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13 maggio 2013

News

Da Firenze al Marocco.
Sviluppo dei saperi artigianali e integrazione dei sistemi produttivi

L’Università di Firenze organizza un Corso di perfezionamento in Design per lo sviluppo locale sostenibile.
Il progetto didattico diretto da Giuseppe Lotti è finalizzato a fornire metodi e strumenti per una nuova cultura progettuale del Design che consenta di intervenire sul processo produttivo, apportando elementi di innovazione sia a livello di progetto che di prodotto, in continuità con il patrimonio di conoscenze tradizionali di un contesto territoriale specifico e in un’ottica di sostenibilità.
La scelta di svolgere il corso di perfezionamento in Marocco, nello specifico a Marrakech, non è casuale. Una delle sfide dei Paesi del Sud del mondo è quella di creare uno sviluppo produttivo capace di garantire un maggiore benessere alle popolazioni locali senza compromettere l’equilibrio ambientale, le culture e le tradizioni sociali. Il Design può contribuire alla crescita dei territori ponendo l’accento sulle problematiche ambientali, culturali e sociali valorizzando le risorse naturali, le tecniche, i materiali e le conoscenze locali.

LO SVILUPPO LOCALE SOSTENIBILE
Il design per lo sviluppo locale sostenibile si pone come un approccio che tenga conto degli impatti ambientali economici e sociali nello sviluppo del prodotto integrando e valorizzando le componenti culturali e identitarie di una determinata comunità locale in un’ottica di innovazione.
L’innovazione, che è e resta l’elemento propulsore di una progettazione capace di aumentare la competitività delle imprese e dei territori producendo sviluppo e benessere per il singolo e le collettività, si deve relazionare in continuità con le culture e le conoscenze locali o territoriali per poter determinare effettivamente uno sviluppo sostenibile.
Il design per lo sviluppo locale sostenibile, deve integrare gli elementi del patrimonio di conoscenze locali e tradizionali propri di un certo contesto, con le competenze specifiche della scienza di progetto dall’organizzazione della produzione agli elementi propriamente tecnologici e di ingegnerizzazione, considerando l’intero ciclo di vita del prodotto.
Il Corso di perfezionamento è finalizzato a formare un designer caratterizzato da un approccio al progetto ‘pluri’ e ‘inter’ disciplinare, con competenze e conoscenze che vanno dall’antropologia, all’ecologia, alla scienza di progetto, all’economia dell’innovazione, al marketing, alla gestione del progetto e alla comunicazione.
La formazione si svolgerà in 2 moduli: il primo più strettamente teorico ed il secondo in forma di workshop condotto in stretto rapporto con imprese del territorio di riferimento.

DIRETTORE: Prof.Giuseppe Lotti
PERIODO DELLE ATTIVITA’ DIDATTICHE: Agosto-Settembre 2013
SCADENZA DELLE ISCRIZIONI: 10 Luglio 2013

Scarica il programma completo del corso
Vai al programma del corso nel sito Unifi

