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15 settembre 2012

Citazioni

Memphis, la plastica che sembra marmo e il marmo che sembra plastica


Ettore Sottsass, divano Agra in marmo e cotone cinzato, Memphis, 1982 (produzione Up & Up).

«Oltre al laminato plastico decorato e non, il catalogo Memphis dei materiali “asettici” comprende molti altri materiali industriali come vetri stampati, lamiere zincate, lamiere goffrate, celluloidi, finiture fire-flake, vernici industriali, tubi al neon, lampadine colorate, ecc., che nel contesto Memphis perdono qualsiasi sapore high-tech, perché non sono mai citati come simboli tecnologici ma come texture, patterns, colore, densità, trasparenza, scintillio, cioè per le loro qualità sensoriali più immediate e dirette. Muovendosi in questo contesto liberatorio, raramente riflessivo, che affida i suoi messaggi più alla fisicità che all’intelletto, i designer Memphis sono riusciti ad aggiustare il tiro anche nei confronti di materiali più colti, tradizionali e già consumati come il marmo, usato dentro forme irriverenti che non corrispondono all’uso colto del materiale o decontestualizzato dall’accoppiamento con alluminio, vetroresina o vernici fire-flake.


Michele De Lucchi, tavolo Sebastopole in marmo e pietra serena, Memphis, 1982 (produzione Up & Up).

Molti materiali sono stati sbilanciati, stiracchiati e deformati al punto da diventare irriconoscibili, tanto deformati che un giorno un giornalista inglese, accarezzando uno scaffale in radica naturale lucidata (accostata nello stesso mobile, il Beverly di Sottsass, a un laminato serpente giallo e verde) ha sospirato tra la perplessità generale: “fantastico, sembra plastica”. In realtà il problema non è quello di far sembrare una cosa quello che non è e neppure di farla sembrare quello che è, che sia marmo e sembri plastica, che sia plastica che sembra legno o plastica che sembra plastica poco importa. Per i designer Memphis il problema della verità, autenticità e viceversa, quello del fake, non esistono. Quello che conta è il disegno, l’immagine, la figura finale, la carica figurativa, la comunicazione: come tanti allievi di Buddha i designer Memphis sembrano tutti convinti che la realtà come “assoluto” non esiste….».

Barbara Radice, Memphis. Ricerche, esperienze, risultati, fallimenti e successi del Nuovo Design, Milano, Electa, 1984, p. 67.

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12 settembre 2012

Opere Murarie

Tipi di muri irregolari*

English version


Apparecchiatura muraria irregolare (ph. A.Acocella)

