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Notizie

4 febbraio 2008

Eventi

L’invenzione del futuro

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Napoli 7-8 marzo 2008
Centro Congressi Federico II

Programma del Convegno

Venerdi 7.3.2008

ore 9.30
Apertura dei lavori

Introduce
Claudio Claudi de Saint Mihiel, Università di Napoli “Federico II”

Saluti ai partecipanti da parte dei rappresentanti di Istituzioni ed Enti

ore 10.00
Presentazione della Società SITdA
Paolo Felli, Università di Firenze

ore 10.30
La Tecnologia dell’architettura e il governo dei Progetti complessi
“Quattro sfide”

GESTIONE DEGLI APPALTI E PROGETTAZIONE ESECUTIVA
Romano Del Nord, Università di Firenze
Domenico Crocco, Direttore Generale per la Regolazione dei Lavori Pubblici, Ministero delle Infrastrutture
Modera il dibattito: Luca Gibello, Caporedattore de “Il Giornale dell’Architettura”

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E COMPETITIVITA’
Fabrizio Schiaffonati, Politecnico di Milano
Ambrogio Prezioso, Presidente ACEN – Associazione Costruttori Edili Napoletani
Modera il dibattito: Giuseppe Biondo, Direttore della rivista “Modulo”

ore 13.30
Colazione-buffet

ore 15.00
SOSTENIBILITA’ E CONSUMO DELLE RISORSE
Salvatore Dierna, Università di Roma “La Sapienza”
Luciano Tortoioli, Direttore Politiche Territoriali Ambiente e Infrastrutture Regione Umbria, Coordinatore del Coordinamento tra le Regioni
Modera il dibattito: Maurizio Favalli, Direttore della rivista “Costruire”

DOMANDA DI MANAGEMENT DEL PROCESSO EDILIZIO E NUOVI MODELLI DI OFFERTA
Aldo Norsa, Università IUAV di Venezia
Rita Finzi, Direttore Progetti Speciali del C.C.C. – Consorzio Cooperative Costruzioni Soc. Coop.
Modera il dibattito: Livia Randaccio, Direttore della rivista “Il Nuovo Cantiere”

Sabato 8.3.2008

ore 9.30
FORUM: La qualità dell’ambiente costruito: gli scenari della ricerca europea e il ruolo della Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura

Da Virginia Gangemi, Università di Napoli “Federico II” e Roberto Palumbo, Università di Roma “La Sapienza”:

“10 domande a”
Luigi Nicolais, Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione
Alfonso Andria, Parlamentare Europeo, Membro Commissione Europea Sviluppo Regionale
Ezio Andreta, Presidente APRE – Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea
Fulvio Obici, MIUR – Responsabile del Servizio Informativo, Direzione Generale per il coordinamento e lo sviluppo della Ricerca Ufficio programmi operativi comunitari
Riccardo Giustino, Vicepresidente ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili
Ennio Cascetta, Assessore ai Trasporti della Regione Campania
Franco Martini, Segretario Generale Fillea – CGIL
Antonello De Risi, Direttore Tecnico M.N. Metropolitana di Napoli S.p.A.
Gianfranco Dioguardi, Politecnico di Bari

ore 12.30
Conclusioni
Gabriella Caterina, Università di Napoli “Federico II”

ore 13.30
Colazione-buffet

ore 15.00
Assemblea dei Soci
Conferimento nomina Socio Onorario a Eduardo Vittoria
Elezione del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura
Approvazione del Regolamento

Contatti
convegnositda2008@gmail.com
telefono: +39 081 2538743 +39 081 2538444
fax: +39 081 2538717

Segreteria organizzativa
Paola Ascione, Serena Viola (coordinamento), Vincenzo Caroniti, Valeria D’Ambrosio, Alessia Guarnaccia, Valentina La Gioia, Teresa Napolitano, Sara Scapicchio.

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Sede del Convegno. Centro Congressi Federico II (Via Partenope 36, Napoli)

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2 febbraio 2008

News

Progettare in pietra
Brand Partners

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BRAND PARTNERS
VISITE IN AZIENDE E IN CAVE | CONCEPT PRODUTTIVI

IL CASONE | Firenzuola, Firenze
CONCEPT PRODUTTIVO IN FAF | Casone
21 FEBBRAIO 2008

PIETRA DELLA LESSINIA | S.Anna Alfaedo, Verona
VISITA IN AZIENDA E IN CAVA | www.pietradellalessinia.com
28 FEBBRAIO 2008
TESTI FRATELLI | S. Ambrogio di Valpolicella, Verona
VISITA IN AZIENDA | www.testigroup.com
28 FEBBRAIO 2008

LABORATORIO MORSELETTO | Vicenza
VISITA IN AZIENDA E IN CAVA | www.morseletto.com
6 MARZO 2008
ANTOLINI LUIGI | Sega di Cavaion, Verona
VISITA IN AZIENDA | www.antolini.com
6 MARZO 2008

PIBA MARMI | Chiampo, Vicenza
CONCEPT PRODUTTIVO IN FAF | www.pibamarmi.com
30 APRILE 2008

TRAVERTINO SANT’ANDREA | Serre di Rampolano, Siena
CONCEPT PRODUTTIVO IN FAF | www.travertinosantandrea.com
30 APRILE 2008

Le visite in azienda e in cava saranno gratuite per gli iscritti al Corso.

