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20 settembre 2017

News

MARMOMAC 2017, un ruolo guida internazionale per business e cultura della pietra naturale


Industria lapidea italiana ancora in crescita sui mercati. Nel primo semestre 2017 in aumento le esportazioni: blocchi grezzi, materiali semilavorati e finiti raggiungono un controvalore di 969 milioni di euro (+3,3%); bene anche macchinari e tecnologie con 640 milioni di euro (+26,3%).

Più di 1.650 aziende espositrici, di cui il 64% estere da 56 nazioni, con quattro paesi in più rappresentati rispetto al 2016; tutti gli spazi sold-out a cinque mesi dall’inizio, per un totale di oltre 80mila metri quadrati di aree espositive. Sono questi i numeri con cui la 52ª edizione di Marmomac si prepara ad accogliere i 67mila operatori specializzati e buyer attesi da più di 145 stati.
Dal 27 al 30 settembre 2017, torna infatti alla Fiera di Verona il più importante salone internazionale dedicato alla filiera della pietra naturale, dai prodotti grezzi ai semilavorati e finiti, dai macchinari, tecnologie e accessori per la lavorazione fino alle ultime applicazioni nell’architettura e design.
Marmomac accompagna e riflette l’evoluzione di un comparto che vede l’Italia da sempre ai primi posti nell’interscambio mondiale: sul gradino più alto del podio per quanto riguarda le quote di mercato globali relative alle tecnologie (25%) e in quinta posizione per i marmi lavorati (10%).
L’industria lapidea italiana che conta oltre 3.200 aziende e 33.800 addetti, secondo i dati di Confindustria Marmomacchine, ha raggiunto nel 2016 una produzione di 3,9 miliardi di euro, per il 74% destinata all’estero. Export che segna numeri in crescita anche nel primo semestre del 2017, con le vendite di marmi oltreconfine che – tra blocchi grezzi, materiali semilavorati e finiti – hanno superato i 969 milioni di euro (+3,3%). Risultato molto positivo anche per i macchinari tricolore che hanno toccato da gennaio a giugno i 640 milioni di euro di controvalore (+26,3%).
In questo scenario un ruolo centrale è giocato dal Distretto del marmo e delle pietre di Verona che, con 100 aziende presenti come espositori a Marmomac, si conferma anche nei primi sei mesi dell’anno la provincia italiana di riferimento per la lavorazione di marmi e graniti, contribuendo al 28% dell’export nazionale.


Materiali lavorati in esposizione – immagine dall’edizione 2016 Marmomac

La 52ª edizione di Marmomac è stata presentata oggi alla Fiera di Verona da Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, Claudio Valente, vicepresidente di Veronafiere, Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, Elena Amadini, vicedirettrice commerciale di Veronafiere e da Raffaello Galiotto, designer e curatore delle mostre del padiglione 1, insieme all’architetto Vincenzo Pavan.
«Marmomac – commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – ad ogni nuova edizione rafforza la propria leadership di piattaforma globale per business, formazione e innovazione legati alla pietra naturale. Un ruolo riconosciuto anche dal Governo italiano che dal 2015 ha inserito la rassegna tra quelle strategiche nell’ambito del Piano di promozione straordinaria del Made in Italy portato avanti dal Mise-ministero per lo Sviluppo economico e da Ice-Agenzia. Anche per questa edizione continua il percorso di sviluppo della manifestazione che sarà rafforzato ulteriormente dalla trasformazione di Veronafiere in SpA, dal piano industriale da 100 milioni di euro di investimenti al 2020 e dalla digital transformation collegati».
Il successo di Marmomac risiede soprattutto dalla capacità di coniugare gli affari alla cultura di un prodotto che in Italia ha tradizioni millenarie ma guarda al futuro. Un concetto che a Marmomac 2017 trova espressione con ‘The Italian Stone Theatre’: un padiglione di 3.500 metri quadrati allestito in collaborazione con ministero per lo Sviluppo economico, Ice-Agenzia e Confindustria Marmomacchine, dove tre mostre – ‘Territorio & Design’, ‘Macchine Virtuose’ e ‘Soul of City’ – raccontano l’interazione tra pietra, tecnologie di lavorazione, sperimentazione e design attraverso progetti d’avanguardia di famosi architetti e designer. ‘The Italian Stone Theatre’, poi, riserva anche quest’anno uno spazio alle eccellenze del wine&food interpretate dagli chef del Ristorante d’Autore ‘Rosso Verona’.

Marmomac fa dell’internazionalità uno dei punti di forza come dimostrano i numeri dell’edizione 2016, con il 60% dei 67mila visitatori provenienti dall’estero, da 146 nazioni. «Il profilo internazionale di Marmomac – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –cresce ad ogni edizione potendo contare sul programma di iniziative di Veronafiere che presidiano Stati Uniti, Egitto, Marocco e Brasile dove siamo presenti con Veronafiere do Brasil, controllata del Gruppo. Oltre agli appuntamenti consolidati del calendario, vogliamo far sì che Marmomac di Verona sia la finalizzazione di un percorso di avvicinamento che prosegue durante tutto l’anno, grazie a road show, eventi formativi e missioni commerciali in nuove aree ad alto potenziale di crescita. A maggio, ad esempio, abbiamo esplorato il mercato del Libano con l’iniziativa ‘We speak stone’ a Beirut e per il 2018 stiamo puntando su Cina, Regno Unito, Germania e Iran».