Muri in pietre grezze
Il pietrame utilizzato normalmente in questo tipo di murature viene fornito dalle cave in pezzi irregolari (“scapoli di cava”) più o meno grossi, oppure si presenta sotto forma di frammenti informi (“pietra grezza”) quale attività di raccolta ai piedi delle pareti rocciose. In entrambi i casi, prima del collocamento in opera, il materiale viene lavorato grossolanamente onde poterlo assoggettare a qualche forma d’impiego.
La costruzione avviene, normalmente per fasce orizzontali, procedendo dalla realizzazione del paramento esterno per poi completare il nucleo interno. Malgrado l’informalità e l’eterogeneità dimensionale degli elementi lapidei impiegati, questi tipi di muri non sono privi di regole, anzi queste sono presenti e fortemente condizionanti, richiedendo di essere scrupolosamente rispettate.
Per l’esecuzione dei muri è sempre buona regola:
- impiegare pietre proporzionate alla forza delle braccia del muratore (con peso massimo di 25-30 Kg) e dimensioni maggiori non superiori ai 35-40 cm;
- disporre la faccia più piana dei massi litici in orizzontale per realizzare il vincolo più proprio nei confronti dell’azione dei carichi;
- evitare di mettere in opera pietre con facce inclinate verso l’esterno;
- ridurre al minimo i vuoti fra i vari elementi litici riempendoli accuratamente schegge e scaglie;
- sfalsare, nella crescita dell’elevato muraio, i giunti verticali;
- predisporre, ad intervalli costanti, spianature orizzontali di pietre squadrate posate di punta al fine di ammorsare la muratura e distribuire uniformemente i carichi;
- disporre agli angoli e agli incroci dei muri (come pure ai lati dei vani che formano porte e finestre) delle pietre più grosse e regolari, oppure ricorrere a delle “listature” effettuate a mezzo di mattoni laterizi.
La costruzione di muri di pietrame grezzo va affidata sempre a maestranze esperte che hanno consuetudine a questa particolarissima famiglia tipologica di muri; l’abilità maggiore consiste nel saper scegliere con una certa velocità e padronanza tecnica le pietre giuste per formare i “corsi” contrassegnati da assestamenti e collegamenti appropriati.
Un accorgimento di cantiere, utile al fine di essere facilitati lungo le fasi dell’esecuzione, è quello che prevede una selezione delle pietre a disposizione in una serie preordinata di cumuli rispettivamente “omogenei” per tipologia e dimensioni. Una suddivisione in cinque mucchi, col materiale ripulito dalla terra e dalle incrostazione, consente di destinarne due alle pietre più regolari e piatte (rispettivamente, il primo con pietre lunghe, il secondo con pietre corte), due a quelle più irregolari (ciottoli grossi e piccoli) e il quinto alle schegge. Con tale selezione ed organizzazione del materiale a disposizione si perviene ad una più logica e velocizzata assistenza alla costruzione dell’opera muraria.
Molto importante risulta il ruolo della malta all’interno di questa particolare famiglia di murature. Oltre a saldare ed a riempire i vuoti ha altresì la funzione statica di distribuire in modo uniforme i carichi sulle superfici resistenti; assai meno efficace risulterebbe l’ossatura muraria se le pietre venissero a contatto fra di loro; conseguentemente è molto importante che la malta avvolga completamente le pietre, evitando che queste si tocchino reciprocamente.
Per le murature di pietrame informe è fondamentale che la malta sia di ottima qualità essendo affidata a tale impasto aggregante la solidità e la staticità del muro stesso; tanto più i materiali litici, i “letti” e le “commessure” sono irregolari tanto migliore deve risultare la malta impiegata (ottenibile con leganti di calce aerea o di tipo pozzolanico e, a partire dalla fine dell’Ottocento con leganti a base di cemento Portland).


Apparecchiatura muraria irregolare (ph. A.Acocella)

photogallery

L’irregolarità delle pietre grezze è condizione, come già accennato, di più considerevoli commessure; ogni pietra è posata, sopra un’abbondante (ma mai eccessiva) quantità di malta, dal muratore con battitura a mezzo di martello e l’aiuto di schegge che la tengono ben ferma nel posto e nella posizione assegnata. Comunemente si collocano in opera, per un tratto significativo, le pietre più grosse al fine di individuare i due fronti del muro (esterno ed interno), poi si procede a stendere la malta nella parte centrale (il nucleo interno) per disporre, successivamente, altre pietre di dimensioni più ridotte e schegge in modo da ottenere una geometria muraria gerarchizzata, perfettamente piena, con collegamenti e assestamenti dati in continuità fra i vari elementi componenti la muratura.
Per ciò che attiene ai sistemi di finitura dei giunti di malta – oltre alle modalità più canoniche e consuetudinarie – in alcuni casi (soprattutto in presenza di materiale lapideo molto informe che non si intende sottoporre a lavorazioni finalizzate a conferire loro qualche forma di regolarizzazione) si ricorre al procedimento del “rasapietra” dove i massi risultano avvolti lungo le fasce perimetrali da ricoprimenti di malta che fanno appena affiorare le pietre nel paramento a vista.

