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11 aprile 2008

Principale

Cittàterritoriofestival: Ferrara 17-20 Aprile 2008

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In città viviamo la gran parte delle nostre giornate, lavoriamo, incontriamo gli altri. Per ciascuno di noi la città è un’esperienza fisica, mentale, emotiva. È associata alla memoria, alla cultura, all’identità. Noi siamo nella città e la città è in un territorio. Non si limita a occuparlo,lo abita. Crea cioè una relazione con la realtà circostante che nel tempo è diventata sempre più complessa e intricata. È per questo che negli anni è cresciuta l’attenzione sulla città e sul territorio, sulle loro trasformazioni e su quanto queste ultime producano bellezza o bruttezza, stress o serenità, semplicità o difficoltà nella vita di tutti i giorni. Non è un caso che la salute, lo sviluppo, l’energia, la mobilità, il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo, dipendano proprio dal rapporto fra città e territorio. Tutti temi, questi, che ci coinvolgono o dovrebbero coinvolgerci in prima persona. È la “nuova soggettività territoriale”: una forma diffusa di sensibilità che, da una ventina d’anni a questa parte (l’esplosione del reattore nucleare di Chernobyl, nell’aprile del 1986, potrebbe essere considerato l’evento spartiacque), induce sempre più persone a preoccuparsi se il clima dia segni di impazzimento ma anche se un’area verde sotto casa viene trasformata in parcheggio.
Fino ad alcuni decenni fa città e territorio designavano concetti e relazioni stabilmente acquisiti Non è più così. Proprio mentre nel mondo la popolazione urbana ha superato quella rurale, su cosa sia città e cosa non lo sia si è andata addensando una nebulosa che ha sovvertito un ordine di pensiero che pareva indiscutibile. In parole semplici, la città non ha più bordi definiti che la contengano e che, fino a un certo punto, potevano spingersi omogeneamente in fuori, dando comunque l’idea che un bordo esistesse. La città si è dispersa, e con essa sono anche cambiate le nozioni di centro e periferia. Quali oggetti siano le città che si gonfiano di residenti e cosa esse diventino lo raccontano gli slum di Kinshasa, di Lagos, del Cairo o di Città del Messico in cui gli agglomerati urbani attraggono popolazione pur avendo perso tutte le loro caratteristiche tradizionali. Ma anche le grandi metropoli multiculturali, come New York, Londra, Parigi o Berlino, che sempre più sono centri di ricerca e innovazione, nodi essenziali di reti che legano territori locali a realtà transnazionali. Chi governa questi fenomeni? La politica o il mercato? E che cosa accade nella città se questa assume anche la caratteristica di essere il terminale o lo snodo di una rete globale? In questo contesto come si inquadrano i centri storici e le periferie tradizionali? Che ruolo ha il welfare? Quale lo sviluppo, con quale energia e quale sostenibilità?
La città è diventata un punto essenziale nell’agenda politica ed economica di una classe dirigente che aspira a governare i cambiamenti, invece che subirli. Le quattro giornate ferraresi saranno, allora, un’occasione unica per osservare città e territorio, centro e periferia da tanti, diversi e a volte distanti punti di vista. In Italia e altrove si conducono oggi analisi innovative sulle trasformazioni urbane, sulle ricadute che esse producono sui paesaggi, sui sistemi della mobilità, sullo sviluppo economico, sulla sicurezza, sull’energia rinnovabile, sulla sostenibilità. Ma le valutazioni sulle scomposizioni e ricomposizioni in atto fra città e territorio, fra centro e periferia, divergono fra loro. Il festival è un’occasione per intrecciare linguaggi diversi, persino opposti, nella convinzione che il confronto intellettuale sia uno dei mezzi più efficaci perchè le posizioni si mettano in chiaro, si precisino e si arricchiscano. Sulla città e il territorio dialogheranno competenze diverse (urbanisti e sociologi, economisti e storici, architetti e filosofi), ma anche specialisti e portatori di esperienze di tutela, amministratori, uomini dell’impresa, esponenti dei comitati sorti per difendere un paesaggio. Sarà un confronto aperto e appassionato: questo è l’augurio di chi ha organizzato il festival.

di Francesco Erbani, editor del festival

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10 aprile 2008

News

La forma del libro: dal rotolo al codice
Mostra alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze