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7 maggio 2013

Design litico

Quando il design scopre lo scalpellino informatico

English version


Pietre luminose, Polare, Lithos Design 2013, designer Raffaello Galiotto

Ancora incerto e controverso appare il radicamento dei materiali litici nel mondo del design. Anche in tempi recenti essi sembrano scontare delle difficoltà a inserirsi in aree di mercato a questo settore dedicate e nella stessa cultura progettuale su cui si sono sviluppati il design di prodotto e di interni.
Alcuni maestri contemporanei hanno indagato negli anni ’60, ’70 e ’80 del secolo scorso questi materiali, realizzando prodotti di elevata qualità estetica con alto tasso di creatività. Ma più che una vocazione ciò è apparso come un approccio legato a brevi e circoscritte opportunità, anche se per taluni non episodiche, come se a limitare l’espandersi di quell’indirizzo di ricerca si alzassero delle barriere così ardue che anche autori assai creativi e professionalmente capaci fossero scoraggiati ad andare oltre e “depistati” verso altri materiali ritenuti più performanti.
Certo, su ciò hanno sfavorevolmente giocato condizioni strutturali e culturali di contesto. Ossia una scarsa o nulla propensione del settore produttivo lapideo, indipendentemente dal livello economico e tecnologico sviluppati dalle singole aziende, a farsi coinvolgere dal mondo del design italiano, che pure a partire dagli anni ‘60 del ‘900 viveva in Italia una fortunata e quasi incontrastata ascesa sul mercato internazionale.
Archiviata la ricca tradizione artigianale pre-moderna e i suoi sistemi di trasmissione dei saperi, il settore lapideo ha cercato per decenni di coltivare quasi esclusivamente un mercato orientato alle superfici litiche piane, orizzontali o verticali che fossero, trattate o non trattate comunque bidimensionali, prive di ogni altro valore aggiunto se non quello di essere appunto di pietra: un materiale che si riteneva potesse soddisfare “di per sé” quei contenuti di pregio e di lusso che il mercato edilizio gli aveva destinato.
D’altronde anche un certo proibizionismo, mosso da motivazioni etiche, inibiva in architetti e designer la spinta a superare quella concezione della pietra capace di fare “di per sé”, ossia andare oltre la semplice lastra tagliata, squadrata e normalizzata in pochi essenziali formati. E dunque si sono dovuti attendere alcuni lustri prima che la ricerca interrotta dei maestri trovasse un nuovo flusso di energia che permettesse di “andare oltre”. Da un lato l’immissione nel mercato di macchine di lavorazione a controllo numerico computerizzato, con applicazioni specifiche per i materiali litici, aveva indotto la maggioranza delle aziende a dotarsi di questi nuovi strumenti di trasformazione. Dall’altro la comparsa sui tavoli informatizzati degli architetti di sofisticati programmi di modellazione tridimensionale hanno aperto nuove prospettive per il progetto litico. Ma ciò che ha reso più feconde queste scoperte e ne ha consentito un utilizzo creativo è stata la possibilità di connettere il progetto digitale tridimensionale con le nuove macchine di lavorazione realizzando un circuito assai efficiente tra ideazione e oggetto finito.
In questa straordinaria prospettiva la pietra iniziava a essere vista e indagata con uno sguardo diverso. Soprattutto nell’area del design non potevano sfuggire le nuove potenzialità di immaginazione creativa nell’atto progettuale offerte dai software di ultima generazione, contemporaneamente sul piano realizzativo si andava concretizzando la possibilità di trasferire antiche abilità artigianali alle macchine e a processi industriali capaci di replicare a velocità straordinaria oggetti formalmente anche assai complessi destinati a una produzione seriale.


Materia Litica, Lithos Design, designer Raffaello Galiotto

Si è così aperta una nuova realtà nella attività litica, definita dello “scalpellino informatico”, una fase in cui anche i prodotti lapidei – che per essere eseguiti richiedevano particolari competenze manuali artigianali – possono essere concretamente inseriti in un processo di produzione totalmente robotizzata. Un terreno questo su cui si cimentava da oltre un decennio la scuola di Claudio D’Amato dell’Università di Bari, orientata alla ricerca degli elementi della costruzione stereotomica a partire dai codici classici.
Da questo contesto prende le mosse il percorso litico di Raffaello Galiotto.
Sostenuto da una solida formazione maturata nell’industrial design egli intuisce precocemente i vantaggi di un trasferimento sui materiali lapidei del know-how metodologico e tecnologico fornito da quella disciplina. Non si tratta soltanto di allargare il campo di applicazione delle macchine informatizzate a un ambito di prestazioni ben più vasto e aperto rispetto a quel limitatissimo uso che normalmente se ne fa nei laboratori di trasformazione, quanto soprattutto di indagare le potenzialità latenti dei materiali litici sotto l’azione precisa del lavoro delle macchine stesse.
Ben diverso infatti è l’esito della incisione in profondità di uno stesso pattern sulla superficie di pietre o marmi di differente composizione petrografica. Su alcuni litotipi la fedeltà dell’esecuzione in termini di texture e precisione calligrafica può essere assai aderente al progetto, su altri invece il margine di imprecisione può produrre effetti non controllati che alterano il senso dell’opera; in altri casi ancora un’eventuale alterazione non voluta potrebbe invece imprimere impreviste qualità tattili sulla superficie litica. Analogo ragionamento va fatto per le macchine, anch’esse strumenti in fase evolutiva, da cui si può ottenere – modificando l’applicazione di utensili – effetti assai diversi, per cui alla fine lo “scalpellino informatico” agisce come il suo antenato manuale.