Muri di ciottoli
Pur essendo molto critica sotto il profilo statico ed impegnativa nella sua realizzazione, la muratura ordinaria di ciottoli è risultata, nell’epoca premoderna, molto diffusa nel nostro Paese; basti pensare all’edilizia storica delle città dell’Italia Padana o dei territori pedemontani.
I ciottoli rinvenibili lungo i corsi d’acqua, da cui vengono trascinati, smussati e arrotondati, assumono comunemente forma vagamente sferica od ovoidale, con superfici lisce ed arrotondate, solo raramente dotate di facce piane. Questa particolarissima configurazione morfologica “sfuggente” ed “instabile”, rende chiaramente più critico il loro impiego sia per le difficoltà a consentire una efficace presa rispetto alle malte che per il maggior impegno necessario nella predisposizione dei legamenti, degli ammorsamenti.
Una modalità esecutiva indirizzata a rendere i ciottoli, in qualche modo, adatti alla logica della costruzione muraria è quella di “spezzarli” al fine di ottenere almeno una faccia ruvida (maggiormente idonea alla presa con la malta di legamento); tale accorgimento, chiaramente, risulta praticabile quando i materiali lapidei raccolti si presentano in dimensioni abbastanza significative.
In presenza di grossi ciottoli oblunghi la costruzione muraria può procedere attraverso la rottura in mezzeria dei massi litoidi i quali, poi, sono messi in opera in modo tale che la sezione di spacco rimanga a vista sulla fronte del muro mentre l’asse longitudinale è orientato in direzione della profondità della sezione muraria. I mezzi ciottoli risultano comunemente collocati a filari orizzontali con letti “abbondanti” di malta, innervati da una “ossatura” integrativa di scaglie e frammenti di pietrame. Ogni ciottolo, ai fini di un buona resistenza meccanica, deve – possibilmente – gravare su almeno due elementi appartenenti al filare inferiore.
Nei casi in cui non si hanno grandi ciottoli ma si dispone di piccoli sassi dalla forma ovoidale schiacciata si può optare – nella scelta del criterio di posa – a favore di una soluzione con filari in opus spicatum i cui elementi sono posati in modo tale che gli assi longitudinali risultino paralleli fra loro e orientati tutti a 45°; i diversi filari contigui, che vanno a costituire la fronte del muro, risultano, reciprocamente, ruotati di 90° in modo da ottenere una tessitura a spinapesce. All’interno di quest’alternanza di giacitura i ciottoli oblunghi si posizionano, in genere, con i vertici (le “teste”) nell’intervallo di quelli dei ricorsi contigui.
Alla difficoltà di pervenire, sotto il profilo della resistenza meccanica e del funzionamento statico, ad un’efficace e solida apparecchiatura in questa particolarissima tipologia muraria si rimedia, frequentemente, mediante la realizzazione di “spianamenti” orizzontali (in genere ogni 1-1,2 m) e “catene” angolari e con pietre più regolari o mattoni di laterizio. La tessitura delle catene angolari (o “cantonali”) viene, in genere, realizzata mediante l’impiego di conci perfettamente squadrati su tutte le facce, posti alternativamente di testa e di fascia lungo la linea di intersezione verticale.
Lo spessore di questi muri, chiaramente, per esigenze di stabilità, non può che essere significativo (in genere intorno ai 60 cm); la sezione tipo evidenzia la natura “bifronte” del muro di ciottoli, sostanzialmente composta da due paramenti che vanno a formare le fronti esterne della struttura di elevazione (più o meno “legate” fra loro) entro cui si predispone un nucleo interno formato da pietre più piccole e da malta posta a riempire i vuoti fra i ciottoli più grandi. L’utilizzo di malta di ottima qualità (idraulica, cementizia o pozzolanica) è condizione fondamentale per assicurare una stabilità, nel tempo, della costruzione dei muri di ciottoli.


Muro di ciottoli (ph. A.Acocella)