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La mostra illustra al grande pubblico, con pezzi provenienti esclusivamente dalle collezioni laurenziane, i materiali e le forme dei supporti della scrittura e del libro in Occidente e in Oriente nel periodo compreso tra i secoli III a.C. e XIX d.C. Si rinnova così l’esposizione bibliografica della rassegna ‘La Biblioteca in mostra’, avviata nell’aprile del 2007 dall’istituto fiorentino con grande riscontro di visitatori e si soddisfa la richiesta dei tanti che hanno espresso interesse nel veder sviluppato il tema dell’evoluzione dei supporti scrittori.
Nell’evento allestitivo, ospitato nelle sale della biblioteca stessa, vengono presentati 40 manufatti distribuiti in due sezioni. La prima, relativa al mondo antico, porge all’attenzione del pubblico una gamma di tipologie di supporti quasi completa: dai cocci (ostraca) ai frammenti dei rotoli di papiro di contenuto letterario, giuridico, liturgico, amministrativo; alle tavolette lignee cerate e plumbee; ai codici di papiro e di pergamena fino al frammento di un codice in pergamena del IV sec. d.C.
Nella seconda i codici e i rotoli esposti, databili dal IX secolo in poi, sono stati scelti in quanto rappresentativi dei diversi contesti di produzione orientale e occidentale (lo scriptorium monastico, lo scriptorium imperiale, la bottega artigiana laica medievale e rinascimentale), delle diverse tipologie (il libro da banco, da bisaccia e da mano; il manoscritto d’autore, d’uso e di lusso) e della dinamica che si instaura fra forma, dimensioni e funzioni nel libro manoscritto.
La segnalazione della mostra assume un particolare significato nel contesto di www.architetturadipietra.it, nel momento in cui il progetto digitale che guarda ai numerosi scenari lapidei storici e contemporanei sta per accogliere un nuovo settore intitolato “Lithosbiblioteca. I saperi della pietra in rete”.
Nei prossimi mesi infatti il nostro spazio web si arricchirà – dapprima del concept, poi degli “scaffali virtuali” – di una biblioteca tematica on line in cui saranno progressivamente raccolti elettronicamente documenti bibliografici riguardanti i saperi della pietra a partire da libri antichi, da rariora, e più semplicemente da volumi moderni fuori commercio resi consultabili in semplici immagini delle loro pagine o, in prospettiva, in documenti digitali indicizzati.
Il progetto di tale biblioteca si inscrive nell’alveo delle esperienze di raccolta e gestione di collezioni librarie digitali che stanno dimostrando inedite potenzialità nel sovvertire le dinamiche tradizionali di studio e di ricerca, con risultati estremamente positivi in termini di economie temporali e di possibilità di confronto e interazione tra le informazioni.

di Davide Turrini

Sede: Biblioteca Medicea Laurenziana, Piazza San Lorenzo 9, 50123 – Firenze
Durata: 15 febbraio-31 luglio 2008 (chiuso il 1 maggio)
Orario: dalla domenica al venerdì, dalle 9.30 alle 13,30 (sabato chiuso)
Ingresso: € 3,00
Telefono: 055 290184
Catalogo: a cura di Franca Arduini, Mandragora, € 10,00
Vai a: Biblioteca Medicea Laurenziana

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9 aprile 2008

Eventi

SFIDANDO LA GRAVITA’

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The SGAE Center a Santiago di Compostela di Antón García Abril
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SFIDANDO LA GRAVITA’
Lecture di Antón García Abril | Università di Madrid

10 APRILE 2008, ORE 10,00 AULA E1

Interventi di saluto
ROBERTO DI GIULIO |Direttore del Dipartimento di Architettura di Ferrara
MAURO ALBANO |Brand Manager Marmomacc Veronafiere

presentazione
VINCENZO PAVAN |Università di Ferrara

dibattito
ANTÓN GARCÍA ABRIL
DAVIDE TURRINI | Università di Ferrara
MARCELLO BALZANI |Università di Ferrara / Direttore di Paesaggio Urbano

IN COLLABORAZIONE CON VERONAFIERE MARMOMACC
CORSO DI COSTRUZIONI IN PIETRA A.A. 2007/2008
PROF. ALFONSO ACOCELLA PROF. VINCENZO PAVAN

Figlio di due anime dell’architettura spagnola, la plastico-strutturale di Calatrava e la astratto-purista di Campo Baeza, Antón García Abril sta tracciando percorsi alternativi nell’architettura litica, in una folgorante progressione.
Una creativa ricerca sulla azione della gravità nei corpi in equilibrio lo ha portato a cimentarsi in modo nuovo e inusitato con la pietra massiva. La sfida al limite tra massa, peso e gravità costituisce l’approdo della sua ultima opera, la sede SGAE a Santiago de Compostela, nella quale enormi spezzoni di granito in apparente disordine strutturale compongono una cortina lapidea dall’aspetto inquietante. “In realtà – egli afferma – questa è la mia costruzione staticamente più stabile”.
Come per la sua opera precedente la “Casa della Musica”, anch’essa costruita con enormi lastre-monoliti di pietra, questa “inquietudine” – potenziata dalla prorompente fisicità della materia – è il risultato di un sapiente e meticoloso controllo dei passaggi fondamentali che conducono all’opera realizzata: dalla ideazione progettuale alla configurazione strutturale, alle prove di montaggio dei materiali e del loro trattamento, fino al cantiere e alla costruzione. Un procedere quindi secondo una solida logica ancorata al presente ma con uno sguardo proiettato “oltre” fino a divenire circolare e congiungersi con il primordiale paesaggio megalitico delle terre galiziane, all’origine stessa dell’architettura.

