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24 luglio 2013

Pietre Artificiali

I Mercati di Traiano


Mercati di Traiano: il Grande Emiciclo. Visione generale della facciata curva in mattoni a vista e vedute parziali dell’esedra. (ph A. Acocella)

La città di Roma sotto i principati di Domiziano e Traiano sfoggia nelle aree monumentali dei Fori imperiali e delle grandi fabbriche del Palatino i marmi policromi più preziosi che affluiscono nella capitale dalle regioni più lontane dell’Impero; all’opus testaceum, oramai ampiamente affermatosi come sistema costruttivo, spetta prevalentemente la funzione strutturale che rimane spesso obliterata sotto superfici architettoniche estetizzanti fatte di stucchi, affreschi, pietre e marmi rilucenti.
Agli architetti del principato di Traiano si deve però anche una innovazione specifica legata all’impiego dell’opus testaceum che da tecnica squisitamente costruttiva – posta a realizzare l’ossatura murale portante – viene spinta a ricercare un suo linguaggio che diverrà progressivamente, lungo il II secolo d.C., un vero e proprio stile architettonico attraverso la valorizzazione figurativa del materiale laterizio lasciato a vista.
L’opera posta a inaugurare in forma inedita il nuovo ciclo di vita dell’opus testaceum è il quartiere urbano della capitale comunemente conosciuto come i Mercati di Traiano (nome assegnato dall’archeologia contemporanea, visto che nella tradizione antica non è stato trovato nessun riferimento specifico in quanto, al di là dell’interesse tutto attuale, si trattava di un complesso utilitario unico nel suo genere e privo di valenze replicative, di valore come modello) caratterizzato da una particolarissima organizzazione dei volumi architettonici e degli spazi al punto da non poter essere codificabile sotto il profilo tipologico.
Realizzato da uno Stato centralizzato, l’articolato insediamento urbano è chiamato a dare risposte ad una serie variegata di esigenze (stoccaggio di merci, commercio, vendita di prodotti, svolgimento di attività amministrative).
Il sito scelto per la realizzazione dei Mercati di Traiano, in conseguenza delle sue peculiari caratteristiche topologiche (l’area è segnata da forti salti di quota dovuti alla presenza di una collina spianata per i lavori del Foro di Traiano), si presenta ad Apollodoro di Damasco – lo stesso architetto incaricato del progetto dell’ultimo dei fori imperiali – come particolarmente adatto ad una progettazione fuori dagli schemi convenzionali della simmetria assiale, sperimentando per l’occasione una composizione del tutto contemporanea ed innovativa.
La natura del luogo, in altri termini, sembra richiedere necessariamente un ingegnoso adattamento alla forte acclività del terreno e un’organizzazione più libera dei volumi architettonici e della stessa logica distributiva; a questa condizione si associa anche la particolare natura polifunzionale delle destinazioni d’uso connesse all’incarico.
Il programma assegnato ad Apollodoro è legato all’ideazione di un grande quartiere strutturato, inevitabilmente, su più livelli in risposta alle condizioni del ripido pendio che si erano venute a creare tagliando la sella posta originariamente ad unire l’Esquilino al Capitolino per ottenere una vasta superficie pianeggiante necessaria al complesso monumentale marmorizzato del Foro di Traiano.
Si ritiene che il forum Traiani e il quartiere dei Mercati siano conclusi contestualmente nel 112 d.C., data d’inaugurazione del Foro: il Foro, ricco d’influenze della tradizione greca; i Mercati che fondono con inventività ed originalità elementi di tecnica costruttiva tipicamente romana con la sensibilità progettuale sperimentale di Apollodoro da Damasco. I due interventi sono, comunqe, da considerarsi come facenti parte di un unico ed eccezionale piano urbanistico sia pur declinato con linguaggi architettonici e strategie di realizzazione diversificate.


