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7 gennaio 2009

News

Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2009
III edizione

Informazioni generali
La Triennale di Milano con la PARC, Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanea, bandisce la terza edizione del Premio “Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana”, evento con cadenza triennale che intende promuovere e riflettere sulle nuove e più interessanti opere costruite nel Paese e sui protagonisti che le hanno rese possibili.
La Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana punta alla promozione pubblica dell’architettura contemporanea come costruttrice di qualità ambientale e civile, e insieme guarda all’architettura come prodotto di un dialogo vitale tra progettista, committenza e impresa.
La Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana si pone come riflessione attiva sul ruolo del progettista e delle sue opere puntando alla diffusione pubblica in Italia ed all’estero di un nuovo patrimonio di costruzioni e idee e insieme verificando periodicamente lo stato della produzione architettonica italiana, gli indirizzi, i problemi e i nuovi attori.

Modalità
Il Premio è così ripartito:

Medaglia d’Oro all’opera per la qualità della progettazione, l’intelligenza ambientale e contestuale, la realizzazione e la capacità d’innovazione tecnologica.

Premio Speciale all’opera prima. Il premio si riferisce a un’opera prima realizzata dal progettista entro il compimento del 40esimo anno d’età e intende porre in forte evidenza la nuova generazione che opera attivamente in Italia e all’estero.

Premio Speciale alla committenza. Il premio intende porre l’attenzione sul ruolo fondamentale che la committenza, sia pubblica che privata, ha nella costruzione di un’opera di architettura e nella definizione di una differente qualità dello spazio fisico e sociale.

Sono, inoltre, previste otto Menzioni d’Onore relative ad altrettante sezioni del costruire nel territorio:
Abitare (residenza, residenze speciali), Educazione (scuola, università, asili, istituti educativi e professionali), Sport (palestre, piscine, impianti sportivi, stadi), Attività produttive e per il pubblico (centri e spazi commerciali, uffici, impianti industriali, laboratori, aziende agricole), Cultura e il tempo libero (musei, spazi espositivi, biblioteche, cinema, teatri, discoteche, strutture per la ristorazione), Salute e benessere (ospedali, istituti speciali, centri di ricerca, cliniche,
impianti termali), Spazi ed infrastrutture pubbliche (piazze, parchi, ponti, viadotti, linee metropolitane, edifici pubblici e religiosi), Restauro del moderno.

I tre Premi verranno assegnati ad architetture progettate da professionisti italiani (architetti e ingegneri) e realizzate in Italia o all’estero nel periodo 2006 – 2008.
Sia la Medaglia d’Oro, che i Premi Speciali, che le Menzioni d’Onore verranno attribuiti da una giuria internazionale composta da cinque membri. La Giuria stabilirà la lista dei progetti finalisti, fra i quali voterà a maggioranza i vincitori della Medaglia, dei singoli Premi Speciali e delle Menzioni d’Onore. La decisione della Giuria verrà resa pubblica tramite una conferenza stampa e una cerimonia ufficiale di proclamazione, cui seguirà l’esposizione e la pubblicazione dei progetti finalisti.
Il consulente scientifico per il settore Architettura e Territorio della Triennale di Milano, prof. Fulvio Irace, svolgerà, all’interno della Giuria stessa di cui è membro, il ruolo di coordinatore.

Criteri di selezione
Sono previsti due criteri di raccolta delle candidature, i cui risultati confluiranno, senza alcuna selezione preventiva, in un unico contenitore che verrà sottoposto alla giuria.
Un gruppo di advicers (architetti, direttori di riviste e Centri per l’architettura, critici) è stato invitato dalla Triennale di Milano a segnalare le opere relative alle categorie indicate.
Contemporaneamente qualsiasi progettista (architetto e ingegnere) potrà autocandidare un proprio lavoro seguendo le indicazioni consultabili all’interno del sito web della Triennale di Milano.
La Medaglia d’Oro, i Premi Speciali e le Menzioni d’Onore verranno assegnati dalla Giuria, il cui giudizio è da considerarsi inappellabile. Non sono previsti premi ex-equo.
I progettisti selezionati per la fase finale (i finalisti) sono tenuti a fornire alla Triennale di Milano materiali grafici e illustrativi aggiuntivi, liberi da diritti d’autore.