Drappi di pietra, Tulle, Lithos Design, designer Raffaello Galiotto

Attraverso l’interazione di tecniche e saperi nuovi, sempre più il designer prende nelle proprie mani il controllo diretto di tutte le operazioni necessarie alla realizzazione di un prodotto.
È chiaro però che l’esito formale finale non si ottiene sul tavolo di studio ma necessita di un accumulo di esperienze tecniche e creative sul campo che richiedono la creazione di un nuovo profilo disciplinare.
È in questa direzione che Raffaello Galiotto ha lavorato nell’ultimo lustro della sua attività di designer. Fondamentale per lo sviluppo del suo percorso è stato il radicamento in un’area di produzione litica, la Valle del Chiampo, un sito di antica tradizione artigianale del settore ma con una significativa presenza di imprenditori che hanno saputo reagire alla crisi degli ultimi anni puntando sull’innovazione e la ricerca.
Dalla prima esperienza di modellazione litica, che vede coinvolto un consorzio di aziende della Valle e che ha come tema la rielaborazione della grande cultura veneta del passato, Galiotto prende lo spunto per dispiegare un programma assai efficiente di strategia comunicativa sulle nuove potenzialità offerte dalla progettazione digitale integrata alle macchine a controllo numerico.
Le due mostre “Palladio e il design litico” del 2008 e “I marmi del Doge” del 2009 si rivolgono infatti prima di tutto ai produttori stessi che possono così sperimentare in concreto un nuovo e insospettato livello tecnologico di trasformazione dei loro prodotti. In secondo luogo propongono oggetti di alta qualità che forniscono alle aziende l’opportunità di presentarsi sul mercato internazionale con un catalogo assolutamente inedito e innovativo, ma contemporaneamente ispirato alla prestigiosa cultura classica del territorio veneto. Un’operazione quindi di innovazione e marketing che costituisce una solida base per una estensione sempre più pregnante del percorso di ricerca del suo autore.
A partire da queste esperienze l’esuberante creatività di Raffaello Galiotto si allarga in più direzioni, sperimentando con singole aziende, tra le quali in particolare Lithos Design, cicli di opere e prodotti in cui si fondono arte, design e architettura.
La mostra “Luce e Materia” (Marmomacc, 2011) e le collezioni realizzate con Lithos Design “Le Pietre Incise”, “Luxury”, “Muri di Pietra” e la più recente “Drappi di Pietra”, rappresentano altrettante tappe di un vasto programma che procede per nuclei tematici di ricerca aventi come contenuto il rivestimento modulare, la tridimensionalità, la leggerezza e l’impalpabilità, la traslucenza, la riflessione speculare, la massività stereotomica. La loro declinazione attraverso i diversi materiali litici sembra tracciare l’inizio di numerosi percorsi da riprendere, esplorare, approfondire. Tra questi uno dei più affascinanti è rappresentato dal cambio di scala dell’oggetto, ossia quel passaggio cruciale “dall’architettura del piccolo alla dimensione architettonica” a cui prima o dopo tutti i designer pervengono, e che anche Galiotto sembra si stia attrezzando ad affrontare.

Vincenzo Pavan

Il presente saggio è tratto dal volume Raffaello Galiotto. Design digitale e materialità litica, di Veronica Dal Buono, Melfi, Librìa, 2012.
Sempre su Architetturadipietra.it, è ri-editato l’intero volume in forma progressiva.

Vai al saggio precedente.

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6 maggio 2013

News

Stéréotomie: les pratiques anciennes et nouvelles

Stereotomia: nuove e antiche pratiche prevede la costruzione di un oggetto in pietra massiva, a forma d’albero, autoportante.
Lo stage di 6 giorni prevede 2 parti: una informatica e una tradizionale, entrambe saranno sviluppate nei laboratori della SNBR a Troyes.
Durante la prima fase, la modellazione di computer grafica – parametrica e di produzione – verranno utilizzati
strumenti quali CAD / CAM / CNC. Durante la seconda fase di assemblaggio della struttura e prova di carico, saranno utilizzate tecniche tradizionali.
I risultati della esperienza di stage saranno messi in mostra al prossimo Marmomacc Verona (25-28 settembre 2013).

