ottobre: 2014
L M M G V S D
« set    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Ultimi articoli

Ultimi commenti

Rubriche

Pubblico dei lettori

 

rss

 

Notizie

13 marzo 2010

Interviste

Intervista a Matteo Thun

thun_1

Nicoletta Gemignani: Il pensiero di Matteo Thun si muove lungo tre grandi linee progettuali: architettura, design degli interni, design del prodotto. Come interagiscono nel suo lavoro questi diversi livelli del progettare? Quanto si sostentano e si alimentano reciprocamente, e quanto invece si subordinano e dipendono gli uni dagli altri?

Matteo Thun: Dagli anni ottanta cerco di percorrere un’altra via, una via capace di coniugare la piena contemporaneità a un attento ascolto del contesto. Una via che permetta di evitare l’urlo egocentrico della modernità a tutti i costi. Questa via si chiama Ecotecture – Ecology Economy Architecture.
Nel concepire la sua architettura come dialogo tra opera e contesto ambientale, è stato appunto coniato il termine di Ecotecture.
Il che significa estetica dell’economia: un lavoro di sottrazione e semplificazione, un progressivo avvicinamento all’essenza del problema e poi la riduzione del fabbisogno energetico con semplicità ed efficacia: è questa la prima responsabilità progettuale. Applicare le prescrizioni necessarie per un’architettura a basso consumo è un approccio in continuità con una tradizione da interpretare con i mezzi della modernità, dallo studio dell’involucro, all’esposizione solare, alla differenziazione delle facciate, all’impiantistica.

thun_2
Edelweiss Residence, passo alpino di Katschberg (Austria). Credits Falkensteiner Hotels & Residences.

N.G.: Il rispetto per l’ambiente sembra una prerogativa essenziale del suo fare architettura. Quanto questo influisce nella progettazione di un’opera? Quali sono i primi parametri attraverso cui, assegnatole un progetto, questo inizia a prendere forma sotto la sua mano?

M.T.: Come progettista ho sentito da sempre la necessità di lavorare con un atteggiamento rispettoso della natura del luogo, intesa come complesso di relazioni fra ambiente, aspetti socioculturali e simbolici. Lo scatto evolutivo che ci viene chiesto oggi è quello di tornare ad agire in modo consapevole nei confronti del consumo di energie. Credo che gli architetti abbiano la possibilità di giocare un ruolo fondamentale nella società civile, di agire come “lifecycle-engineer”.

thun_3
Klima Hotel, Bolzano.

N.G.: Che importanza hanno i materiali nella progettazione di un edificio?
Da quali materiali l’architettura e il design contemporaneo non possono prescindere?

M.T.: I miei principi di un buon “design” sono essere rispettosi nei confronti della natura e dell’ambiente. La semplicità del layout, la serenità dell’idea, la sensorialità del materiale e la durabilità tecnica, questi sono per me i principi fondamentali.

N.G.: Lei stesso definisce i suoi prodotti come ZERO design: semplificazione con raffinatezza, per arrivare all’essenza dell’oggetto, alla sua forma ideale, iconica. Tale tensione al minimalismo non rischia però di portare alla scarnificazione della personalità del prodotto stesso?

M.T.: Il mio motto parte da un lavoro di sottrazione e semplificazione, dove il semplice non è impoverimento semantico, ma raffinatezza; non è una scarnificazione della personalità del prodotto, anzi. Traduco l’anima del marchio e le esigenze relative in modo creativo, sempre alla ricerca della vera essenza di una “cosa”.

N.G.: Due sue ultime creazioni nel campo del design del prodotto, il set da cucina Terra e la vasca da bagno Ofuro, si sono aggiudicate il Wallpaper Award 2010. Potrebbe definirne le caratteristiche vincenti? Possono dirsi rappresentative del suo operare nel settore?

M.T.: In grande o piccola scala – in architettura e design – la qualità si trova nella semplicità e nell’immediatezza delle cose. Solo i prodotti genuini, affidabili, puri e distintivi influenzano positivamente la qualità della nostra vita, trasmettono fiducia e sono autoconvincenti.

thun_4
Terra, set di pentole da cucina.

N.G.: Incursione nel personale: quali sono gli spazi, aperti e chiusi, che sceglie per trascorrere piacevolmente il suo tempo libero? I suoi luoghi di vita privati soddisfano le esigenze che lei pone come base di ogni architettura?