Calendario
12 gennaio 2009
Inizio raccolta delle segnalazioni di opere architettoniche da parte degli esperti e delle autocandidature da parte di singoli architetti/ingegneri o di gruppi di progettisti.

1 marzo 2009
Termine ultimo di presentazione del materiale per la partecipazione al Premio.

marzo 2009
Riunione della Giuria.

maggio 2009
Dichiarazione pubblica dei vincitori tramite conferenza stampa e apertura della mostra dedicata ai progetti finalisti e vincitori.

Per informazioni contattare la Segreteria Organizzativa del Premio:
tel 02 72434210/238
fax 02 72434248
www.triennale.it
medaglia.architettura@triennale.it

Autocandidature
Gli architetti, gli ingegneri, le committenze pubbliche e private possono partecipare al Premio Medaglia d’Oro per l’Architettura Italiana inviando alla Triennale di Milano la documentazione formato Power Point (redatta secondo le specifiche indicate) dei lavori realizzati in Italia tra il 2006 e il 2008, e relativi alle sezioni sopra indicate. Per procedere alla registrazione e al successivo caricamento dei materiali, dal 12 gennaio al 1 marzo 2009 si potrà utilizzare l’apposito form sul sito
www.triennale.it.

Il documento in Power Point richiederà:
1. dati generali dell’opera e dei progettisti;
2. elaborati grafici del progetto in formato JPG (piante, sezioni e prospetti);
3. immagini in formato JPG risoluzione 72 dpi (max 10), in bianco e nero o a colori, dell’intero progetto, che includa interni, esterni, dettagli ed eventuali immagini di plastici di studio dell’opera in concorso. Tutte le immagini fornite dovranno essere libere da diritti d’autore;
4. testo descrittivo in cui vengano spiegate le motivazioni, le scelte tecniche ed estetiche relative all’opera in concorso (max 2 cartelle);
5. curriculum vitae degli autori dell’opera in concorso (max 2 cartelle).

Non verranno ammessi al Premio elaborati trasmessi in altra forma.
La documentazione suddetta dovrà essere caricata sul sito della Triennale di Milano entro e non oltre il 1 marzo 2009 ed entrerà a fare parte di un archivio permanente.
La documentazione relativa ai progetti finalisti e a quelli premiati sarà inclusa in un’apposita pubblicazione.
Ai sensi del Testo Unico sulla Privacy D.lgs n 196/2003, in ordine al procedimento instaurato da questo avviso si informa che la Triennale di Milano è soggetto attivo nella raccolta dei dati. I dati richiesti sono raccolti per le finalità del Premio. Le modalità del trattamento sono relative alle attestazioni indicate e ai requisiti stabiliti dalla legge necessari per la partecipazione al Premio da parte dei soggetti aventi titolo.

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2 gennaio 2009

Design litico

Progettare la materia / disegnare in superficie

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Sistema parete in elementi litici modulari di Lithos Design. Foto Davide Turrini

I materiali da costruzione si arricchiscono nella contemporaneità di caratteri situati spesso ai margini, se non addirittura all’esterno, del mondo dell’architettura: arti figurative, grafica e fotografia, moda, cinema e televisione, proiettano sulla materia i loro linguaggi, trattando spesso come vere e proprie installazioni narrative le superfici degli edifici e reinterpretando sia i materiali più innovativi come il vetro, la plastica e i metalli, sia che quelli tradizionali come la pietra.
Così anche la materia lapidea, sempre più assottigliata e alleggerita, non rinuncia a dar vita a pelli comunicative in continua trasformazione e se le textures litiche hanno storicamente rappresentato idee e valori interni all’architettura e sedimentati nella storia dell’uomo – si pensi ad esempio al significato costruttivo e culturale legato alla tradizione delle superfici a bugnato – oggi possono trasferire nuove immagini e nuovi concetti, meno mediati e più diretti, spesso captati e riverberati dall’esterno, in una semantica visiva fatta di grane materiche, stilizzazioni, impronte, graffiti, simboli, stringhe o intere pagine testuali da leggere come manifesti pietrificati.