Lo stage si terrà dal 1 al 6 luglio 2013 e si rivolge agli studenti d’architettura, d’ingegneria dei materiali e agli appassionati della pietra fino a un numero massimo di 20/25 persone.

Contatti
Prof. Arch. Giuseppe Fallacara: www.atelierfallacara.it info@atelierfallacara.it
SNBR R&D.Bertrand Laucournet: bertrand.jym@gmail.com

Scarica il programma definitivo

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2 maggio 2013

News

Design da Nordest

Design da Nordest
Chiampo, dal 10 al 26 maggio 2013

Una manifestazione sul ruolo del design nelle aziende organizzata in occasione dei 20 anni dello studio Raffaello Galiotto_industrial design.
Al di fuori dei canoni dell’autocelebrazione, l’evento, oltre a presentare le storie e i percorsi di 20 anni dell’attività del designer Raffaello Galiotto, intende rappresentare un momento di confronto locale, serio e soprattutto pragmatico tra aziende del territorio, università, associazioni di categoria ed esperti del settore sul ruolo del design nelle imprese in questo momento storico-economico.
“I vent’anni del mio lavoro – dichiara Galiotto – sono solo un’occasione, quasi un pretesto, per un evento che avevo in animo da tempo. Sono convinto che la forte identità di artigianato evoluto e di industria tipiche di questo territorio possa costituire un forte impulso per il riscatto delle aziende. E’ necessario, però, che si compia un balzo in avanti da parte di tutti, che si intreccino punti di vista e competenze, che si punti alla creatività e all’ingegno come segno distintivo di italianità. Questo fluire di pensiero può innescare una vera forza innovativa e vincente per tutti i settori produttivi senza distinzione. E’ questa la motivazione chiave di questo evento: incrociare competenze, rivelare il valore del design come leva competitiva, parlare al positivo. Design non è solo ricerca del bello, è ricerca di sistemi produttivi sostenibili, contenimento dei costi, tecnologia, in una parola innovazione”.

Fra gli altri appuntamenti, due i principali convegni organizzati:
17.05.2013 – ore 19:00 Il Design da Nordest,
Con la partecipazione di ADI Veneto e Trentino Alto Adige e importanti aziende del triveneto che del design hanno fatto un segno distintivo delle loro imprese.

24.05.2013 – ore 19:00 Il Design Litico
Con la presenza dei responsabili di Marmomacc, Università di Ferrara e i rappresentanti di aziende dei 3 più importanti poli del marmo italiani, Carrara Chiampo e Verona.
Il luogo scelto per l’evento è un fabbricato industriale che si sviluppa su una superficie di 500mq, suddivisa in area convegni e uno spazio espositivo, situato nella Valle del Chiampo (VI) città sede dello studio Raffaello Galiotto_industrial design e zona manifatturiera particolarmente ricca di aziende dal grande potenziale che negli anni si sono distinte in tutto il mondo. E’ stato volutamente scelto un luogo nel luogo, un posto tra le aziende in un contesto urbano e geografico particolarmente rappresentativo del tessuto economico del Veneto.

L’inaugurazione di Design da Nordest è prevista per il 10.05 alle ore 19:00 (Chiampo, Via A. Mazzocco, 52) con l’apertura di una mostra multimediale dotata di sistemi di realtà aumentata sulla storia, i percorsi e i prodotti di vent’anni di attività di Raffaello Galiotto.

Altre informazioni su: www.designdanordest.it

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29 aprile 2013

Opere di Architettura

Vincenzo Latina
Padiglione di accesso agli scavi dell’Artemision di Siracusa


Fronte del padiglione su piazza Minerva

In passato, costruire sui resti e con i resti degli edifici antichi era una comune pratica di rigenerazione. L’architettura si offriva come forma di “risarcimento”, rimandando l’ineluttabile perdita finale degli edifici “ad un più lungo avvenire”. Oggi, invece, sembra qualcosa di “straordinario”, gli edifici sono simili ad elettrodomestici a scadenza preordinata, destinati ad alimentare future discariche.
La realizzazione del padiglione sui resti delle fondazioni del tempio ionico pone l’archeologia come materia attiva e fondativa dell’architettura. Marguerite Yourcenar, nelle “Memorie di Adriano”, offre una chiave di lettura rara sulla stratificazione e ricostruzione nei siti antichi. A tal riguardo scrive: “… milioni di vite passate, presenti e future, quegli edifici recenti, nati su edifici antichi e seguiti a loro volta da edifici ancora da costruirsi, mi sembra si susseguissero nel tempo, simili alle onde…”


