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25 maggio 2009

Design litico

Monocromo

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Il padiglione Monocromo progettato da VISTO Architectural Workshop.

L’impegno sinergico di un gruppo di aziende in un progetto comune di exhibit design ha creato Monocromo, uno spazio per le mostre culturali delle prossime edizioni veronesi di Abitare il Tempo e Marmomacc; nell’allestimento la Pietra Serena di Firenzuola darà vita ad un involucro rustico pensato per racchiudere una collezione di elementi lapidei per l’ambiente bagno. Scorze dell’arenaria toscana, scelte nel piazzale di cava e messe in opera senza ulteriori lavorazioni, conferiranno alla microarchitettura l’aspetto di uno scrigno roccioso teso a restituire la facies primigenia della materia litica; i pezzi di design, anch’essi interamente realizzati in Pietra Serena, interpreteranno il litotipo in modo raffinato e fortemente concettuale.
Monocromo è ideato da VISTO Architectural Workshop e ospiterà la collezione Saturnia firmata da Philippe Nigro per PIBA Marmi. La realizzazione dello spazio sarà possibile grazie alla collaborazione strategica delle realtà produttive che hanno voluto il progetto e che sono tra loro complementari: Il Casone fornirà e lavorerà la pietra serena estratta e selezionata in cave di sua proprietà; PIBA Marmi sarà impegnata nella declinazione monomaterica della collezione di elementi per il bagno esposta all’interno; Fischer e Fila interverranno nelle fasi di ingegnerizzazione ed esecuzione dei sistemi di fissaggio delle scorze e di finitura superficiale della pietra; Viabizzuno, infine, firmerà il progetto illuminotecnico del padiglione.

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Blocchi di pietra serena in un piazzale di cava a Firenzuola.

L’involucro di Monocromo sarà sostenuto da un’intelaiatura metallica leggera su cui verrà fissato un rivestimento costituito da moduli di pietra del formato omogeneo di 100×70 cm, e di spessore variabile dai 6 agli 8 cm. Le lastre saranno ricavate dalle scorze dei blocchi di Pietra Serena, cioè dalle facce esterne degli elementi tridimensionali che in genere vengono scartate all’avvio della filiera di normale trasformazione dell’arenaria toscana. Le scorze recano i segni delle perforazioni ripetute e delle lavorazioni a spacco necessarie per la separazione del materiale litico dal fronte di cava e praticate per ottenere la prima riquadratura dei blocchi; esse daranno vita ad una superficie di rivestimento ruvida e vibrante, sì monocromatica ma ricca di sfumature e di effetti chiaroscurali attivati dalla luce radente.
Il rivestimento litico fodererà anche l’interno dello spazio espositivo, sul pavimento e sulle pareti dove la pietra mostrerà all’osservatore lo stesso volto rugoso e naturalistico dell’esterno o un aspetto maggiormente formalizzato: in alcuni settori dei setti di chiusura, infatti, l’involucro sarà visibile attraverso l’esile struttura metallica di sostegno in forma di superficie complanare e levigata, poiché le facce interne delle lastre saranno rettificate da un semplice finitura a piano sega.

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Le superfici rustiche di alcune scorze di pietra serena.

In questa scena fissa, contrassegnata dal total design in Pietra Serena, sarà collocata, infine, la nuova collezione Saturnia di Philippe Nigro, dove il designer esplora variazioni di geometrie compenetrate, interpretabili come insolite metafore del bisogno attuale di integrazione tra genti e culture e tradotte in una singolare trasfigurazione della teoria diagrammatica degli insiemi matematici, fatta di figure litiche nitide e compatte.
Nell’involucro rustico del rivestimento, come anche nel raffinato cuore di design dell’interno, la netta dominante cromatica plumbea del padiglione, si frazionerà di fatto nelle innumerevoli sfumature di grigi freddi e caldi della struttura minerale naturale della Pietra Serena, si arricchirà di varianti livide, argentee, azzurrate e cinerine, di venature gialle e velature brune, di micalizzazioni rilucenti e sottili inclusioni di calcite bianca; queste ultime, a loro volta, giocheranno con le tessiture superficiali sempre variate delle scorze, segnate da solchi, grane più o meno scabre, dorsali più o meno pronunciate.

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Vista interna del padiglione Monocromo.