Mercati di Traiano. L’Aula di testata del Grande Emiciclo; sullo sfondo la Torre delle Milizie realizzata nel Medioevo (XIII secolo). (ph. A. Acocella)

La sistemazione del Foro conteneva una grande Basilica (detta Ulpia), un tempio dedicato a Traiano, due edifici per le biblioteche (una greca e una latina) numerosi porticati e, al centro, la colonna istoriata con le gesta delle guerre con i Daci. Un universo monumentale, quello degli edifici e degli apparati plastico-scultorei del forum Traiani, costruito con stucchi, pitture, pietre e marmi policromatici risplendenti e rifrangenti di grande lusso che rappresentò sino alla tarda antichità la magnificenza di Roma i cui echi sono rintracciabili nella relazione di Ammiano Marcellino scritta nell’anno 356 in occasione della visita di Costanzo II.
Il Foro di Traiano volgeva letteralmente le spalle ai Mercati; a separare i due complessi era posto un alto e massiccio muro simile a quello che ancora oggi chiude, a nord-est, il Foro di Augusto.
Oltre il muro la facies dei Mercati mette in scena per la prima volta nella storia il nuovo stile architettonico tipicamente romano delle strutture in mattoni a vista murati con grande precisione da abilissime maestranze in un’opera pubblica realizzata nel cuore della capitale dell’Impero.
L’assenza di colonne in tutto il complesso e il grande dispiegamento di masse murarie legate all’opus testaceum con largo impiego di archi e sistemi voltati di calcestruzzo plastico testimoniano, a poche decine di metri di distanza dal Foro sotto la collina dell’Esquilino, la compresenza dialettica dei principi dell’architettura greca – trilitica e marmorizzata – e quelli stereometrici dell’ordine murario laterizio romano del tutto nuovi e originali.
Alle spalle della grande esedra circolare del Foro – rimanendone da questa largamente obliterato – e a ridosso del dirupo prodotto dal taglio della collina del Quirinale per un’altezza pari a quella della Colonna di Traiano, viene eretto il complesso architettonico a terrazze dei Mercati costretto ad adattarsi al terreno fortemente scosceso e tormentato. Ma Apollodoro da Damasco saprà mettere a frutto tutte le difficili condizioni topografiche del sito facendole diventare potenzialità per un progetto sperimentale, ardito ed innovativo.
Il complesso dei Mercati, articolato attraverso sei piani funzionali, è costituito da due settori principali posti a risolvere ed esaltare la forte acclività del terreno.
Il settore inferiore – organizzato su tre livelli – comprende il Grande Emiciclo (con le due Aule di testata alle estremità) e il Piccolo emiciclo.
Il settore superiore – separato e diviso da quello inferiore per mezzo di un’ampia strada urbana lastricata con basoli di lava dal nome tardo antico di via Biberatica – è formato dal Corpo centrale a quattro piani al quale si collega, a sinistra, il volume della Grande Aula; ancora più in alto si impone la Torre delle Milizie ma di costruzione notevolmente posteriore (XIII secolo).
A livello volumetrico il grandioso complesso urbanistico di Apollodoro si struttura attraverso una serie di corpi architettonici a gradoni con la sapiente valorizzazione di piani-terrazza sul modello delle coeve agorà commerciali delle città ellenistiche dell’Asia Minore, quali Perge o Hierapolis per fare solo qualche esempio.
Sei sono i livelli in cui si articolano gli spazi funzionali e le attività dell’organismo edilizio posti ad accogliere le diverse attività (tabernae, sale di incontro pubblico, uffici, amministrativi, spazi all’aperto); due le terrazze principali; tre le strade in dolce pendenza attestate sui contorni della collina con due scale posizionate nelle estremità del complesso che consentono il collegamento con il piano del Foro di Traiano.
Ai piedi del pendio, una strada lambiva il perimetro del Foro e della Basilica formando una curva in corrispondenza dell’esedra forense. Si affacciano su tale arteria i corpi architettonici del Grande Emiciclo: i primi due piani, ospitanti taberanae, caratterizzati in facciata dall’opus testaceum lasciato a vista; il terzo piano, anch’esso con botteghe, aperto solo sulla via Biberatica.
Se la forma del Grande emiciclo è in qualche modo condizionata da quella dell’esedra del Foro, il grandioso ed articolato blocco volumetrico compreso fra la via Biberatica e l’angolo settentrionale dell’area è concepito con grande libertà conferendo una grandiosità di tipo scenografico alle masse del fronte esterno affacciato sul Foro.