Materiali grezzi in esposizione – immagine dall’edizione 2016 Marmomac

Sul fronte dell’attività di incoming di operatori dall’estero, prosegue la collaborazione di Marmomac con Ice-Agenzia e Confindustria Marmomacchine tra le attività legate al Piano di promozione straordinaria del Made in Italy, promosso dal ministero per lo Sviluppo economico. A Verona è previsto l’arrivo di 350 top buyer da 58 nazioni selezionati tra importatori e distributori di prodotto lapideo, macchinari e attrezzature per la lavorazione, imprese di costruzione, contractor per grandi progetti sia privati che governativi, proprietari di cave e impianti. Queste delegazioni commerciali ufficiali nel corso di Marmomac sono protagoniste di visite alle aziende del territorio e incontri b2b mirati su Africa, Medio Oriente e Far East.

Insieme alla Regione Veneto, Marmomac organizza anche quest’anno un focus per presentare le eccellenze dell’industria lapidea locale. L’iniziativa ‘Natural stone excellence in the Veneto Region: From tradition to innovation’ prevede due mattine di appuntamenti b2b tra aziende venete e operatori da Belgio, Brasile, Canada, Danimarca, Indonesia, Lituania, Malesia, Montenegro, Russia, Serbia, Singapore e Stati Uniti.
Spazio anche alla terza edizione dell’International Stone Summit: conferenza mondiale dedicata alla pietra naturale che vede la partecipazione delle principali associazioni internazionali del marmo.
Proseguono da più di dieci anni, poi, i corsi di formazione della Marmomac Academy che Veronafiere organizza in collaborazione con prestigiose istituzioni e università a livello internazionale. In questa edizione cresce ancora l’attenzione di Marmomac per agli architetti, grazie al fitto programma di seminari, convegni e lectures validi per l’ottenimento dei crediti per l’aggiornamento professionale.

Tra le novità 2017, la collaborazione con Milano Design Film Festival che dà vita durante Marmomac alla rassegna ‘Storie di Pietra. Dalla materia al progetto. Sette film per sette racconti’, ciclo di cortometraggi di autori internazionali dedicati al mondo del marmo e della pietra naturale.
Dopo il debutto nel 2016, confermata anche l’assegnazione del riconoscimento ‘Icon Award’ che individua, tra le opere esposte all’interno di ‘The Italian Stone Theatre’, quella che diventerà l’immagine della campagna di Marmomac 2018.
Per il sesto anno, poi, va in scena Marmomac & the City, che porta, dal 26 settembre al 30 ottobre nelle vie e nei cortili del centro storico di Verona 12 opere e installazioni in pietra, valorizzando ulteriormente quelle realizzate delle aziende per le mostre della scorsa edizione di ‘The Italian Stone Theatre’.
Ritorna, infine, l’11° Best Communicator Award: premio di Marmomac alla cura e all’originalità dell’allestimento fieristico delle aziende espositrici.

Vai a Marmomac

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19 settembre 2017

News

EVENTO MARBLE LANDSCAPES La Valpantena si racconta

Per dare risalto al distretto del marmo della Valpantena nel 2015 nasce Marble Landscape, un evento che mette in contatto le aziende consorziate con architetti e attori del settore. Lo scopo di questo format è valorizzare il territorio ed il saper fare delle aziende del Consorzio Val di Pan, capaci di seguire ogni progetto dalla scelta della pietra alla sua progettazione, fino alla realizzazione e alla sua messa in opera.
Giovedì 28 Settembre si terrà, in concomitanza con la 52° edizione della fiera Marmomac, la terza edizione dell’evento Marble Landscapes presso l’Ordine degli Architetti di Verona, in Via Santa Teresa, 2 a Verona. Durante l’evento si parlerà del Consorzio Marmisti Valpantena attraverso video e casi studio e verrà presentato Verona Stone District, il nuovo marchio che connette l’intero distretto lapideo della provincia di Verona. A seguire ci sarà un buffet di prodotti locali ed intrattenimento musicale.

Per la partecipazione si è pregati di registrarsi presso:
Ufficio Stampa Consorzio Marmisti Valpantena, scrivendo all’indirizzo mail: press@consorziomarmistivalpantena.it

CONSORZIO MARMISTI VALPANTENA
L’eccellenza del distretto lapideo veronese

Il Consorzio Marmisti Valpantena nasce a Verona nel 1984 con lo scopo primario di risolvere i problemi legati allo smaltimento dei limi derivati dalla lavorazione del marmo e del granito e successivamente si è sviluppato come network di imprese con l’intento di valorizzare il territorio della Valpantena e le realtà del distretto lapideo ad esso connesse. Il distretto del marmo della Valpantena è una sinergia di imprese portavoce del Made in Italy nel mondo da oltre 60 anni, attualmente raggruppa più di cinquanta aziende e trae la propria denominazione – Val di Pan – dall’origine del toponimo stesso della vallata. Le aziende del Consorzio Val di Pan effettuano lavorazioni su marmi, graniti travertini e agglomerati per oltre 1200 varietà di materiali, unendo l’antica sapienza dei maestri artigiani con l’impiego di strumenti ed attrezzature del settore della più avanzata tecnologia. Il costante investimento nella ricerca di prodotti e tecnologie da parte delle aziende del Consorzio Val di Pan trova ampio consenso nel mercato internazionale e vede la riconferma e la crescente richiesta da parte di progettisti e operatori edili di tutto il mondo di affidarsi all’esperienza e alle elevate capacità produttive delle aziende consorziate.