M.T.: Assolutamente, perché mi sono creato degli spazi molto diversi uno dall’altro – la mia casa in montagna e l’altra al mare, a Capri – che mi danno la possibilità di ritirarmi, di respirare, di godermi il tempo con la mia famiglia.

thun_5
Vigilius Mountain Resort, Merano. Courtesy © VIGILIUS RESIDENCE. Foto Paul Dixon.

N.G.: Al giorno d’oggi gli spazi sono sempre più limitati, ma la domanda continua a crescere, ovunque. Quali sono le nuove frontiere dell’arte contemporanea?

M.T.: Secondo me le risorse rinnovabili! Ormai da tanto tempo lavoro con il legno, la risorsa rinnovabile che è diventata indispensabile per il mio lavoro. Il legno rende possibile trovare soluzioni sostenibili, rispettose per le risorse per raggiungere misurabili risultati economici, pur sostenendo l’estetica e la bellezza.

thun_6
Interno con piscina, Vigilius Mountain Resort, Merano. Courtesy © VIGILIUS RESIDENCE. Foto Paul Dixon.

photogallery

N.G.: Un’anticipazione sui suoi prossimi progetti in lavorazione.

M.T.: Stiamo lavorando a progetti diversi in questo momento, praticamente dalle Alpi fino al deserto! Poi abbiamo finito l’anno scorso il mixed-use building Tortona 37 accanto al Nhow-Hotel a Milano.
Per quanto riguarda il design abbiamo tante novità per il Salone del Mobile, siamo anche coinvolti in due esposizioni diverse – è troppo presto ancora per dire di più, però spero che veniate in Aprile a vederle direttamente!

Nicoletta Gemignani

commenti ( 0 )

5 marzo 2010

News

Architettura Energia Laterizio. Corso



Obiettivi del Corso.

Il Corso Architettura Energia Laterizio rivolto ai progettisti italiani operanti nel settore dell’architetura, è ideato, promosso e svolto dalla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara (Centri di ricerca Material Design, diretto da Alfonso Acocella e Architettura Energia, diretto da Andrea Rinaldi) in partnership con SITdA (Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura), con il sostegno dell’ANDIL (Associazione Nazionale Degli Industriali dei Laterizi) e la collaborazione della rivista di architettura e tecnologia Costruire in Laterizio edita da Il Sole 24 ORE Business Media.
Il Corso intende dare una risposta pragmatica e operativamente aggiornata all’approfondimento del rapporto esistente tra architettura e problematiche energetiche (con particolare attenzione alle implicazioni geolocalizzative degli edifici nelle diverse fasce climatiche connesse a comportamenti efficaci e nel pieno rispetto della sicurezza abitativa), nonché alle tecnologie costruttive, alle metodiche esecutive e ai linguaggi architettonici contemporanei del laterizio.
Al fine di acquisire una conoscenza critica e metodiche operative utili a concepire, progettare e costruire edifici ad elevata efficienza energetica, verranno affrontati temi relativi al rapporto tra ambiente e architettura, al progetto tecnologico e ai metodi di calcolo dell’architettura in laterizio, alle valutazioni economiche, alla riqualificazione dell’esistente.
Le competenze acquisite durante il Corso consentiranno ai frequentanti di ottenere sbocchi professionali nel ruolo di “Esperto di progettazione sostenibile e Tecnico consulente energetico”, in linea con quanto indicato dal DGR Emilia Romagna n.1754 del 28/10/2008 – Disposizioni per la formazione del certificatore energetico in edilizia.
Con il superamento della prova finale da parte dei frequentanti, il Corso permetterà di conseguire il titolo di “Certificatore Energetico per la Regione Emilia Romagna”.



