luglio: 2014
L M M G V S D
« giu    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Ultimi articoli

Ultimi commenti

Rubriche

Pubblico dei lettori

 

rss

 

Notizie

23 dicembre 2008

Letture

LE MURATURE ARCHEOLOGICHE.
Conoscenza storica, tecnologica e materica.

murature_archeo.jpg

Titolo: Le murature archeologiche. Conoscenza storica, tecnologica e materica.
Autore: FEDERICA FERNANDEZ
Collana: Esempi di Architettura diretta da Olimpia Niglio
Casa editrice: Il prato (Padova)
Pagine: 160
ISBN 88-89566-40-X

Se è vero, come crediamo, che l’architettura, sola tra le arti, non ha più futuro, impiegate i vostri milioni a conservare, a mantenere, a eternare i monumenti nazionali e storici che appartengono allo Stato, e a riacquistare quelli che sono dei privati. [...] Fate riparare quegli edifici belli e gravi. Fateli riparare con cura, con intelligenza, con sobrietà. Avete attorno a voi degli uomini di scienza e di gusto che vi illumineranno in questo lavoro. Soprattutto, che l’architetto-restauratore sia frugale di immaginazione propria; che studi con attenzione il carattere di ciascun edificio, secondo ogni secolo e ogni clima. Che si penetri nella linea generale e nella linea particolare del monumento che gli si mette tra le mani, e che sappia abilmente saldare al proprio genio quello dell’architetto antico [...].

Così scriveva Victor Hugo nel 1832 in Guerra ai demolitori, invitando gli uomini di cultura a conservare i monumenti e le loro pietre da cui era possibile leggere la storia passata. Ricollegandoci a questi principi il lavoro svolto da Federica Fernandez in questo volume non fa che ribadire il concetto introdotto da Victor Hugo di monumento quale “documento di pietra” e quindi disponibile alla lettura finalizzata ad analizzare e conoscere dati rilevanti di una storia che il tempo ha scolpito lasciando ancora intatte tracce molto importanti.
Il libro affronta in modo molto sistematico l’analisi delle differenti tipologie murarie e dei materiali che le costituiscono a cui segue un’attenta disamina sugli strumenti e metodi di conoscenza: dalla fotografia, al rilievo diretto, alla schedatura. Per queste specificità il libro propone un approccio interdisciplinare per la strutturazione del progetto di conoscenza che è alla base di un buon intervento progettuale finalizzato alla conservazione. Lo studio delle pietre antiche non si differenzia, per metodo, da quelle a noi più contemporanee e per questo motivo il libro costituisce anche un valido punto di riferimento scientifico ed operativo per sviluppi nel settore del restauro del contemporaneo. Il libro presenta infine alcuni “esempi” esplicativi che si riferiscono al caso dei siti archeologici di Solunto e Morgantina proponendo una lettura critica del manufatto di studio, in linea con i principi metodologici ed analitici descritti nell’opera.

Olimpia Niglio

(Vai a EsempiDiArchitettura)

commenti ( 0 )

22 dicembre 2008

News

Appelli per l’architettura moderna

Raccogliamo e appoggiamo l’invito dell’Architetto Daniele Vincenzi che segnala due campagne di raccolta firme per la tutela di importanti opere di architettura moderna.

colonia_riccione.jpg

La prima è promossa da Italia Nostra, ed è rivolta alla Colonia Marina di Giancarlo De Carlo a Riccione, di cui è prevista l’imminente demolizione
per firmare collegati: Italia Nostra

foro_italico.jpg

La seconda è lanciata da Docomomo Italia e intende richiamare l’attenzione sulla condizione di degrado ambientale e fisico in cui versa il complesso monumentale del Foro Italico a Roma
per firmare collegati Docomomo Italia

commenti ( 0 )

20 dicembre 2008

Letture

ATLANTE DELLA PIETRA TRENTINA: ANTICHI E NUOVI PERCORSI. GUIDA PRATICA ALL’UTILIZZO

Coordinato e finanziato dalla Camera di Commercio Industria e Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento

copertina_atl.jpg

L’Atlante
Concepito come ambizioso punto d’arrivo del progetto “Pietra, antichi e nuovi percorsi della Pietra Trentina” avviato nel 2002, fitto di eventi, sperimentazioni nel campo dell’architettura e del design dedicati alla riscoperta, alla valorizzazione e alla promozione della pietra trentina e dei suoi luoghi di origine, l’Atlante si presenta come una guida pratica all’utilizzo del materiale, nonchè – come sostenuto da Marco Benedetti, Assessore all’Industria – “miniera di nozioni e informazioni sia storiche che tecnico-scientifiche di sicuro interesse per il lettore”.