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1 febbraio 2008

News

Progettare in pietra
Lectures

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LECTURES

LUIGI ALINI | Università di Catania
KENGO KUMA: PERCORSI LITICI
DA STONE MUSEUM A STONE PAVILLON

21 FEBBRAIO 2008

MAURIZIO MILAN | Studio Favero & Milan
LA PIETRA ARMATA.
RENZO PIANO BUILDING WORKSHOP

12 MARZO 2008

GIUSEPPE FALLACARA | Politecnico di Bari
VERSO UNA PROGETTAZIONE STEREOTOMICA
13 MARZO 2008

STEFANO ZERBI | Politecnico Federale di Losanna
LA PIETRA STRUTTURALE.
RICERCHE NEL CANTON TICINO

27 MARZO 2008

CHRISTINA CONTI | Università di Udine
RE-DESIGN DEGLI SCARTI LITICI
2 APRILE 2008

VERONICA DAL BUONO | Università di Ferrara
PIETRE D’ARTIFICIO TRA MIMESI E INVENZIONE
2 APRILE 2008

ANTÓN GARCÍA-ABRIL | Università di Madrid
OPERE DI ARCHITETTURA.
MONOLITI DI GRANITO

9 APRILE 2008

DAVIDE TURRINI | Università di Ferrara
ROUGH STONE.
TRASFIGURAZIONI DELLA RUSTICA
17 APRILE 2008

VERONICA CUPIOLI | Università di Ferrara
INTERIOR DESIGN. TREND LITICI
30 APRILE 2008

PIERO PRIMAVORI | Università di Bergamo
PRODUCT DESIGN DELLA PIETRA
7 MAGGIO 2008

ANNA MARIA FERRARI | Consulente geologico
Tenax S.p.a.
LITOTECA PIETRE D’ITALIA
8 MAGGIO 2008

CHRISTIAN PONGRATZ | Università di Austin
LA RICERCA DELLA FLUIDITA’ LITICA
14 MAGGIO 2008

Alcuni visiting teachers al termine delle conferenze parteciperanno all’Atelier di progettazione per una discussione dei progetti in progress dei frequentanti del Corso

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31 gennaio 2008

News

Progettare in pietra

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ATELIER DI PROGETTAZIONE
SPAZI PER COMUNICARE LA PIETRA

Esito fondamentale del Corso di Costruzioni in Pietra è la progettazione di un padiglione showroom quale spazio per comunicare la pietra.
Il progetto corrisponde all’esigenza, avvertita in molte aziende del settore lapideo, di promuovere in modo qualificato e innovativo i propri prodotti, ma ancor più appropriatamente l’immagine del brand aziendale, attraverso una architettura contemporanea che si inserisca e si integri agli edifici produttivi divenendo essa stessa veicolo di comunicazione delle qualità esplicite o latenti dei materiali “eccellenti” proposti sul mercato.
Per questa esercitazione progettuale sono state scelte tre aziende leader dell’area veneta che intendono promuovere materiali lapidei provenienti da cave proprie.
Il padiglione espositivo, di dimensioni definite dalle caratteristiche di ogni azienda (circa 500÷800 mq di superficie), sarà inserito nel complesso produttivo rispettandone le specifiche necessità. Il programma funzionale prevede spazi di accoglienza con annessi servizi, spazi espositivi, spazi per videoproiezioni, conferenze e incontri. Particolare attenzione sarà rivolta all’impiego dei materiali lapidei nei possibili usi strutturali o di design di superficie (sia in esterni che in interni).
La progettazione sarà mirata principalmente all’approfondimento e definizione di soluzioni innovative sul piano del linguaggio dei materiali e delle tecnologie costruttive. Attraverso il confronto diretto con le aziende e l’acquisizione di specifiche e puntuali conoscenze dei materiali e dei processi di trasformazione si intende porre le basi per una cosciente cultura d’impiego dei materiali lapidei come supporto necessario per una progettazione attualizzata e di qualità.
Gli elaborati finali d’esame saranno formati da tre tavole di cm. 70×100 contenenti studi planimetrici,piante, prospetti, sezioni, particolari architettonici e rappresentazioni tridimensionali.
Le attività di progettazione saranno svolte con l’assistenza del gruppo docente e di alcuni visiting teachers.
Nell’autunno 2008 i progetti elaborati verranno esposti in una apposita mostra dedicata alla didattica e alla formazione presso la 4ª Marmomacc (Mostra Internazionale di Marmi, Design e Tecnologie) di Veronafiere, all’interno della speciale sezione delle mostre culturali.

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28 gennaio 2008

Opere di Architettura

Centro Polifunzionale per lo sport, la cultura ed il tempo libero – Comune di Martina Franca, Taranto
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Scorcio dell’intervento: il dialogo con la Basilica di S.Martino