Biografia
Antón García-Abril Ruiz nasce a Madrid, Spagna, il 7 marzo 1969. Si laurea presso la Escuela Tècnica Superior de Arquitectura (E.T.S.A.) di Madrid nel 1995. Nel frattempo lavora presso lo studio parigino di Santiago Calatrava (1992) e presso quello madrileno di Alberto Campo Baeza (1990-1994). Ottiene quindi una borsa di studio studi a Roma dall’Accademia Spagnola per la Ricerca. Nel 2000 ha concluso il dottorato presso l’E.T.S.A. di Madrid. Attualmente insegna progettazione architettonica all’E.T.S.A. di Madrid e alla Cornell University di New York. Ha tenuto lezioni e conferenze in diverse università.
Nel 1995 García-Abril apre un proprio studio a Madrid. Nel 2000 fonda “Antón García-Abril & Ensamble Studio”, sempre nella capitale spagnola. Tra i lavori di Ensamble Studio si ricordano: il Centro di Alti Studi Musicali a Santiago de Compostela (Premio per l’architettura europea costruita Menhir 2002; selezionato dal Colexio Oficial de Arquitectos de Galicia per il Premio de Arquitectura Española (2003) e premiato nell’International Award Architecture in Stone di Marmomacc (2005) ; menzione speciale Premio di Architettura Luigi Cosenza 2004), la Sala per concerti e la Scuola di Musica a Medina del Campo, Valladolid (2003), Casa Martemar a Málaga, gli uffici centrali della SGAE, Sociedad General de Autores e Editores a Santiago de Compostela (2007), il Teatro Príncipe Pío a Madrid.
Antón García-Abril collabora abitualmente alla sezione di architettura sulle riviste El Cultural e ABC Cultural, e suoi quotidiani La Razón e El Mundo. I suoi lavori sono stati pubblicati in numerose riviste internazionali, tra le quali Arquitectura, Pasajes, Casabella, The Architectural Review, Wallpaper magazine, Arquitectura Viva, Architektur Aktuell, The plan, Design Vanguard.
Ha partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2000 e nel 2002, ottenendo in quest’ultima il Premio al migliore padiglione.

Programma del Corso
Lectures
Brand Partners
Atelier di progettazione

In collaborazione con
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8 aprile 2008

Eventi

PIETRE D’ARTIFICIO
Materiali d’ispirazione litica tra mimesi ed invenzione.

Si comunica che la conferenza di Antón García Abril prevista per mercoledì 9, è stata rinviata a giovedì 10 aprile, ore 10, aula E1.

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PIETRE D’ARTIFICIO
Materiali d’ispirazione litica tra mimesi ed invenzione.
Lecture di Veronica Dal Buono | Università di Ferrara

9 APRILE 2008 ORE 14 AULA A4

Con i termini “nuove pietre”, pietre “ricostruite”, “fabbricate”, “composite”, “ricomposte”, sono stati introdotti nel mercato materiali nuovi, o presentati come tali, talvolta difficilmente definibili nella sostanza per la forte rassomiglianza con i lapidei naturali; al contempo la pubblicistica internazionale ha reso note opere d’architettura come realizzate in una generica “pietra artificiale”.
Ciò comprova che la ricerca tecnologica, a distanza di millenni dai primi esempi d’imitazione della varietas delle pietre, continui a sperimentare la produzione di materiali che, mantenendo come riferimento la “pietra”, siano capaci di soddisfare le esigenze costruttive e le aspettative estetiche del presente.
Il percorso di ricerca che verrà illustrato si è proposto di indagare il senso costitutivo e applicativo, nonchè la dimensione espressivo-sensoriale, delle “pietre d’artificio”, contestualizzando il tema lungo un percorso teso tra tradizione e contemporaneità, artigianato e industria, imitazione, riproduzione seriale e personalizzazione del prodotto.
Vengono presi in esame i modi in cui singoli elementi di partenza (naturali e/o artificiali) evolvono verso l’invenzione della “materia”, rendono possibile la vita del “materiale” e, infine, possano animare l’orizzonte costruttivo dell’architettura.
Pensiero guida dell’argomentazione il concetto di “mimesi”, inteso come somiglianza analogica quando il confronto è diretto ad un soggetto riprodotto o espressiva “in cui l’imitazione non è identica e neppure confrontabile con l’originale ma un simbolo e uno stimolo a ricordare ciò che rappresenta” (A.K. Coomaraswamy, Il grande brivido, 1987), come una forma d’”ispirazione” alla pietra da parte di materiali altri da quelli naturali.
Restringendo il campo d’indagine ad alcune possibili “famiglie” di appartenenza di pietre d’artificio ed ai loro differenti processi di produzione, l’esposizione viene dunque rivolta all’analisi del possibile processo di trasferimento all’interno del progetto d’architettura di tali materiali contemporanei, vocati alla trasformazione mimetica ed inventiva di loro stessi e non ancora conosciuti e sperimentati nelle loro potenzialità.

Alcuni riferimenti bibliografici:
Mario Collepardi, “Faccia vista e caffè”, pp.713-714, L’Industria Italiana del Cemento, n.705, 1995.
Augusto Romano Burelli, “Proteo o dell’artificio nel prodotto industriale per l’architettura”, pp.26-32, Materia, n.39, 2002.
Vincenzo Pavan, “Naturale e artificiale nell’architettura di pietra”, pp.32-39, Materia n.39, 2002
Paolo Portoghesi, “Pietre di cava e nuove pietre”, pp.20-26, Materia n.39, 2002.
David Bennett, The art of precast concrete: colour texture expression, Basel, Birkhäuser, 2005, pp.160.
Veronica Dal Buono, “Pietre agglomerate tra natura e artificio”, Arketipo n.15, 2007, pp.100-101.