Monocromo confermerà così la vera natura del grigio, tinta nient’affatto neutra e priva di carattere, ma ricca di qualità relazionali empatiche rispetto alla luce e agli altri colori e, soprattutto, carica di significati simbolici affascinanti; come ricorda ad esempio Michel Pastoureau, nelle sue osservazioni sulla storia culturale e antropologica dell’universo policromatico, il grigio ha tutti i caratteri di un vero colore e possiede un duplice simbolismo: «per noi, spesso, può evocare la tristezza e la vecchiaia; ma, in un’epoca in cui la vecchiaia non era deprezzata, rimandava al contrario alla saggezza, alla pienezza, alla conoscenza. Ne ha serbato l’idea d’intelligenza (la materia grigia). Alla fine del Medioevo, lo si vedeva come l’opposto del nero, dunque simbolo della speranza e della felicità. Charles d’Orleans ha scritto perfino una poesia intitolata “Il grigio della speranza”.
(…) Il grigio ha uno status a parte. Goethe, d’altronde, aveva intuito questa singolarità. Per lui, il colore che riuniva tutti gli altri non era il bianco, tinta debole che a suo avviso conteneva poche materie colorate, ma proprio il grigio che lui definiva colore “medio”. Cosa che, da un punto di vista chimico, non è affatto stupida. Per giunta (…) il grigio è il colore più ricco da lavorare: possiede un gran numero di sfumature, autorizza le monocromie più delicate, esalta gli altri colori».1

di Davide Turrini

Vai a:
Philippe Nigro
Casone
Fila
Fischer
Piba Marmi
Viabizzuno

Note
1 Michel Pastoreau, Dominique Simonnet, Il piccolo libro dei colori, Firenze, Ponte alle Grazie, 2006, p. 100, (I ed. francese, 2005)

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23 maggio 2009

News

CONFERENZA STAMPA 44a MARMOMACC
LA TRIENNALE, SALETTA LAB

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INAUGURAZIONE MOSTRA
“PELLE, SKIN, TEXTURE” -
LA TRIENNALE, SPAZIO MATERIAL CONNEXION

Martedì 26 maggio, in concomitanza dell’annuale conferenza stampa di presentazione della 44a edizione di Marmomacc alla Triennale di Milano, si inaugura la mostra “Pelle, Skin, Texture” dove si espongono gli esiti della edizione precedente (2008), l’indagine sul tema della pelle è qui rappresentato dalle ideazioni di progettisti noti a livello internazionale ed aziende che hanno enfattizzato le attitudini del marmo in applicazioni a carattere sperimentale.

Espongono
Mario Bellini per Minera Norway,
Riccardo Blumer per Scalvini Marmi,
Roberto Canovaro per Marmo Arredo,
Aldo Cibic per Quarella,
Michele De Lucchi con Philippe Nigro per Pibamarmi,
Stefano Giovannoni per Grassi Pietre,
Massimo Iosa Ghini per Budri,
James Irvine per Marsotto,
Simone Micheli per Odorizzi Porfidi,
Paola Navone per Citco,
Perbellini-Pongratz per Testigroup,
Marco Piva per Lasa Marmo,
Luca Scacchetti per Santa Margherita,
Claudio Silvestrin per Il Casone

Allestimento di Cibic Workshop
presso lo Spazio Material ConneXion dal 26 maggio al 26 giugno 2009

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21 maggio 2009

Design litico

I Marmi del Doge. Design e ospitalità

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I fasti e lo splendore della Serenissima faranno da sfondo alla mostra-evento I Marmi del Doge che sarà proposta in anteprima a Verona all’interno di Abitare il Tempo e Marmomacc. La mostra, promossa dal Consorzio Marmisti Chiampo, coinvolgerà autorevoli studiosi nel campo storico, scultoreo-architettonico e dei materiali lapidei antichi, e, sulla base di un’attenta ricerca sull’impiego del materiale “marmo” da parte della Serenissima Repubblica, proporrà nuovi spunti di design dedicati all’ospitalità contemporanea.
Palazzo Ducale che si specchia sulle acque della laguna veneziana, Palazzo Ducale e i giochi di luce che filtrano attraverso le traforature della facciata … la duttilità dell’elemento naturale marmo, tornato prepotentemente alla ribalta del design internazionale, si cimenta e confronta con la storia e la sua traduzione in chiave attuale. Forme sapientemente modellate dall’abilità di alcune aziende del Consorzio Marmisti Chiampo nella lavorazione dei lapidei che esprimono le enormi (e spesso sconosciute) potenzialità del design litico e il grado di sofisticata tecnologia raggiunta dalle imprese.
Interpretazioni inedite e sviluppi tridimensionali di forme tradotte dagli antichi palazzi della Venezia del trecento si susseguiranno in uno spazio di 250 mq articolato in quattro ambienti dedicati all’hotellerie (contract): reception, lounge, camere e SPA. I Marmi del Doge è una mostra-evento che accoglie il meglio del panorama del mercato del design litico, uno stimolo creativo e un momento di confronto professionale per gestori d’hotel, consulenti e progettisti, imprenditori, professionisti e addetti ai lavori ma anche un importante appuntamento culturale per chi vuole approfondire affascinanti lati sconosciuti di una delle pietre miliari del patrimonio storico-culturale italiano. Il percorso e il fil rouge della mostra sarà testimoniato da un catalogo comprendente i saggi di ricerca, i progetti e le immagini delle realizzazioni lapidee.