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12 settembre 2017

Design litico

Oasi, il nuovo tavolo di Odoardo Fioravanti per Laboratorio del Marmo

Oasi è il nuovo sistema di tavoli per l’outdoor in Pietra di Vicenza e lamiera disegnato da Odoardo Fioravanti per Laboratorio del Marmo, azienda del gruppo Grassi Pietre.
Afferma Fioravanti: “Avevo in mente l’idea di stratificazione e di sedimentazione, di deposizione di strati di materia eterogenea. Ho pensato allora di far affiorare la pietra sul piano di lavoro in un modo inusuale creando delle aree con funzioni diverse”.
La collezione prevede tavoli di diverse dimensioni, rettangolari e quadrati, basati su elementi strutturali in pietra che, attraverso un gioco di incastri simili alle costruzioni per bambini, supportano un piano traforato in lamiera.
Le basi sono importanti cilindri conici in Pietra di Vicenza provenienti dalle cave di Grassi Pietre.
La parte superiore delle basi si apre e attraverso delle scanalature, una sorta di “bolli”, si aggancia ad incastro all’ampio piano in lamiera metallica.

La pietra, così, sembra riaffiorare delicatamente dal metallo come fosse materia morbida ricavando anche delle aree utili al centro dei tavoli idonee ad ospitare centritavola o addirittura naturali sottopentola.
”E’ sempre interessante la collaborazione con designer perché cercano sempre il limite e nuove espressioni per i nostri materiali” dichiara Francesco Grassi che continua “Oasi rappresenta un perfetto mix tra la gravità delle pietra e la leggerezza della lamiera forata che con un effetto vedo / non vedo fa trasparire la pietra con tutta la sua forza. E’ un gioco di incastri che devono essere perfetti perché il tavolo stia in piedi ed è questa la vera bellezza e la semplicità di questo tavolo che richiama i vecchi incastri che si facevano nelle colonne e nelle balaustre di pietra per l’aggancio agli architravi e cimase degli edifici..“

Grassi Pietre sarà presente a Marmomacc anche con un ampio spazio al Pad. 6 stand C2, una sorta di “materioteca” estetico-tattile dedicata ai progettisti dove saranno esposte diverse tipologie di rivestimenti declinati in differenti finiture di Pietra di Vicenza estratta dalle cave di Grassi Pietre site sui Colli Berici e Pietra Nova.

SCHEDA PRODOTTO
Nome:
Oasi
Design: Odoardo Fioravanti
Azienda: Laboratorio del Marmo by Grassi Pietre – Via Madonnetta 2 36024 Nanto (VI) Tel. +39 0429 804005- www.labmarmo.com – info@labmarmo.com
Breve descrizione: Collezione di tavoli di diverse dimensioni, rettangolari e quadrati, basati su elementi strutturali in pietra che, attraverso un gioco di incastri simili alle costruzioni per bambini, supportano un piano traforato in lamiera.
Materiali: Pietra di Vicenza Grigio Alpi – finitura spazzolata | lamiera
Misure: quadrato 1028×1028x737 (h) mm, peso 190 kg
rettangolare 1028×2234x737 (h) mm, peso 380 kg

Vai a Grassi Pietre

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5 settembre 2017

News

“Mauro Andreini. Terre di nessuno” disegni & dipinti 2007-2014


(clicca sull’immagine per ingrandire)

Da sabato 9 settembre, presso il Salone espositivo di Ceramiche Appia Antica, è visitabile la mostra “Terre di Nessuno”, una raccolta di disegni, dipinti e fotovisioni dell’architetto e pittore Mauro Andreini. La mostra è una sintesi della raccolta di disegni e dipinti elaborati dall’autore nel periodo 2007/2014, suddivisa in nove sezioni tematiche “Nova Atlantide”, “Architetture visionarie”, “Fotovisioni”, “Dopo la fine del mondo”, “Futuro dell’abitare ai margini”, “Architettura morta”, “Ritratti di luoghi”, “Massacro del Sand Creek” e “Vecchi posti di provincia”.
La collezione “Terre di Nessuno” è, con questa di Roma, alla settima tappa del tour espositivo, iniziato nel 2014 e costituisce una parte della recente produzione di Mauro Andreini, una serie di paesaggi e luoghi immaginari, caratterizzati dal “naturalismo metafisico”, tipico dell’autore che da sempre unisce all’attività architettonica una intensa produzione disegnativa, entrambe ampiamente documentate in numerose riviste, libri ed in importanti mostre e rassegne, in Italia e all’estero.
La conferenza di presentazione si terrà Sabato 9 settembre alle ore 17.30 nella Sala conferenze del salone espositivo con l’introduzione ed il coordinamento di Roberta Di Casimirro e gli interventi di Franco Purini e Gianni Accasto.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni feriali dalle 9 alle 18, con orario continuato.

