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23 maggio 2011

XfafX

Massimiliano Fuksas
lectio magistralis

Fuksas pi


lectio magistralis
Orient Express n.1

26 maggio 2011 ore 17.30
Palazzo Tassoni Estense
Salone d’Onore
via della Ghiara 36, Ferrara

Iscrizione alla Lectio magistralis
(fino ad esaurimento posti)
_________________________

Programma

17.15 Registrazione invitati

17.30 Introduzione
Alfonso Acocella
Responsabile scientifico XfafX

17.45 Presentazione critica
Elisa Poli
Critica e storica dell’architettura

18.00 Lectio magistralis
Orient Express n.1
Massimiliano Fuksas

PROMOTORI
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura di Ferrara

SOSTENITORI GENERALI XFAFX
AHEC American Hardwood Export Council
Casalgrande Padana
Il Casone
Lithos Design
Pibamarmi
Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

PATROCINI E COLLABORAZIONI
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Emilia Romagna / Provincia di Ferrara
Comune di Ferrara
ADI / SITdA / CNA
Ordini Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena,
Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Verona

PARTNER
Fassa Bortolo
Libria
Nardi
Sannini

Canali istituzionali
www.unife.it/facolta/architettura
www.materialdesign.it

Contatti
ufficiostampafaf@unife.it

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19 maggio 2011

XfafX

To Design Today: la nuova strada del progetto contemporaneo


Conferenza stampa al Palazzo della Triennale di Milano (4 maggio 2011, ore 12) Video realizzato da Studiovisuale

Molto più di una conferenza stampa, molto diversa da un convegno, certamente più dinamica della solita presentazione istituzionale. Questa seconda occasione che vede celebrato l’XfafX – il Ventennale della Facoltà di Architettura di Ferrara – presso la storica sede del Palazzo della Triennale rimarrà nel ricordo dei presenti come un importante momento di comunicazione e discussione sul rapporto tra architettura e design, tra università e impresa, tra formazione e professione. Un incontro per riflettere sui temi centrali del progetto contemporaneo.Il panel degli invitati esprime nomi di tutto rilievo e il dialogo tra i relatori è stato all’altezza delle aspettative sin dalle battute introduttive del Presidente della fondazione “Museo del design” della Triennale Prof. Arturo Dell’Acqua Bellavitis che si è detto “felice di poter ospitare la presentazione di questa iniziativa tanto vicina nei suoi intenti a un progetto che la Triennale sta tentando di perseguire e che riguarda la presenza di mostre significative organizzate dalla Triennale anche all’esterno della sede milanese”. Ad esempio gli eventi legati al Salone del mobile, che potrebbero non esaurire a Milano la loro forza propositiva e creativa viaggiando sul territorio nazionale, in sedi prescelte, condivise e fruite così da un più vasto pubblico.Con modalità analoghe la FAF ha deciso di entrare in contatto attraverso l’occasione delle celebrazioni del suo Ventennale con la Triennale, come una delle massime istituzioni italiane nel campo del design, per ribadire come non soltanto all’interno della Facoltà – dove coesistono in modo produttivo i due Corsi di laurea di Architettura e Design del prodotto industriale – sia possibile sviluppare una nuova sinergia intorno al tema del progetto contemporaneo interdisciplinare.“Mi pare – ha proseguito Bellavitis – che questo Ventennale sviluppi la ricerca e punti l’attenzione su di un ambito vitale per la nostra professione e cioè il legame tra design e architettura, ma in un modo peculiare e intelligente, si pensi per esempio a Mangiarotti che aveva sviluppato una ricerca importantissima sul design dei componenti come la pietra o il laterizio, ecco questo mi pare stia facendo anche la FAF”. “Noi – ha concluso il Presidente – lavoriamo ormai da molto tempo in sinergia con il Vitra e ci piacerebbe intensificare il rapporto con il mondo dell’architettura che è l’altra faccia del design; in questo Ferrara è un esempio positivo di Università e di buona correlazione tra questi due elementi ed il territorio in cui si iscrive. Speriamo davvero che questo rapporto tra Triennale e FAF grazie al Ventennale possa diventare più sinergico per immaginare progetti comuni e portare alcune delle nostre mostre attraverso il canale privilegiato della Facoltà alla cittadinanza emiliana”.