La struttura – Il legame con il passato e le applicazioni future
Il sottile ma persistente legame con il passato, elemento di forza della pietra trentina, sta alla base di una nuova dimensione di utilizzo, la cui dimostrazione è l’obiettivo dell’Atlante stesso.
I primi capitoli, che raccontano la storia della pietra trentina nell’ambito dell’arte e dell’architettura, tracciano un percorso volto a sottolineare la validità di utilizzo di questo materiale nel panorama contemporaneo, offrendo validi spunti per l’applicazione del design nell’architettura moderna, testimoniati dalle molte ricerche riportate all’interno dell’Atlante, effettuate da noti progettisti e autorevoli scuole.

atl_1.jpg

Informazioni tecniche – Il Catalogo ragionato
Dopo una breve sezione dedicata al progetto avviato nel 2002 – Pietra: Antichi e Nuovi percorsi della Pietra Trentina – che, come Gillo Dorfles afferma, “rappresenta un’esperienza di grande qualità, nel segno, da un lato della memoria, dall’altro di nuovi percorsi futuri” – e alle fontane realizzate dalle maestranze trentine e progettate da Mario Botta, Pier Luigi Cerri, Alessandro Guerriero e Ettore Sottsass JR, vengono analizzati gli aspetti tecnici delle pietre ornamentali trentine.
“Geologia”, capitolo realizzato con il supporto tecnico-scientifico dei servizi minerario e geologico della Provincia Autonoma di Trento, tratta nello specifico i lineamenti strutturali dell’area, analizzando la formazione delle diverse tipologie di pietra derivanti dalle differenti porzioni di questa “regione di roccia”. Ma è il paragrafo intitolato “Catalogo Ragionato” a fornire le descrizioni analitiche. Realizzato con l’intento di proporre una presentazione organica e scientifica delle pietre ornamentali del Trentino, prende in esame le tipologie maggiormente rappresentative indagando sulla loro natura geologica, determinandone le caratteristiche fisico-meccaniche e raccogliendo informazioni sull’utilizzo passato e attuale. Ecco quindi che i risultati di queste ricerche approfondite, organizzati in una raccolta di schede descrittive e corredate da un glossario di termini geologici, rappresentano la “carta d’identità” delle pietre ornamentali trentine, raggruppate in base alla loro genesi in sedimentarie carbonatiche, metamorfiche, magmatiche intrusive, magmatiche effusive e denominate secondo i sistemi utilizzati in petrografia.