“Mauro Andreini. Terre di nessuno”
disegni & dipinti 2007-2014

Salone Espositivo Ceramiche Appia Nuova
ROMA, Via Appia Nuova 1270
9 settembre – 7 ottobre 2017
Lun/Sab 9.00 – 18.00
ingresso gratuito


(clicca sull’immagine per ingrandire)

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29 agosto 2017

Appunti di viaggio

Vacanze in Irlanda


Killarney National Park con i suoi paesaggi mai monotoni.

And bending down beside the glowing bars,
Murmur, a little sadly, how Love fled
And paced upon the mountains overhead
id his face amid a crowd of stars.

When you are old (W.B.Yealds)

Antefatto
Verona. 39 gradi. Non si respira. La testa, o quel che ne rimane è pesante e l’unica cosa positiva è che in tre giorni sono calata di 3 kg. Anche preparare un minimo di bagaglio è difficile. Quasi improponibile. E infilarci poi maglie di lana, pile, giacche a vento e impermeabili…. il tutto entro i 10 kg (ah questi voli low cost…)…Devo lasciare a casa anche la mia macchina fotografica professionale ….ahhhhhhhh, dolore…..


Kenmare, il centro della cittadina.

Irlanda
Sono le 11,30 di sera di un giorno di inizio agosto e l’uscita dall’aereo ha dell’incredibile! Pioviggina e se ci sono 16 gradi è tanto. Mi guardo attorno ed invece di vedere persone seccate da questa situazione meteorologica osservo persone che sorridono a braccia aperte, si abbracciano ed esclamano “che bello c’è quasi freddo, che meraviglia piove!!!”
Parlare del tempo in Irlanda è in realtà un falso luogo comune che tendono a farsi i non irlandesi. Oserei dire che gli irlandesi addirittura non guardano il meteo per due semplici motivi: 1°)per loro vale sostanzialmente l’estote parati: sei in Irlanda, diamine, se piove è normale, se non piove godi del fatto che non ha piovuto! 2°) perché in Irlanda se guardi il tempo non farai mai nulla, e francamente la vita non è poi così lunga da potersi permettere di sprecarla perché condizionati da quattro gocce! Comunque dopo qualche giorno di permanenza si arriva a capire che in realtà il tempo irlandese può essere di due tipi differenti. Il primo si ha quando piove da un cielo grigio pesante e plumbeo. Ed è proprio quello che noi continentali intendiamo per pioggia.


Sotto una pioggia implacabile ed impietosa la gara internazionale a Kenmare di “Caccia alla Traccia”. I cani, esclusivamente Beagle, dovevano rincorrere una traccia olfattiva per 10 miglia. Tempo del primo arrivato: 43 minuti.

L’acqua in questo caso arriva ovunque e bagna fino alle ossa. Non c’è modo di proteggersi se non con stivali impermeabili ed ombrelli e in ogni caso inutilmente. Molti irlandesi pare non facciano caso a questi diluvi e continuano imperterriti nel loro lavoro. Certo, il sorriso è un po’ più tirato ma c’è sempre, e quattro chiacchiere rimangono comunque prioritarie anche se piove, mentre per un continentale il consiglio è: se possibile in questi giorni stattene al coperto. Tutti gli altri giorni sono una collezione di eventi meteorologici: cielo da azzurro a blu, sole incredibile più o meno coperto da nuvole di ogni forma immaginabile bianche, rosa, grigie, che talvolta possono spruzzare un po’ d’acqua così breve, sottile, che molto spesso, quando si è impegnati in qualche attività neanche ci si accorge. Il tutto nell’arco anche di poche ore!


Il mare nella zona di Lamb’s Head.

L’Irlanda è fatta di colazioni incredibili ed imperdibili. Burro salato. Una montagna, su tutto, sul pane caldo, sugli scones assieme a panna e marmellata, sui crostini col salmone. The con il latte, e Guinness scura corposa e cremosa che fin dal primo sorso mette buon umore. Di strade incredibilmente strette con limiti di velocità improponibilmente alti (i 100km/h quando difficilmente si potrebbero mantenere per più di 5 minuti i 50!!!!), ma soprattutto è fatta di verde, di acqua e di pietre.
Il verde ha quel colore brillante che difficilmente noi riusciamo ad immaginare specialmente all’ombra delle temperature di questa torrida estate 2017. Verdi i prati, i boschi di betulle e querce con morbidi cuscini di muschio, proprio quello splendido che spereremmo di trovare sotto Natale per un presepe perfetto. E torbiere, torbiere ovunque perfino sui lati delle montagne. Le strade, in questo periodo estivo, sono delimitate da muri fioriti di piante arancioni di Montbietia, fucsia rosa, ginestre gialle e more. Il passaggio da un ambiente all’altro è fluente in continuità armonica con colori in continuo cambiamento visto che il cielo passa da azzurro assolato a punteggiato da nuvole bianche a plumbeo nel giro di veramente poco tempo, regalando però degli intervalli spettacolari: arcobaleni di tutte le fogge: semplici, interi, doppi, ad anello nel cielo.


Baltimore, nella parte più meridionale dell’Irlanda con il suo atipico faro

L’acqua poi si presenta come elemento integrante di questi splendidi paesaggi. Tanta! (In Irlanda non si pagano le bollette dell’acqua!). Acqua di sorgente, torrenti, splendide cascate – la splendida Torc Waterfall del Killarney National Park raggiunge i 60 metri di altezza! – acqua nelle torbiere ed attorno uno splendido mare che protegge questa preziosa realtà naturale.
Va da sé che quello che maggiormente riempie il cuore ad un geologo sono i sassi. I sassi e gli affioramenti.