E’ la val d’Itria, cuore della Murgia e conca carsica per la natura calcarea delle rocce locali, il contesto che ospita Martina Franca, borgo medievale della Puglia centro-meridionale dove si colloca il centro polifunzionale per lo sport di Donati D’Elia associati. Qui gli elementi e le risorse che la natura combina a costruire i propri paesaggi da sempre dialogano con i caratteri e i segni che l’uomo ha voluto o dovuto imporre al proprio territorio. I trulli e le masserie sembrano nascere, nella loro semplicità formale, materica e cromatica dagli andamenti del suolo; le distese dei muri posati a secco sono gli elementi senza i quali pare impossibile poter leggere, misurare, interpretare, traguardare il territorio. L’architettura, sia essa il barocco delle chiese e dei palazzi o quella più discreta delle più tradizionali abitazioni, vive dei materiali che il sottosuolo ha messo a disposizione e delle tecniche che il luogo ha reso possibili. Persino le cave di pietra (quella di Trani in modo particolare), diventano parte integrante e costitutiva del paesaggio: vere e proprie ferite nel terreno sono la testimonianza d’una forte dipendenza dell’attività antropica dalle risorse e dai caratteri locali e in alcuni casi occasione di importanti interventi di riqualificazione (si ricorda a titolo esemplificativo il recupero delle Cave di Fantiano, Taranto). Il nuovo Centro Polifunzionale per lo sport, la cultura ed il tempo libero che gli architetti Donati e d’Elia hanno progettato per Martina Franca ne è dimostrazione. Lasciando alla relazione di progetto il compito di descrivere l’intervento nei suoi aspetti architettonici e compositivi, è d’obbligo soffermarsi su di un carattere fondamentale che sempre meno tende a caratterizzare i progetti contemporanei, vale a dire il valore dell’intervento alla scala urbana.
Il complesso sorge in località “Pergolo” un comprensorio di recente formazione ed in fase d’espansione. Una distesa di terreni a coltivo, punteggiati di trulli e masserie ma anche dei lasciti dello sprawl che ovunque ha dominato l’espansione urbana, lo relega a corpo estraneo al nucleo cittadino principale. E’ per questo chiaro il tentativo da parte dei progettisti di innescare, come primo e preventivo atto progettuale, un processo d’appropriazione del nuovo quartiere da parte della città storica, attraverso un’architettura che lontana dall’essere fine a se stessa diventa anche lettura, interpretazione e soluzione di una specifica condizione urbana.
Individuati quelli che con tutta probabilità furono i tracciati generatori del nucleo medievale, viene utilizzato il prolungamento immaginario del cardo per definire la posizione e l’orientamento del nuovo edificio. Sullo stesso asse ma ad estremità opposte vengono a trovarsi in costante tensione la Basilica di S. Martino, cardine della città storica, e il centro polifunzionale, fulcro della nuova realtà insediativa. La candida ed articolata facciata barocca dell’una chiama a sè la razionale, austera ma riservata testata dell’altro: l’incessante dialogo ed il calibrato rapporto visivo tra i due corpi restituiscono alle due realtà un senso di comune appartenenza. Del resto la città si costituisce non soltanto di rapporti fisici ed infrastrutturali ma anche di semplici ma meno immediate relazioni visive e semantiche tra le sue parti.

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Il planivolumetrico di progetto

Dalla relazione di progetto:
(…) la localizzazione del lotto, la sua configurazione planimetrica (di forma pressochè quadrata) e quella altimetrica (caratterizzata da continui dislivelli) hanno fortemente condizionato le scelte distributive e funzionali del progetto generale (l’accesso alle tribune avviene per quella ovest da quota 0.00, per quella est da quota +4.50).
In tal senso si è proceduto ad istituire, sia per l’edificio polivalente (il “pieno”) che per lo stadio per il calcio e l’A.L. (il “vuoto”), una griglia generatrice di tutte le dimensioni in pianta ed in elevazione, che ha consentito di individuare nella intersezione tra la “morfologia naturale” (espressa dall’andamento plano-altimetrico del terreno) e la “morfologia artificiale” (espressa dagli organismi costruiti) gli elementi primari dell’intervento.
Gli attributi aggregativi dei corpi edilizi ed i materiali utilizzati sono stati “suggeriti” dalle specificità presenti sul territorio: le cattedrali romanico-pugliesi con le facciate in pietra di Trani levigata, i trulli a base circolare e copertura a cono in pietra a spacco, i pergolati antistanti le case rurali sostenuti da pilastrate in blocchi di pietra calcarea, i balconi dei palazzi patrizi adornati da arazzi in occasione delle feste patronali.
Tali elementi , assunti come componenti qualitativi degli edifici ad uso collettivo, sono stati scelti nell’ottica della semplicità di esecuzione, efficienza, durata e facile manutenzionabilità nel tempo; il medesimo criterio è stato adottato per la realizzazione degli impianti tecnologici, i cui componenti tengono soprattutto conto della modificabilità, innovazione tecnica e gestione.
Il palazzo polivalente è costituito da tre volumi, posti in fila, compenetrati l’uno all’altro:
la testata a “T”, su cinque livelli, ove sono ubicati gli ambienti specialistici per i servizi e la gestione dell’intera struttura; essa è rivestita esternamente con lastre in pietra di Trani levigata e lucidata, a corsi regolari alternati;
il corpo centrale a forma circolare, del diametro di m 57,00 ed altezza utile interna di m 9,00, in cui sono presenti lo spazio polivalente, le tribune per gli spettatori (1800 posti a sedere), i locali pluriuso sottotribuna, un unico ambiente a corona circolare con illuminazione zenitale, adibito a mostre ed esposizioni, che si affaccia con loggioni sullo spazio centrale polivalente.
La pietra di Trani levigata riveste il colonnato del loggione che è completato con intonaco lucido del tipo “martinese”, mentre all’esterno detto corpo cilindrico è rivestito con pietra di Trani “a spacco” posata a corsi irregolari. La copertura del cilindro è costituita da una struttura tridimensionale spaziale (aste e nodi) in acciaio con pacchetto di copertura in lamiera grecata e strati coibenti, fonoassorbenti ed impermeabilizzanti;
il corpo di fabbrica di chiusura a forma rettangolare su due livelli, di cui uno interrato, ove sono ubicate le centrali tecnologiche, ed uno fuoriterra, adibito a servizi per gli spettatori. Il rivestimento esterno riprende quello della testata.
(…)