Comitato Scientifico
Alfonso Acocella, Giacomo Bizzarri, Pietromaria Davoli, Andrea Rinaldi

Direttore del Corso
Andrea Rinaldi

Docenti
Alfonso Acocella (Università di Ferrara)
Adolfo Baratta (Università di Firenze)
Vittorino Belpoliti (Università di Ferrara)
Giacomo Bizzarri (Università di Ferrara)
Paola Boarin (Università di Ferrara)
Andrea Boeri (Università di Bologna)
Silvia Brunoro (Università di Ferrara)
Roberto Calliari (CR Soft)
Roberto Capra (Università di Ferrara)
Veronica Dal Buono (Università di Ferrara)
Pietromaria Davoli (Università di Ferrara)
Laura Gabrielli (Università di Ferrara)
Stefan Hitthaler (Architetto, Brunico)
Kurt Egger (Architetto, Brunico)
Alex Lambruschi (Università di Ferrara)
Monica Lavagna (Politecnico di Milano)
Stefano Piva (Università di Ferrara)
Valentina Raisa (Aldes Italia)
Paolo Rava (Università di Ferrara)
Andrea Rinaldi (Università di Ferrara)
Davide Turrini (Università di Ferrara)



Sede delle attività didattiche:

Facoltà di Architettura di Ferrara, Via della Ghiara 36 / Via Quartieri 8, Ferrara
Termine iscrizioni: 31 marzo 2010
Inizio corso: 10 aprile 2010
Lezioni: 124 ore, venerdì (intera giornata) e sabato (mattina)
Costo: € 1.150,00 a persona
Info: www.unife.it/centro/architetturaenergia; www.materialdesign.it
Per iscrizioni: email ae@unife.it; tel./fax. 0532 293631

Scarica il programma del Corso
Scarica il modulo di iscrizione

commenti ( 0 )

5 marzo 2010

News

Architettura Energia Laterizio. Convegno

Architettura Energia Laterizio.
Architettura, efficienza energetica e prestazioni del laterizio.

All’Università, storicamente intesa come luogo di ricerca e di formazione, spetta il compito di produrre innovazione scientifica, tecnologica, culturale e di essere motore della conoscenza.
Ma oggi si inizia a chiedere all’Università anche di essere presente ed attiva nella società civile e nel territorio dell’economia reale, esternalizzando le proprie competenze e attivandosi – a fronte della drastrica riduzione di finanziamenti dello Stato per le attività di ricerca e di formazione – nei processi di reperimento di risorse attraverso il fund raising universitario che inevitabilmente presuppone il concetto della “buona causa” e la leva diffusiva e coinvolgitiva della comunicazione.
Attraverso una serie di iniziative universitarie rivolte all’esterno della comunità accademica ferrarese si intende organizzare, lungo il 2010, percorsi didattici specialistici, eventi e manifestazioni (convegni, corsi di formazione, conferenze, mostre, premi di architettura e design, workshop a tema) capaci di creare un clima partecipato, coinvolgente e preparatorio alla celebrazione dei vent’anni di vita della Facoltà di Architettura di Ferrara da svolgersi nel 2011 attraverso la riedizione del fortunato evento del Decennale di fondazione (Xfaf) riproposto attraverso l’aggiornamento del suo acronimo in XfafX.
Uno dei primi progetti culturali e didattici della Facoltà di Architettura di Ferrara del 2010 – in partnership con SITdA (Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura) – è legato all’organizzazione del Convegno e del Corso di formazione professionalizzante “Architettura, Energia, Laterizio. Architettura, efficienza energetica e prestazioni del laterizio” ideato, promosso e svolto dai centri di ricerca e formazione Material Design (diretto da Alfonso Acocella) e Architettura Energia (diretto da Andrea Rinaldi) del Dipartimento di Architettura, con il sostegno dell’ANDIL (Associazione Nazionale Degli Industriali dei Laterizi) e la collaborazione della rivista di architettura e tecnologia Costruire in Laterizio edita da Il Sole 24 ORE Business Media.
AEL si pregia, inoltre, del patrocinio della Federazione degli Ordini degli Architetti, P.P.C. dell’Emilia Romagna, di quello della Fondazione Architetti di Reggio Emilia e della Fondazione Architetti di Ferrara.
Finalità del Convegno è dibattere sui sistemi edilizi in laterizio, tipici del costruire italiano, al fine comprovare la loro capacità nel dare risposte adeguate e affidabili alle richieste di un’architettura contemporanea di qualità, duratura, confortevole, strutturalmente sicura e energeticamente sostenibile.
Il Simposio costituirà inoltre l’occasione ufficiale di presentazione del Corso “ARCHITETTURA ENERGIA LATERIZIO. Architettura, efficienza energetica e prestazioni del laterizio”.

