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14 gennaio 2013

News

Video intervista a Massimiliano Caviasca sul progetto realizzato per Fuchs sul tema di Marmomacc Meets Design 2012: “The colours of green: sustainable stone”


©K+

Fonte: Umbrella
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10 gennaio 2013

Citazioni

Homo faber

“Le pietre presero a perdere la durezza,
a mitigare la rigidezza e, malleabili, ad acquisir forma.
Poi quando si allungarono ed ebbero in sorte più mite natura,
si poté scorgere una tal quale apparenza di figura umana,
certo non evidente, ma come il marmo appena sbozzato,
simile in tutto a statue incompiute.
[…] Perciò siamo stirpe pietrosa, provata alle fatiche
e offriamo testimonianza da quale origine siamo nati”.

Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, I, v. 403-405/414-415.

Uomo e pietra sono uniti in un singolare destino
da un legame primigenio, eroico e tragico ad un tempo.
Da oltre duemila anni la roccia dura e pesante è trasformata in artefatto,
grazie ad un mestiere nobile, intenso e febbrile; troppo spesso i protagonisti
di tale lavoro scompaiono dietro ai tratti sublimi dell’architettura o dell’opera d’arte.
Per una volta guardiamo alla poesia e al dramma dei cavatori e degli scalpellini,
alla loro pelle indurita, alla fatica impressa sui loro volti impolverati,
ai loro muscoli contratti e alle loro mani forti e precise.
Nei profondi silenzi e nelle alte grida, nel balenare degli sguardi attenti,
nei rari sorrisi di queste maestranze, troveremo un patrimonio antico e inestimabile
fatto di passione, intelligenza, forza e sensibilità.

Ideazione
VISTO architectural workshop

progetto grafico e video
Studiovisuale

con la collaborazione di 
Veronafiere

aziende partner
Budri
Essemarmi
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Serafini Luce

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8 gennaio 2013

News

Video intervista a Lucy Salamanca sul progetto realizzato per Odorizzi Porfidi sul tema di Marmomacc Meets Design 2012: “The colours of green: sustainable stone”


©K+

Fonte: Umbrella
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2 gennaio 2013

Design litico

Cambiovaso


Matali Crasset, Vaso Caso, 2008, produzione Up Group. (ph. Matteo Baldini)

«Il vaso ha un valore archetipico e simbolico, è un contenitore aperto che si presta a svariati impieghi; per Cambiovaso i designer si confrontano con questo oggetto declinandolo in varie modalità ed utilizzando il marmo, di cui vengono indagate le potenzialità espressive in un confronto creativo con le tecnologie artigianali e industriali».
Nella sintetica ed efficace motivazione dell’art direction di Gumdesign è riassunto il valore di Cambiovaso, laboratorio di ricerca e sperimentazione del prodotto litico nato nel 2008 e sviluppato grazie all’impegno di Up Group, storica azienda del design in pietra con sede a Massa. L’iniziativa, che ha coinvolto in più edizioni 30 designer di rilievo internazionale, ha portato alla realizzazione di altrettanti vasi realizzati in edizione limitata di 25+25 pezzi.


Adolfo Natalini, Vaso in Vaso (Vaso Raso/Maso – R&M), 2009, produzione Up Group (ph. Matteo Baldini)


Giulio Iacchetti, Vaso Vasi Trevasi, 2008, produzione Up Group. (ph. Matteo Baldini)

Gli oggetti declinano molteplici caratteri formali, funzionali e costruttivi: dalle semplici configurazioni tornite di De Lucchi, Natalini, o Matteo Thun, alle strutture scatolari e porose di Branzi, o Mario Piazza; dalle forme tridimensionali e scultoree di Babled, ai vasi-vassoio di Luisa Bocchietto, o Laudani-Romanelli, alle composizioni modulari di Scacchetti; dalle ibridazioni materiche in marmo e resina di Langranja, alle modellazioni digitali 3D di Arik Levy.
I concetti di mutazione e variazione, insiti negli obiettivi di Cambiovaso, investono anche le denominazioni dei prodotti, definite attraverso giochi linguistici che modificano una o più lettere all’interno della parola data, per trovarne altre di significato diverso. Così il termine “vaso” cambia, e da esso nascono nomi inediti che rispecchiano nuovi stimoli creativi e nuove identità oggettuali: caso, naso, paso, raso, viso, varo, vago, vano, vasa…


Gumdesign, Vaso Vano, 2008, produzione Up Group. (ph. Matteo Baldini)

Cambiovaso rappresenta un’iniziativa importante nelle sperimentazioni del design litico contemporaneo, per i risultati ottenuti e per gli auspicabili sviluppi futuri; il progetto è configurabile infatti come un cantiere sperimentale aperto, suscettibile di rigenerazioni e implementazioni che continuino ad esplorare ulteriori mutazioni funzionali, rituali e sensoriali del contenitore archetipico.