A queste parole di apertura ha immediatamente risposto il creatore del Ventennale Prof. Alfonso Acocella attraverso un augurio che è anche un suggerimento di azione positiva: “Spero di poter accogliere l’invito a far nascere un rapporto proficuo tra le facoltà milanese e ferrarese, tra Triennale e FAF, proprio in attuazione di ciò che è stato prefigurato sin ora e che non va disperso ma tesaurizzato e accresciuto per il bene degli studenti e dei nostri giovani ricercatori”.Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, ha ribadito che “il tema è assolutamente centrato ed io per primo posso testimoniare di questa relazione strettissima e tipica italiana tra architettura e design perché per tradizione familiare sono figlio di un architetto che fu Compasso d’oro e Medaglia d’oro alla Triennale così come è stato per grandi esempi, si pensi a Mangiarotti, Magistretti fino a Michele de Lucchi”.Freyrie pensa che “da un punto di vista sia culturale sia della promozione del progetto è importante legare architettura e design perché questo può dare risposte ai cittadini e può essere il perno su cui promuovere l’architettura ed il design italiano nel mondo.Questa riflessione mi riporta a Ferrara e al suo gioiellino che è la Facoltà di Architettura non solo per il rapporto numerico, potremmo dire americano, tra docenti e studenti ma anche perché la FAF riesce ad integrare il territorio con una serie d’interlocuzioni internazionali. Proprio dalla sinergia tra territorio, realtà locali in crescita e dalla capacità di fare rete attraverso relazioni internazionali si può rilanciare il nostro mestiere perché la difficoltà di esportare l’architettura italiana deriva da questo”.Secondo Freyrie sta alle istituzioni, alle scuole, agli ordini professionali creare le basi per permettere questa sinergia “ed io sono contento che un’eccellenza come quella ferrarese possa puntare su questo obiettivo”, conclude.Alfonso Acocella risponde con entusiasmo spiegando che lo stesso titolo del Ventennale vuole proprio fare riferimento ad un’idea più vasta e transdisciplinare del progetto: To design today.Luisa Bocchietto, Presidente dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) spiega che anche l’istituzione da lei presieduta – non Ordine professionale ma libera associazione di “creativi” e di progettisti – al pari di come sta tentando di fare la FAF a Ferrara, cerca di aprirsi al territorio vasto del Paese e di tenere insieme professionisti, studenti, critici, cittadini e continua fare una politica culturale decentrata a favore del design italiano rispetto ai diversi contesti produttivi regionali. La delegazione dell’ADI presente sul territorio emiliano può collaborare attivamente con la FAF ad esempio con un programma di formazione che porti gli imprenditori locali a dialogare con gli studenti. “Sviluppare la riflessione intorno al design – rileva il Presidente Bocchietto – significa comprendere come si sono modificati i confini della disciplina per cui si è passati dal design come prodotto al design come processo fino ad arrivare oggi ad un’idea di design come servizio; tale estensione di campo è importante e per questo c’è grande, istintiva sinergia con la FAF che ci auguriamo diventi un osservatorio tramite cui poter selezionare i migliori designer della regione per poterli poi premiare”.“Il design in Italia – conclude Bocchietto – è nato anche perché in questo paese è molto difficile farsi strada come architetti; non potendo costruire le città molti hanno fatto i designer, attività che permetteva anche di compiere sfide più facilmente realizzabili e al contempo di grande slancio intellettuale; dunque questa sfida della FAF è importante per poter portare ad alto livello questa sinergia”.