Muri in pietre “sbozzate”o “stratificate”
Tipologie molto diffuse all’interno della famiglia dei muri irregolari sono quelle che si ottengono grazie all’impiego di pietre in qualche modo “regolarizzate” da condizioni naturali di sedimentazione geologica o anche “pareggiate” attraverso lavorazioni effettuate sul materiale selezionato.
Intervenendo sugli scapoli di cava (o sui grandi ciottoli di fiume) tramite una sbozzatura, al fine di ricondurre la materia lapidea ad una configurazione vagamente parallelepipeda, è possibile dar vita a murature solide e regolari.
Il muratore priva delle maggiori irregolarità i massi a disposizione mediante l’ausilio del martello in modo da ottenere almeno due facce sostanzialmente piane: la prima per l’appoggio sulla malta e l’altra per contribuire alla formazione del paramento a vista del muro; le restanti facce possono presentare maggiori irregolarità in quanto integrabili mediante la malta di allettamento che svolge (verso l’interno della muratura) il ruolo di “cuscinetto” compensatore. Il pietrame, dopo l’operazione della “sgrossatura”, viene diligentemente pulito e lavato.
Con tali elementi litici da muro è molto più facile (rispetto ai massi informi o ai ciottoli) pervenire alla realizzazione di filari di pietra e giunti di malta maggiormente uniformi e regolari senza rinunciare ad una restituzione economica dell’opera muraria estremamente variata, caratterizzata da un assetto prevalentemente stratigrafico e orizzontalista delle assise. A fronte di una posa in opera facilitata ne risultano, in questi casi, apparecchi a corsi continui, spesso di differenti altezze.
La posa in opera del pietrame regolarizzato viene effettuata con ricorsi piani estesi a tutta la sezione muraria, “calzando” le pietre con il martello e cercando di assestarle, aiutandosi con la minima quantità di scaglie e con la giusta quantità di malta in modo che non rimanga alcun interstizio vuoto fra i vari elementi).
Le elevate caratteristiche meccaniche di queste tipologie murarie, unanimemente apprezzate all’interno della letteratura e della manualistica tecnica, sono dovute indubbiamente alla regolarità della tessitura degli elementi litici e alla presenza di “conci” di rilevante dimensione (diatoni) posizionati perpendicolarmente all’asse longitudinale del muro al fine di realizzare dei “legamenti” trasversali.
Decidendo di lasciare il muro di pietra a vista occorre una particolare cura, oltre che nella formazione e nella rifinitura dei giunti (che risultaranno il più possibile sottili e ben “stilati”), nella selezione e nella disposizione dei blocchi che alimentano il “dire architettonico” del muro attraverso la geometria dell’apparecchiatura stessa. Qui, ovviamente, la natura specifica delle pietre gioca un ruolo fondamentale.


Muro ad elementi stratificati (ph. A.Acocella)

La stratificazione e l’orizzontalismo, caratteri peculiari di questa famiglia di muri di pietra, possono essere parzialmente “negati” adottando una posa a “corsi interrotti”. In questo particolare tipo di apparecchiatura blocchi di pietra più grandi (o anche delle stesse dimensioni degli altri ma disposti verticalmente) interrompono la continuità del ritmo a fasce parallele orizzontali con un diverso effetto architettonico; la muratura risulta, in questi casi, maggiormente articolata e bilanciata nelle due direzioni che organizzano figurativamente il paramento lasciato a vista.
Nel caso di utilizzo di pietrame proveniente da rocce fortemente stratificate (come nel caso di alcuni calcari, gneiss, ardesie ecc.) caratterizzato da “lastre” piane di sottile spessore il muro assume, normalmente, un aspetto più marcatamente a fasce. Il disegno del paramento si presenta, in questi casi, variegato e segnato attraverso una geometria fortemente orizzontalista quasi che l’opera artificiale di costruzione sia posta ad imitare gli strati naturali dei banchi rocciosi d’origine.
Un allineamento e una sottolineatura dei giunti orizzontali in forma di incisione, ottenuta mediante un arretramento della malta rispetto al filo esterno del paramento di pietra, può amplificare ulteriormente l’effetto di stratificazione. E’ l’espediente che Frank Lloyd Wright impiega più volte in combinazione con il calcare del Wisconsin messo in opera in sottili e insistiti strati rettilinei; tale procedimento alla muratura stratigrafica affascinò a tal punto il maestro americano da spingerlo addirittura a forzare la natura di materiali lapidei scarsamente suddivisibili in strati. E’ il caso famoso della Casa sulla cascata dove utilizzò l’arenaria (pietra con una limitata propensione alla stratificazione) posandola in opera in modo tale da risultare simile al calcare del Wisconsin sud occidentale.
Risulta importante che le pietre – se di natura stratigrafica – vengano messe in opera assecondando il loro “letto” naturale (ovvero conservando una giacitura parallela al loro piano di stratificazione); il non rispetto di questa condizione può portare alla “sfoliazione” o addirittura alla rottura del materiale litico.
Gli elementi di pietra impiegati in queste tipologie di muri sono disposti – per tutto lo spessore della struttura di elevazione – secondo strati orizzontali adottando la classica orditura “a punta e a lista” in modo che si crei sempre un legamento, di tanto in tanto, tra i corsi che si susseguono. Le pietre di legamento che attraversano l’intero spessore del muro si posizionano a distanze predefinite lungo lo sviluppo longitudinale della parete muraria (in genere a 1,50 m l’una dall’altra); la ripetizione di queste spianature con pietre di punta devono essere rispettate, chiaramente, anche nella crescita verticale della muratura (in genere ogni 3-4 ricorsi).
Anche per le murature con elementi sbozzati o stratificati (al pari di quelle in pietre informi o in ciottoli) nei vani delle aperture, negli angoli, negli incroci, vanno collocati gli elementi lapidei più grossi che dovranno essere selezionati e lavorati con massima cura in forma squadrata su tutte le facce e posti in opera sfalsati in modo da ottenere il miglior collegamento delle sezioni murarie che s’intersecano in tali punti singolari della costruzione. Nel caso specifico dei materiali litoidi stratificati la disponibilità, all’interno del copioso e variegato materiale di cava, di pietre grandi ed oblunghe consente, in genere, di realizzare senza problemi efficaci ammorsature d’angolo unitamente ai necessari legamenti trasversali effettuati nello spessore del muro; al loro posto possono sempre essere previste anche catene angolari in mattoni di laterizio.