Nelle acque attorno Cape Clear, l’isola più meridionale dell’Irlanda, si rinnova l’incontro con i padroni del mare: delfini, balenottere e foche.


La maggior parte delle spiagge irlandesi sono rocciose: alte e pericolose falesie sul punto di franare con, spesso, ampi cavernoni alla loro base.

Facendo un breve cenno agli affioramenti possiamo dire che pur essendo l’Irlanda dimensionalmente quasi un quinto dell’Italia, essa mostra una quantità di ambienti geologici incredibili con rocce magmatiche – pensiamo alla mitica Giant’s Causeway (il Selciato del Gigante) nel Nord – metamorfiche e sedimentarie che vanno dal Cambriano, circa 550 milioni di anni fa (Booley Bay Formation) al Quaternario, ma tutto è compresso, ripiegato, visto e rivisto da una regia esteticamente perfetta che ti lascia a bocca aperta e ti costringe a fermare per l’ennesima foto, quando sai già che fra venti metri sarai già lì che urli “Fermati, qui è bellissimo!!!” mentre Kate, irlandese di origine, ridendo mi dice: “non dire bellissimo….si capisce che sei italiana!!!”


Inch. Una delle rare dune sabbiose con una spiaggia di oltre 5 km, meta preferita di surfisti. Nella seconda immagine vista dalla duna di Inch.

Al di fuori delle grandi città l’Irlanda è intrisa di natura che la fa da padrona. Irriverenti pecore che si impossessano tranquillamente delle strade (con i limiti dei 100 km/h!!!) al di fuori dei centri abitati, rade casupole quasi sempre in pietra ad un piano o due al massimo, paesini coloratissimi e generalmente più piccoli dei loro nomi. Un aspetto idilliaco a dir poco, quasi magico per noi abituati ad accozzaglie di cose colori e rumori, il che fa sì che l’Irlanda appaia impregnata da miti e leggende radicate più nell’ambiente che ne è trasudante, che non nelle persone.


Parco Nazionale di Killarney. Il torrente scende impetuoso e corre a formare la Torc Waterfall, cascata di 60 m, tra le mete turistiche più amate dell’Irlanda orientale.

Per carità ci sono le fiere legate a storie mitologiche come a Killorgling dove ogni anno si incorona un caprone selvatico nominato: King Puck. Questo caprone viene catturato sui monti circostanti e messo in una piccola gabbia per tre giorni, in concomitanza appunto della King Puck Fear dopo che è stato incoronato dalla Regina cioè da una bella ragazzina della zona. Viene poi liberato perché possa far ritorno sui suoi monti. Pare che tutto ciò venga ripetuto in virtù di una antica leggenda risalente al 17° secolo, quando, si narra, un antenato di questo animale selvatico abbandonò il suo branco e, giunto in paese, con il suo comportamento anomalo mise in allarme gli abitanti della cittadina per l’arrivo delle armate inglesi durante la conquista dell’Irlanda. Quindi grazie a King Puck tutti i cittadini si salvarono, e sempre si salveranno, perché da allora, reiteratamente negli anni, ci sarà sempre un King Puck pronto a lottare per la sua nazione, come la storia irlandese ci tramanda a partire dai secoli passati.


Splendido ripiegamento di strati arenacei che formano in questa piccola baia una meravigliosa sinclinale.

Devo però confessare che la cosa più emozionante sono le Sacre Pietre. Standing Stones, Dolmen, Menhir, Pietre di Adorazione, Altari, Circoli di Pietra che possono essere costituiti da poche pietre o arrivare fino a 70. Il censimento di queste “Sacred Stones” è stato redatto per la prima volta nel settimo secolo ed effettuato nuovamente nel dodicesimo, anche se abbastanza poco si sa della loro realtà storica. Si fanno risalire ad epoche preistoriche e sicuramente quando i monasteri della Chiesa Celtica iniziarono a trascrivere le tradizioni orali focalizzarono, e quindi tramandarono, la venerazione di queste Pietre Sacre.


Una Standing Stone lungo il sentiero verso Lamb’s Head. Nella seconda immagine l’emozionante Uragh Stone Cyrcle

Diversi cicli mitologici che affondavano le loro radici in popoli differenti che in tempi successivi avevano colonizzato l’Irlanda, ne diffusero il mito ed i racconti pare rinforzandoli nei secoli. Ce ne sono molte centinaia in tutta l’Irlanda disposte prevalentemente lungo assi preferenziali (assi energetici?), più o meno studiate, più o meno segnalate, ma tutte, anche se coperte da una vegetazione quasi irrispettosa, muovono una emozione profonda. Ad alcune sono associate leggende, ad alcune divinità, ad alcune rituali religiosi, sociali o spirituali. E rimangono lì tutte, anche quando anonime o apparentemente abbandonate, profondamente rispettate, quasi come un credo ancestrale riconosciuto e salvaguardato da tutti. Su nessuna scritte, disegni, tracce di irriverenza. Incutono rispetto, anche perché attorniate da scenari unici Da chi sono state realizzate? Perché? Come? Poi ci si guarda attorno e si vede la perfezione dell’ambiente. Ed il fermarsi al loro cospetto riempie di pace e speranza.