Anche secondo l’opinione di Alfonso Acocella “la sfida del corso di Design del prodotto, inaugurato nel 2009 a Ferrara, è proprio volta a questo obiettivo: saper creare internamente alla facoltà questa sinergia operativa tra progetto di architettura e progetto di prodotto.Graziano Trippa, Preside della Facoltà di Architettura di Ferrara, sottolinea nel suo intervento che è “prezioso il fatto di avere componenti diverse che altrimenti non avrebbero modo di dialogare. Quello che aiuta a risolvere i problemi sono le sinergie mentre l’attitudine a creare vincoli e separatezze è un modo per non risolvere i problemi. Per noi la Triennale è un punto di riferimento per poter immaginare un percorso di crescita fra le diverse “anime” e componenti disciplinari del progetto”.Secondo Trippa la vera questione riguarda il fatto che la professione ha le proprie radici nella formazione e se la formazione è di livello scadente anche la professione avrà un basso profilo. “La vera missione dell’architettura, afferma il Preside, è legata alla qualità della vita che si ottiene applicandosi allo standard d’insegnamento. Insieme la battaglia per la formazione è possibile farla. Credo che il sistema universitario italiano, così come l’ordine professionale, debba smettere di credere che il numero sia il valore su cui decretare la riuscita di un sistema. Alla FAF pensiamo che l’obiettivo, il servizio vero, sia offrire lu’alta qualità ai nostri studenti”.La facoltà ferrarese ha un numero molto limitato di studenti iscritti annualmente: 135 ad Architettura e 50 al corso di Design industriale, quest’ultimo fortemente legato al product design e al progetto di prodotti per l’interior design e per quanto riguarda l’architettura alla componente dell’edilizia. L’università e il design devono muoversi oggi verso il mondo della produzione, verso le aziende, in modo da spingere l’artigianato e l’industria a proseguire sinergicamente nella ricerca. “Il prodotto – sostiene giustamente Trippa – se ha una concezione innovativa è un buon esempio di design che non si può copiare ma si deve esportare e fare conoscere e solo così il nostro design sarà in futuro, com’è stato nel passato, ai primi posti nel mondo. Alla FAF infatti c’è una squadra, una logica di gruppo, una collaborazione che credo sia una strada vincente per le componenti strategiche dell’architettura e del design”.Ed è proprio al Preside Graziano Trippa che l’ideatore e promotore del festival Alfonso Acocella ha dedicato, con toccanti parole, questo Ventennale della FAF “Per l’impegno che ha profuso in questi anni dedicandosi completamente con spirito di abnegazione e ferma direzionalità di percorso a questa istituzione, per aver dimostrato che solo con un costante lavoro è possibile ottenere i migliori risultati perché se gli uomini non credono e si identificano attivamente ed eticamente nelle istituzioni le istituzioni non esistono”.Acocella ha proseguito descrivendo genesi, obiettivi e ragioni del Ventennale affermando: “Anche all’interno di un progetto istituzionale l’aspetto autoriale può essere importante per disporre di uno slancio creativo iniziale, ricercando in progress un equilibrio capace di coinvolgere tutta la comunità della FAF. Lo sforzo principale è stato quello di individuare un focus tematico significativo e condiviso, spingendosi successivamente a prefigurare i modi di declinazione contenutistica e comunicativa, infine applicarsi nell’attività di fund raising per reperire le risorse necessario allo svolgimento del progetto culturale/istituzionale facendo si che XafX  non fosse un’occasione indirizzata unicamente alla ricorrenza  del Ventennale ma un modo per spingersi progettualmente oltre la celebrazione stessa che ha un valore di ‘occasione istituzionale’ ma non ne rappresenta il fine ultimo del progetto”.A questo scopo tutti gli sforzi che Acocella – coadiuvato da un numeroso e giovane team di ricerca a cui ha rivolto un sentito ringraziamento – ha intrapreso per giungere alla concretizzazione del Ventennale sono stati capitalizzati e consegnati alla stampa attraverso una memory card digitale (in forma di innovativa cartella stampa dell’era 2.0) che contiene il concept del progetto culturale nella sua forma più estesa e chiara.L’ideatore di XfafX evidenzia, al contempo, che XfafX – To design today – “si evolverà in progress nell’anno di svolgimento in quanto il progetto è pensato come un festival che rinuncia alla classica unicità di luogo, di tempo e di tema per proporsi come festival temporalizzato, diacronico, transdisciplinare da svolgersi prevalentemente negli spazi aulici di rappresentanza di Palazzo Tassoni Estense – sede della facoltà di Architettura di Ferrara – ma che non esclude ‘uscite’ ed ‘esternalizzazioni’ nella realtà territoriale dell’Emilia Romagna e nella geografia nazionale più in generale”.Inoltre afferma Acocella, il festival To design today guarda oltre il limite temporale dell’anno delle celebrazioni, “traguardando progettualmente e visionariamente il prossimo quinquennio per prefigurare una programmazione della politica culturale della FAF”.