Credits
Cura e design: Raffaello Galiotto
Realizzazione: Athena, Decormarmi, Ferrari Marmi e Graniti, F.lli Adami, Italmarmi Group, La Perla, Lithos Design, Marmi e Graniti Farinon, Marmi Serafini, Pibamarmi, Sicc, Vicentina Marmi
Progetto dell’allestimento: VISTO Architectural Workshop
Coordinamento generale: Consorzio Marmisti Chiampo

Vai a:
Consorzio Marmisti Chiampo
Raffaello Galiotto Design

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20 maggio 2009

Eventi

“PREMIO INTERNAZIONALE ARCHITETTURA SOSTENIBILE” FASSA BORTOLO
VI edizione 2009

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Giuria del Premio
Jury of the Prize

Thomas Herzog
Presidente / Chairperson
Françoise Hélène Jourda
Michael Hopkins
Nicola Marzot
Gianluca Minguzzi
Segretario / Secretary

Si svolgerà a Ferrara il 27 Maggio p.v. la Cerimonia di Premiazione della sesta edizione del “Premio Internazionale Architettura Sostenibile”, concorso nato nell’ambito dell’importante manifestazione internazionale del decennale di fondazione della Facoltà di Architettura di Ferrara, svoltasi nel 2003.
Ideato e promosso dalla Facoltà stessa con il sostegno economico dell’azienda Fassa Bortolo, il Premio intende promuovere architetture che sappiano rapportarsi in maniera equilibrata con l’ambiente, che siano pensate per le necessità dell’uomo e che siano capaci di soddisfare i bisogni delle nostre generazioni senza limitare, con il consumo indiscriminato di risorse e l’inquinamento prodotto, quello delle generazioni future.
La Cerimonia si svolgerà presso Palazzo Tassoni, antico prestigioso edificio appena restaurato, che costituisce l’ultimo ampliamento del complesso architettonico che ospita la Facoltà di Architettura di Ferrara.

PROGRAMMA DELLA CERIMONIA DI PREMIAZIONE
Palazzo Tassoni,
via della Ghiara 36,
Ferrara

ore 15.00 SALUTO DI BENVENUTO
Graziano Trippa, Preside della Facoltà di Architettura di Ferrara
Paolo Fassa, Presidente Fassa Bortolo
Riccardo Orlandi, Presidente Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Ferrara
Alessandro Marata, Presidente Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bologna

ore 15.30 PREMIAZIONE E PRESENTAZIONE DELLA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO
Marcello Balzani, Direttore del DIAPReM, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara

ore 16.00 PRESENTAZIONE PROGETTI VINCITORI E PROGETTI MENZIONATI
Thomas Herzog, Presidente Giuria Premio Internazionale Architettura Sostenibile
Motivazioni delle scelte di giuria e conferimento dei premi

OPERE REALIZZATE
Vincitore:
26 VPO, residenze sociali ad Umbrete - Progetto Solinas-Verd Arquitectos – Siviglia (Spagna)

Menzioni speciali:
Elm Park Mixed-Use Development - Progetto Bucholz McEvoy Architects – Dublino (Irlanda)
Città dell’altra economia all’ex mattatoio di Testaccio – Progetto Luciano Cupelloni Architettura – Roma (Italia)
Elemental Iquique, Expanded House - Progetto Elemental – Santiago (Cile)
High school building in Dano, Burkina Faso – Progetto Kere Architecture – Berlino (Germania)
Padiglione Spagnolo all’Expo di Saragozza – Progetto Mangado & Asociados – Pamplona (Spagna)

TESI DI LAUREA
Menzioni speciali:
S_M_L Edificio residenziale in Malaysia – Progetto Andrea Brivio, Davide Conti, Fabio Galli
Politecnico di Milano Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura, Polo Regionale di Lecco
Relatore Ettore Zambelli – Correlatore Filippo Pagliani