Il percorso con botteghe al primo piano del Grande Emiciclo. (ph. A. Acocella)

ll Grande Emiciclo
Come abbiamo già avuto modo di evidenziare, alla rappresentatività e al lusso dei marmi policromatici dei fori faceva contrasto il carattere eminentemente utilitario dei Mercati di Traiano espresso attraverso la libera composizione delle masse volumetriche e l’uso sobrio dei partiti architettonici ottenuti per mezzo dell’uso inedito del laterizio cotto lasciato a vista. Se si esclude il Grande Emiciclo tutte le superfici del complesso sono trattate attraverso un ordine murario severo e spoglio animato esclusivamente dai ritmi delle teorie di porte, finestre, balconi e terrazze.
E benché i due complessi commissionati da Traiano ad Apollodoro siano contigui e per certi versi reciprocamente concepiti tutto è organizzato come se l’architettura marmorizzata del forum Traiani dovesse ignorare e nascondere il complesso dei Mercati e il suo stesso carattere innovativo sia sotto il profilo morfologico e insediativo che linguistico affidato, quest’ultimo, all’opus testaceum a vista.
L’unico settore architettonico del complesso dove emergono forme di decorazione è il Grande Emiciclo la cui facciata non è, comunque, concepita originariamente per una fruizione frontale e totale – così come appare oggi – bensì destinata a svelarsi attraverso una visione prospettica di scorcio (e parziale), man marmo che si percorreva la strada in curva.
All’interno della composizione volumetrica spoglia e severa dei Mercati di Traiano la decorazione del Grande Emiciclo è affidata alla tonalità bicromatica dei laterizi e al rilievo leggero consentito dalla piccola modularità del mattone. Apparentemente si è di fronte ad un avvenimento secondario e nascosto, in realtà si tratta di una rivoluzione per l’architettura romana che fa crescere, attraverso la sperimentazione dell’ordine murario, il suo affrancamento dalla logica trilitica e marmorea alla maniera greca come evidenzia acutamente John B. Ward-Perkins proprio descrivendo i Mercati di Traiano: «Dopo secoli di deferenza per le proprietà della tradizione architettonica greca, Roma aveva finalmente conquistato un linguaggio architettonico proprio; e cominciava ad avere il coraggio di usarlo».1
L’esedra del Grande Emiciclo si eleva attraverso un impaginato parietale in curva composto da due ordini murari; a questi, più in alto, è sovrapposto un attico.
Il primo ordine è caratterizzato da una teoria di undici piccole botteghe indipendenti in forma di edicole scandite da piedritti e architravi di solido travertino, scavate nello spessore dell’ossatura murale posta a contrasto con la roccia retrostante della collina.
Il motivo di facciata del secondo ordine è simile a quello della Porta Palatina, ottenuto attraverso una lunga ed “insistita” teoria di ventiquattro aperture concluse ad arco ed inquadrate da lesene che sorreggono una cornice laterizia continua in aggetto; le lesene poggiano su basi di travertino e, in alto, sono arricchite da capitelli dello stesso materiale proveniente dalle cave di Tivoli. Le aperture illuminano un lungo e slanciato corridoio coperto a volta in calcestruzzo posto a servire le botteghe del primo piano dell’emiciclo.
L’attico di facciata altro non è che una fascia muraria sommitale con funzione di parapetto al camminamento superiore; in esso sono inseriti timpani e semitimpani modanati in alternanza di triangoli e segmenti di cerchi.
Due cornici continue e aggettanti sono poste, invece, a cesura fra primo e secondo ordine e, poi, in alto a conclusione della facciata del Grande Emiciclo. Attraverso il loro svolgimento continuo, solido, plastico – e in evidente contrasto cromatico rispetto alle cortine laterizie – tali modanature in solido riescono a riunificare il lungo e schiacciato prospetto controbilanciando il ritmo verticalizzante delle edicole e delle finestre. L’innesto in facciata degli inserti in travertino, l’altro grande materiale della tradizione tipicamente romana, riesce a stemperare l’eccessiva omogeneità del paramento laterizio a vista, impiegato per la prima volta con audacia in una così grande superficie parietale.
Oltre l’attico, un terzo piano – oggi quasi del tutto distrutto – era costituito da un percorso all’aperto in quota (sovrastante il corridoio del secondo ordine) e, alle spalle di questo, da una serie di botteghe chiuse verso il Grande Emiciclo e aperte sul lato opposto della via Biberatica.
Agli estremi due Aule di testata, caratterizzate in prospetto solo da sottili cornici aggettanti sotto forma di timpani curvilinei, chiudono il Grande Emiciclo. Ampie aperture (soprattutto quelle dell’Aula compresa fra le due curve della Basilica Ulpia e del Foro di Traiano che svuotano di due terzi la massa muraria, al limite delle esigenze strutturali per sorreggere la volta superiore) sono praticate nelle pareti di facciata al fine di illuminare con efficacia i profondi spazi voltati retrostanti.
Benché si utilizzi la stessa tecnica costruttiva dell’opus testaceum, rispetto agli spazi slanciati in altezza del Palatino o delle terme romane si avverte nelle proporzioni di queste Aule di testa (e della stessa Grande Aula del mercato) una sensibilità dell’architetto di Damasco del tutto particolare ed autonoma.