Alfonso Acocella
Responsabile Relazioni esterne e Comunicazione FAF

8 aprile 2010
Facoltà di Architettura di Ferrara
Sede del Convegno
Palazzo Tassoni, Salone d’Onore
Via della Ghiara 36, Ferrara

Programma

ore 09.45
Accreditamento

ore 10.00
Saluti
Graziano Trippa (Preside FAF)
Catervo Cangiotti (Presidente ANDIL)
Gianfranco Di Cesare (Direttore Divisione Tecnologica ANDIL)
Introduzione
Luca Molinari (Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli di Napoli)

ARCHITETTURA E LATERIZIO
Alfonso Acocella (Università di Ferrara)
Massimo Carmassi (IUAV di Venezia)
Antonio Monestiroli (Politecnico di Milano)
Marlies Rohmer (Architetto, Olanda)

ore 13.30
Rinfresco nella Loggia del Salone d’Onore

ore 14,30
ENERGIA E LATERIZIO

Norbert Lantschner (Agenzia Casa Clima, Bolzano)
Peter Erlacher
Roberto Pagani (Politecnico di Torino)
Gian Michele Calvi (Università di Pavia)
Andrea Campioli (Politecnico di Milano)
Andrea Rinaldi (Università di Ferrara)

A fine Convegno:

- Presentazione del Corso ARCHITETTURA ENERGIA LATERIZIO
- Presentazione del panel dei docenti e del calendario del Corso
- Ritiro della Cartella stampa del Convegno e consegna di pubblicazioni tecniche



Per prenotazioni ed informazioni inerenti il Convegno:
Segreteria organizzativa
email dlbvnc@unife.it
tel. 0532 293648 (mercoledì e giovedì)

Comitato Scientifico Convegno e Corso di formazione:
proff. Alfonso Acocella, Giacomo Bizzarri, Pietromaria Davoli, Andrea Rinaldi 

Direzione Corso di Formazione
Andrea Rinaldi

Coordinamento scientifico e organizzativo Convegno
Davide Turrini

Progetto di fundraising universitario e di comunicazione istituzionale FAF
Alfonso Acocella

Comunicazione visiva e ufficio stampa
Veronica Dal Buono

Relazioni con i Partner territoriali
Paola Boarin

Media Partner
Costruire in Laterizio, Edilizia e Territorio

Web Media Partner
Materialdesign.it, Laterizio.it, Archinfo.it, Edilio.it

commenti ( 0 )

3 marzo 2010

Design litico

Tavoli Delfi
Marcel Breuer, Carlo e Tobia Scarpa

tavoli_1
l nuovo Delfi.

Con la scelta del cristallo in luogo del piano d’appoggio totalmente coprente, Tobia Scarpa è protagonista di un rinnovamento dai molti significati dello storico Delfi di Marcel Breuer e Carlo Scarpa, per Simon – gruppo Estel. Il progettista ha infatti svelato un segreto, mettendo a nudo il dettaglio di fissaggio fra sostegni e piano d’appoggio, offrendo inoltre definitiva visibilità ai perni in ottone di collegamento fra montanti verticali e piano orizzontale del tavolo. Tobia Scarpa, così facendo, ha pure portato alla vista ed in risalto la precisa foggia scultorea degli stessi sostegni, eliminando l’effetto di nascondimento del piano orizzontale lapideo. Lo spazio in cui il mobile è inserito ne guadagna in dimensione percepita. Le colonne portanti del tavolo, confermate nella loro forma e dimensione, sono definitivamente consacrate a rappresentare una fase storica fondamentale per quest’importante scrivania direzionale e per il design tutto.
Ancor più, il designer ha rinnovato ulteriormente il carattere di questo tavolo, già portato in modi significativi oltre il moderno, per così dire, da Carlo Scarpa, che lavorò sui sostegni verticali del precedente disegno concepito da Marcel Breuer. Ora è consegnato ad un’epoca successiva del disegno industriale, con il nuovo intervento sul piano.
La recente versione del Delfi con piano in cristallo arricchisce le possibilità dimensionali del precedente rettangolo d’appoggio, aggiornandole ai 220 x 110 cm, oppure ai 260 x 102 cm, od anche ai 306 x 102 cm, ovvero alla versione di forma curvilinea “elistella” dai massimi ingombri pari a 213 e 163 cm.
L’originario Delfi già di Breuer prima di Carlo Scarpa, aveva estensioni caratteristiche del piano pari a 90 x 180 cm, con 2 soli piedi occupanti in pianta 30 x 30 cm. Passò ai 90 x 220 cm, con i due piedi caratterizzati dalla scanalatura sul fianco e dalla feritoia centrale capace di moltiplicare e raddoppiare a 4 gli appoggi. Sono questi ora proposti nelle tradizionali due versioni lapidee, in marmo di Carrara bianco Gioia ed in pietra di Vicenza bianca. Il prototipo in pietra di Vicenza è realizzato e lavorato dai laboratori Morseletto.
In principio, il Delfi venne concepito negli anni ’30 da Breuer. Al Bauhaus aveva approfondito la fondamentale ricerca sui mobili da produrre industrialmente, affrontando il tema sia degli aspetti tecnologici, sia stilistici. Breuer lo regalò a Dino Gavina per la sua nuova casa in via Garibaldi a Bologna; Gavina concesse a Carlo Scarpa alcune rielaborazioni sull’originale, particolarmente interessate all’alleggerimento formale e materiale dei sostegni monolitici. La scrivania così fatta entrò a far parte della collezione Ultrarazionale di “Simon International”, l’azienda fondata nel 1968 dopo che già nel 1960 era nata la “Gavina” presieduta da Carlo Scarpa.