atl_2.jpg

Percorso progettuale – Uso e posa: guida pratica all’utilizzo
Il prodotto lapideo non è un prodotto industriale, ma determinato all’origine da processi naturali che lo rendono spesso imprevedibile.
Su questo principio si fonda “Guida pratica all’utilizzo”, capitolo chiave dell’Atlante della Pietra Trentina.
Le motivazioni scaturite dall’intuizione progettuale, che spingono un progettista ad utilizzare i prodotti lapidei nel proprio lavoro, devono tener conto delle qualità estetiche della pietra e della sua possibilità di resistere alle sollecitazioni e al tempo, nonchè dei fattori economici o legati alle lavorazioni, alla posa in opera e alla facilità di manutenzione.
Il capitolo “Guida pratica all’utilizzo” si presenta quindi come un “percorso progettuale di uso e posa della Pietra Trentina”, che conduca alla scelta del materiale da utilizzare, partendo dall’analisi dei criteri di resistenza – tutto ciò che può deteriorare, alterare, modificare le caratteristiche fisico-meccaniche e le proprietà cromatiche ed estetiche originarie – continuando con uno studio degli aspetti cromatici e percettivi che più si addicono all’anima e all’immagine del luogo – colore, grana, venatura, superficie – proseguendo poi con l’approfondimento dei fattori economici legati sia ai costi di approvvigionamento sia a quelli di messa in opera e manutenzione nel tempo, e concludendo, infine, con il controllo dei fattori tecnici legati alla messa in opera – disposizioni del progetto, figurazioni, apparecchiature e accostamenti di materiale.
Fondamentali, inoltre, le indicazioni per una corretta posa del materiale, che afferiscono a una perfetta conoscenza della struttura da rivestire, tenendo conto dei diversi supporti e composizioni che la possono costituire e che determineranno “comportamenti” differenti; cosi come ad una analisi accurata del sottofondo di posa, superficie immediatamente sottostante lo strato di allettamento o di collante scegliendo la tecnica di lavorazione più opportuna. Infine, per concludere, l’importanza dei diversi giunti tecnici, che contrastano le tensioni di vario genere originate da parti strutturali e particolari condizioni ambientali e, per l’ottima qualità di un’opera eseguita in materiale lapideo, l’analisi delle differenti tecniche di posa, di cui l’Atlante tratta quelle maggiormente in uso per l’installazione di pavimenti e rivestimenti.
L’Atlante della pietra trentina – Antichi e nuovi percorsi” è dunque uno strumento di consultazione per architetti e progettisti, designer e restauratori del prodotto lapideo, studiosi e appassionati del settore; 360 pagine dedicate, come affermato da Gillo Dorfles, ad “un materiale fondamentale dell’architettura esistente ancora prima di qualsiasi intervento umano, ma fondamentale per la progettazione del futuro della città, sia sul piano urbanistico che simbolico, per una civiltà, la nostra, che dovrà riutilizzare materiali come la pietra e servirsene secondo gli stili e il gusto della contemporaneità”.

atl_3.jpg

Scheda tecnica del volume
Titolo: Atlante della Pietra Trentina – Antichi e Nuovi Percorsi – Guida pratica all’utilizzo
Contenuto: Un ampio inquadramento storico-artistico, con note sull’utilizzo della Pietra Trentina dall’antichità ai nostri giorni, un corredo scientifico rigoroso, tanto da essere strumento di consultazione per architetti, progettisti e operatori in campo edile quanto per restauratori del prodotto lapideo o studiosi e appassionati del settore. Un lavoro che vuole favorire un rapporto collaborativo e stretto tra il territorio e l’attività estrattiva indicando un possibile e concreto cammino per il futuro: tutto ciò è quanto il lettore può trovare nell’Atlante della Pietra Trentina, il primo volume dedicato espressamente all’insieme delle pietre ornamentali trentine
Pagine: 336
Formato: 22 cm base x 23 cm altezza
Rilegatura: a brossura
Foto: 340, 11 archivi fotografici, 7 fotografi
Prezzo al pubblico: 35,00 Euro
Reperibilità: informazioni al numero di telefono 0461 887218
Editore: Nicolodi Editore – Rovereto (TN)
Hanno contribuito alla stesura dei testi 14 esperti specializzati nei campi geologico, minerario, progettazione e design, storico, scientifico, economico, legislativo
Hanno collaborato 10 enti ed istituzioni
Allegate due cartine 90 cm di base x 65 cm altezza “Cave di Pietre Ornamentali e Geologia del Trentino” e “Cave di pietre ornamentali del Trentino” (foto da satellite)

Scarica la Premessa
Scarica la Guida Pratica

atl_4.jpg

commenti ( 0 )

17 dicembre 2008

Design litico

Curvilineo e rettilineo nei progetti di Claudio Silvestrin

silvestrin_ds_1.jpg
La curva caratteristica del padiglione Il Casone a Marmomacc.
La fotografia è di Giovanni De Sandre.