Michele De Lucchi con Alberto Nason, Vaso Varo, 2008, produzione Up Group. (ph. Matteo Baldini)

I DESIGNER DI CAMBIOVASO
Dodo Arslan
Enrico Azzimonti
Emmanuel Babled
Luisa Bocchietto
Andrea Branzi
Matali Crasset
Michele De Lucchi con Alberto Nason
El Ultimo Grito
Odoardo Fioravanti
Roberto Giacomucci
Martì Guixè
Gumdesign
Giulio Iacchetti
Setsu e Shinobu Ito
JVLT/JoeVelluto
Lagranja
Marta Laudani e Marco Romanelli
Arik Levy
Enzo Mari
Norberto Medardi
Adolfo Natalini
Lorenzo Palmeri
David Palterer
Mario Piazza
Matteo Ragni
Guglielmo Renzi
Luca Scacchetti
Matteo Thun con Antonio Rodriguez
Paolo Ulian
5.5 Designers

ART DIRECTION
Gumdesign

PRODUZIONE E MATERIALI
Up Group


Marta Laudani e Marco Romanelli, Vaso Raso, 2008, produzione Up Group.


Luca Scacchetti, Vaso Vasi Plurivaso, 2008, produzione Up Group. (ph. Matteo Baldini)

La produzione di Cambiovaso è stata presentata al pubblico in tre diversi momenti espositivi: il primo ideato per “Editoria & Giardini” a Verbania (2008); il secondo al Desing Café della Triennale di Milano curato da Silvana Annichiarico (2009); il terzo a Verona in occasione della XXIV edizione di Abitare il Tempo (2009). Cambiovaso è un’iniziativa segnalata e pubblicata nell’ADI Design Index 2009.

di Davide Turrini

Aggiornata la Lithospedia Interior Design con le schede di Cambiovaso

Vai a:
Cambiovaso
Up Group

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22 dicembre 2012

Design litico

Il cerchio è chiuso

English version

Le installazioni per l’exhibit design con tema a indirizzo architettonico sono in genere mirate a offrire nuovi possibili percorsi di ricerca su materiali, tecniche di lavorazione e forme. La strategia comunicativa prevalente è di due tipi: la realizzazione di un frammento, come parte di un tutto, o di una micro architettura, come costruzione completa anche se di dimensioni molto ridotte.
In entrambi i casi però lo scarto con la realtà dimensionale e spaziale dell’architettura reale rende difficile il superamento di una pur efficace azione dimostrativa.
L’opera di Raffaello Galiotto e Alessandro Serafini in collaborazione con Lithos Design dal titolo Stone Gate – The circle is complete, allestita alla 47° Marmomacc, non si riconosce in nessuno dei due indirizzi. Non si tratta infatti di un frammento seriale applicabile modularmente a un edificio, anche se la sua matrice è un megaconcio di pietra che si ripete fino a generare una geometria compiuta, e neppure una costruzione che dà luogo a una forma spazialmente fruibile, anche se il principio generatore appartiene certamente alla disciplina architettonica. Infine, per uscire dal campo disciplinare, non è neppure un prodotto di design perché privo di fruibilità pratica.
È invece certamente una sfida all’ordine costruttivo che per realizzarsi ha intersecato tutti gli aspetti che nega, li ha interpretati e uniti fino a ottenere un oggetto simbolico di potente forza comunicativa. Lo stesso processo di semplificazione e essenzializzazione, dal tubo originario all’anello, dalla forma compiuta alla matrice, così frequente nella grande architettura del passato (spesso per concreti e “prosaici” motivi di sostenibilità), ha aiutato a pervenire alla forma finale.


Le fasi costruttive del grande cerchio di pietra

La chiusura del cerchio di pietra, un apparente non sense statico che nella sua rappresentazione decontestualizzata sfida la gravità, è stato subito riconosciuto dai visitatori come oggetto simbolico dotato di una straordinaria e misteriosa empatia spiegabile forse con la sua evidente “innaturalità”. L’artificio, quasi invisibile, di assegnare ai cavi in tensione il trattenimento dell’enorme accumulo di forze altrimenti assorbite da una massa muraria assente, ha trasformato l’installazione dimostrativa in un coinvolgente strumento di esperienza percettiva, visiva e tattile.
Un oggetto semplice ma allo stesso tempo complesso come questo può nascere solo dall’osmosi di saperi che si trasmettono in due sensi, dal progetto all’esecuzione per tornare di nuovo al progetto fino a concludersi in una forma logica e chiara, com’è giusto che avvenga in una sperimentazione veramente creativa.


L’installazione Stone Gate in rapporto alla figura umana

L’incontro di un team progettuale di eccellenza, un designer e un ingegnere, con una azienda anch’essa eccellente, capace di cogliere e reggere la sfida, di padroneggiare un materiale antico ma sempre da reinventare, ha prodotto attraverso questa esperienza un inedito dispositivo comunicativo.

Vincenzo Pavan

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