La Grande Aula. Visione dello spazio centrale strutturato su due livelli e planimetria del secondo piano con le botteghe aperte sul percorso in quota illuminato attraverso aperture praticate nella copertura piana. (ph. A. Acocella)

photogallery

La Grande Aula
Dove la via Biberatica piega verso nord si innesta una scala che porta al livello della Grande Aula del mercato in forma di sala rettangolare a doppia altezza attestata alla stessa quota di via Quattro Novembre; qui insiste un secondo ingresso al complesso monumentale dei Mercati di Traiano. La Grande Aula è posta a concludere architettonicamente il settore dell’area da urbanizzare che presenta minori problematiche topografiche.
L’ossatura muraria di sei tabernae – prospicienti la via Biberatica – funge da sostruzione al fronte occidentale di una piattaforma regolare, quasi rettangolare, ottenuta nel fianco della collina. Su quest’ultima è impostato il volume parallelepipedo concluso dalla Grande Aula che evoca un’aula basilicale coperta da una volta a sei crociere attestate su poderosi pilasti quadrangolari con mensoloni aggettanti di travertino.
La Grande Aula svolge un ruolo di primo piano all’interno del complesso architettonico dove, più che per la grandiosità o l’ampiezza delle dimensioni, è la logica innovativa della progettazione a rendere interessante questa parte della fabbrica di Apollodoro.
Le crociere consentono l’illuminazione dall’alto dello spazio centrale che nel livello inferiore dell’Aula, lungo i lati longitudinali, accoglie numerose tabernae a doppia altezza servite da scale interne.
Più dettagliatamente lo spazio voltato è funzionale a due ordini di negozi: in tutto sei coppie di ambienti commerciali per ciascuno dei due lati longitudinali; le botteghe del livello inferiore si aprono direttamente sullo spazio centrale della Grande Aula con accesso da via Quattro Fontane, mentre quelle del livello superiore si affacciano su un corridoio a galleria illuminato da lucernari aperti nel tetto a terrazza.
I Mercati di Ferentino e di Tivoli degli inizi del I secolo a. C., richiamati, spesso come antecedenti di riferimento, sono oramai una reminiscenza troppo lontana e sorpassata con i loro spazi bloccati e “cavernosi”. Nei Mercati di Traiano, complesso ardito e luminoso, è come essere in un grande bazar moderno con soluzioni utilitarie ed estetiche innovative, rese possibili dall’opus testaceum a vista che inaugura una nuova tradizione espressiva. Gli archetipi costruttivi di base erano già conosciuti e sviluppati dalla tradizione dell’architettura in pietra: il muro, la piattabanda, l’arco, la volta, le stesse partiture decorative; si tratta, d’ora in avanti, di tradurli e reinterpretarli attraverso le potenzialità geometriche e materiche del laterizio a vista.
La scenografia dei Mercati di Traiano è legata alla curva a gradoni del Grande Emicilco in cui s’impone l’unitarietà del tema figurativo avvolgente attraverso la lunga teoria di archi; l’arco che, oramai, non è più elemento singolo, ma tema di composizione architettonica.
Il mattone a vista contribuisce, anch’esso, col suo apporto costruttivo e il suo sobrio protagonismo estetico, all’affermazione della nuova architettura di Roma d’età imperiale.