Veronica Dal Buono
Architetto (IUAV 2001), coniugando l’interesse per il progetto contemporaneo, le tecnologie applicative dei materiali, la comunicazione e rappresentazione dell’architettura, la sua attività di ricerca si sviluppa in particolare intorno al rapporto tra uomo e materia con particolare interesse verso i laterizi, la pietra ed i prodotti d’artificio realizzati in analogia ai lapidei naturali. Autrice per riviste di settore pubblica interventi indagando tecnica e cultura del progetto contemporaneo.
“PIETRE D’ARTIFICIO. Materie per l’architettura tra mimesi ed invenzione” è esito del percorso di ricerca condotto nell’ambito del Dottorato di Ricerca in “Tecnologia dell’Architettura” presso la Facoltà di Architettura di Ferrara.

Programma del Corso
Lectures
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Atelier di progettazione

In collaborazione con
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7 aprile 2008

Opere di Architettura

Riqualificazioni urbane, due progetti di Socialdesign
Goffredo Serrini e Claudio Zagaglia

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L’insieme di Piazza del Municipio ed un dettaglio in pietra d’Istria

Il lavoro e la formazione di Serrini e Zagaglia si distinguono per la particolare attenzione alle tematiche urbanistiche, che li porta alla redazione di numerosi piani regolatori di cittadine italiane, oltre alla progettazione di vari spazi pubblici in ambito nazionale. Filo rosso pare essere l’inserto dell’elemento acqua, trattato con attenzioni e modi da cui emerge la sicura padronanza.

Piazza San Giustino, Perugia
La frequenza del passo è unità di misura d’acquisizione dello spazio lungo un camminamento. Goffredo Serrini e Claudio Zagaglia intervengono sull’incedere dei passanti di Piazza del Municipio a San Giustino nella provincia di Perugia inserendo sul piano d’arenarie un’informazione chiara attraverso gli inserti cadenzati di pietra d’Istria, come già i colonnati dei luoghi sacri scandivano gli approcci dei fedeli agli altari. Da qui la strategia diviene ordinatrice dello spazio allargato dai percorsi in attraversamento alla piazza intera. Viene questa organizzata orizzontalmente secondo fasci dettati dai flussi d’uso, con giaciture pavimentali rispondenti al costruito. E’ così che il piano pavimentale di nuova realizzazione cerca l’integrazione alla preesistenza consolidata, candidandosi per il ruolo d’elemento ordinatore fra episodi costruiti incoerenti.
La complessità materica è arricchita per le arenarie dall’adozione sia di pietra serena, sia di colombino. La prima è proposta bocciardata, il secondo particolarmente rigato, a scongiurare difficoltà ai passanti in caso d’episodi di gelo improvviso.
Completano l’intervento inserimenti d’arredo e di verde, nel rispetto del disegno d’insieme e della minima variabilità di quota. Nelle pieghe del piano pavimentale e nelle direttrici dei sopralzi si alloggiano inserti precisamente incisi ed inscritti. Le bordure dei rilievi pavimentali sono trattate tutte con specifico dettaglio. Il tema dell’acqua è compreso sia nei sensi di presenza urbana sia in quelli tecnici di raccolte e smaltimenti, risolti con disegno elegante e complicità della materia pavimentale. La vasca è emergenza tridimensionale dello spazio pubblico, finita in rivestimento verticale con conci lavorati di pietra d’Istria. Il repertorio delle variabili di posa è dunque particolarmente ricco e contempla modalità tradizionali in malta ed altre appunto mediante fissaggio meccanico, malte in pasta cementizia grigia ed altre scure o viceversa cercanti stacchi in tonalità chiara, soluzioni d’arredo ed illuminazione integrate nei conci come pure oggetti altri dotati di propria autonomia e carattere.

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Al tema dell’acqua è prestata specifica attenzione

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Fontana a Vinci, Firenze
Tra i nodi prescelti al rinnovamento dell’asse attrezzato viale Togliatti – via Leonardo da Vinci a Vinci figura una porzione di terreno dalla geometria vistosamente appuntita a ridosso del costruito. In essa gli architetti Serrini e Zagaglia intervengono con l’inserto di un cromatico gioco d’acqua, luce ed emergenze tridimensionali. Trae spunto dal leggero dislivello esistente a ridosso dei fabbricati per risolvere la connessione al piano con scalettature, in cui l’acqua recupera anche il suono di movimento, caduta e raccolta nella vasca ai piedi del calpestio, quale suo componente naturale. L’intero intervento si riveste di pietra d’Istria dal caratteristico colore chiaro, affiancato da contenuti declivi di terra inerbata. Proprio questo chiarore omogeneo di fondo della pietra, qui levigata, consente ai colori di progetto d’emergere senza incongrue sovrapposizioni ed in definitiva di mostrarsi completamente. La lavorazione leggera in superficie di lastra litica aggiunge delicata componente percettiva sia al tatto sia alla vista nelle diverse luci del giorno ed in presenza dei riflessi d’acqua.
L’intervento s’inscrive in una pianta rettangolare di 27 m in lunghezza per 7, 5 di profondità approssimativamente. La forma stabile di base si articola in altezza, come detto, per via del dislivello inferiore al metro; inoltre in lunghezza, racchiudendo con setti quattro campiture: una assegnata alla fontana e le restanti a verde. I setti associano alla funzione del contenimento del terreno anche quella giustificativa di allineamenti differenti con cui il costruito e la viabilità giungono sull’area. Sono essi ancora una volta rivestiti in pietra d’Istria, con dimensione caratteristica di 60 x 40 a sormonto in mezzeria; sono posati con tecnologia tradizionale a malta su ossatura in conglomerato cementizio armato, così come le lastre a ricoprire i 6 gradoni della fontana, alternati in disegno geometrico di posa fra listelli 20 x 100 e conci squadrati 58 x 50. Il preciso dimensionamento e posizionamento di progetto permette l’esatto intaglio della pietra per i corpi illuminanti e gli ugelli dei getti d’acqua. Piccoli completamenti in arenaria grigia ai camminamenti a lato finiscono l’opera.