Ad introduzione, anche noi ad omaggiare i traguardi recenti di Oscar Niemeyer, potremmo ora affermare con lui: “Non è l’angolo retto che mi attrae e nemmeno la linea retta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale, la curva che incontro nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde del mare, nel corpo della donna preferita. Di curve è fatto tutto l’universo, l’universo curvo di Einstein”. Come abbiamo già avuto modo di sostenere, però, la linea curva è protagonista dei progetti di Claudio Silvestrin in modo assai controllato. Il risultato, nelle rare occasioni in cui accade, è quello della maggiore forza, della maggiore espressività e significanza degli stessi elementi curvilinei della composizione, indipendentemente dalla scala urbana, architettonica o del dettaglio con cui l’architetto si confronta.
Sempre nelle rare occasioni in cui accade, la presenza tridimensionale curva nello spazio mai prescinde dalla complice e simbiotica presenza bidimensionale degli estesi piani d’appoggio pavimentali orizzontali, quasi fossero piattaforme specificamente funzionali all’allestimento d’arredo da porvi in scena.
Sosteneva Vassilij Kandinskij nelle teorizzazioni dell’esperienza Bauhaus che l’elemento armonico di una composizione può essere anche costituito dal massimo contrasto fra due elementi. Tale contrasto, se usato in modo appropriato, può a suo avviso influire in modo positivo, fino ad elevare l’opera al massimo livello armonico. Appellandosi a questo concetto, convergendo sul rapporto oppositivo fra retta e curva, scrive allora Vilma Torselli: “La linea retta e la linea curva costituiscono una coppia antagonistica (…) e sulla tesa dialettica tra queste due opposte rappresentazioni segniche appoggia spesso l’efficacia espressiva dell’arte moderna”. Segue per altro nello scritto a cui ci si riferisce, l’interessante rimando esemplificativo a Il bacio di Klimt.

silvestrin_ds_2.jpg
Il dettaglio della parete dell’Armani store di Londra, tratto dal volume Nuova estetica delle superfici

La retta e la curva, in certo qual modo simboli estremi di spirito artistico apollineo e dionisiaco, raggiungono sintesi mai banali nei progetti di Claudio Silvestrin. Se ritroviamo infatti anche solo mentalmente gli scatti fotografici celebri della Maison B ed ipotizziamo per un attimo di eseguire a disegno una sezione attraversante la vasca lapidea nella sua mezzeria, per estrema semplificazione ci troveremmo di fronte ad una retta per il calpestio e ad una curva pressochè pura che vi s’appoggia sopra delicatamente, come uno spicchio di luna che lambisce la linea dell’orizzonte.
In questo senso possiamo ora meglio approfondire quanto anticipato in una precedente riflessione sul legame genetico esistente fra i tre progetti lapidei: di lavabi e vasche raccolte nella collezione I Fiumi per Boffi, dell’articolazione interna all’Armani Store di Londra, dell’allestimento di stand espositivo per Il Casone a Marmomacc.
Per Silvestrin non esiste differenza d’approccio nel cambio di scala. Permangono i significati primi da cui l’architettura prende forma. Allora la pietra è terra. Ogni elemento che vi s’appoggi, quand’anche sia esso stesso lapideo, lo fa con leggerezza, una leggerezza normalmente inimmaginabile per la pietra. Infatti per le vasche ed i lavabi lapidei le rotondità della forma nelle tre dimensioni rendono ombratile e quasi sospeso l’inevitabile contatto col suolo; per il percorso espositivo del negozio di Londra la parete dall’andamento avvolgente – quasi, in sezione, l’ingrandimento di un lembo della vasca – ha previsto al disegno dei conci d’attacco al suolo uno stacco lieve e continuo fra il piano orizzontale di calpestio e quello verticale di parete; per l’allestimento a Marmomacc i pannelli in pietra serena massiccia, già non trovanti col suolo un contatto pieno per via della sua rugosità superficiale, si staccano definitivamente dal calpestio nella parte cosiddetta volante per abbracciare il monolite centrale.
I legami fra i tre progetti non terminano poi a quest’aspetto. I due allestimenti di Londra e Verona mostrano infatti le loro rassomiglianze genetiche con più evidenza nell’approccio al tema del percorso e delle aspettative visuali lungo gli andamenti tortili dei camminamenti, tema rispetto al quale gli oggetti di design contribuiscono solo indirettamente, partecipando a determinare in modo fluido i percorsi verso ed attorno a sè. Verona e gli oggetti per il bagno mostrano legami nella consistenza tutta lapidea degli elementi tagliati e scavati direttamente dal blocco, mentre questa volta Londra brevetta un sistema di sottostruttura metallica a svuotare la parete e rivestirla con tecnologie a secco in conci lapidei di 3 cm di spessore.
Infine Londra e le sale da bagno della Maison B, oppure della più recente Penthouse di Montecarlo e definitivamente i pezzi della collezione I Fiumi, intrecciano le proprie parentele sulla forte presenza dell’elemento acqua. Costante componente d’iniziazione ai percorsi interni dei retails Armani, recante i significati propri di purezza e naturalità, l’acqua in un oggetto come la vasca è protagonista certa del progetto al pari di ciò che la contiene.
Il progettista descrive così la collezione per Boffi (traduciamo liberamente dall’inglese): I lavabi e la vasca in pietra sono una collezione: I Fiumi. Il loro disegno intende sposare gli elementi di acqua e terra, il senso di fermezza e resistenza della pietra con quello di movimento e mutabilità dell’acqua. Questi elementi sono espressi attraverso le forme più rigorosamente semplici e geometriche.