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Superfici in pietra naturale di Lithos Design. Foto Davide Turrini

Il volto delle superfici di pietra è sempre più affascinante e variegato e con le sue molteplici tessiture cromatiche e geometriche affiora e prolifera nei fertili territori dell’interior design per dar vita a rivestimenti, pavimentazioni e arredi caratterizzati da innumerevoli identità e segnati da incisioni, stampe e intarsi. Inedite e sempre più diffuse sperimentazioni dimostrano come la pietra, grazie alle tecnologie di lavorazione più aggiornate, entri a pieno titolo tra i materiali della contemporaneità, e come appaia versatile e già proiettata nel futuro verso nuovi connubi tra valori iconografici della memoria storica, tendenze estetiche di mercato in continuo aggiornamento e ritorno etico alle immagini del mondo naturale.
Oggi più che mai, il progetto delle superfici architettoniche può sfruttare la generosità del policromatico universo litologico, e soprattutto di inedite pietre esotiche ricercate per suscitare un continuo “effetto novità”, potendosi limitare ad un semplice lavoro di ricomposizione e variazione del pattern tessiturale dettato dalla struttura cristallina delle rocce, con sicuri risultati di sgargiante e fotogenica eccentricità.

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Rivestimenti litici di MGM Furnari. Foto Davide Turrini

Maggiore è invece l’intervento creativo dell’uomo nel manipolare la filigrana materica della pietra pervenendo, tramite diversi tipi di azione percussiva e abrasiva, a facies a spacco di cava, a piano sega, a sbozzature grossolane o zigrinature, o ancora a morbide e opache satinature, o infine ad aspetti lisci e lucenti. Se le lavorazioni levigate e speculari, accanto a quelle scabre e ruvide, sono impiegate ancora oggi per interpretare costruttivamente, secondo una tradizione consolidata, i caratteri naturali della pietra, numerosi sono i procedimenti che attraverso applicazioni meccaniche, termiche e chimiche possono attualmente reinventare il volto della materia litica. Tale inedito approccio mette in disponibilità un numero elevatissimo di soluzioni: grazie all’azione di fiamme o spazzole di varia natura le superfici lapidee possono presentarsi con finiture lappate e morbide, tese ad ottenere gli effetti lisci o stampati tipici della nappa o del cuoio, o ancora di stoffe vellutate, felpate, goffrate o broccate, in un prolungarsi della metafora che associa la texture di futuro ricoprimento dell’architettura ad un capo di abbigliamento da indossare; metodi biomimetici ed ecomimetici, possono trarre ispirazione dalle strutture biologiche del mondo animale e vegetale per riprodurre sulla pietra elementi fitomorfi di fogliami o infiorescenze, oppure pelli di rettili e anfibi squamose e dotate di placche ossee; particolari procedimenti di rasatura possono scorticare parzialmente la pietra portandone in evidenza la struttura minerale per esaltare l’effetto glitter di inclusioni cristalline scintillanti e riflettenti più o meno diffuse.

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Disegni wall paper e motivi floreali stilizzati in rivestimenti lapidei di Cava Romana (in alto) e di Decormarmi (in basso). Foto Davide Turrini

Inoltre, altre incisioni o studiati dispositivi aggregativi di macromosaici, possono restituire l’effetto wall paper iterativo di pattern figurati, optical, animalier, facendo sì che l’informazione architettonica nella sua complessità sia sostituita dal prevalere del grado di lettura geometrico e cromatico bidimensionale, in un processo certo semplificativo ma di potente fascinazione figurale.

