e i venti della brughiera.


Prospetto frontale

La costruzione, a bassissimo costo e frutto di un processo di auto-costruzione da parte degli stessi progettisti, è il brillante risultato di un approccio tecnicamente apprezzabile dal punto di vista dell’efficienza energetica e del minimo impatto ambientale. Secondo il principio di attivazione termica delle masse, la vetrata e il volume della serra in sommità fungono da superfici di captazione dell’energia solare che viene lentamente immagazzinata nel corso della giornata dalle pareti (in pietra e terra), dal pavimento e dal solaio (in cls), dotati di elevata inerzia termica, e gradualmente rilasciata nelle ore serali in modo da garantire il benessere termico senza emissioni di gas climalteranti. L’utilizzo della terra cruda nelle murature favorisce poi buone condizioni di isolamento termo-acustico e di igroscopicità.

Un gesto progettuale minimo e delicato, sia per il rispetto con cui l’intervento artificiale si rapporta con l’ambiente naturale sia per la concezione di “architettura” che adombra, e cioè di un luogo che non ha bisogno di “clamore” per svolgere il suo compito primario e archetipico: accogliere, proteggere e appagare le più sincere emozioni di chi lo abita.

Chiara Testoni


Vista di scorcio

photogallery

Scheda tecnica
Progetto architettonico: al bordE/ Pascual Gangotena
Localizzazione: Machachi, Ecuador
Committente: Iñigo Salvador
Consulente: Bolívar Romero
Costruzione: al bordE, Pascual Gangotena & Miguel Ramos
Superficie edificata: 61.95 mq
Data di progettazione: 2006
Data di esecuzione: 2007
Fotografie: Pascual Gangotena & Iñigo Salvador

Vai aAl Borde

commenti ( 0 )

stampa

torna su