La pietra di Trani
Sin dall’antichità costituisce una grande ricchezza per la città di Trani e non solo, essendo il suo bacino di sfruttamento esteso su di un’area molto vasta.
Anche se il periodo di massimo splendore del settore industriale estrattivo è ormai lontano ancora oggi la pietra di Trani trova un largo impiego, per le sue particolari caratteristiche tecnologiche di compattezza e resistenza, in ogni tipo di costruzioni civili ed in architettura; utilizzata più frequentemente per i rivestimenti interni, trova spazio, la dove il clima lo permette, anche all’esterno in rivestimenti, mensole, davanzali, pavimenti, scalini, coronamenti ecc.
La pietra di trani è un conglomerato appartenente alla categoria delle rocce calcaree di origine detritica e biochimica. E’ Generata da un complesso processo di sedimentazione che da origine all’alternarsi, per tutta l’estensione del giacimento, di cromatismi e venature serpeggianti.
Le varie sedimentazioni non arrivano a costituire un blocco unico e compatto; nel sottosuolo sono infatti separate naturalmente da strati di argilla, anche di pochi centimetri, ciascuno dei quali è segnale di una vera e propria età geologica comunque appartenente all’era cretacea (più di un milione di anni)
I vari strati si differenziano l’uno dall’altro sia per il colore di fondo, variabile attorno al bianco avorio, sia per l’intensità delle venature gialle e rosse.
Ne deriva una classificazione, utilizzata soprattutto in campo commerciale, che le suddivide in categorie quali “serpeggiante classico”, “serpeggiante”, “venatino”, “bronzetto”.
Anche il taglio incide sulla catalogazione delle pietre di Trani:
in falda: i blocchi di pietra sono tagliati parallelamente alle falde di deposito e quindi orizzontalmente rispetto al suolo;
controfalda: i blocchi di pietra sono tagliati perpendicolarmente alle falde di deposito, ossia parallelamente rispetto al terreno. La pietra così estratta presenta venature particolarmente evidenti.

Per informazioni più specifiche si rimanda alla scheda tecnica della pietra di Trani

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Il corpo polivalente circolare: dettaglio del rivestimento in pietra di Trani

photogallery

di Pietro Manfredi

(Vai al sito della Val d’Itria)
(Vai al sito di Martina Franca)
(Vai al post Cave di Fantiano)
(Vai al sito Scheda Tecnica della pietra di Trani)

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26 gennaio 2008

Progetti

Nuovo Campus della Bezalel Academy, Gerusalemme
Marazzi Architetti

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La proposta per il campus di Granada

photogallery

Gli importanti precedenti di concorso di Marazzi Architetti, dal progetto per il futuro stadio di Siena a quello per la sede della Provincia d’Arezzo ed alle esperienze in Cina, giungono a significativa sintesi prima con la proposta per il nuovo campus delle Scienze mediche dell’Università di Granada poi soprattutto con quella per il nuovo campus della Bezalel Academy di Gerusalemme – la prima è selezionata tra i progetti finalisti, la seconda vale allo studio la menzione d’onore. Accomunati da condizioni di sole battente per ubicazione del sito di progetto, i due interventi a tema universitario interpretano il vincolo climatico offrendo soluzioni di generose quantità d’ombra e, non secondariamente, di scavo, così che le architetture possano intelligentemente fare propri gli effetti benefici di controllo termico del sottosuolo.
Nel sito prescelto all’interno di Gerusalemme, città di basamento naturale eminentemente lapideo, la volontà di scavo alla volta del canyon artificiale offre prospettive di particolare rilievo sia alla scala della città sia a quella dell’edificio. Urbanisticamente infatti si asseconda la memoria del vuoto associata a questo luogo da sempre e s’interviene senza interferire con le millenarie visuali monumentali. Alla scala dell’architettura si propone invece un sistema di fabbriche-blocchi come scolpiti in cava, ravvicinati come edifici antichi di città storica, sollevati da terra ad ottenere un sistema sinuoso di percorrenze e slarghi improvvisi quale una piccola Petra artificiale.
L’unico e costante rivestimento lapideo sottile non solo risponde alle richieste vincolanti della municipalità – per una legge risalente ad inizio secolo scorso e di volontà anglosassone, tutti gli edifici a Gerusalemme devono essere in parte rivestiti in Pietra di Gerusalemme – ma anche assolve ruoli molteplici quanto a contenuti di progetto: il risalto alla funzione pubblica, la restituzione del fronte naturale di scavo, la continuità con la città storica, l’assonanza a luoghi celebri d’area mediorientale, il rassicurante senso di stabilità ed appartenenza di chi fruisce gli spazi.
La Pietra di Gerusalemme ha come provenienza Israele e particolarmente aree estrattive tra il fiume Giordano ed il Mediterraneo, tra il porto di Eilat sul Mar Rosso e la Galilea. Risale a circa 145 milioni di anni fa all’epoca del giurassico superiore/cretaceo inferiore. Il luogo di formazione è la piattaforma carbonica nei fondali del mare della Teide. Si compone di sabbia, alghe, calcare, fossili, bilocastri e nerinee. E’ una pietra calcarea particolarmente resistente ed impermeabile.