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Schermo litico traforato di Santa Margherita. Foto Davide Turrini

Un’ultima accezione tutta contemporanea del progetto delle superfici litiche porta alla realizzazione di schermi discontinui, funzionali ed estetici, in cui la corposità e la solida pienezza della materia si incontrano con l’immaterialità e la leggerezza del vuoto; si tratta di trame litiche incise e traforate, a volte fitte e profonde, altre volte rade e sottili, di sistemi di chiusura o partizioni che mostrano diverse tipologie di texturizzazione della luce e che fanno coesistere l’opacità del muro e la trasparenza, consentendo alla vista imprevedibili scarti inscritti in una originale logica on-off.
Anche in questo caso le suggestioni consegnate dal design del materiale al progetto contemporaneo d’architettura sono molteplici e cariche di potenzialità espressive che, nel caso specifico, ineriscono il mondo dei diagrammi puramente ornamentali fatti di motivi regolari o di ancor più inusuali disegni informali, astratti e per nulla soggetti alle leggi di una scansione geometrica, o di un universo figurativo e simbolico.

di Davide Turrini

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29 dicembre 2008

Opere di Architettura

Monastero a Quart (1984-1989)
di Gabetti e Isola con Guido Drocco*

English version

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Il monastero nel contesto paesaggistico

La risposta di Gabetti e Isola alle esigenze della regola claustrale è racchiusa entro un volume architettonico compatto, radicato alle pendici montane sovrastanti Quart, coperto da un generoso tetto aguzzo in pietra a spacco.
Organizzata attorno ad un chiostro centrale, la planimetria di quest’opera litica ricalca la morfologia tradizionale dei monasteri carmelitani. La chiesa e gli altri spazi celebrativi del convento giacciono su di un asse ruotato di 45° rispetto all’orientamento nord-sud del chiostro, elevandosi verso il cielo in un doppio volume, fino alla sommità del complesso segnata da un campanile a vela. Il resto della fabbrica è ad un solo piano, ad eccezione di una parte del braccio verso valle dove l’andamento del declivio permette di ricavare un piano inferiore.
Lo sfalsamento della distribuzione su due livelli è l’occasione per dar vita ad altrettante sequenze di teorie di aperture, dalle forme variate, che scandiscono le figure murarie in pietra rustica dei prospetti. Il rincorrersi, a volte “imperfetto”, delle bucature sottolineate da cornici ad intonaco evoca merlature, o archi di contraffortamento, o feritoie, di improvvisati baluardi; caratteri di una vocazione difensiva che storicamente appartiene ai monasteri alpini, trasformati in rifugi, accampamenti, fortezze a seconda delle necessità.

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Disegno di prospetto e planimetria del convento

La ripresa aggiornata delle tradizioni edilizie della valle e il riverbero dei caratteri ambientali nell’architettura sono evidenti. Il materiale litico lasciato a vista nei bassi muri perimetrali, è uno gneiss locale bruno rossiccio, cavato a pochi metri dal monastero e appena sbozzato. La pietra di Luserna, gneiss lamellare estratto a Bagnolo Piemonte, caratterizza invece il preponderante segno architettonico del tetto, dove lastre lapidee spesse e irregolari dal colore grigio bluastro formano il manto di tenuta all’acqua fissato, con ganci metallici e strato isolante interposto, a solai in laterocemento. L’intonaco attorno alle porte e alle finestre è, al contempo, strumento di rettifica degli spigoli (per la realizzazione di vuoti nella compagine muraria fatta di bozze irregolari) e potente segno espressivo.