Tutti i materiali lapidei, così come le informazioni e le fotografie nei testi, sono di Il Casone di Firenzuola.

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Il gioco notturno d’illuminazione ed acqua

photogallery

di Alberto Ferraresi

(Vai al sito di Goffredo Serrini e Claudio Zagaglia)
(Vai al sito del Comune di Vinci)
(Vai al sito del Comune di San Giustino)
(Vai al sito Casone)

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6 aprile 2008

Principale

Antiche tecnologie per una nuova architettura in Africa

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Università IUAV di Venezia
Facoltà di architettura
Laurea magistrale in Architettura per la Sostenibilità
Scuola di Dottorato IUAV

Mercoledì 16 aprile 2008
presso l’auditorium del cotonificio veneziano di Santa Marta dell’Università IUAV di Venezia
si terrà la conferenza dedicata al progetto sostenibile

ANTICHE TECNOLOGIE PER UNA NUOVA ARCHITETTURA IN AFRICA

L’evento è una iniziativa promossa all’interno della Laurea magistrale in Architettura per la Sostenibilità con la partecipazione della Scuola di Dottorato IUAV e del Cluster di Sostenibilità.

Organizzazione conferenza:
mercoledì 16 aprile 2008
ore 16.00 – FABRIZIO CAROLA – Antiche tecnologie per una nuova architettura in Africa

Segreteria organizzativa dell’evento
Luca Siragusa

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6 aprile 2008

Appunti di viaggio

On the road

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Partenza all’alba da Calitri dopo alcuni giorni di lontananza dal digitale e dalla connettività del Network di Architetturadipietra.it.
Ci prepariamo ora alla settimana di Abril presente alla Facoltà di Architettura di Ferrara su cui vedo convergere “baci sulla fronte” condivisi e condivisibilissimi.
Intanto i saluti dalla Verde Irpinia, ancora fortunatamente tale.

Alfonso Acocella

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4 aprile 2008

Ri_editazioni

Arquitectura de peso

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SGAE, Vista esterna

La costruzione massiva di uno spazio leggero
Un vecchio indovinello dice: cosa pesa di più, un chilo di piombo o un chilo di paglia?
Un tipo sveglio affermerebbe che certamente pesano uguali, mentre un fisico dimostrerebbe che un chilo di piombo pesa di più in una bilancia a causa della spinta contraria del volume d’aria contenuto nel mucchio di paglia. Un bambino intelligente non avrebbe dubbi nel dire che un chilo di piombo pesa di più e la stessa risposta darebbe un architetto, perchè gli architetti giocano con il peso degli oggetti.
Ma torniamo alla fisica più elementare per ricordare i concetti che applichiamo nel progetto architettonico. Il peso di un corpo è la forza con la quale la terra lo attrae e dipende dalla massa del medesimo, che è una proprietà caratteristica della materia che lo forma. Tuttavia quale è la differenza tra peso e massa? Restando sulla terra, la differenza è più filosofica che pratica, benchè nel campo dell’architettura sia di speciale rilevanza. Si deve tenere in considerazione, che oltre alla massa, i corpi hanno un’estensione nello spazio, occupano un volume. Il volume di un corpo rappresenta la quantità di spazio che occupa la sua materia. L’architettura tende a perforare e vuotare volumi per esporli più tardi alla luce. In questo gioco “sapiente” si è imbattuta l’architettura. L’esito plastico di questo incontro ha generato gli esempi più eccezionali della architettura moderna, considerando meno visibile – o forse più difficile da manipolare – l’altra variabile irrinunciabile della architettura: la gravità, la forza di mutua attrazione che sperimentano due oggetti con massa.
Si tratta di una delle poche forze fondamentali osservate fino a questo momento in natura. L’effetto dalla forza di gravità sopra un corpo si associa nel linguaggio quotidiano al concetto di peso.
In modo più o meno consapevole, l’architettura ha trovato relazioni tra gli oggetti, definite con ambiguità come spazi, che a suo tempo la Teoria della Relatività aveva analizzato.
Questa revisione della Teoria newtoniana descrive la gravità come un effetto geometrico dello spazio tra due corpi con materia, cioè con massa.
Le prime espressioni dell’uomo considerate architettoniche hanno a che fare con la manipolazione cosciente di queste forze della natura: la caverna, come massa cavata dalla terra per uno spazio abitabile, i cromlech e i dolmen, come esposizione di masse alla gravità in modo più sofisticato.
Senza conoscere le differenze o relazioni concettuali tra massa e peso, l’uomo ha sempre manifestato un grande fascino davanti a queste forze della natura.
Lo sforzo di tener presente la gravità accatastando grandi masse di pietra presuppone l’inizio dell’architettura. Adesso, senza difficoltà, ci impegniamo a far sparire queste forze. L’architettura più recente si affanna nella ricerca di forme ogni volta più estreme e suggestive, più visivamente attrattive. La costruzione di queste forme genera il linguaggio che identifica le architetture tra di loro, e non il modo con il quale le forze essenziali di questa antica disciplina si confrontano. L’architettura contemporanea è andata smaterializzandosi progressivamente in una ricerca del leggero per la perdita della sua massa. E’ un esercizio contro natura in quanto intervengono gli inganni che la percezione trasmette al cervello. Qui entrano nel gioco della illusione gli effetti propri dell’ottica e l’alterazione architettonica delle sue proprietà, la trasparenza, la traslucenza, la riflessione, che posseggono i materiali con i quali costruiamo di fronte alla luce, ma dimentichiamo che dietro la luce c’è l’ombra. La storia dell’architettura si è costruita con l’ombra.
La tecnologia ci ha fornito un amplissimo catalogo di configurazioni materiali con cui elaborare giochi percettivi che si adattano ai sistemi intellettuali e culturali e a un ampio spettro di situazioni che gli architetti adattano a loro convenienza. Si genera in questo modo un linguaggio con il valore che il mercato gli autorizza. Quanta architettura nasconde dietro i suoi sofisticati procedimenti progettuali una assenza di efficacia scientifica che separa la sua verità costruttiva dalla sua apparenza.