Live in Paris: progetto di edificio residenziale ad alta densità – Progetto Valentino Lucchini, Thomas Lepore, Nicola Losi
Politecnico di Milano Facoltà di Architettura Milano Leonardo, Sede di Mantova
Relatore Vittorio Longheu

Innovazione ambientale degli spazi per la cultura: nuovi requisiti prestazionali di ecosostenibilità per biblioteche
Progetto Letizia Martinelli – Università La Sapienza di Roma, Facoltà di Architettura
Relatore Salvatore Dierna – Correlatore Alessandra Battisti

Complesso scolastico nel villaggio di May-Habar, Eritrea – Progetto Roberto Pennacchio
Università degli Studi di Napoli Federico II, Facoltà di Architettura
Relatore Donatella Mazzoleni – Correlatore Mario Losasso

ore 18.45 CONCLUSIONI. Seguirà rinfresco a buffet

La cerimonia di Premiazione sarà preceduta in mattinata, alle ore 10:30, da una conferenza di Sir Michael Hopkins, sempre presso palazzo Tassoni.

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Scarica l’invito alla Cerimonia
Scarica l’invito al Convegno
Scarica la cedola di adesione al Convegno

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18 maggio 2009

Opere di Architettura

Jürg Conzett, Pùnt da Saransuns,
Viamala, Cantone dei Grigioni, Svizzera (1997-1999)

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Saransuns (Foto: Stefano Zerbi)

«Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
- Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco».1

Il percorrere le “vie della pietra” mi ha portato al Pùnt da Saransuns nella Viamala. L’esperienza, unica, dell’attraversarlo e del fermarsi a studiarlo è stata lo spunto per approfondire la conoscenza tecnica di quest’opera di ingegneria quasi invisibile a chi no decida di scendere nelle scoscese gole del Hinterrhein.
Questa è inoltre l’occasione di proseguire una riflessione sulle soluzioni adottate per la realizzazione di strutture orizzontali in pietra naturale iniziata con gli elementi precompressi sviluppati dalla ditta Ongaro di Cresciano nel Canton Ticino (http://www.architetturadipietra.it/wp/?p=1694). Soluzioni costruttive semplici e sviluppate nel rispetto delle caratteristiche del materiale lapideo.

Via Spluga-Viamala-Via Traversina
La Via Spluga è un percorso escursionistico di 65 km che collega la città di Chiavenna, in provincia di Sondrio, a Thusis, nel Cantone dei Grigioni. Quest’itinerario ripercorre l’antica strada del passo dello Spluga, importante asse di collegamento tra la Pianura Padana e i Grigioni sin dall’Antichità e che in epoca romana collegava Milano a Coira, capitale della Rezia. Risale probabilmente a quest’epoca il toponimo “Via Mala” che identifica una parte del percorso tra St. Albin e Zillis caratterizzato dalle profonde e scoscese gole del Hinterrhein (Reno posteriore). In effetti esso costituiva la parte di più difficile attraversamento dell’intero percorso e fu aperta alla soma solo nel XV secolo. Oggi la “Via Traversina”, un percorso pedestre di 11.5 km, rinnova quest’esperienza unica di scoperta delle gole della Viamala e dell’attraversamento del fiume Reno grazie a due passerelle, entrambe realizzate dallo studio di ingegneria Conzett, Bronzini, Gartmann di Coira.
La prima passarella, la Veia Traversina, fu realizzata nel 1996 e distrutta da una frana nel 1999. Essa è stata sostituita da una seconda passarella sospesa in legno, costruita a monte della precedente, nel 2005.
Il secondo attraversamento, dopo le gole della Viamala in direzione di Zillis, è frutto di un concorso di idee indetto dall’Associazione Kulturraum Viamala nell’autunno del 1997.