Muri misti o “listati”
Le origini dell’opera muraria mista vanno collocate all’interno dell’evoluzione che si produce nella tecnica costruttiva romana a partire dalla prima età imperiale quando l’enorme impulso dato alla produzione dell’argilla cotta ne promuove un largo uso in edilizia non solo all’interno dell’opus testaceum ma anche in soluzioni miste (pietra e laterizi) dove la compresenza dei due materiali ne valorizza le rispettive caratteristiche e qualità. Tali murature prevedono dispositivi con fasce orizzontali di laterizi poste ad individuare “cinture” di ripianamento all’interno di ossature murarie litiche in opera incerta, reticolata, “vittata”, o anche di ciottoli.
L’esigenza di procedere nella costruzione per piani orizzontali, capaci di assicurare una buona ripartizione dei carichi, trova nei regolari, flessibili ed economici prodotti in argilla cotta validi elementi di integrazione soprattutto in relazione all’uso di materiale lapideo informe.


Muro listato in pietra e laterizio (ph. A.Acocella)

photogallery

Comunemente gli elementi laterizi sono messi in opera attraverso fasce longitudinali continue, insistenti su tutta la profondità della muratura, sotto forma di veri e propri ricorsi orizzontali, interposti ad intervalli regolari nella struttura di elevazione della muratura stessa. L’obiettivo, chiaramente, è di conferire maggiore stabilità e resistenza alla muratura grezza. Tale dispositivo costruttivo è particolarmente efficace quando si vuol dare vita ad una struttura muraria resistente e si ha la sola disponibilità di pietre irregolari non stratificabili o, addirittura, di ciottoli.
In queste tipologie murarie, il ricorrere all’uso del mattone trova spiegazione nella necessità di “riquadrare” e di regolarizzare geometricamente il piano di posa del pietrame. Le fasce orizzontali, di muratura ottenute mediante l’uso degli elementi di laterizio, vengono comunemente identificate con il nome di cinture per il loro ruolo di fasciamento, di “cerchiatura” continua, esercitato rispetto all’impaginato murario (possono essere: doppie, triple, quadruple a seconda del numero dei filari di cui risultano composte).
I ricorsi di mattoni, disposti perfettamente in orizzontale, svolgono il ruolo di collegamento e di ripartizione uniforme dei carichi; si intuisce, conseguentemente, la necessità di ricorsi multipli con elementi laterizi convenientemente concatenati fra loro; la predisposizione di un unico corso di mattoni non assicurerebbe condizioni adeguate di ripartizione dei carichi.
Sotto il profilo figurativo le cinture di mattoni, con la loro morfologia e reiterazione geometrica regolare, concorrono a suddividere le facciate in senso orizzontale individuando delle “linee” ben evidenti che smorzano l’uniformità data dalla continuità del materiale lapideo.
Normalmente, nei muri listati con pietre grezze, si cerca di far corrispondere le cinture ai solai, all’imposta degli archi, agli architravi delle finestre. La distanza d’interasse fra le varie cinture che si predispongono nello sviluppo verticale non supera i 150-160 cm e non è mai inferiore ai 70-80 cm.
È importante evidenziare come in queste murature miste il collegamento fra i due diversi tipi di materiali, dovrà essere effettuato, oltre che in senso orizzontale, anche verticalmente. A tal fine si formano dei “cantonali”, delle “riseghe”, con “ammorsature” rispetto alla restante struttura in pietrame ponendo una particolare attenzione alla formazione delle spalle dei vani, degli spigoli e degli incroci delle murature stesse. Il dispositivo di concatenamento viene eseguito in modo tale da formare un “addentellato”, proporzionato alle dimensioni delle pietre utilizzate, funzionale a rendere il più possibile interconnesso l’ordito dei mattoni con quello delle pietre.
Negli spigoli e negli incroci delle murature queste ammorsature si effettuano disponendo “blocchi” di almeno tre mattoni posati in chiave, una volta lungo l’asse longitudinale di una parete ed una volta lungo quello dell’altra.