Anna Maria Ferrari


Parco Nazionale di Killarney. Parte dei Lennon in cima al Monte Torc (590 m)

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3 agosto 2017

Design litico

Torso by Raffaello Galiotto

Con il video dell’opera presentata allo scorso Marmomacc nell’ambito della mostra The Power of Stone vi salutiamo e auguriamo buone vacaze.

TORSO by Raffaello Galiotto
produced by: Omag
material: Arabescato Altissimo by Henraux
floor and cladding material: Pietra Lavica Vulcanica by Fratelli Lizzio

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24 luglio 2017

Design litico

Un interno italiano


Vasca, lavabo e tavolino della collezione Desco firmata da Vittorio Longheu per Pibamarmi, 2017.

Pibamarmi rinnova la collaborazione con il designer Vittorio Longheu nel progetto della collezione Desco che materializza, nello spazio domestico, un arcipelago di elementi litici fortemente caratterizzanti, contrassegnati da forme circolari e da minime asimmetrie dei volumi. Larghe tese attorno ai catini trasformano i lavabi in piccoli tavoli, su cui indugiare per compiere molteplici azioni. Anche le vasche hanno un bordo consistente da utilizzare come piano d’appoggio minimo per oggetti o atti della quotidianità.


Vittorio Longheu, schizzo di studio per la collezione Desco, 2016.

Da un lato, grazie alle loro forme nitide e monolitiche, gli oggetti ideati da Longheu sono portatori di concretezza e chiarezza formale; dall’altro, nella loro configurazione studiata per molteplici usi e nella scelta materica composita e pregiata, manifestano una disposizione ad uscire definitivamente dall’ambiente bagno tradizionale, dialogano con altri arredi e complementi, contemporanei o d’epoca, negli spazi del riposo o nei living.


Piero Portaluppi fotografato in un interno della Casa degli Atellani a Milano nel 1922.

La collezione Desco si apre così ad accostamenti eclettici e arricchenti, riconnettendosi idealmente a una via del tutto italiana alla modernità, contrassegnata dalle molte cifre personali di quelli che Gio Ponti definì nel 1928 come “ingegni diversi”, impegnati nella ricerca di peculiari equilibri formali e materici, tra arte, artigianato e industria, nel progetto d’interni.


Carlo Mollino, interno di Casa Mollino in via Napione a Torino, 1960-1968.

Tale “tradizione” prende avvio tra gli anni ’20 e ’30, nelle sfaccettature e nei prolungamenti del Decò italiano, per proseguire nel corso del Novecento dando corpo a un variegato panorama di soluzioni che ancora oggi, per certi versi, si rinnova, accogliendo e fondendo con vocazione sincretica nuovi razionalismi, echi di figurazioni e stili passati, suggestioni esotiche.


Vasca, lavabo e complementi della collezione Desco firmata da Vittorio Longheu per Pibamarmi, 2017.

Ecco allora che tra compiutezza e flessibilità di forme, funzioni e possibilità di accostamento, Desco diviene una vera collezione di arredamento, che include anche complementi e oggetti in marmo e ottone coordinati tra loro per morfologie e dimensioni: piccoli tavoli possono essere accostati o parzialmente sovrapposti agli elementi principali per ottenere ulteriori superfici di appoggio; accessori orientabili, impilabili o reversibili, come specchi, scatole e candelieri, sono frutto ancora una volta della più sapiente e raffinata artigianalità italiana.