Schizzo di studio

photogallery

Da alcuni anni la città di Siracusa è impegnata attivamente in un vasto programma di interventi di riqualificazione urbana volti al rilancio qualitativo, economico, turistico e culturale. La realizzazione di un “piccolo” edificio a padiglione mette in luce un settore importante del tempio ionico (secondo l’interpretazione di alcuni archeologi dedicato ad Artemide), localizzato nel cuore dell’isola di Ortigia e corrispondente all’Acropoli della città antica.
Il tempio, in parte disvelato, è stato scoperto parzialmente, negli anni ’60, dagli archeologi Gino Vinicio Gentili e Paola Pelagatti, a seguito degli scavi precedenti alla realizzazione di un edificio comunale limitrofo all’area di progetto, ad opera dell’architetto Gaetano Rapisardi. Tale costruzione ingloba, al piano interrato, i resti delle fondazioni del tempio ionico, a cui si accede attraverso una scala di servizio interna all’edificio comunale.
Il Padiglione di accesso agli scavi del tempio ionico si pone in continuità con l’area scoperta negli anni ’60 del secolo scorso. Conterrà prevalentemente i numerosi reperti rinvenuti nell’area e renderà fruibili gli straordinari scavi archeologici inglobati negli edifici.
L’area di progetto, situata nel tessuto urbano, conserva un piccolo affaccio su “piazza Minerva”: era caratterizzata da un vuoto, o meglio da uno squarcio che interrompeva la continuità della cortina edilizia e conteneva all’interno alcuni resti di murature pericolanti, per lungo tempo puntellate, di un edificio comunale demolito negli anni ‘60 del secolo scorso. Vi era anche una grande cabina enel, un prefabbricato di cemento, a vista su piazza Minerva. Tale stato non rispondeva a nessun criterio di qualità; sul lato opposto, infatti, vi è l’eccezionale presenza della colonna d’angolo del peristilio del tempio di Atena, inglobato nel sistema murario della cattedrale.
Il progetto realizza, mediante lo scavo archeologico, il collegamento con un’area “sepolta”, oggi poco conosciuta, quella dei sotterranei dell’edificio comunale che custodisce parte della testimonianza millenaria dell’isola di Ortigia. In questa si individuano i resti delle fondazioni del tempio ionico, di alcune capanne sicule della tarda età del bronzo e la cripta della chiesa di S. Sebastianello.