Per spiegare tale processo Alfonso Acocella afferma: “Ritengo si possa parlare oggi di un design delle idee. Anzi il design sono le idee. Dalle idee nascono i progetti, i contenuti, la comunicazione utile a diffondere e fare affermare le idee da cui discende il design quale processo di “conferimento di forme” rispetto alle cose del mondo. E al mondo intende guardare al Facoltà nei prossimi anni.Rispetto ad una visione innovativa di Facoltà che guarda, contestualmente, all’esterno e al suo interno – vista la fortuna di aver avuto in dono un edificio come Palazzo Tassoni Estense, restaurato con cura ed oggi immagine della FAF, sede espositiva e di dibattito – si tenterà sempre più  di far convergere nei suoi spazi, in un luogo fisico istituzionale, università e produttori, ricerca e mondo esterno.Aver dato visibilità nella mostra di XfafX ai nostri illuminati sostenitori è importante per far comprendere il legame dell’interscambio, la contiguità tra ricerca e produzione, tra immaterialità della cultura e materialità di prodotto posta alla base dei processi industriali di produzione, per esprimere una cosciente volontà di indirizzo e rappresentare ciò in cui noi crediamo”.Ecco che la mostra inaugurata lunedì 2 maggio presso gli spazi di Palazzo Tassoni Estense in occasione della prima conferenza stampa del Ventennale ha permesso ad Acocella e al suo staff d’instaurare un dialogo tra università e azienda ma anche attivare collegamenti trasversali tra le diverse aziende presenti in una visione di futura sinergia. Chiaramente il progetto XFAFX nasce come evento di celebrazione della Facoltà di Architettura di Ferrara ma ha lo sguardo rivolto verso l’esterno per collegare l’istituzione alla città in un itinerario ideale in cui la forza identitaria della facoltà si raccordi al proprio territorio al fine di interpretarlo, di valorizzarlo.Acocella, con questo importante festival To design today che si svolgerà in un arco temporale dilatato lungo un anno, intende “alimentare l’idea che l’università possa svolgere un nuovo ruolo di mediazione all’interno del mondo del progetto e delle imprese, del territorio e dei protagonisti del design. Produrre contenuti per una comunicazione innovativa e istituzionale che sfrutti i nuovi strumenti della rete. La sopravvivenza delle Università nei prossimi anni è legata a una forte competitività,  alla prefigurazione e attuazione di progetti di qualità e alto profilo culturale  e scientifico”. Gli invitati di XfafX – i protagonisti internazionali del design discourse – sono tanti per avviare e dar vita ad un progetto che non duri solo un anno ma un intero quinquennio! I nomi selezionati, tutti di grande prestigio, sono frutto delle scelte di gruppo e sono tutti visti con l’attesa della verifica, dell’accettazione e temporalizzazione dell’invito istituzionale. Ci saranno – spiega Acocella – nuovi riconoscimenti accademici all’interno di XfafX individuando fra i personaggi più rilevanti la figura da proporre per la Laurea Honoris Causa che verrà conferita ad un personaggio significativo della cultura del XX secolo; una figura che abbia segnato il secondo Novecento o ad un innovatore del nuovo Millennio, un interprete che abbia inaugurato o stia “progettando” il XXI secolo nel campo architettonico o in quello del design più in generale”.Le parole che sembrano legare con un filo invisibile le moltissime attività presenti nel corso del Ventennale XfafX sembrano essere quelle di creatività, progetto, critica, ricerca, innovazione, cultura, comunicazione, impresa, competizione che sono poi gli elementi intorno a cui cresce l’università oggi. Ed è su queste basi che Acocella conclude il suo intervento con una preziosa considerazione. “Pensare che un’istituzione affidi all’esterno – a fronte della produzione di progetti, contenuti, ricerca – un elemento importante come quello della comunicazione è sbagliato. Nell’era dell’economia della conoscenza è fondamentale che l’università sviluppi tali competenze collegando al proprio interno autori, programmatori e designer. La Facoltà di Architettura di Ferrara attraverso il banco di prova di XfafX si sta attrezzando a svolgere tale ruolo attraverso la messa a punto di una comunicazione istituzionale, istantanea, pervasiva, multicanale.