silvestrin_ds_3.jpg
La vasca Po ed il lavabo Piave. Nella Photogallery le ambientazioni di Boffi.

photogallery

Il motivo del fatto che il materiale naturale sia materiale principe dei progetti di design di Silvestrin pure risiede nella dinamica conducente l’arredo alla produzione: è talvolta infatti capitato, per altro forse proprio per gli oggetti più celebri, che dal progetto d’arredo su disegno per uno specifico committente si sia passati solo successivamente all’industrializzazione del medesimo prodotto per aziende. E’ coerente dunque la traduzione, ovvero il passaggio per traslazione, dei caratteri propri del linguaggio dell’architetto dal progetto d’architettura a quello per il design.
In un passaggio dell’intervista raccolta da Interni nel numero monografico di dicembre 2006 Claudio Silvestrin dice: “Quando faccio progetti d’architettura cerco di produrre una sensibilità verso tutto ciò che è solido, ancorato e destinato a durare.” Il rivolgersi ai materiali naturali, a maggior ragione alla pietra, allora pure ci sembra una sorta di strategia contro l’effimero, contro la moda e lo scorrere del tempo. Poco oltre, sempre nell’intervista, l’architetto afferma sulle significatività simboliche in architettura: “(…) l’avere perso il valore simbolico della costruzione è secondo me una colpevole forma di riduzionismo culturale. Nel mio lavoro cerco sempre di valorizzare gli elementi della natura come l’acqua, il fuoco, la terra, lo spazio, che in un certo senso vogliono essere presenze quasi ‘divinizzate’, e per nulla decorative, proporsi come elementi forti del progetto complessivo.” Torniamo così ai temi di tensione reciproca fra terra ed acqua, fissità e movimento, retta e curva.
Le sperimentazioni futuriste di Balla in modo esemplare hanno sovrapposto i livelli della grafica a quelli della percezione; in “Linea di velocità” la replicazione spasmodica della curva è associata al rumore meccanico del motore e del progresso. All’opposto, con riferimento a Silvestrin, alla nettezza pura dei suoi tratti curvilinei, alle trasparenze liquide contenute dai solidi bacini in pietra, potremmo invece parafrasare Friedrich Kiesler ed affermare che il serpeggiare dell’acqua in un contesto naturale suscita silenzio.

di Alberto Ferraresi

(Vai al sito di Claudio Silvestrin)
(Vai al testo di Vilma Torselli)
(Vai al post L’arancia assume corpo litico)
(Vai al sito Casone)
(Vai al sito di Boffi)

commenti ( 0 )