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SGAE, Vista interna

L’ identità della pietra
C’è un’architettura che lavora però con le leggi più essenziali. La sua costruzione non è che l’esecuzione materiale delle idee che la producono. Non ha esigenza di cospirare nel circuito architettonico per avere validità nè disegnare tracce che chiarifichino la proposta. Personalmente riconosco la solidità vitruviana come un’invariante della realtà contemporanea, e il suo futuro nell’architettura contiene più ragioni appartenenti alla sua radice storica. Il pietroso è quello che allude alla terra nella quale costruiamo l’architettura. Non dimentichiamo che l’origine della maggioranza dei materiali con i quali costruiamo lo spazio architettonico è minerale. Lasciando da parte l’utilizzazione della pietra naturale, il vetro è sabbia di silice sottoposta a profondi mutamenti nella sua composizione, come i metalli che, a partire dalla loro fusione e dai processi di lavorazione, trasformano la propria condizione minerale convertendosi in materiali da costruzione. Il cemento non è che una pietra che abbiamo ideato perchè il suo iniziale stato liquido possa adattarsi a un contenitore, dato che possiede tutte le qualità della materia pietrosa, con il vantaggio che abbiamo saputo dominare le sue tensioni. La pietra è l’espressione più pura del peso dei corpi, si comporta bene strutturalmente, è stabile meccanicamente e possiede una grande inerzia termica. La perdita di massa in architettura è possibile grazie ad uno smisurato sforzo tecnologico e energetico. Questo sforzo sproporzionato, di dubbia utilità, ha maltrattato la pietra come materiale da costruzione, limitando la sua funzione quasi esclusivamente a rivestimento sempre più leggero, pervertendo in questo modo la sua qualità più intrinseca. Dai forni di fusione esce il liquido che poi si lamina in acciaio o vetro, ma dalle cave otteniamo grandi blocchi che dopo un laborioso processo si convertono in “lastre”, perdendo così tutta la loro massa e identità materiale.
L’espressione della leggerezza con materia che ha poco peso e minore massa non smette di essere un paradosso. La lievità dello spazio architettonico che si raggiunge con la esposizione alla gravità di elementi di grande peso è forse la più emozionante proposta architettonica, l’incontro con le forze della natura e la ricerca delle ragioni della sua logica costruttiva. Rendere leggero ciò che è pesante è la trappola percettiva più audace, e la manipolazione del peso il più difficile processo progettuale con il quale creare uno spazio architettonico.

Antón García Abril

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2 aprile 2008

Appunti di viaggio

BOLIVIA
Salar De Uyuni

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Sar alde Uyuni. I contrasti cromatici tra il cielo, il salar e le rocce dell’Isla. (foto: A. M. Ferrari)

L’effetto impressionante del biancore sconvolge i sensi.
Da tutte le aree circostanti si arriva al Salar in maniera quasi banale, mai paesaggi incredibili, ma viaggi spesso notturni lungo sterminati altopiani aridi con poca vegetazione. Solo talora essi sono punteggiati da sparuti lama raramente accompagnati da qualche campesina con la pollera (gonna) colorata formata da strisce di stoffa sovrapposte indossate sopra diversi strati, anche dieci, di sottovesti che danno alle donne un aspetto così improbabilmente sovrappeso…e con l’ancor più strano cappello a bombetta verde scuro, nero o marrone, che in quei posti risulta, così stravagantemente british e indossato solo dalle donne, quasi fuori luogo, portato su lunghi capelli neri pettinati con la riga in mezzo come retaggio di un decreto del vicerè di Toledo…Donne che sembrano arrivare dal nulla per finire nel niente: a vista nessuna casa o riparo, ma davanti e dietro una notte troppo fredda per dormire all’addiaccio.
All’arrivo, Uyuni si presenta come una città quasi anonima, dall’aspetto sovradimensionato, con un enorme viale dalle sculture inverosimili dove i ragazzi, nelle sere d’estate, ballano in gruppi per sfidarsi poi durante qualche festa….La temperatura è “solo” qualche grado sotto lo zero…
Ma poi ecco, preparata ogni cosa per il viaggio, finalmente si parte per il Salar, neanche immaginando che cosa aspettarsi.