Termina la conferenza il Preside Graziano Trippa ricordando che “questo Ventennale, non bisogna dimenticarlo, è pensato avendo come primi referenti gli studenti. XfafX come grande evento culturale istituzionale, ma anche occasione di dibattito interno per far conoscere le tendenze del progetto contemporaneo internazionale. Ci siamo resi conto – afferma Trippa – che quel 25% che va all’estero con programmi Erasmus o Socrates torna avendo compreso di potersi battere, ad armi pari, con i colleghi di altre nazionalità; e quindi quello di lavorare con gli studenti su questi aspetti è molto importante per noi”.Ecco un’occasione per toccare con mano le possibilità dei molteplici significati che oggi assume il termine Design e capire come, con strategie mirate, anche la nostra università italiana può essere all’avanguardia nel mondo!

Elisa Poli

SOSTENITORI GENERALI XFAFX AHEC American Hardwood Export Council Casalgrande Padana Il Casone Lithos Design Pibamarmi Giuseppe Rivadossi Viabizzuno

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16 maggio 2011

XfafX

Il Ventennale di fondazione:
XfafX come sfida istituzionale

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La Facoltà di Architettura di Ferrara compie nel 2011 vent’anni. Quattro lustri di vita istituzionale intensa lungo i quali si sono succedute, ma anche sovrapposte nel tempo, varie fasi: atto costitutivo e fondazione della Scuola, avvio delle attività formative e di ricerca, creazione di una comunità scientifica, sessioni di tesi con giovani laureati ferraresi che si sono progressivamente inseriti nel tessuto professionale del Paese, affermazione della Facoltà a livello nazionale (otto volte prima, negli ultimi dieci anni, nelle graduatorie di qualità CENSIS), celebrazione culturale del Decennale di fondazione, ampliamento degli spazi con il recupero di Palazzo Tassoni, varo del Corso di laurea in Disegno industriale.
Con il 2011 – e qui siamo all’oggi – la Facoltà giunge al suo ventesimo anno di vita in un momento particolare per l’Università italiana con un progetto di trasformazione generale in atto e una forte riduzione delle risorse economiche statali disponibili per formazione, ricerca, progetti culturali.
La riforma, insidiando le tradizionali componenti fondative e di governance dell’Università italiana, spinge il mondo accademico ad una ridefinizione del proprio ruolo, ad una riscrittura del concetto di autonomia, ad un ripensamento dei modi stessi di intendere formazione, ricerca, produzione e disseminazione di conoscenza.
Tale processo rompe equilibri consolidati, spinge a discutere in via non pregiudiziale, sollecita ad accettare la sfida per superare le ristrettezze e le criticità indotte da una crisi economica più generale, indica l’opportunità di mettere in relazione dialogica e collaborativa l’interno con l’esterno dell’Università. Viene sottolineata la necessità di ricollegare l’Istituzione accademica a contesti, scopi, bisogni della società che si sono venuti modificando ed evolvendo recentemente a fronte di una Università sempre più statica ed autorefenziale.
In questo nuovo quadro all’Università si chiede di offrire il proprio contributo mettendo a fattore comune ricerca, conoscenza, creatività, innovazione quali scenari di potenziale spinta alla crescita e allo sviluppo del Paese.
La presunta inconciliabiltà fra cultura ed economia, fra università pubblica e imprese private – declinata stancamente fino ad oggi da parte di molte componenti del mondo accademico – appare sempre più risibile sul piano teorico ed insostenibile sul piano delle condizioni materiali in cui si trovano ad operare le strutture di formazione e di ricerca finanziate dallo Stato.
Le Università, le Facoltà, i Dipartimenti le singole unità interne di ricerca sono poste di fronte alla necessità di delineare, in tempi brevi, strategie per diversificarsi, specializzarsi, sostenersi economicamente attraverso progetti istituzionali di fund raising legandosi in modo sinergico al mondo dell’economia e delle imprese, a quello delle Istituzioni e dei Centri di servizio.
I poli universitari sono oramai spinti a ridefinirsi per diventare “attrattivi” rispetto all’economia reale e proporsi non più come settore comparti pubblici di sola spesa ma come strutture asset immateriali di investimento in quanto fattori di sviluppo della conoscenza e dell’innovazione.
Promuovere la ricerca e la cultura come leve competitive dell’economia significa operare una riconversione della visione interna dell’Università – simile a quella compiuta dal settore manifatturiero uscito dalla logica della fabbrica chiusa in se stessa per attrezzarsi rispetto alle logiche dinamiche e fluide dell’economia globalizzata – portandola progressivamente ad aprirsi rispetto al mondo civile e produttivo.
Le Università che sapranno innovare puntando su aggiornati modelli di ricerca e formazione, sulla disseminazione delle acquisizioni culturali e scientifiche, su conoscenze avanzate ed interscambio continuo con il mondo vivo e mutante dell’economia reale riusciranno ad avere un futuro sostenibile contribuendo, allo stesso tempo, a generare sviluppo per il Paese.
Solo se inscritto in questa visione di apertura verso interlocutori e partner esterni l’ipotesi di un evento culturale per celebrare il Ventennale della Facoltà di Architettura di Ferrara può non apparire, ad una prima e subitanea valutazione, “fuori luogo” o quantomeno “velletario” visto il clima di crisi e di sfiducia che aleggia nel Paese e nel mondo universitario in particolare.