14 dicembre 2008

Eventi

CITYFUTURES -Architettura Design Tecnologia per il Futuro della Città

English version

city_futures.jpg

Auditorium, Fiera Milano Centro Servizi
4-5 febbraio 2009

Visione, Progetto, Strumenti, Architettura, Design e Tecnologie per il futuro della Città è il dibattito che la Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura (SITdA) ha iniziato con un selezionato gruppo di esperti e scienziati di tutto il mondo per esplorare la visione e gli strumenti della transizione dalla città di oggi alla città del 2050 e oltre.
I risultati di questo dibattito saranno presentati a Milano in occasione di MADE expo il 4 ed il 5 febbraio 2009.
I problemi delle grandi aree metropolitane: energia, ambiente, trasporti, servizi, pressione sociale, qualità della vita, che oggi sono ben oltre i livelli critici di sostenibilità, dovranno avere risposte adeguate in tempi brevi.
MADE expo con CITYFUTURES intende proporre la visione, i concetti e definire gli strumenti per la transizione.
Il dibattito e la ricerca che si propongono hanno le caratteristiche di continuità, per questo Cityfutures avrà un Comitato di esperti e scienziati di calibro internazionale, istituirà un premio per iniziative e progetti emblematici, istruirà borse di studio per giovani ricercatori sui temi critici, perseguirà il collegamento con i luoghi della formazione attraverso la Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura.

expo_logo.jpg

CITYFUTURES è il contributo che MADE expo intende dare al grande sforzo di visione e di impresa che vede impegnata la città di Milano con Expo 2015.

CERIMONIA DI APERTURA CITYFUTURES
SITdA e MADEexpo
4 Febbraio 2009, 11.30

1 Sessione – 4 Febbraio 2009, 14:30
CITYFUTURES: GOVERNANCE

Relatori:
3 keynote Speaker internazionali
4 discussant

Argomenti:
I concetti di locale e globale nella gestione delle città
Macroeconomia della transizione
La città possibile

2 Sessione – 5 Febbraio 2009, 9:30
CITYFUTURES: VISIONE

Relatori:
3 keynote Speaker internazionali
4 discussant

Argomenti:

Verso una rete globale dell’energia
Le trasformazioni urbane nelle megalopoli emergenti
Il tempo della transizione verso una città responsabile

3 Sessione – 5 Febbraio 2009, 14:30
CITYFUTURES: TECNOLOGIA

Relatori:
3 keynote Speaker internazionali
4 discussant

Argomenti:

Biomimetica e innovazione tecnologica
L’ecologia delle comunità marginali
Eco-tecnologie nell’architettura

PROFILI KEYNOTE SPEAKER

lawrence.jpgGary Lawrence (USA)
Gary Lawrence è un esperto riconosciuto a livello internazionale in sviluppo urbano sostenibile. Coordina le strategie urbane delle 92 sedi di ARUP dislocate in 37 nazioni. Una pietra miliare della sua carriera è stato il coordinamento del primo piano comprensivo urbano al mondo focalizzato sul concetto di sostenibilità: il “Towards a Sustainable Seattle”. I suoi interventi e le sue lezioni universitarie hanno contribuito a porre le basi della corrente linea di pensiero sullo sviluppo sostenibile ed è stato riconosciuto dal precedente Segretario Generale di UN-Habitat per essere stato l’autore “del contributo singolo più importante dell’intera operazione Habitat II”. Gary è stato consulente allo Sviluppo Sostenibile dell’Amministrazione Clinton, membro della Delegazione degli USA per Habitat II, il Global Environment Center, l’Agency for International Development degli USA, il Brazilian President’s Office, il British Prime Minister’s Office, l’European Academy for the Urban Environment, e l’Organization for Economic and Community Development (OECD). È consulente dell’Urban Land Institute (USA), dell’American Planning Association, dello Smart Growth Leadership Council (USA) ed è membro del Design Futures Council.

schipper.jpgLee Schipper (USA)
Lee Schipper è il co-direttore di EMBARQ, il Centro per il Trasporto Sostenibile e il World Resources Institute, Washington DC. È stato ricercatore presso il Development Centre dell’OECD di Parigi e presso la Shell International Petroleum Company di Londra. Tra il 1995 e il 2001 è stato un senior scientist presso l’International Energy Agency di Parigi. Responsabile presso il Lawrence Berkeley National Laboratory (LBNL), dell’Università della California (Berkeley), è andato in pensione nel 2001 dopo 24 anni di servizio. Schipper è anche membro del U.S. Transportation Research Board’s Committee on Sustainable Transport e un associato del Cambridge Energy Research Associates. Lee ha studiato sia da fisico che da musicista ed è stato membro della facoltà del Conservatorio di San Francisco (1971-1981). È un musicista jazz e suona il vibrafono e il piano.