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Il campus di Gerusalemme: una vista interna

Segue la descrizione dalla scheda di progetto.

(…) Al livello 0, alla quota della vicina chiesa ortodossa, le coperture saranno cedute all’uso pubblico a configurare una sorta di grande terrazza verso la parte Est della città; questa ospiterà giardini, aree per esposizioni all’aperto e superfici sportive. Su Monbaz Smora street sono previsti l’ingresso principale e la galleria centrale, una sorta di vetrina ove l’Accademia potrà presentare al pubblico le proprie attività e gli studenti esporre e vendere direttamente i loro lavori.
Al livello -1 sul lato Ovest del canyon, una promenade Nord-Sud collega gli ingressi A e B, garantendo l’accessibilità alle funzioni pubbliche dell’Accademia; al di sotto, i livelli privati ospitano i dipartimenti ed i servizi comuni; al livello -5 il canyon è una sorta di piazza per lavorare, studiare, incontrarsi e socializzare all’aperto.
Ogni dipartimento è contenuto in un volume specifico, in alcuni casi su di un unico livello, in altri su più di uno in relazione alla sua superficie. Il sistema di circolazione prevede 7 nuclei scale/ascensori e la doppia accessibilità a tutti i dipartimenti. Al livello -5, come una sorta di hub all’aperto, il canyon collega tra loro gli elementi verticali, mentre al livello -6 è garantita la circolazione al coperto durante i mesi invernali.
Il layout dei dipartimenti è aperto e flessibile e la maggior parte delle aree sarà adattabile ad usi diversi durante il corso dell’anno (esposizioni temporanee, presentazioni, performances..)
Come in una cava, le superfici verticali e quelle orizzontali saranno trattate diversamente: le ampie superfici orizzontali (tetti, terrazze e la pavimentazione del canyon) saranno rivestite con lastre di pietra locale cesellata in modo tradizionale, mentre le superfici verticali saranno rivestite mediante lastre di grande formato rigate irregolarmente.

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Il campus di Gerusalemme: inquadramento planivolumetrico

photogallery

Committente: Bezalel Academy of Arts and Design
Progettisti: Davide Marazzi, Federico Pompignoli
Collaboratori: Tommaso Gasparini, Federico Giacometti, Leonardo Michieletto, Tyler Schaffer
Ingegneria: Favero & Milan Ingegneria
Consulenti: Daniele De Paz, Giacomo Ricci
Dati dimensionali: 9.000 mq superficie del lotto
35.000 mq superficie costruita
9.000 mq parcheggio interrato
Importo lavori: 60.000.000 $
Cronologia: 2007, concorso di progettazione in due fasi Progetto finalista, menzione d’onore

di Alberto Ferraresi

(Vai ai precedenti concorsi di Marazzi Architetti)
(Vai al sito di Marazzi Architetti)
(Vai al sito del concorso per la Bezalel Academy)
(Vai al sito di Favero & Milan Ingegneria)

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22 gennaio 2008

PostScriptum

Dove va l’architettura di pietra*

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Die Neue Staatagalerie Stuttgart di James Stirling e Michael Wilford
(Stuttgart, Germania, 1978-1984. Foto © Richard Bryant)

Negli ultimi vent’anni è radicalmente cambiato il modo di pensare e costruire in pietra, dalle teorie alle tecniche ai linguaggi.
Dieci edizioni dell’International Award Architecture in Stone di MARMOMACC aiutano a costruire un profilo dei mutamenti e individuare i nuovi percorsi offerti dal panorama internazionale.
Vincenzo Pavan ideatore e curatore del Premio traccia una sintesi delle principali linee di tendenza in un testo che esce sulla rivista spagnola Arquitectura Viva.

Gli stereotipi della bidimensionalità
L’ultimo ventennio ci ha abituato a mutamenti radicali nell’architettura che hanno aperto la strada a nuove interpretazioni dei materiali, inclusi quelli “antichi”, spesso assegnando loro un ruolo determinante nel successo delle opere. Una rivalutazione quindi, talvolta anche una supervalutazione, di un aspetto dell’architettura oggi imprescindibile ma precedentemente trascurato, a cui non si è sottratta la pietra.
Il confronto tra il panorama attuale e il passato recente è impressionante.
Pur non essendo mancate nei decenni centrali del Novecento opere emblematiche di una nuova possibile cultura della pietra nell’architettura della Modernità, il ruolo di questo materiale a livello più generale è stato per un lungo periodo assolutamente marginale, tanto da far temere in tempi più recenti la perdita irreparabile di antichi magisteri in via d’estinzione.
Alle aspirazioni di leggerezza dell’International Style ha corrisposto, gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, la sparizione dei materiali lapidei dagli esterni sia dall’architettura rappresentativa sia da quella commerciale e del potere economico finanziario, sostituiti da acciaio e vetro, mentre le lobby e gli uffici degli stessi si riempivano di marmi lussuosi, simboli della società opulenta, discretamente sottratti allo sguardo dalla strada. Tuttavia di lì a poco il Tardo Modernismo aveva fatto ricomparire il marmo sulle facciate sotto forma di pelle sottile, nella igienica e pratica versione della parete ventilata: una protesi staccata dalla struttura portante e montata a secco che, escludendo la collaborazione tra le diverse componenti del corpo murario, sembrava costringere inevitabilmente gli architetti all’adozione di una concezione bidimensionale delle facciate in pietra.
Grazie anche a tali “progressi” della tecnica, favoriti dal mercato edilizio e immediatamente accolti nei regolamenti edilizi comunali di molti paesi, fu assecondato un linguaggio lapideo convenzionale, stereotipato, già condizionato da una visione monocroma del materiale. preferibilmente marmi chiari e bianchi: apparentemente in sintonia con le originarie istanze di immaterialità del movimento moderno o in grado di restituire ad edifici pretenziosi un’aura di classicità.