Muro listato in pietra e laterizio (ph. A.Acocella)

L’uso contestuale di pietre e mattoni può essere scelto non solo per “migliorare” costruttivamente le murature in pietrame irregolare bensì anche per valori squisitamente architettoniche. Estremamente interessante è l’uso dell’opera listata protesa al raggiungimento di particolari esiti figurativi dove i mattoni si attestano – in diversificata cromia e ritmo dimensionale – su assise di conci regolari di pietra.
E’ il caso, ad esempio, dei comuni blocchi di tufo (così diffusi in molte aree territoriali del centro e del meridione d’Italia) il cui costo non elevato li rende particolarmente idonei ad essere utilizzati secondo una logica di integrazione che affida al materiale “artificiale” – ovvero il mattone – un significato “arricchente”, unicamente decorativo. La pietra fa da sfondo, dando vita ad un’opera muraria “ fasciata”, a bande orizzontali, segnata dai laterizi che corrono – a ricorsi singoli o multipli (allineati, rientrati, sporgenti) – rispetto ai blocchi litoidi.
A differenza dell’integrazione fra mattoni laterizi e pietre informi, in questa seconda ipotesi il numero e l’alternanza dei ricorsi in elementi laterizi, la loro predisposizione nelle costolature, lungo le linee verticali di intersezione risultano più liberi in quanto il dispositivo murario in pietra ad elementi squadrati già di per sé ha prerogative costruttive di piena autonomia statica e di portanza.

Alfonso Acocella

Note
* Il saggio è tratto dal volume di Alfonso Acocella, L’architettura di pietra, Firenze, Lucense-Alinea, 2004, pp. 624.