Mercati di Traiano. Sezione trasversale in corrispondenza del Grande Emiciclo e della Grande Aula. (ph. A. Acocella)

di Alfonso Acocella

Leggi anche
Alle origini del mattone
I mattoni di Roma

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Note
1 John B. Ward-Perkins, Architettura Romana, Milano, Electa Editrice, 1979, p. 78.

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22 luglio 2013

News

Lithic bridge

Il progetto “Lithic Bridge” è concepito per esplorare le potenzialità realizzative del marmo posato a secco e compresso. La struttura a ponte viene opportunamente tensionata da cavi in acciaio immersi nel marmo e tesi con un sistema a leva, in cui la gravità della massa marmorea degli elementi gradinati posti alle estremità è calcolata e dimensionata per fungere da elemento di trazione.
Il sistema vuole evidenziare le peculiarità del materiale lapideo che ben si presta alla compressione ed è caratterizzato dall’alto peso specifico unito alla possibilità di essere lavorato in modo massivo nonché dalla stabilità nel tempo ed agli agenti atmosferici.

“Lithic Bridge” è un progetto di design litico nel senso che abbraccia e si rapporta con le altre discipline coinvolte non ultima quella produttiva, che ha specifiche esigenze esecutive, di ottimizzazione dei costi di lavorazione e di contenimento dello scarto anche in vista di una possibile produzione seriale da immettere nel mercato.

Progetto: Raffaello Galiotto
Engineer: ing. Alessandro Serafini

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17 luglio 2013

Opere di Architettura

Studio Archea
Abitazione unifamiliare
Leffe, Bergamo

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Dettaglio della facciata di ingresso realizzata in Pietra di Santa Fiora e della finestratura a tutta altezza nascosta da una schermatura in rame

Si tratta di un intervento di sostituzione di un fabbricato demolito, stretto tra due edifici contigui all’interno del centro storico di Leffe, in Val Seriana.
La ricostruzione del nuovo edificio è partita da un nuovo piano di fondazione, permettendo così la realizzazione di un livello interrato.
L’edificio si presenta come variazione di una tradizionale casa a schiera su lotto gotico: il fronte principale, su cui è collocato l’ingresso, si dilata rispetto ai tradizionali 5÷6 metri (che caratterizzano viceversa l’affaccio panoramico verso valle) fino a una quota di circa 10 metri di larghezza. Le particolari condizioni del sito e le distanze da rispettare nei confronti dell’articolato sistema di edifici limitrofi hanno portato alla realizzazione di un fronte molto frastagliato.
Tale fronte é privo di finestrature, ma risulta caratterizzato da una successione di piccole fessure della muratura, come all’interno di un fienile o di una cascina di campagna. La torre del vano scala occupa lo spazio centrale e lo caratterizza attraverso l’immagine della propria sagoma, che viene ad integrarsi e fondersi nel disegno complessivo del fronte.
La facciata è rivestita con corsi modulari (di altezza variabile, ritmata sul disegno delle feritoie orizzontali) in piccole lastre di Pietra di Santa Fiora, arenaria con stratificazioni impercettibili e colorazione grigio dorata, cavata nella zona di Manciano nel viterbese.