di Davide Turrini

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8 luglio 2017

Citazioni

Pensare in pietra

Vorrei che considerassimo la pietra un materiale che, al pari di altri, consegue bellezza nel dispiegarsi dell’attività costruttiva tra concetto e regole dell’arte.
Pensare in pietra. Ma formulare un pensiero con chiarezza e precisione che muovono dalla padronanza di grammatica e sintassi, e con toni e timbri che derivano dall’impiego sapiente di un vasto strumentario.
Farsi alunni del linguaggio delle pietre, che affonda nel corpo di una tradizione millenaria, tanto ideale quanto tecnica.
Molto ha pensato in pietra il mondo antico, tutto impietrando, in una febbrile attività che – riflesso di un’aspirazione all’eterno – tendeva a conferire al deperibile e al transitorio solidità e durata.
Due i concetti guida: trasformazione e trasferimento – metamorfosi e metafora.
Violenta è l’azione che esercitiamo sulla natura quando trasformiamo un banco roccioso in materiale da costruzione.
I blocchi squadrati poco conservano del masso naturale: né la complessità originaria dell’aggregazione, né gli effetti superficiali dell’azione del tempo – ossidazioni, erosioni, dilavamenti, concrezioni, muschi – che anzi vengono accuratamente eliminati, come difetti, nella prima scelta dei materiali.
Un blocco di pietra fresco di cava è la drastica riduzione dell’ordine naturale – violato – a un ordine umano, dominato da un pensiero astratto.
V’è poi l’azione del trasferimento dei blocchi dal sito della cava a quello del cantiere, dove essi, al termine di un breve o lungo viaggio, giacciono alfine senza ordine a piè d’opera, in attesa di ricevere, nell’edificio, la configurazione che il progetto ha predisposto.
La sfida dell’architettura è mettere in moto su questa materia umanizzata una nuova azione del tempo, calcolata nei suoi effetti con precisione, eppure soggetta agli imprevedibili umori meteorici.
La distanza che riusciamo a distendere tra edificio e cava contribuisce a conferire all’opera quella profondità temporale che tanto conta nel nostro lavoro.
V’è poi altro trasferimento, il trasferimento di relazioni da un sistema materiale – e costruttivo – ad un altro.
I costruttori greci trasferirono nella durezza del calcare o del marmo dei loro templi l’elastica consistenza del legno di fusti travi assi chiodi dei primitivi edifici e – con la materia – i nessi sintattici e grammaticali, in un autentico tour de force della metafora.
E, prima di loro, i costruttori egizi avevano trasferito nella durezza del porfido o del granito dei loro ipostili la tenera consistenza di fasci di giunchi – ingigantendoli a dismisura. Commovente intenzione, forse, di dare forma durevole, per il mezzo di pietre cavate e trasportate da remoti altipiani, al caduco mondo acquatico del Delta.
E poteva accadere che il Nilo, inondando periodicamente la piana – e i resti di quegli ipostili -donasse l’immagine di giganteschi fasci di giunchi e papiri impietrati realmente nascenti dalle acque. Se questi furono i concetti originari, il linguaggio delle pietre andava assumendo, nel tempo, ricchezza e varietà di toni e timbri con la messa a punto di un vasto strumentario per il taglio e la lavorazione di assetti e di faccia-vista.
Quando la febbre costruttiva dell’Ordine Cistercense si andò diffondendo, nove secoli fa, nell’intera Europa, ben centocinquanta strumenti erano nella disponibilità di quei monaci costruttori per conferire alle pietre dolcezza o brutalità, per rivelare le infinite modulazioni della luce dei giorni e delle stagioni che trascorreva – e trascorre – sui muri e sulle membrature delle loro mille abbazie.
In tempi di risorse limitatissime, di una vita materiale austera, si riteneva irrinunciabile tanta ricchezza di strumenti per far cantare le pietre, per dare al pensiero espressione poetica.
Oggi quello strumentario si va impoverendo in maniera indecente e, con esso, il linguaggio che ci possa consentire di esprimere in pietra compiutamente il nostro pensiero.
L’architettura cede al design.

di Francesco Venezia

Rieditazione tratta da Il senso della materia, a cura di Vincenzo Pavan pubblicato da Marmomacc

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17 giugno 2017

Opere di Architettura

Muraglia Nazarí nell’Alto Albaicín
Antonio Jiménez Torrecillas
Granada, Spagna, 2003-2006

Perfettamente visibile dall’Alhambra, il braccio nord della muraglia Nazarí, che ingloba nella città storica l’antico borgo di Albaicín, presentava una breccia di circa quaranta metri, originata da un terremoto che colpì Granada a metà del secolo XIX. Divenuta con il tempo un sito degradato la breccia necessitava di una ricucitura e di un’opera di risanamento generale. Con l’intento di ristabilire la continuità fisica della linea delle mura e recuperare gli spazi intorno, il nuovo muro si stende, come un velo, sulla porzione scomparsa. Addossato al manufatto storico, se ne distanzia quanto basta per evitare il contatto con il Monumento e garantire così la conservazione dei suoi volumi e delle fondamenta originali.
Il principio base di questo intervento è stato il concetto di “solido ammissibile”, seguito magistralmente da Leopoldo Torres Balbás. Esso prevede che, quando in un edificio d’interesse culturale risultano mancanti delle parti, queste si possono ricostruire limitando l’intervento a elementi volumetrici o geometrici che recuperino la continuità visiva originaria, senza però cadere nel falso storico. La ricostruzione per anastilosi del frammento crollato era inoltre resa impossibile a causa della particolare tipologia costruttiva della fabbrica originale, il tapial calicastrado.


Veduta della Muraglia al tramonto

Il tapial è una tecnica costruttiva tradizionale di largo uso nella penisola iberica, che consiste nella costruzione per strati successivi di muratura costituita da una miscela di terra, di differente composizione e granulometria e altri componenti, battuta all’interno di casseforme. Una tecnica quindi difficilmente compatibile con i principi di intervento.
Chiarita la linea di intervento, ossia un nuovo segmento di muro realizzato con tecniche e materiali diversi su un tracciato parallelo ma leggermente spostato rispetto alla linea della Muraglia, si è cercato un materiale e un sistema costruttivo adeguato. La ricerca di materiali lapidei ha fornito la fonte ispirativa del progetto. L’idea di un muro “poroso” è nata dalla osservazione del sistema di accatastamento delle lastre di pietra sottile tagliate a spessore regolare ma di diversa dimensione utilizzato in un laboratorio di materiali lapidei visitato dall’autore. Sulla superficie dell’impilamento si erano formati dei “vacui” che, rompendo l’impermeabilità della parete, permettevano di vedere dall’altra parte. Questa particolare visibilità si accordava con l’idea adottata di un doppio muro parallelo eretto lungo i 40 metri di breccia, formante uno stretto percorso di collegamento tra esterno e interno della città storica.