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La passerella permette l’attraversamento delle strette gole della Viamala (Foto: Stefano Zerbi)

Pùnt da Saransuns
L’ubicazione scelta per il ponte, all’interno del perimetro di concorso, ne facilita l’accesso da entrambi i versanti della gola, ciò coincide però con una distanza d’attraversamento di 40 m. Inoltre le due spalle hanno una differenza d’altezza di 4 m. Questi i dati geometrici che hanno determinato la scelta di una passerella a nastro tesa fra due punti, il tipo di struttura più adatto a questa situazione particolare. La seconda idea di progetto, dettata invece da un’analisi territoriale, è stata quella di realizzare un ponte in pietra in sintonia con i manufatti circostanti e in contrasto con la struttura lignea della Veia Traversina. L’ingegnere Jürg Conzett, responsabile del progetto, identificata due tradizioni costruttive attraverso l’utilizzo dei materiali: a nord, la Veia Traversina, in legno, e a sud, il Pùnt da Saransuns, in pietra.
L’apparente contraddizione tra un ponte a nastro sospeso e la sua realizzazione in pietra naturale è smentita da Jürg Conzett attraverso argomenti oggettivi, ovvero l’analisi strutturale e il riferimento storico.
In effetti una struttura tesa fra due punti, idealmente assimilabile ad un cavo, assume naturalmente un profilo parabolico rovesciato. Essa è stabile fin tanto che delle forze esterne non agiscano su di essa: nel caso di una passerella pedonale, le vibrazioni prodotte dall’attraversamento e il vento. Per stabilizzare la struttura tesa è dunque necessario ricorrere ad un appesantimento; ecco quindi farsi strada l’idea di utilizzare un materiale locale pesante come il gneiss. La struttura tesa formata dai nastri d’acciaio e dagli elementi litici si comporta, nell’insieme, come un cavo teso fra due punti e, in ogni suo punto, come una trave capace di stabilizzarsi. Lo studio di un precedente storico, come affermato dallo stesso Jürg Conzett, è al servizio del progetto poiché esso permette di «aumentare il numero delle soluzioni possibili»2. In questo caso esso è un progetto non realizzato, risalente al 1954, dell’ingegnere Heinz Hossdorf per un nuovo Ponte del Diavolo nelle gole della Schöllenen nel versante nord del massiccio del San Gottardo. La proposta di Hossdorf, scartata dalla giuria di concorso, consisteva nel realizzare un ponte in granito precompresso lungo 73,5 metri. Per difendere la sua proposta egli scrisse: «… un ponte in granito precompresso. Ad un primo sguardo il solo pensiero può apparire mostruoso … ma forse ciò non fu mai proposto solo a causa della sua onestà… Sì, che cos’è un arco secondo la sua ragione statica se non una trave precompressa dal suo peso?»3 Hossdorf fornisce anche delle spiegazioni tecniche circa i vantaggi di una struttura precompressa in pietra naturale: «In aggiunta, la struttura portante in granito apparecchiato precompresso ha ancora alcune qualità in più rispetto al calcestruzzo precompresso. I fattori di calcolo incerti dei sistemi precompressi in calcestruzzo, cioè il ritiro e lo scivolamento, sono, in pratica, completamente soppressi».4 Ecco dunque delinearsi la soluzione definitiva: una passerella sospesa, formata da nastri d’acciaio e lastre in gneiss, precompressa per garantirne un’elevata stabilità.

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Dettagli (foto: Stefano Zerbi)