kunihiro.jpgGeorge Kunihiro (JP)
George Kunihiro è architetto e Professore di architettura presso la Kokushikan University di Tokyo, Giappone. È nato a Tokyo e si è trasferito negli U.S.A. nel 1964. Laureato magistrale in Architettura presso l’Università della California, Berkeley, nel 1974, ha conseguito nel 1976 il Master of Architecture degree presso l’Harvard Graduate School of Design. Ha insegnato progettazione architettonica presso le Università di Yale, Columbia and Harvard e al New Jersey Institute of Technology. George Kunihiro ha esercitato la professione di architetto per quindici anni tra Los Angeles e New York prima di ritornare a Tokyo e spostare il suo studio in Asia (1997). Ha tenuto seminari in Asia, Europa, USA e nella Regione del Golfo. È attualmente il vice presidente dell’Architects Regional Council dell’Asia e del modern Asian Architecture Network, un’organizzazione no-profit; è membro del Board of Directors dell’American Institute of Architects del Giappone.

fernandes.jpgEduardo de Oliveira Fernandes (PT)
Eduardo de Oliveira Fernandes è nato nel 1943. È professore presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Porto (Portogallo) e ha conseguito il PhD in Scienze applicate presso il Federal Institute of Technology (Losanna, Svizzera) nel 1973. È stato Segretario di Stato per l’Ambiente del Governo Portoghese (1984-1985) e presso il Ministero dell’Economia, Energia e Innovazione (Portogallo 2001-2002). Ha dedicato gli ultimi 25 anni della sua carriera all’insegnamento, alla ricerca, alle consulenze e all’impegno in attività pubbliche su numerose tematiche inerenti l’energia. Ha costituito un gruppo di ricerca sulla “fisica dell’edificio” con cui ha preso parte ai più grandi progetti pilota europei nel campo delle tecnologie passive solari applicate a scala di edificio, in quello relativo al controllo della qualità dell’aria interna e della progettazione dell’energia e dell’ambiente a scala urbana. Ha curato la progettazione energetica di Lisbona Expo 1998 ed è stato consulente in numerosi progetti sulla sostenibilità urbana in Europa. Membro di numerose organizzazioni scientifiche internazionali (ISES, ASHRAE, e ISIAQ), dal 2006, è il Presidente dell’Agenzia Energetica della città di Porto.

shiling.jpgZheng Shiling (China)
Zheng Shiling è uno dei principali architetti e teorici cinesi. Nato a Chengdu, nella Provincia di Sichuan nel 1941, viene nominato professore alla Tongji University nel 1993. Sin dal 1994 è membro dell’International Committee of Architecture Critics, UIA. Nel 1996 è stato nominato Presidente della Shanghai Architectural Society e Vice Presidente dell’Architectural Society della Cina. Membro dell’Acadèmie d’Architecture francese (1998), dell’Academy of Sciences cinese (2001), negli anni, è stato invitato a tenere corsi e seminari negli U.S.A., in Canada, Italia, Francia, Germania, Grecia, Spagna, Corea, ad Hong Kong e Taiwan. Nel 1998, è stato nominato dalla Municipalità di Shanghai Direttore del Comitato per gli spazi pubblici e l’ambiente, Direttore della Commissione Urbanistica e Membro del Superior Consulting Committee della Science and Technology Association.