Prof. Alfonso Acocella
Responsabile scientifico XfafX

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Giuseppe Rivadossi
Viabizzuno

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13 maggio 2011

Design litico

Marmo e pietra di Vicenza, pelle contemporanea


Scala in villa privata a Campodarsego (PD)

A Campodarsego (PD), in una villa privata, Grassi Pietre riveste in marmo San Pietro levigato una scala metallica a sbalzo sul muro. L’occasione è fornita dalla ristrutturazione della villa con completa demolizione della vecchia scala in legno, e viene colta con maestria dall’azienda che, in collaborazione con l’architetto Paolo Greco, approfitta per realizzare un oggetto sospeso e aereo, la cui leggerezza strutturale è accentuata dal bianco del marmo e dal vetro con cui è risolto il parapetto.


I bagni della pasticceria e dell’albergo Colzani a Cassago Brianza (LC)

Nell’insieme dei lavori per il rivestimento esterno e interno dell’albergo e della pasticceria Colzani di Cassago Brianza (LC), i bagni sono invece stati pensati con un paramento lapideo in pietra di Vicenza, qualità Pietra del Mare. I lavori, condotti su progettazione dello studio di architettura Molteni, hanno dato vita a un design leggero e minimal, dove la massima espressione è rappresentata dai grandi lavelli a massello interamente scavati nella pietra, dal design semplice ed elegante.
Le qualità estetiche della pietra di Vicenza, le sue tonalità calde e neutre ne permettono l’utilizzo in qualsiasi tipo di ambiente, mentre la sua particolare struttura calcarea le conferisce la caratteristica di indurire nel tempo, rendendola idonea all’impiego anche nelle grandi facciate esterne degli edifici. Nello specifico di questo progetto, Pietra del Mare presenta il tipico colore giallo paglierino e luminoso, di matrice sedimentaria con presenza di fossili generalmente minuti, dalle tonalità uniformi e solari.


Centro commerciale Van Loock (Belgio)

La varietà Grigio Alpi, materiale dal tipico colore grigio chiaro caratterizzato dalla presenza di macrofossili, è adottata come soluzione di rivestimento per pareti e pavimenti del nuovo centro commerciale della catena Van Loock in Belgio; la pietra, spazzolata e bocciardata, è incollata per i pavimenti e messa in opera con la tecnologia della parete ventilata per gli esterni. All’interno, Grassi Pietre ha fornito i materiali anche per gli espositori e i lavelli, tutti in massello.

Eugenia Valacchi


Centro commerciale Van Loock (Belgio)

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9 maggio 2011

Paesaggi di Pietra

Le Cave di Fantiano a Taranto
Da discarica a teatro: un buon esempio di recupero in Puglia


Cava di Fantiano a Grottaglie (TA) progetto di Studio Donati-D’Elia Associati
Fonte: Studio Donati-D’Elia Associati

Era una ferita nella terra. Adesso è l’arena di suggestivi spettacoli teatrali. Dopo quarant’anni di abbandono, le cave di Fantiano oggi sono uno spazio culturale, “un parco attrezzato per attività teatrali”.
L’area, a tre chilometri da Grottaglie, nel tarantino, è soprattutto un esempio di riqualificazione del territorio, dopo essere stata per anni una discarica abusiva.
Oggi, invece, le cave di tufo a cielo aperto si presentano come incredibili architetture che il tempo ha saputo rimodellare e con pareti a strapiombo che l’ingegno umano è riuscito a valorizzare.
Un luogo dove uomo e natura sembrano aver trovato il giusto equilibrio, seppure conquistato a fatica.