La rottura delle convenzioni
Questo improduttivo equilibrio viene rotto alla metà degli anni Ottanta del Novecento da un’opera – la Neuestaatsgalerie di Stuttgart di Stirling & Wilford – che irrompe con potenza mediatica a spezzare la convenzionalità dei consueti rivestimenti lapidei e la nudità delle pareti intonacate. Detestata da molti per il linguaggio post-moderno, declinato però con sottile ironia, l’opera di Stirling rappresentò in quegli anni, grazie anche al carisma di cui godeva il suo autore, una via d’uscita al ruolo meramente “ornamentale” assegnato alla pietra dagli architetti e dal mercato. Certo si trattava di un mascheramento, per altro apertamente dichiarato dal disegno dell’apparato murario fuori scala, ma quell’inedito rivestimento di travertino del Baden Württemberg così vivacemente policromo, dalla texture diseguale, dava alle ermetiche pareti del museo un senso di potenza lapidea fino allora sconosciuta, lasciando intravedere nuove possibili materialità per l’architettura e prefigurando una repressa aspirazione a riattivare pratiche costruttive trilitiche.

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Museum of Contemporary Art di Arata Isozaki & Associates
(Los Angeles, California, USA, 1981-1986. Foto © Mario Carrieri)
Hotel Il Palazzo di Aldo Rossi
(Fukuoka, Giappone, 1987-1989. Foto © Matteo Piazza)

Su altri partiti architettonici, ma su un concetto analogo di ricerca delle proprietà percettive dei materiali lapidei, operano in quegli anni Arata Isozaki e Aldo Rossi. Il primo, grazie all’impiego di una pietra speciale riesce a dotare di una coriacea identità un edificio prestigioso, come il MOCA di Los Angeles, sfortunatamente accerchiato e sommerso da una selva di high-rise di acciaio e vetro innalzati nel cuore dell’area commerciale. L’effetto di solida materialità che gli permette di opporsi brillantemente ai giganti vicini è ottenuto grazie al rivestimento delle parti esterne con un’arenaria indiana di colore rosso intenso tagliata in lastre molto sottili ma dalla superficie rugosa come la roccia viva.
Anche Rossi, nell’albergo Il Palazzo di Fukuoka, un alto volume che per quella singolare facciata cieca architravata, si impone sul frantumato landscape della città giapponese, gioca sulle proprietà cromatico sensoriali della pietra: un travertino persiano di colore rosso aranciato lavorato al contro per dare alla superficie lapidea e alle corpose membrature verticali un senso di corteccia pietrificata.
Queste inusuali tipologie lapidee, scelte nel mercato globalizzato in luoghi di origine molto lontani dal loro impiego, hanno paradossalmente lo scopo di creare un legame con il contesto locale dell’opera: a Los Angeles con la cultura statunitense del Rosso Cherokee, usato spesso da Wright, e a Fukuoka con la pietra rossa della Persia, Porta d’Oriente, e con le costruzioni lignee giapponesi dipinte con vivaci colori.

Il disvelamento della maschera

Ma lo sviluppo più interessante e produttivo della linea disciplinare aperta da Stirling si realizza in Germania. Divisa sulla ideologica disputa “Berlino di Pietra versus Berlino di Vetro”, la parte più impegnata degli architetti tedeschi si appresta nei primi anni Novanta del secolo scorso alla ricostruzione della capitale sotto la guida del Senatbaudirektor Hans Stimmann, il quale impone come tema centrale per gli interventi sulle aree distrutte dalla guerra, il rivestimento lapideo delle facciate. Inizialmente Josef Paul Kleihues, e in seguito Max Dudler, Klaus Theo Brenner, Jürgen Sawade, Jan Kleihues e altri lavorano alla ricerca di meccanismi di disvelamento della maschera-facciata per rendere palese la verità costruttiva dell’architettura. Alcuni mettendo in evidenza i meccanismi di ancoraggio che fissano la pietra alla struttura dell’edificio, come l’inserzione sulle lastre di lucenti borchie metalliche che riprendono la wagneriana Postparkasse di Vienna, altri facendo fuoriuscire dalle giunzioni parti del congegno meccanico di fissaggio.

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Edificio per appartamenti e uffici BEWAG di Max Dudler
(Berlino, Germania, 1994-1997. Foto © Stefan Müller)
Banca regionale centrale di Sassonia e Turingia di Hans Kollhoff
(Lipsia, Germania, 1994-1996. Foto © Ivan Nemec)

Mirato invece al superamento della bidimensionalità della facciata è l’intervento di Hans Kollhoff in numerose opere berlinesi nelle quali applica la sua concezione tettonica: una misurata stratificazione verticale di lastre lapidee che allude alla ideale struttura costruttiva che sta dietro la superficie, ottenuta attraverso la profondità dei piani, i giochi di chiaro-scuro e la variazione degli spessori della pietra.
Nonostante i numerosi sforzi e gli esercizi di stile, costretta tra l’incudine di rigide normative che tengono separato il rivestimento dalla struttura e il martello del mercato immobiliare, che richiede l’impiego di lastre sempre più sottili, l’architettura tedesca non riesce liberarsi della propria ingombrante maschera.