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Lo sviluppo esecutivo del progetto avviene con chiarezza e nel rispetto dell’idea strutturale. Ogni elemento è ridotto all’essenziale, ciò al fine di limitare la quantità di materiale da trasportare nella forra e evitare una messa in opera complicata. La forma rende intelligibile la funzione di ogni parte rispetto all’insieme e alle sequenze costruttive. Il montaggio degli elementi è stato eseguito a secco.
Fondazioni e spalle sono risolte con un solo elemento in calcestruzzo armato gettato in opera e ancorato alle pareti rocciose. Gli ancoraggi hanno dimensioni tali da permettere la successiva post tensione dell’intera passerella. Due lame in acciaio inossidabile di 20×250x700 mm, fra le quali saranno fissati i nastri, sono introdotte nel getto cementizio. Due piastre, sempre in acciaio, sulle quali saranno fissati i martinetti idraulici, sono incorporate nella spalla più bassa.
Due nastri, formati ciascuno da due piattine in acciaio inossidabile di 15×60 mm saldate alle estremità, sono trasportati tramite elicottero e messi così in opera tra le lame in acciaio delle spalle. All’estremità inferiore dei nastri sono saldati due occhielli che permetteranno la trazione dei martinetti. Verso le spalle i nastri strutturali, che si trovano a contatto con le lastre di pietra, sono stati rinforzati tramite l’aggiunta di quattro altri nastri in acciaio. La forma che ne risulta ricorda i vecchi ammortizzatori a balestre e in effetti la funzione è quella di riprendere gli sforzi di flessione della struttura.
Per le lastre che formeranno l’impalcato del ponte è scelto il locale gneiss di Andeer. Un ortogneiss a due miche, ricco in Phengite, una mica argillosa che ne determina il caratteristico colore verde. L’elevata resistenza alla compressione lo rende un materiale perfetto per una struttura post tesa: ne deriva uno spessore di soli 6 cm. Ogni lastra di 110×25 cm, fiammata sul lato di calpestio, è forata alle estremità per permetterne la fissazione ai nastri in acciaio che avviene attraverso un montante in acciaio di diametro 16 mm passante tra le due piattine e una piastrina. Esso costituisce anche il parapetto della passerella e la fissazione tramite bullone permette lo scorrimento della lastra per la messa in opera. Il giunto tra le lastre in pietra naturale, normalmente realizzato con la malta, è in questa situazione irrealizzabile sia per i problemi di messa in opera sia per la durevolezza di una tale soluzione in ambiente fluviale. In accordo con la tecnica della costruzione a secco, si è fatto ricorso a piattine in alluminio di 3 mm di spessore, materiale più duttile dell’acciaio, che garantiscono la trasmissione delle forze tra gli elementi e il loro movimento differenziale.
Partendo quindi dalla spalla a valle, si è preceduto alla messa in opera delle lastre e delle piattine di giunzione.
Una volta l’impalcato terminato, la struttura è stata messa in tensione tramite due martinetti idraulici. Le lastre di pietra, come in un arco, sono bloccate l’una all’altra, e fra la lama in acciaio e la giunzione delle piattine formanti i nastri è stato inserito un cuneo in acciaio che blocca l’insieme, garantendo nel contempo un successivo intervento di rimessa in tensione. I bulloni di fissazione delle lastre sono stati serrati.
Il corrimano, sempre in acciaio, con sezione 10×40 mm, è stato infine saldato ai montanti verticali formanti il parapetto.
Questa “opera d’arte” costituisce uno spartano elemento funzionale per l’escursionista, ma al contempo un importante dimostrazione delle possibilità di applicazione strutturale della pietra naturale quando essa viene utilizzata secondo le proprie peculiarità. Il Pùnt da Saransuns realizza quindi completamente l’aspirazione di Jürg Conzett rispetto alla sua professione di ingegnere, ovvero «costruire opere che rispondano alla propria funzione» e che permettano di «tenersi su di un ponte e sentire che regge [...] un sentimento primordiale che mi ha sempre affascinato [...] Il controllo delle leggi della gravità».5

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di Stefano Zerbi

Note
1 Italo Calvino, Le città invisibili, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p.83.
2 Estratto da un’intervista a Jürg Conzett contenuta nella puntata a lui dedicata dalla serie televisiva “Architectoure de Suisse” prodotta da SRG SSR idée suisse nel 2001.
3 Heinz Hossdorf, Zum Gespräch um die neue Teufelsbrücke, “Schweizerische Bauzeitung”, nr. 46, November 1954, p.676 (Testo originale in tedesco, traduzione dell’autore).
4 Ibidem.
5 Vedi nota 2.

Bibliografia
Mostafavi, Mohsen, ed., Structure and Space. Engineering and architecture in the works of Jürg Conzett and his partners, London, AA Publications, 2006.
Ponti, Jérôme, Le Pùnt da Saransuns, “Tracés”, n.22, 2001, p. 16.
Conzett, Jürg, Punt da Saransuns pedestrian bridge, Switzerland, “Structural Engineering International”, 2, 2000, pp. 104-106.
Conzett, Jürg, Pùnt da Saransuns, “Schweizer Ingenieur und Architekt”, n.1/2, 2000, pp. 2-6.
“Saransuns Footbridge” in: Puente, Moisés, Ortega, Lluis, ed., 2G Building in the mountains. Recent architecture in Graubünden, Barcelona, Editorial Gustavo Gili, 2000, pp. 70-75.

Siti internet
http://www.viamala.ch/it
http://www.viaspluga.com
http://www.viestoriche.net
http://www.cbg-ing.ch

Biografia di Jürg Conzett
Nato nel 1956. Studia ingegneria civile presso i Politecnici Federali di Losanna e Zurigo, dove si laurea nel 1980. Lavora durante sei anni presso l’architetto Peter Zumthor. Dal 1985 insegna presso l’ETW di Coira. Dal 1999 è uno dei titolari dello studio di ingegneria Conzett, Bronzini, Gartmann AG di Coira. Nel 1999 ottiene il Premio Internazionale di Architettura Alpina Sexten Kultur. Nel 2003 il Pùnt da Saransuns riceve il Premio Internazionale Architettura di Pietra.

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