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Campesino estrae ancora a mano il sale. (foto: A. M. Ferrari)

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Il Salar di Uyuni è un deserto di sale situato nei dipartimenti di Potosì e di Oruro, nella parte meridionale dell’altopiano andino boliviano a 3650 metri di quota. Esso è ciò che rimane di un gigantesco lago con forti processi di mineralizzazione e raro scambio idrico con gli ambienti circostanti, che occupava, fino a 25000 anni fa, gran parte della Bolivia sud – occidentale. Il ripetuto prosciugamento di questo lago, ha dato origine a due laghi di minori dimensioni (PoopÏŒ e Uru Uru) e a due deserti salini di cui il Salar de Uyuni, il maggiore con i suoi 12.106 km2, risulta essere quello posizionato a quota maggiore. Esso è formato da una successione di strati di sale con spessori variabili tra i 2 e i 10 metri, tale per cui si suppone che contenga almeno 10 miliardi di tonnellate di sale, ancora oggi estratto a mano dai campesinos con picconi e pale. In virtù delle sue varie mineralizzazioni è considerato anche una delle più importanti riserve di litio, potassio, boro e magnesio.
Ma le sorprese che si hanno visitando questa incredibile area boliviana non sono solo di origine economica. Nella zona periferica del Salar, nei pressi di Colchani e un po’ più verso l’interno, ecco apparire due incredibili Hotel de Sal, dove tutto, ma proprio tutto, è costruito con blocchi di sale, a partire dai muri, al pavimento, ai letti, ai tavoli, alle sedie….E ancora, l’Isla Inkahuasi erroneamente conosciuta come Isla del Pescado, una delle 32 disabitate del Salar, irriverente formazione rocciosa che si staglia nell’immenso mare bianco completamente colonizzata da cactus gigante (Trichocereus pasacana) i quali possono superare i 10 metri di altezza ed uno e mezzo di larghezza. L’Isla Inkahuasi viene, giustamente considerata una delle mete turistiche obbligate della Bolivia.

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Trichocereus pasacana (foto: A. M. Ferrari)

E attorno, ancora questo abbagliante lucore!
Il Salar di Uyuni è senza ombra di dubbio una delle esperienze maggiormente destabilizzanti per chi è abituato a vivere alle nostre latitudini dove il bianco intenso e totalizzante è collegabile per esperienza solo alla neve. Si rimane quindi spiazzati quando anche in quelle candide distese ci si aspetta al contatto un brivido di freddo ed il bagnato della neve che si scioglie. Ed invece, oibò, il suolo è caldo, per lo meno più della neve, e quando ci si alza da terra questo senso di asciutto ti mette il buon umore mentre la luce ti rinfranca e rassicura. La notte è lontana, le ombre e il freddo per adesso pure. E si vive totalmente di questa esperienza. Sicuramente unica! Ed illuminante!

di Anna Maria Ferrari
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31 marzo 2008

Eventi

RE-DESIGN DEGLI SCARTI LITICI

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Elementi in pietra arenaria lavorata a spacco, Piazza a Concordia Sagittaria (2007) di Francesco Steccanella
Clikka sull’immagine per scaricare il poster

RE-DESIGN DEGLI SCARTI LITICI
Lecture di Christina Conti | Università di Udine

2 APRILE 2008 ORE 14 AULA A4
IN COLLABORAZIONE CON VERONAFIERE MARMOMACC
CORSO DI COSTRUZIONI IN PIETRA A.A. 2007/2008
PROF. ALFONSO ACOCELLA PROF. VINCENZO PAVAN

La lezione esplica il processo di riciclo e di riuso della pietra individuando alcune delle nuove potenzialità di produzione e d’impiego delle materie prime seconde di lavorazione -MPS- per il progetto di architettura.
Nell’ambito contemporaneo della cultura sostenibile dell’architettura l’obiettivo della lezione è fornire agli studenti alcune indicazioni inerenti le potenzialità compositive e costruttive derivate dai processi di riciclo della pietra identificando gli scarti litici come risorsa e non come rifiuto.
In particolare vengono analizzate le singole fasi del processo di produzione dei manufatti in pietra e le relative MPS derivate individuando alcune delle possibilità attuali del loro riciclo; l’analisi svolta considera le variabili derivate dal carattere e dalle prestazioni del prodotto pietra, del prodotto derivato dal riciclo delle MPS di lavorazione e del processo di produzione, dalle tecnologie disponibili e dai riferimenti normativi attualmente vigenti.
Il tema del re-design degli scarti litici è introdotto da alcune note sul concetto di riciclo nel processo produttivo, sulla valutazione ambientale dei materiali da costruzione e sul loro grado di riciclabilità, e sulle variabili che condizionano il riciclo dei materiali pre-consumo ponendo attenzione anche ai soggetti attori della tutela dell’ambiente in ambito edilizio tra cui in particolare i produttori e i progettisti.
Applicazioni ricorrenti, prodotti derivati ed esempi d’architettura completano l’esposizione che si conclude evidenziando alcuni limiti ancora vincolanti la sperimentazioni degli scarti lapidei.