Murature composite
In una condizione meno compressa operano invece gli architetti iberici i quali hanno fatto dell’architettura di pietra un campo di sperimentazione straordinariamente fecondo, con qualche contraddizione. La loro ricerca si è sviluppata su un duplice percorso: verso la leggerezza nel rivestimento sottile delle superfici e in direzione della gravità per le pareti massive associando la pietra a conci con materiali diversi, facendoli collaborare all’unità costruttiva del corpo murario.
Due esempi ne illuminano le complessità e i diversi esiti. A Santiago de Compostela Alvaro Siza riveste le facciate del suo Centro Galiziano di Arte Contemporanea di lastre sottili del locale Granito Grigio di Mondariz con un disegno che simula in modo minuzioso e convincente il sistema costruttivo di una muratura portante a corsi alterni. Ma l’idea di gravità che in questo modo intende rappresentare non si coniuga con la forma del progetto, un libero gioco di volumi con tagli e aperture che lasciano sospesi sul vuoto lunghi tratti di muro “a conci legati”; e la ricerca di correttivi visivi finisce per complicare ulteriormente la rappresentazione e renderla poco credibile.

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Centro Galiziano di Arte Contemporanea di A’lvaro Siza
(Santiago de Compostela, Spagna, 1988-1993. Foto © Juan Rodriguez e Luis Ferreira Alves)
Ampliamento dell’edificio municipale di Rafael Moneo
(Murcia, Spagna, 1991-1998. Foto © Duccio Malagamba)

Laddove invece è stata evitata l’ossessione della “corretta rappresentazione tettonica”, è stato trovato il giusto design e la pietra sottile si è fatta materiale leggero e luminoso che mette in vibrazione le superfici, come nelle opere, di RCR Arquitectes a Girona e di Madridejos e Osinaga a Henares, per giungere fino alla traslucenza dell’estremamente sottile che illumina gli interni degli edifici di Campo Baeza a Granada o Moneo a Palma de Mallorca.
Ma è lo stesso Moneo, pochi anni dopo ad aprire la strada alla pietra massiva. Nell’ampliamento del municipio di Murcia l’arenaria locale Amarillo Fosil, una pietra dotata di una texture sensuale ed empatica, tagliata in conci di forte spessore è stata montata come auto-portante ma nel contempo è muscolarmente legata all’ossatura in cemento dell’edificio tramite un altro materiale, il laterizio, che ne rinforza la massa. Il risultato è un’opera visivamente solida e unitaria dove la pietra risulta costruttivamente credibile.

La pietra massiva
In questa direzione si sono moltiplicate le esperienze nell’ultimo decennio, in particolare la scoperta dell’autonomia estetica della pietra, ossia la valorizzazione delle sue naturali qualità geomorfologiche senza l’intervento di trasformazione della superficie che spesso ne distrugge preziose qualità tattili.
Alcune opere di Mario Botta devono in gran parte il loro carattere al modo in cui il materiale lapideo è stato lavorato, non per taglio ma per spacco. Legando i conci così ottenuti in una muratura continua, Botta realizza superfici di insolita energia rocciosa che conferiscono anche a piccoli organismi architettonici, come la Cappella del Monte Tamaro nel Canton Ticino o la Sinagoga Cymbalista di Tel Aviv, un potente senso di solidità e gravità.

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Cappella del Monte Tamaro di Mario Botta
(Rivera, Canton Ticino, Svizzera, 1990-1995. Foto © Marco D’Anna)
Bagni termali di Peter Zumthor
(Vals, Svizzera, 1991-1996. Foto © Margherita Spiluttini)

Peter Zumthor al contrario rifiuta il pittoresco della pietra rustica e nelle sue celebrate Terme di Vals elabora una ardita operazione mentale. Per realizzare un ambiente lapideo unitario e totale, che leghi tra loro gli spazi ipogei come fossero un’opera di scavo, utilizza la locale quarzite scistosa tagliata in perfette lastre sottili, poi rimontate in un controllato disegno della struttura muraria che concettualmente restituisce la loro naturale stratificazione. Il muro di Vals tecnologicamente perfetto, quasi high-tech, viene però realizzato con un sistema costruttivo a sacco ripreso dalla antica tradizione romana e modernamente tradotto con il riempimento interno di calcestruzzo armato, come già trenta anni prima aveva fatto Giovanni Michelucci con sua arcaico-avveniristica chiesa dell’Autostrada del Sole a Firenze.

La pietra strutturale
Dopo la pietra massiva collaborante la tappa successiva è la pietra strutturale portante.
Una ricerca per certi aspetti estrema è stata iniziata in questi ultimi anni con rigore da Gilles Perraudin. Sulle tracce dell’opera troppo a lungo disconosciuta di Fernand Pouillon, che aveva osato negli anni ‘50 sfidare la vincente ascesa della prefabbricazione edilizia per realizzare integralmente con pietra strutturale interi quartieri residenziali di edilizia sociale a Marsiglia, Parigi e Algeri, Perraudin ha creato un essenziale linguaggio trilitico utilizzando enormi blocchi scartati dalla cava come elemento modulare per alcune sue opere come il Centro di Formazione di Nimes, le due cantine di Vauvert, Nizas e la recente di Solan.