tavoli_2
Il nodo fra piano e sostegni.

La collezione Ultrarazionale, come è già stato codificato dalla critica, è un vero e proprio programma. A ridosso degli anni ’60 di secolo scorso, Scarpa con Gavina sente l’esigenza di spingersi finalmente oltre il razionale del Movimento Moderno. Si fa così promotore di una rivisitazione dei suoi principi e delle caratteristiche del suo linguaggio, per un superamento.
La consacrazione, in forma di tavoli, si lega ai modelli Doge, del 1968-69, Delfi, ancora del 1968-69, e Valmarana del 1971; segue nello stesso anno Orseolo. Emblematici risultano i primi tre, particolarmente per le scelte materiche: acciaio e vetro per il primo, in pietra il secondo, di legno il terzo, come a volersi cimentare col tema del tavolo sostenendo la prova nei principali materiali, ogni volta diversi.
Dino Gavina, intraprendente mecenate dell’arredo, aveva intuito i limiti del razionalismo moderno. In ambito disciplinare già Louis Kahn aveva del resto intrapreso questa fase, rielaborando Sullivan, Mackintosh, Hoffman. Per Scarpa il gesto fu quasi naturale e conseguente alle sue note rielaborazioni poetiche di Wright. Solo gli anni ’70 riuscirono comunque a decretare in modo conclamato la bontà dell’intuizione, il superamento che Ultrarazionale aveva attuato già dalla fine degli anni ’50. L’azione pure segnò il rilancio del design italiano, che si stava in effetti arenando su fatti di quantità. Ad Ultrarazionale seguì Ultramobile nel 1971, poi Metamobile nel 1974. Di queste, la prima invocava la necessità che l’opera d’arte – di design – fosse funzionale, di utilità certa, e ne propose in serie numerate e limitate; la seconda si orientò invece all’azione sociale, spostando così l’orizzonte della produzione ad oggetti semplici che ciascuno potesse fabbricarsi da sé, come nel caso del tavolo Quatour sempre di Carlo Scarpa.
Carlo Scarpa lasciò l’Accademia d’Arte a Venezia nel 1926, continuando le proprie frequentazioni delle botteghe e dei maestri vetrai. Tobia suo figlio lavorò precocissimo con Gavina, in parallelo al padre, già dalla fine degli anni ’50. Si laureò nel 1969, ottenendo in quello stesso anno il compasso d’oro per la sedia Soriana.

tavoli_3
Lo storico Delfi di Breuer e Carlo Scarpa.

photogallery

di Alberto Ferraresi

Vai al sito di Simon
Vai al sito di Estel
Vai al sito dei laboratori Morseletto
Vai al sito di Dino Gavina

commenti ( 0 )