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10 settembre 2012

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MARMOMACC STONE ACADEMY

47a Marmomacc – Verona 26/29 settembre 2012

Le origini della “Stone Academy” si possono rintracciare nel 1999 con i primi corsi di aggiornamento organizzati da Verona Fiere per architetti americani in cooperazione con le rispettive associazioni AIA, RIBA, RAIC, è però nel 2005 con la costruzione del primo corso a livello internazionale in progettazione contemporanea con la pietra promosso da Marmomacc ed attivato dal Politecnico di Milano sede di Mantova che ha inizio il percorso di alta formazione di livello Universitario e post laurea.
Nell’arco di sette anni il numero delle università che, stimolate da Marmomacc, hanno attivato nuovi corsi e ricerche sono andate via via aumentando, presentando un’interessante eterogeneità di specializzazioni differenti. Si definisce nel 2011 la necessità di rappresentare sotto un unico nome, Stone Academy, quanto si svolgeva sotto la definizione “ didattica e formazione” per costituire e rappresentare a pieno l’ampia rete di università, docenti, ricercatori studiosi ed interessati all’Architettura con l’uso della Pietra. Nel marzo 2012 la Stone Academy si coordina nel primo workshop congiunto tra le università aderenti, svoltosi in provincia dell’Aquila a Bugnara ed in coordinamento con le pubbliche amministrazioni, al quale hanno aderito 9 sedi e corsi universitari 13 docenti e 65 studenti.
Per la prima volta un gruppo così nutrito di strutture universitarie si è raccolto attorno ad un tavolo di lavoro per determinare le linee guida di un settore dell’architettura che, nato come area di nicchia, ad oggi é evidentemente divenuto di largo interesse ed attualità. In occasione della prima riunione annuale del 2012, i docenti rappresentanti delle rispettive sedi universitarie, in accordo col Coordinatore, hanno concordato che per non perdere il patrimonio fin qui costruito, fosse necessaria la definizione di un nuovo obbiettivo di crescita. È così che, entro la fine del 2012, si stilerà un elenco di regole, diritti, doveri ed obblighi dei partecipanti, arrivando così a formulare uno statuto congiunto che ponga la Stone Academy come punto di riferimento per quanti credano nella cooperazione tra mondo produttivo e mondo universitario. Gli obbiettivi e le finalità che contraddistinguono questa struttura di cooperazione sono quelli di collegare università, professioni, istituzioni; attuare politiche di ricerca di alto profilo; sedimentare ed insegnare una cultura internazionale della pietra in architettura; divulgare la ricerca e l’innovazione con l’uso della pietra; promuovere un approccio multi disciplinare all’architettura con la pietra.
Ma per far sì che la pietra venga nuovamente considerata materiale principe per l’edilizia la Stone Academy, con il contributo di tutti i partner universitari, si metterà a disposizione per contribuire ai processi normativi che vedano interessati i materiali lapidei; assistere le istituzioni nel controllo e nella valutazione della qualità dei prodotti litici da usare in edilizia ed in architettura; cooperare con il sistema educativo nazionale ed internazionale nella formazione a tutti i livelli fin a partire dalle scuole superiori (licei artistici ed istituti tecnici per geometri, scuole specialistiche settoriali); fungere da riferimento culturale; valorizzare l’eccellenza del progetto di architettura. Il numero delle Università che aderiscono o hanno chiesto di aderire alla nostra rete è andato aumentando, sia in ambito nazionale che internazionale.
A partire da marzo dello scorso anno, quando il prof. Caviasca ha cominciato a curare ufficialmente la S.A., si è verificato un notevole l’incremento nella partecipazione alla nostra attività, portando il numero di facoltà o sedi universitarie aderenti da 8 a 12 e annoverando tra i partner anche il Politecnico di Madrid.
In questi anni Marmomacc ha svolto un ruolo attivo e determinante nello stimolare e divulgare quanto le Università stanno facendo in didattica, ricerca e sperimentazioni dell’architettura con l’uso della pietra, sempre più presente sul panorama nazionale ed internazionale. Ad oggi il supporto di Marmomacc diviene ancora più importante per il mondo universitario e produttivo per andare a determinante e consolidare i risultati fin qui ottenuti, in un panorama internazionale sempre più deteriorato da logiche di mercato che tendono a dimenticare il valore culturale della ricerca e della formazione.

Ad oggi aderiscono:
Politecnico di Milano – Polo regionale di Mantova,
Università di Architettura di Ferrara
Università di Ingegneria di Trento,
Università di Architettura di Pescara,
Università di Architettura del Politecnico di Bari,
Texas Tech University, Università di Ingegneria
della Prima Università di Roma,
Politecnico di Madrid – Università di ingegneria,
Università di Ingegneria di Udine,
Università di Ingegneria dell’Aquila,
Politecnico di Milano – Scuola di Architettura e Società, Master “Progettazione contemporanea con la pietra” – Politecnico di Milano