Via Minerva vista da Giardino di Artemide

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Il progetto trova la genesi nell’area di sedime che è stata interpretata come genius loci creatore di spazi; il padiglione è concepito come un “monolite” di calcare duro, generato dal “magnetismo” delle vestigia sotterranee del tempio ionico e dall’ adiacenza dell’Athenaion. La colonna d’angolo di quest’ultimo dista dal padiglione soltanto 18,30 metri. L’interno del padiglione è caratterizzato dal forte movimento plastico, per cui l’androne di connessione e accesso al piano archeologico è stato immaginato come una cella aperta, ad interpretazione della memoria del nàos del tempio ionico che genera all’interno dell’edificio uno spazio “ipetrale”, simile ad un’opera di “scavo” attuata nella massa dell’edificio. I materiali e l’illuminazione interna del padiglione sono interpretate come evocazione contemporanea di un ipogeo, memoria delle Latomie del Paradiso di Siracusa. Il padiglione è caratterizzato dalla penombra e dalla luce misurata con parsimonia, che filtra attraverso una grande “lanterna” che diventa una camera di luce sugli scavi sottostanti; tale accorgimento accentua il carattere sotterraneo dell’intervento.
Al termine del percorso si scopre un piccolo giardino ombreggiato e fresco, una sosta deliziosa prima dell’uscita.
Nella Historia naturalis, Plinio il Vecchio racconta che il tempio di Diana, a Efeso, era scampato alle più violente scosse telluriche perché le sue fondamenta erano protette da “… uno strato di carbone e da un altro di velli di lana. Quando arrivavano le scosse, l’edificio sacro non ondeggiava paurosamente: scivolava dolcemente sul terreno, e rimaneva indenne …”
Gli allineamenti e le giaciture dei piani di appoggio esatti della struttura portante del padiglione sono scaturiti dalle peculiarità del sito, dal rilevato del piano di fondazione individuato dallo scavo archeologico stratigrafico. La notevole valenza archeologica del sito ha imposto la realizzazione di una peculiare struttura portante del padiglione, costituita da un sistema puntuale e circoscritto di “appoggi”, isolatori sismici elastomerici HDRB/LRB. Gli isolatori sono posizionati alla base dei pilastri della struttura portante del padiglione.
I sei isolatori antisismici installati sono ad alta dissipazione di energia in elastomero con nucleo in piombo, sono costituiti da strati alternati di elastomero ed acciaio, resi solidali mediante processo di vulcanizzazione e nucleo centrale dissipativo in piombo.
Sono stati installati anche due apparecchi d’appoggio multidirezionali in elastomero armato, costituiti da strati alternati di elastomero naturale ed acciaio laminato.
La struttura del padiglione, del tipo a telaio, non poggia direttamente sul sito archeologico ma su cuscinetti elastici e ha richiesto la realizzazione di un giunto sismico perimetrale all’edificio. Il giunto denota lo stacco dell’edificio dal suolo e conferisce alla compatta massa dell’edificio, “vestito” da un omogeneo strato di blocchi di calcare, un senso di levitazione.
L’apparente assenza della fondazione genera nell’edificio delle presenze invisibili, presenze che sembrano far lievitare l’edificio che come un magnete “risponde” al polo opposto.
Il padiglione determina una ricucitura urbana che ripristina la continuità dei fronti di piazza Minerva.
Il rivestimento perimetrale dell’edificio è caratterizzato da una trama ed una tessitura muraria poco enfatica che favorisce la strutturazione di un paramento murario e rimanda ad un carattere di tipo medievale o catalano. Sono i caratteri prevalenti che strutturano la composizione muraria di base di molti edifici di Ortigia, su cui si è innestato il barocco dopo il sisma del 1693.


Progetto. Sezione trasversale

photogallery

La trama e la tessitura del rivestimento evocano il paramento murario catalano della chiesa di S. Sebastianello. La chiesa era situata nell’area adiacente al padiglione e fu demolita per la realizzazione degli edifici comunali del Rapisardi. A tal proposito, su piazza Minerva si intende realizzare il fronte di un edificio “silente”, che ascolta il suono proveniente dagli straordinari monumenti limitrofi. Un unico accento è costituito da un taglio verticale nella parete che opera una connessione visiva e spaziale diretta tra i reperti del tempio ionico e la colonna d’angolo del tempio di Atena.

Il padiglione si pone in continuazione con il giardino di “Artemide”, limitrofo all’area di scavo, interno all’isolato. Il giardino è stata la prima fase di un intervento globale, che trova il suo completamento con l’assetto dell’area “libera” su
piazza Minerva, tramite la realizzazione del padiglione di accesso agli scavi del tempio ionico. Il giardino, secondo un processo di vivificazione della memoria storica e dell’immaginario mitologico, recupera le potenzialità di un’area fortemente stratificata. Tale spazio è stato così immaginato come “offerta” ad Artemide che, nell’immaginario mitologico, è rappresentata come dea vergine della fertilità, protettrice delle belve feroci, dei boschi e delle ninfe.

Dati di progetto
Progetto

Padiglione di accesso agli scavi dell’Artemision di Siracusa
Progettista
Vincenzo Latina con Silvia Sgariglia
Consulenti
Giuseppe Voza (consulente archeologo)
Collaboratori
I fase: Vincenzo Mangione, Luca Sipala.
II fase: Rossella D’Angelo, Cristina Speranza, Fabio Tantillo
Strutture
Nicola Impollonia
Impianti e illuminazione
Sirgen srl Floridia
Direzione lavori
Vincenzo Latina
Committente
Comune di Siracusa , ufficio per il centro storico
Imprese
ATI 2G Costruzioni srl & M.A.C. restauri srl, Agrigento
Localizzazione
Siracusa
Dati dimensionali
Padiglione 200mq, area sotterranea 1000 mq
Cronologia
progetto 2005-06
costruzione 2007-12

Fotografie: Lamberto Rubino

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