1 marzo 2010

Appunti di viaggio

Algeria

algeria_1
Magici equilibri lapidei

I suoi occhi mi fissarono e si fecero come una lama sottile appena mi sedetti sul fuoristrada: “ un sasso e tu sei fuori!” Eh vita dura per chi colleziona sassi ed ama viaggiare! Questo infatti è stato il modo in cui Giorgio, il mio compagno di viaggio, mi ha accolto appena arrivata in Algeria.
Loro, con molte più ferie di me, erano già partiti da una settimana con i mezzi e ci stavano aspettando a Tamang rasset, in attesa di addentrarci assieme nel deserto a sud ovest dell’Algeria.
Algeria. Paese strano… poco “leggibile” se posso usare questo termine, tra tutti quelli visti forse il meno appetibile. Non per bellezza di paesaggi, anzi, ma per qualcosa di sottile, poco identificabile. Se poi si pensa di essere in viaggio con un branco di “cinghialoni” (i motociclisti) che hanno nel cuore e nella mente sabbia, sabbia, sabbia e dune, ecco che affiora un impercettibile…. mah… Intanto in Algeria gli erg più grandi sono chiusi al turismo (poco presente ed ancora in fase di rodaggio) per problemi di sicurezza (predoni) e quindi le tanto agognate dune sono piccole e generalmente basse. Ma anche le guide medesime, così abili e ben predisposte al “gioco” in Libia, qui sono molto timorose e poco attrezzate, con scarso senso delle pause o del paesaggio, oserei quasi non in sintonia con questi diavoli di turisti che non si capisce che diavolo ci vadano a fare in mezzo alle dune quando ci sono piste che ci girano attorno e ben al largo!!!

algeria_2
Dromedari tra le dune

photogallery

Algeria. Grandi piattoni sassosi che ti costringono a trasferimenti lenti (i 40 km/h sono un successo), mentre attorno si dipana un’enciclopedia di monti, pinnacoli ed affioramenti rocciosi, compendio geologico di una situazione sempre in divenire e mai in maniera tranquilla.
Tin Rerhoch, ad esempio, laguna tidale di intensa bellezza che mostra la ferita di una colata magmatica sovrimposta. Touak, pinnacoli di arenaria in rapido disfacimento come un castello di carte in balia di forze incomparabili. Calcari fossili ed una sabbia comunque onnipresente che si infila ovunque, specie nell’auto, regalando un brilluccichio di infantile memoria sotto i raggi di un sole caldo che alla fine di ottobre fa registrare ancora i 52 gradi pomeridiani.
Ma non è tanto o solo questo che colpisce dell’Algeria.
Innanzi tutto il vento. Un vento così forte e continuo nella sua irregolarità da far entrare la sabbia anche nelle tende meglio sigillate: quanta ne abbiamo mangiata, durante quelle notti impietose! E che incredibili paesaggi ovattati, quasi avvolti in una foschia in grado di nascondere montagne e luoghi tanto da renderli così simili ad evanescenti acquerelli del Turner. Senza parlare poi delle corse dietro a sacchetti, tende (!) beffardamente pronti ad improvvisarsi una vita propria ben lontana da chi se ne crede proprietario…Ma l’Algeria è anche “animali”: tanti! Quanti!!generalmente assai poco rassicuranti, fatta eccezione per qualche velocissima gazzella (oltre i 70 km orari!), tanti scorpioni bianchicci, grandi, e curiosi fino a insediarsi quasi di regola sotto le tende, e ad arrivare a pungere una guida locale, messa a KO per qualche giorno (era già la nona volta. Ma si può dico io?). E vipere del deserto: beige con esili macchioline brune su tutto il dorso. Mortale. Per fortuna ugualmente spaventata da me quanto io da lei tanto da scappare entrambe per la propria strada in un battibaleno. E ancora ragni, lucertoloni giganti, dromedari, volpi del deserto…. E acqua.

algeria_3
In punta di masso

photogallery

Sì, pare proprio strano parlare di acqua nei deserti ma in Algeria, forse a causa di un periodo eccezionalmente piovoso si trovavano laghetti d’acqua tra le dune e improbabili distese di piante di un colore verde smeraldo lungo i piattoni aridi e sassosi con un effetto strano ed imprevedibile.
Ma la cosa più forte ed intensa è l’energia di questi ambienti, assolutamente profonda, quasi dolorosa. E mai come in questa terra, come è accaduto ad altri compagni di viaggio, ho sognato. Sogni vividi, spesso dolorosi di persone ormai irrimediabilmente perse che mai nella tranquilla quotidianità avevo evocato. Algeria, terra irrequieta.

di Anna Maria Ferrari

logo_tenax

commenti ( 1 )

stampa

torna su