Bibliografia di riferimento
AA.VV., Pietre di cava e nuove pietre, numero monografico Materia 39, 2002
A.Acocella, L’architettura di pietra, antichi e nuovi magisteri costruttivi, Lucense Alinnea, Firenze, 2000
E.Antonini, G.Mucelli, N.Sinopoli, Sostenibile come un rifiuto, in Costruire 207, 2001
P.F.Baron Cardin, Riutilizzo, riciclo e recupero di scarti e di rifiuti per la produzione di materiali e componenti per l’edilizia, Tesi di laurea IUAV, 1991-1992
A.Boeri, D.Longo, Sostenibilità del processo: il ciclo dei materiali edili, in M.A.Barucco, D.Trabucco, Architettura_energia, Edicom edizioni, Gorizia, 2007
S.Brandolini, Ripensare i materiali, in Costruire n.225, 2002
G.Bressi, Recupero di risorse dai rifiuti da costruzione e demolizione: problematiche e prerogative, in Atti del convegno “Il recupero di materiali ed energia dai rifiuti“, Gubbio 2002
R.Crespi, Quattro lezioni di tecnologia dell’architettura, Angeli, Milano, 1979
F.Delucchi, Aggregati marcatura CE istruzioni per l’uso, in Le strade n.9, 2005
G.De Tommasi, F.Fatiguso, La pietra artificiale nell’edilizia all’inizio del xx secolo, in G.Mochi (a cura di), Teoria e pratica del costruire: saperi, strumenti, modelli, Moderna, Ravenna, 2005
G.A. Dino, M.Fornaro, L’utilizzo integrale delle risorse lapidee negli aspetti estrattivi, di lavorazione e di recupero ambientale dei siti, in Giornale di geologia applicata 2, 2005
M.Di Sivo, Atlante della pietra, Torino, Utet, 2004
V.Gangemi (a cura di), Ricilare in architettura, Clean, Napoli, 2004
F.Foschia, Natura e artificio dei rivestimenti di facciata in pietra, Tesi di laurea triennale, Università degli Studi di Udine, a.a. 2006/2007
M.Imperadori, Le procedure struttura/rivestimento per l’edilizia sostenibile, Maggioli, Rimini, 1999
R.Liberti, Tecnologie di riciclaggio per uno sviluppo sostenibile, Giannini, Napoli, 2003
I.Oberti, Edificio e sostenibilità, in S.Capolongo, L.Daglio, I.Oberti, Edificio, salute, ambiente, Hoepli, Milano, 2007
M.Masi, Sostenibilità. La bioarchtettura: costruire per la vita, in Ponte n.3, 2004
E.Rigamonti, Il riciclo dei materiali in edilizia, Maggioli, Ravenna, 1996
V.Pavan (a cura di), La natural seducciòn del la piedra, Faenza Industrie Grafiche, Faenza, 2007
N.Sinopoli, V.Tatano (a cura di), Sulle tracce dell’innovazione, F.Angeli, Milano, 2002
S.V.Szokolay, Introduzione alla progettazione sostenibile, Hopeli, Milano, 2006
D.Turrini, I residui di lavorazione dei materiali lapidei, in V.Pavan, Creativi frammenti, Roma, 2007

www.issi.it
www.anpar.org
www.artigiani.it/cdrom_interreg_web/html/introduzione.htm

Christina Conti
Architetto (IUAV 1993), dottore di ricerca. Dal 2005 ricopre il ruolo di ricercatore in Tecnologia dell’Architettura presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Udine dove svolge attività di ricerca e insegnamento nel Corso di Studi in Architettura. Dal 1995 svolge attività di ricerca partecipando a programmi nazionali ed internazionali; si occupa di tematiche inerenti l’innovazione e l’evoluzione delle tecniche e dei materiali per la costruzione del progetto di architettura con riferimento alle variabili di processo e di prodotto. È autore di due volumi, numerosi saggi ed articoli oltre ad aver curato insieme ad Alberto Pratelli una raccolta di scritti che, alle diverse scale del progetto, raccontano il contesto attuale attraverso l’architettura (Parlare con l’architettura, Forum, 2005). Tra le pubblicazioni recenti si ricordano:
Informazione e progetto, Forum, 2007.
L’informazione tecnica per il progetto di architettura, in Dal manuale al web, Officina, 2007.
Rappresentazioni grafiche e disegni di dettaglio fra progetto e produzione edilizia, in Dal manuale al web, Officina, 2007.
Prodotti per costruire, in Studiare con l’architettura, Forum, 2007.
Tecniche attuali per un materiale antico, in ‘Materia‘ 54/2007.
Rappresentare la tecnologia dell’architettura, in Codici del disegno di progetto, Forum, 2006.

Programma del Corso
Lectures
Brand Partners
Atelier di progettazione

In collaborazione con
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