lerner.jpgJaime Lerner (BR)
Jaime Lerner è architetto e pianificatore. Eletto per tre mandati Sindaco della città di Curitiba (Brasile), Lerner ha rivoluzionato il piano urbanistico, la gestione dei trasporti pubblici, le politiche ambientali e sociali della città. Jaime Lerner ha ricoperto, inoltre, per due mandati la carica di Govenatore dello Stato di Panama, conducendo politiche di trasformazione economica e sociale che hanno notevolmente migliorato la qualità di vita in ambito urbano e rurale. Lerner è stato insignito di numerosi premi internazionali tra cui si ricordano l’alto riconoscimento United Nations Environmental Award (1990), il Child and Peace Award dell’UNICEF (1996), il World Technology Award for Transportation (2001) e il Sir Robert Mathew Prize per il miglioramento della qualità degli insediamenti umani (International Union of Architects, 2002). È stato relatore in importanti conferenze internazionali tra cui la cinquantratreesima Conferenza Annuale delle Nazioni Unite (2000). Lerner svolge anche la libera professione di architetto e urbanista.

deluca.jpgDenise DeLuca (USA)
Denise è iscritta all’albo degli ingegneri del Montana ed è una LEED Accredited Professional. Ha studiato Ingegneria Civile presso l’Università del Wisconsin-Madison, città dove è cresciuta, e Ingegneria Civile ed Ambientale presso la Montana State University a Bozeman. Denise ha più di 15 anni di esperienza professionale sviluppata sia nel settore pubblico che in quello privato. Ha curato progetti di analisi e progettazione di modelli riguardo la quantità e la qualità del suolo e delle falde freatiche, la qualità ambientale, la gestione alternativa dei rifiuti e lo sviluppo di strategie sostenibili. Recentemente Denise ha lavorato per l’Emergent Solutions, un servizio di consulenza indipendente specializzato sullo sviluppo di strategie sostenibili. Attualmente sta sviluppando un manuale sulle Risorse Biomimetiche al momento disponibili ed è stata nominata responsabile del Biomimicry Institute nel traferimento di conoscenze verso professionisti e imprese.

tiwari.jpgReena Tiwari (Australia)
Reena Tiwari è urbanista, esperta di problematiche urbane e accademica presso il Dipartimento di Urban & Regional Planning and Architecture della Curtin University of Technology di Perth, Western Australia. È membro del Royal Australian Institute of Architects, dell’Urban Design Institute (Australia), dell’Institute of Urban Designers (India) e della Society of Architectural Historians (Australia e Nuova Zelanda). È la coordinatrice del Master in Urban Design e insegna Gestione della Mobilità presso il Dipartimento di Pianificazione territoriale. Ha sviluppato un quadro di indagine sulla città sottolineando la presenza di una criticità nel rapporto tra gli aspetti manifesti e intrinseci della vita urbana. Il suo lavoro sulle comunità marginali in India e Australia ha formato un substrato utile per un’analisi comparativa delle esigenze, degli stili di vita, dei concetti di identità e cambiamento di queste comunità. Ha conseguito un PhD in Studi Urbanistici, un Master in Urban Design e la laurea magistrale in Architettura. È stata insignita dell’Australian Award 2006 grazie al suo eminente contributo nel campo dell’insegnamento.

tombazis.jpgAlexandros Tombazis (GR)
Nato in India nel 1939, Alexandros Tombazis trascorse la prima giovinezza tra l’India e l’Inghilterra prima di trasferirsi definitivamente in Grecia. Quando era bambino sognava di diventare un pittore; fu la sua insegnante di arte a suggerirgli di diventare architetto. A quel tempo l’architettura gli sembrava astratta e di difficile comprensione ma, una volta intrapresi gli studi, non ha mai avuto rimpianti. Il suo interesse per la tecnologia e il dibattito derivato dalla prima crisi del petrolio lo hanno spinto ad impiegare, nei suoi progetti, le fonti energetiche rinnovabili, che sono diventate parte integrante del suo linguaggio architettonico. Oggi Alexandros Tombazis si dedica principalmente al suo studio, con circa 60 collaboratori, e ai viaggi. Ha conseguito premi e riconoscimenti in più di 110 concorsi di carattere nazionale, internazionale. Nel 1991 è nominato membro onorario dell’American Institute of Architects e nel 2006 viene insignito di un PhD onorario dall’Aristotle University di Thessaloniki.

Vai a MADEexpo
Vai a Tecnologi.net

commenti ( 0 )

stampa

torna su