Il palcoscenico del teatro stabile nella cava di Fantiano a Grottaglie (TA)
Fonte: Studio Donati-D’Elia Associati

Fantiano ha fatto parlare di sé al “Marmomacc”, la mostra internazionale di marmi, pietre, design e tecnologie, giunta alla quarantacinquesima edizione e ospitata a Veronafiera, dal 29 al 2 ottobre. Il progetto realizzato nella gravina tarantina, in particolare, è stato presentato come esempio di architettura di recupero ecosostenibile all’interno di una mostra intitolata “Architetture di cava”, curato dall’architetto Vincenzo Pavan.
La Puglia, quindi, protagonista a Verona, insieme alla Spagna, Francia, Scandinavia, Grecia e Inghilterra.

Fantiano: l’arte nella pietra
Le cave di Fantiano sono immerse nella omonima gravina, tra oliveti secolari e alberi di pino inverditi dalla calura estiva del Mediterraneo. Le estrazioni di materiale dell’area sono durate un ventennio e si sono concluse negli anni ’70. Una grande risorsa per il territorio e l’economia, durata vent’anni. Dopo, tuttavia, ha subito un lento abbandono, lasciata all’incuria del tempo e dell’uomo. Come spesso accade in altre gravine, è diventata una discarica a cielo aperto.
Dopo gli anni del degrado, il territorio della cave, ha subìto un forte rifiorire della natura che, in qualche modo, si è ripresa ciò che l’uomo le aveva strappato.


Una parte dei gradini per gli spettatori del teatro in cava di Fantiano

Poi gli interventi dell’amministrazione comunale che ha tentato un primo recupero dell’area, grazie anche al riconoscimento nel 1999, con una legge regionale (n.19 del 1997 sull’istituzione e la gestione delle aree naturali protette pugliesi), del Parco della Terra delle Gravine. L’Ente locale ha avviato i lavori, reso accessibile l’area e spianato il territorio per farlo diventare un contenitore di eventi, col festival “Musica mundi”, per esempio, o con “Il Teatro della fede”.
Il bisogno di riappropriarsi di questi luoghi e le manifestazioni concertistiche che hanno acquistato rilevanza a livello internazionale, hanno ispirato, nel 2006, il progetto di uno studio di architettura tarantino, il “Donati-D’Elia associati”. L’idea è stata, infatti, quella di creare uno spazio teatrale stabile. E, soprattutto, un “parco attrezzato delle Gravine e delle Cave per ospitare attività culturali. Dal 2008 nell’area c’è la sede stabile del teatro della cave di Fantiano.


Le gradinate del teatro di Fantiano
Fonte: Studio Donati-D’Elia Associati

Minimo l’impatto ambientale. E’ un luogo scarno, quello di Fantiano, un’installazione semplice che si sposa bene con l’area naturale e al tempo stesso antropomorfizzata circostante. I colori, i materiali, leggeri e rassicuranti come il legno del palcoscenico, rendono lo spazio artistico, un vero e proprio luogo di rinascita.
La cavea per gli spettatori nasce proprio nella depressione del terreno, già discarica abusiva. Molti dei gradoni già esistevano, derivando dalla precedente attività estrattiva. Sono state aggiunte ulteriori gradinate, sempre in tufo. Il materiale usato è stato recuperato prevalentemente da quello di scarto presente sul sito: le sedute del pubblico sono “blocchi squadrati di pietra calcarea del tipo locale”. I gradini di smistamento, invece, sono in mattoni di cotto tipici della tradizione ceramica tarantina. Al di sotto di una parte dei gradini, sono ospitati i servizi per gli spettatori e gli apparati tecnici di gestione.
L’illuminazione artificiale è razionalizzata e le curve acustiche e visive ottimizzate. L’impianto rispetta in tutto le caratteristiche morfologiche della cava, sia in lunghezza che in altezza.
Palcoscenico, camerini e retro delle quinte sono a ridosso della parte frontale della cava, sapientemente nascosti al pubblico e ai non addetti ai lavori.
Secondo i progettisti sembra sia stato il luogo a suggerire gli interventi architettonici.