Accostamento del nuovo muro di granito Rosa Porriño con il vecchio muro di tapial

Per la costruzione del nuovo tratto di muraglia la scelta del materiale è caduta sul Granito Rosa Porriño, proveniente dalle cave di Pontevedra in Galizia. Si è scelto questo granito perchè la sua granulometria e i toni si armonizzano con gli ocra, i rossicci e le striature del tapial impiegato per la costruzione della muraglia.
Si sono scelte, per motivi economici, lastre spesse cm.3 e lunghezze fisse (in quattro misure di cm.18-30-60-90) appoggiate su una fondazione di cemento. Il disegno si sviluppa su un modulo di m. 25.
Anche se all’apparenza la disseminazione dei vuoti sulle due murature lapidee sembra casuale, in realtà l’irregolarità è guidata da un preciso disegno di progetto che compone le quattro misure delle lastre in moduli che si sovrappongono formando una texture dove la posizione delle forature è sempre diversa. L’altezza del muro è di m. 4.15 e lo spazio tra le due pareti è chiuso in alto da un soffitto di lastre appoggiate di cm 130×60x3. Le lastre impilate sono fissate tra loro con uno strato di resina epossidica ad alta resistenza con spessore di appena un millimetro: si elimina così la presenza delle fughe e l’apparenza di costruzione consolidata, di fabbrica.
Si è cercato di dare la sensazione di materiale impilato, semplicemente sovrapposto, al fine di sottolineare ancor più, se possibile, il carattere permanente e storico del Monumento.
Parallelo al muro, sul lato interno alla città storica, è stato affiancato un percorso che risale a gradoni il pendio attraverso una rampa scalinata realizzata con lastre di Granito Azul Extremadura proveniente dalla provincia di Cáceres.


Veduta dell’interno

Titolo dell’opera: Muraglia Nazarí nell’Alto Albaicín
Indirizzo: Ermita de San Miguel Alto, Albaicín Alto, Granada
Data di progettazione: 2003-2004
Data di realizzazione: 2004-2006
Committente: Fundación Albaicín, Granada
Progettazione: Antonio Jiménez Torrecillas, Granada, Spagna
Project team: Maria Jesús Conde Sánchez, Miguel Ángel Ramos Puertollano, Michele Panella, Alberto García Moreno, David Arredondo Garrido, Michele Loiacono, Miguel Dumont Mingorance, Miguel Rodriguez López, Gustavo Romera Clavero, Erwan Blanchard, Maylis Vignau
Ricerca e consulenze al progetto: Nicolás Torices Abarca (Storico dell’arte), Emilia García Martínez (Geografo), Carlos Misó Esclapés (Scultore)
Direzione lavori: Amaya Navarro Oteiza
Strutture: Manuel Guzmán Castaños
Impresa di costruzione: Entorno y Vegetación S.A., Madrid, Spagna
Materiali lapidei utilizzati: Granito Rosa Porriño; cava di Porriño-Mas (provincia di Pontevedra, Galizia) (Muro) Granito Azul Extremadura; cava di Salvatierra de Santiago (provincia di Cáceres, Extremadura) (Scale)
Fornitura pietra: Granitos Deogracias, Badajoz, Spagna
Installazione pietra: Entorno y Vegetación S.A.

Per una documentazione completa dell’opera in italiano e inglese Download PDF

Rieditazione tratta da Il senso della materia, a cura di Vincenzo Pavan pubblicato da Marmomacc

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6 giugno 2017

News

White Carrara Downtown

Dal 10 al 18 giugno Carrara si aprirà per tutti i visitatori e sarà occasione di forte impatto emotivo, racconto di aziende, di storie incredibili fatte di uomini, di passioni, di lavoro, di prodotti, di design. Attraverso tour con un menu di percorsi da scegliere il visitatore potrà conoscere le unicità di una delle città più affascinanti d’Italia alla scoperta di un raffinato centro storico dove gustare anche prelibate specialità locali e assistere a concerti, spettacoli e eventi diversi ogni sera.
Percorsi d’arte, laboratori aperti al pubblico, escursioni alle cave, spettacoli, concerti, scultura all’aperto, enogastronomia ma anche business, in un’ampia gamma di opportunità a disposizione di visitatori e professionisti del settore.
Un’occasione unica per i visitatori che saranno i protagonisti di questo “evento per tutti i gusti del marmo”.
White Carrara Downtown sarà una manifestazione contraddistinta da un ricco calendario di appuntamenti a carattere artistico e di intrattenimento, ma includerà anche da una parte molto business: IMM/CarraraFiere ha infatti invitato all’evento decine di operatori internazionali, per mettere concretamente a sistema la rete di cooperazione tra cave e imprese con l’organizzazione di OPEN-DAY in azienda e in cava, oltre che attraverso incontri con buyer altamente qualificati. Saranno infatti organizzati due importati workshop B2B – il primo con focus sulle aziende del marmo e il secondo sul settore delle tecnologie – per dare la possibilità alle aziende partecipanti all’iniziativa di avviare nuovi contatti commerciali.

White Carrara Downtown rappresenta il secondo passaggio nel contesto del progetto di “4 volte marmo” l’articolata iniziativa promozionale messa in campo nell’anno di passaggio fra le due edizioni della fiera CarraraMarmotec; oltre a rivolgersi ai professionisti del settore lapideo l’evento offrirà a tutti i visitatori l’opportunità di conoscere la città e il suo territorio da molteplici punti di vista, assecondando interessi e passioni diverse, grazie alla vasta gamma di iniziative previste.

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