Vista notturna della facciata principale

Le lastre, dello spessore di 2÷3 cm., tagliate a filo sega, sono state incollate tramite una speciale colla Mapei al muro retrostante, formato da una struttura in c.a. nella parte bassa dell’edificio e da pilastri in c.a. con tamponamento in forati nella parte superiore. Le pietre sono anche consolidate al muro da una zancatura disposta ogni tre corsi.
Per ogni singola finestra-feritoia del fronte è stato realizzato uno spessore verso l’interno attraverso un rivestimento a scatola con la stessa pietra, che è stata usata anche per i pavimenti interni.
Nel centro della facciata la finestratura a tutta altezza delle stanze che si affacciano sul vicolo è nascosta da una schermatura mobile creata da un particolare sistema di persiane con struttura in acciaio inox, rivestite in rame ossidato, la cui tessitura segue, nel disegno, i corsi della pietra e il disegno delle feritoie.
L’ingresso è protetto dall’aggetto di un grande cornicione, anch’esso rivestito in rame, che disegna attraverso le sue generose dimensioni un’ampia ombra, concepita per evidenziare la sagoma della costruzione stessa.
Il fronte posteriore è caratterizzato da una completa vetratura dello spazio compresso tra gli edifici contigui, schermata con una struttura analoga a quella dell’altro fronte. La tessitura di questo sistema di tamponatura mobile è stata disegnata riferendosi all’apparato decorativo delle bucature strette e lunghe che caratterizzano la facciata contrapposta.


Vista della facciata principale verso l’alto – Viste degli interni: la scala e una delle ampie finestrature

Gli spazi interni dell’abitazione sono stati strutturati in tal modo: al piano terra è ubicata la cucina ed il pranzo a doppia altezza; al piano primo la zona giorno; ai piani superiori la zona notte, suddivisa su due livelli.

Note
Indirizzo:
Leffe, Bergamo
Committente:
privato
Data di progettazione:
1996
Data di realizzazione:
1997
Progettazione:
Studio Archea
Laura Andreini, Marco Casamonti, Giovanni Polazzi, Silvia Fabi
Collaboratori:
A. Dini, G. Fioroni, J. M. Giagnoni, F. Privitera, N. Santini, P. P. Taddei, F. Giordani, G. Pezzano.
Consulenze:
M. Casamonti (Direzione Lavori)
G. Calderoni (Intervento conservativo delle
strutture)
G. Malzanni (Impianti)
Impresa di costruzione:
Madaschi, Leffe, Bergamo
Materiali lapidei utilizzati:
Pietra Santa Fiora
Fornitura e installazione pietra:
Paganessi Marmi srl, Vertova, Bergamo


Vista notturna verso l’alto del grande cornicione in rame

Tratto da, Nuova architettura di pietra in Italia, a cura di Vincenzo Pavan

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16 luglio 2013

News

Flexible Stone

Mostra elaborati studenti di Product Design I
Palazzo Tassoni Estense, dal 16 al 26 luglio 2013

Dipartimento di Architettura di Ferrara. Corso di laurea in Design del prodotto industriale
Laboratorio di Procuct Design I, A.A. 2012-13