Uno spettacolo notturno nella cava di Fantiano a Grottaglie (Ta)
Fonte: Studio Donati-D’Elia Associati

Le cave abbandonate in Puglia: come risarcire il territorio
Il ruolo della Regione

La Puglia è ricchissima delle cosiddette “cave a fossa”, grandi crateri nel terreno, nonché importanti risorse del territorio.
La particolare diffusione nel tacco d’Italia delle attività estrattive ha reso la questione del recupero delle aree di cava dismesse un problema di non facile soluzione. Una questione che coinvolge architetti, ingegneri, soggetti economici e sociali interessati, nonché gli enti locali.
Da una parte, la Regione favorisce lo sviluppo produttivo in Italia e nel mondo dei nostri materiali lapidei e non ostacola l’apertura di nuove cave. Si limita ad adottare regole per fare in modo che il patrimonio non si esaurisca. Dall’altra, però, “rende difficoltoso il recupero dei siti lapidei abbandonati perché mancano i fondi”, ha spiegato il docente incaricato di Progettazione architettonica della facoltà di Pescara, Domenico Potenza.
In Puglia il progetto delle cave di Fantiano non è un caso isolato di recupero. Anche a Cursi, nel leccese, la Cava “Serpentane” rappresenta un ulteriore esempio.


Il paesaggio della gravina tarantina

Qui il laboratorio progettuale del Politecnico di Bari ha realizzato uno spazio per spettacoli teatrali e manifestazioni artistiche. La sua realizzazione è opera anche della ditta proprietaria della cava. Un lavoro sinergico, per la valorizzazione del territorio. Ad Apricena (Foggia), inoltre, ci sono cave utilizzate per un festival jazz: “Suoni in cava”. Un recupero che dura in totale una quindicina di giorni, inclusi quelli per l’allestimento. Uno scenario che cambia sempre, di anno in anno, con un paesaggio diverso.
“Non tutte le cave, però, possono diventare teatri. Ma, al tempo stesso, non possono venire abbandonate o utilizzate come discariche”, ha tenuto a puntualizzare l’architetto. La legge regionale n. 37 del 1985 ha imposto ai proprietari della cave, ad autorizzazione ventennale (prorogabile, però, se motivata), la stipula di una fideiussione. Si tratta di una garanzia per la Regione in base alla quale l’escavatore si impegna, una volta terminati i lavori, a riempire l’area e restituirla all’agricoltura. “Ma il regime della fideiussione è solo sulle cave attive”, ha spiegato il dirigente regionale dell’area Attività estrattive, ingegnere Francesco Sciannameo. “Pertanto quelle dismesse prima del 1985 (cioè prima dell’approvazione della legge), sono così da decenni”: un problema di cui la Regione si sta occupando, promette Sciannameo. “C’è un disegno di legge in corso di approvazione – ha spiegato – che prevede tariffe sull’escavato utili a recuperare risorse per attivare bandi. Obiettivo: concedere anche ai privati dei finanziamenti per il recupero delle cave abbandonate o dismesse. La logica non è solo quella dei contributi ma ci saranno incentivi per quanti promuovano, con progetti, una variazione di destinazione d’uso dell’area”. Cioè, destinando le aree di cava ad attività industriali o commerciali. Non solo socio-culturali o teatrali, quindi.


Ad Apricena (Fg), in Cava Pizzicoli, ogni anno organizzano un festival di musica jazz che dura 4 giorni, “SUONI IN CAVA”

In termini di attività estrattiva, la Puglia incide per il 20% sulla produzione nazionale. Il distretto lapideo foggiano, in particolare ad Apricena, è secondo solo a Carrara per produzione. Le cave, quindi, sono una risorsa importante per il territorio pugliese. Anche quelle dismesse. Una risorsa per l’ambiente e per l’uomo.
Per l’architetto Potenza, “i grandi crateri di cui dispone la Puglia sono delle lacerazioni necessarie per ricostruire la città da qualche altra parte”.
Tecnici e amministratori convengono nel sostenere che i materiali di scarto delle cave non devono essere più considerati rifiuti ma ulteriori ricchezze “per ricostruire paesaggi e città”, per ricoprire le cave stesse. E perché no? Ispirare designer nella progettazione di oggetti di arredo, anche di uso quotidiano.

Anna Memoli

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