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Veduta parziale del monastero

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Le aperture, riquadrate dall’intonaco liscio e bianco, esaltano per contrasto la scabrosità delle murature ordite con massi che scaturiscono direttamente dalla roccia e si fanno architettura per stagliarsi contro il cielo, in un gioco dinamico di falde “smisurate” ricoperte da scaglie di pietra. Manufatto naturalistico isolato in alta montagna, “cima” tra le cime, il monastero di Quart raccorda il suo profilo alle vette del paesaggio alpino circostante.

di Alfonso Acocella

Note
*Il saggio è tratto dal volume di Alfonso Acocella, L’architettura di pietra, Firenze, Lucense-Alinea, 2004, pp. 624.

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23 dicembre 2008

Letture

LE MURATURE ARCHEOLOGICHE.
Conoscenza storica, tecnologica e materica.

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Titolo: Le murature archeologiche. Conoscenza storica, tecnologica e materica.
Autore: FEDERICA FERNANDEZ
Collana: Esempi di Architettura diretta da Olimpia Niglio
Casa editrice: Il prato (Padova)
Pagine: 160
ISBN 88-89566-40-X

Se è vero, come crediamo, che l’architettura, sola tra le arti, non ha più futuro, impiegate i vostri milioni a conservare, a mantenere, a eternare i monumenti nazionali e storici che appartengono allo Stato, e a riacquistare quelli che sono dei privati. [...] Fate riparare quegli edifici belli e gravi. Fateli riparare con cura, con intelligenza, con sobrietà. Avete attorno a voi degli uomini di scienza e di gusto che vi illumineranno in questo lavoro. Soprattutto, che l’architetto-restauratore sia frugale di immaginazione propria; che studi con attenzione il carattere di ciascun edificio, secondo ogni secolo e ogni clima. Che si penetri nella linea generale e nella linea particolare del monumento che gli si mette tra le mani, e che sappia abilmente saldare al proprio genio quello dell’architetto antico [...].

Così scriveva Victor Hugo nel 1832 in Guerra ai demolitori, invitando gli uomini di cultura a conservare i monumenti e le loro pietre da cui era possibile leggere la storia passata. Ricollegandoci a questi principi il lavoro svolto da Federica Fernandez in questo volume non fa che ribadire il concetto introdotto da Victor Hugo di monumento quale “documento di pietra” e quindi disponibile alla lettura finalizzata ad analizzare e conoscere dati rilevanti di una storia che il tempo ha scolpito lasciando ancora intatte tracce molto importanti.
Il libro affronta in modo molto sistematico l’analisi delle differenti tipologie murarie e dei materiali che le costituiscono a cui segue un’attenta disamina sugli strumenti e metodi di conoscenza: dalla fotografia, al rilievo diretto, alla schedatura. Per queste specificità il libro propone un approccio interdisciplinare per la strutturazione del progetto di conoscenza che è alla base di un buon intervento progettuale finalizzato alla conservazione. Lo studio delle pietre antiche non si differenzia, per metodo, da quelle a noi più contemporanee e per questo motivo il libro costituisce anche un valido punto di riferimento scientifico ed operativo per sviluppi nel settore del restauro del contemporaneo. Il libro presenta infine alcuni “esempi” esplicativi che si riferiscono al caso dei siti archeologici di Solunto e Morgantina proponendo una lettura critica del manufatto di studio, in linea con i principi metodologici ed analitici descritti nell’opera.

Olimpia Niglio

(Vai a EsempiDiArchitettura)

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22 dicembre 2008

News

Appelli per l’architettura moderna

Raccogliamo e appoggiamo l’invito dell’Architetto Daniele Vincenzi che segnala due campagne di raccolta firme per la tutela di importanti opere di architettura moderna.

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La prima è promossa da Italia Nostra, ed è rivolta alla Colonia Marina di Giancarlo De Carlo a Riccione, di cui è prevista l’imminente demolizione
per firmare collegati: Italia Nostra

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La seconda è lanciata da Docomomo Italia e intende richiamare l’attenzione sulla condizione di degrado ambientale e fisico in cui versa il complesso monumentale del Foro Italico a Roma
per firmare collegati Docomomo Italia

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