Raffaello Galiotto
Vincenzo Pavan
Veronica Dal Buono
Davide Turrini

IL PERCORSO DIDATTICO
Il nuovo spazio che oggi si apre al design litico presuppone di rifondare le basi cognitive e metodologiche necessarie al suo sviluppo, innanzitutto nella fase di formazione della figura del designer.
Con questo obiettivo il Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara si è dato come tema per l’A.A. 2012-2013 il progetto con materiali litici.
Flexible Stone, come abbiamo titolato il Corso, è finalizzato in primo luogo a trasferire agli studenti del secondo anno una consapevolezza critica sull’impiego di questi materiali nel progetto contemporaneo di design. Contestualmente cerca di attivare un reciproco scambio tra studenti e aziende del settore in grado di creare un circuito virtuoso che aiuti entrambi nella formazione professionale e nella crescita.
La prima fase formativa ha preso le mosse dall’analisi delle caratteristiche geologiche e delle categorie petrografiche e merceologiche dei principali litotipi italiani, per selezionare in un secondo momento dei materiali su cui focalizzare la ricerca e impostare il progetto.
La ricerca petrografica, affiancata da lezioni frontali su indirizzi culturali, linguaggi, ed esperienze di qualità prodotti nell’architettura e design litici contemporanei, ha portato alla identificazione di un gruppo di litotipi particolarmente interessanti per i contenuti, per la dislocazione geografica e quindi per l’accessibilità agli studenti del Corso.

photogallery

La fase successiva, del contatto diretto con i materiali, è avvenuta nelle visite effettuate collettivamente ad alcune aziende dei bacini marmiferi più importanti, territorialmente limitrofi al Dipartimento.
Le visite alle cave e ai laboratori hanno permesso di prendere conoscenza dei processi estrattivi e di trasformazione dei materiali, fino all’esperienza percettiva diretta con campioni di pietre diverse lavorati dagli studenti stessi all’interno di una scuola di formazione specializzata.
Sulla base di queste conoscenze ed esperienze sono state messe a fuoco alcune categorie di prodotti su cui iniziare il progetto, dagli arredi interni-esterni a componenti architettoniche a oggetti d’uso,a elementi componibili e di rivestimento ecc.. I temi scelti, ciascuno abbinato a un litotipo, hanno portato gli studenti ad approfondire differenti problematiche legate alle caratteristiche dei singoli materiali e quindi misurarne la congruità con le opzioni progettuali da loro proposte e a esplorarne eventuali qualità estetiche nuove.
Parallelamente è stato avviato un corso di progettazione 3D con il software Evolve di Altair per dotare gli studenti del bagaglio tecnico necessario a generare superfici e solidi da trasferire alle lavorazioni a controllo numerico.
Particolarmente importanti durante la fase di progetto i contatti degli studenti con le aziende di estrazione e lavorazione mirati a generare dei prototipi degli oggetti in corso di studio.
Grazie ad essi si è pervenuti al gradino finale del percorso didattico, ossia alla verifica, attraverso la prototipazione, del raggiungimento degli obiettivi del progetto e della capacità del controllo degli aspetti tecnici, funzionali, ergonomici ed estetici.
La disponibilità da parte di alcune aziende, particolarmente interessate a sperimentare indirizzi innovativi, ha consentito di iniziare la realizzazione di numerosi prototipi.
A completamento dell’iter didattico il Corso ha avviato due esperienze comunicative. La prima all’interno del Dipartimento consistente nella mostra dei progetti, corredati da disegni, modelli e video, che sarà allestita a Palazzo Tassoni nel mese di luglio.
La seconda a fine settembre negli spazi culturali INSIDE della 48° Marmomacc presso Veronafiere dove saranno esposti i prototipi litici prodotti dalle aziende partner, affiancati dalla documentazione grafica-video di tutti i progetti del Corso.
Ci auguriamo che questa intensa esperienza didattica inneschi un interesse reale e sviluppi fecondi legami tra due mondi, formazione e produzione, che necessitano di alimentarsi reciprocamente su un terreno, come quello dei materiali litici, particolarmente ricco di potenziale culturale ed economico ancora da esplorare e disvelare.

Partners
Pibamarmi
Lithos Design
Laboratorio Morseletto
Marmi Faedo
Marmi Serafini
Trachite Euganea
Arredo di Pietra
Marini Marmi
Santamargherita
Testi Fratelli
Altair, software Evolve
Centro Servizi Marmo
Scuola d’Arte Paolo Brenzoni

Con la collaborazione di MARMOMACC
Mostra internazionale di marmi design e tecnologie
International trade fair for stone design and techonology

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15 luglio 2013

News

Structural stone tree

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