a cura di Massimiliano Caviasca, coordinatore Stone Academy

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4 settembre 2012

News

COMUNICARE ESPONENDO
Best Communicator Award 2012

47a Marmomacc – Verona 26/29 settembre 2012

La Giuria internazionale del Premio Best Communicator Award 2012 selezionerà nel corso della prossima edizione di Marmomacc gli stand più innovativi che saranno premiati mercoledì 26 settembre durante una manifestazione dedicata.
Una particolare campagna di attenzione sarà rivolta ai vincitori attraverso la stampa, il web e i social network.
Il premio Best Communicator Award nasce per sottolineare l’importanza dell’exhibit design nel riconoscimento delle potenzialità costruttive, decorative e comunicative del marmo e della pietra. Giunto alla sesta edizione consecutiva, il premio è rivolto a tutte le aziende espositrici siano esse collocate all’interno o all’esterno dei padiglioni.
La pietra è un elemento particolarmente stimolante per l’exhibit design, perché permette di costruire un elegante scambio tra materie diverse, superfici, colori e finiture, forme e funzioni sia degli oggetti sia dello spazio e l’ allestimento consente di mostrare ai visitatori le potenzialità di utilizzo dei materiali e le relative lavorazioni.
Lo stand fieristico, anche se effimero, si è rivelato un mezzo di comunicazione importante perché travalicando la mera presenza dell’azienda, ne mette in evidenzia la ricerca e le qualità produttive. Questi valori in “dialogo” tra l’ambito architettonico e il marketing aziendale, si esternano nel progetto dello spazio e dell’ambiente creato, nella sensibile giustapposizione tra prodotti in esposizione e componenti dell’allestimento, oppure nella coerenza tra gli stessi. Gli spazi espositivi stanno assumendo una crescente importanza nel panorama fieristico, e possono essere considerati una delle evoluzioni più attuali della capacità di comunicare al pubblico, a partire dal progetto, messaggi, valori, qualità, ma anche sorpresa, emozione e atmosfera. Come ogni esperienza che diventi gratificante anche sul piano estetico, attira l’attenzione degli operatori ed esprime la propria sintonia con le più avanzate richieste del mercato.

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1 settembre 2012

News

Supernova
La Piazza planetaria

Il Comune di Calitri e la casa editrice Libria indicono il concorso di Architettura per la progettazione di una piazza del centro storico di Calitri.

ART. 1 – OGGETTO DEL CONCORSO
Oggetto del concorso è la progettazione di una piazza del centro storico di Calitri. Il sito individuato dal Concorso non ha alcuna denominazione, in quanto trattasi di uno slargo (in Calitrano chia’nett’) formatosi dall’interesezione tra Via Fontana e Via V. Quaranta. La piazza è denotata da alcune caratteristiche formali che si riscontrano in tutto il centro storico: asimmetrie, dissonanze, cambi di quota, affacci pluridirezionali; non ha una forma geometrica elementare, bensì ne ha una complessa derivata da intersezioni varie e da uno sviluppo su più livelli. Il tutto è meglio descritto nelle foto e planimetrie allegate.

ART. 2 – FINALITA’ DEL CONCORSO
Il fine del concorso è rendere maggiormente e diversamente fruibile la piazza ai cittadini e ai visitatori del centro storico, mediante l’impiego di realtà virtuali e multimediali, che la connettano ad altri spazi di tutto il mondo, così come indica il titolo del concorso: supernova, la piazza planetaria.

ART. 3 – PARTECIPAZIONE AL CONCORSO.
Il concorso è aperto ad architetti, studenti di architettura, di ingegneria-architettura in forma individuale o in gruppo.

ART. 4 – DOCUMENTAZIONE DEL CONCORSO
La documentazione per partecipare al concorso è reperibile sul sito: www.comune.calitri.av.it

ART. 5
Ogni partecipante dovrà produrre due elaborati grafici di dimensioni A3 in formato PDF, accompagnati da una relazione di max 3000 battute e un calcolo sommario della spesa.
I concorrenti dovranno presentare gli elaborati in forma palese (firmati).

ART. 6
Gli elaborati in formato elettronico dovranno esser inviati al seguente indirizzo: www.calitrisupernova.it entro e non oltre il 30/11/2012.

ART. 7 – LA GIURIA
Gli elaborati saranno esaminati in rete dalla giuria composta da un rappresentante dell’Amm.ne comunale, dall’arch. Giacinto Cerviere, dal prof. arch. Alfonso Acocella, dall’arch. Luca Galofaro, dall’arch. Michelangelo Pugliese. La giuria a suo insindacabile giudizio eleggerà il progetto vincitore.

ART. 8 – I PREMI
Al vincitore sarà assegnato un premio di €.1.000,00 e un soggiorno per 2 persone per un week-end presso Sveva Design House a Calitri.

ART. 9
Tutti i progetti partecipanti al concorso saranno esposti in una mostra che si terrà a Calitri. Il progetto vincitore verrà preso in considerazione dall’Amministrazione Comunale perché possa verificarne la sua realizzazione anche mediante delle proposte concordate di modifica.

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