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Magazzino di un’azienda vinicola di Gilles Perraudin
(Vauvert, Francia, 1996-1999. Foto © Serge Demailly)
Nuova aula liturgica “Padre Pio” di Renzo Piano
(San Giovanni Rotondo, Italia, 1997-2004. Foto Alfonso Acocella)

Una scelta che richiede l’accettazione di una disciplina molto rigorosa imposta dalle grandi dimensioni della pietra. L’aspetto arcaico di queste opere non è però, il risultato di una ricerca estetica ma di una scelta etica volta a risolvere con la sostenibilità di un materiale naturale e di tecniche elementari di montaggio i problemi della costruzione.
Associabile al filone di ricerca della pietra strutturale, ma concettualmente e tecnicamente assai lontana dalla impostazione di Perraudin, è la chiesa di Renzo Piano a San Giovanni Rotondo. I grandi archi su cui poggia il soffitto dell’Aula Liturgica non Pietra di Apricena locale ma si avvalgono di un dispositivo di rinforzo costituito di fasci di cavi messi in precompressione al loro interno con funzione antisismica: un percorso che ibrida l’antico sapere stereotomico con la scienza delle costruzioni in calcestruzzo.

Verso nuove frontiere litiche
Ancora oltre nella ricerca di nuovi linguaggi legati alla pietra massiva si spinge Anton Garcia Abril. Lavorando spazialmente sul purismo formale della scuola iberica introduce valori tattili capaci di sbilanciarne la staticità per provocare una “inquietudine” materiale e spaziale.
L’edificio cubico che ospita il Centro di Alti Studi Musicali a Santiago de Compostela è interamente fasciato di possenti lastroni di granito che portano sulla superficie fortemente abrasiva i canali di perforazione, segni della violenta separazione dal blocco, così operando un conflitto visivo tra imperfezione della materia costruttiva e perfezione concettuale del volume.
Ulteriore estremo sviluppo del tema è la sede della Sociedad General de Autores y Editores di Santiago, anch’essa di Garcia Abril. L’opera, interamente concentrata sull’impressionante parete lapidea “a griglia”che si erge sul parco, formata dall’intreccio di enormi frammenti di granito montati uno sull’altro in un inquietante quanto apparente disordine strutturale, riunisce in una sintetica visione il primordiale megalitico paesaggio galiziano con il caos e il disordine della città contemporanea.

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Centro di Alti Studi Musicali di Anton Garcia Abril
(Santiago de Compostela, Spagna, 1999-2003. Foto © Roland Halbe)
Sociedad General de Autores y Editores
(Santiago de Compostela, Spagna, in costruzione. Foto © Roland Halbe)

Con opere come queste, e con numerose altre, frutto dell’intelligente esplorazione di nuovi percorsi, l’architettura di pietra si è ormai tolta la maschera e mostra un volto proteiforme che rivela una disponibilità totale a mutare il proprio punto di vista. E’ come se questo materiale si fosse aperto a una revisione permanente che lo rende straordinariamente idoneo a nuovi linguaggi. La pietra non è più il materiale eterno, portatore di valori immutabili, ma partecipa, attraverso il pensiero libero delle nuove generazioni di architetti, ai mutamenti sempre più rapidi e imprevedibili del nostro tempo.

Vincenzo Pavan

*L’articolo ripropone il testo preparato per la rivista spagnola Arquitectura Viva

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21 gennaio 2008

Ri_editazioni

RACCONTI DI PIETRA*
Madre, Abbraccio, Casa, Forza, Silenzio, Rispetto, Bellezza, Architettura, Unicità, Patrimonio non rinnovabile

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Foto di Palmalisa Zantedeschi

Casa
Specchio dell’anima, chiave e scrigno del nostro pensare.
Spazio esterno dell’essere, dimora fissa di mondani averi.
Sede del nostro vivere, riflesso di un fervido attuare:
luogo reale o immaginario, proiezione di illusioni e aspettative,
in cui crescono rigogliose cime verdi di speranze e fantasie.
“Venne avanti un muratore, che domandò:
“Parlaci delle case”.
E lui rispose, dicendo:
Costruitevi con la fantasia un capanno nel deserto, un rifugio in una grotta, prima di erigervi una casa entro le mura della città. Infatti, nei crepuscoli voi fate ritorno alla casa, e anche l’errante in voi, remoto e sempre solitario, ambisce questi ritorni.
La casa è il vostro più ampio corpo.
Cresce nel sole e dorme nella quiete silenziosa della notte; e non è priva di sogni. Non sogna forse la vostra casa? E sognando non abbandona la città per il bosco o la collina?
Come vorrei accogliere le vostre case nella mia mano, e come il seminatore sparpagliarle nelle foreste e sui prati.
Potessero le valli essere le vostre strade, e i verdi sentieri i vostri vicoli, così da cercarvi l’un l’altro fra i vigneti, accogliendovi a vicenda con il profumo della terra negli abiti. [...]
Nella loro paura i vostri antenati vi hanno radunati troppo stretti insieme. E quella paura durerà ancora un poco. Ancora un poco le mura della vostra città separeranno i vostri focolari dai campi.
E ditemi gente, che tenete in queste case? Cos’è che proteggete con le sbarre agli usci?
Forse la pace? Il quieto desiderio che rivela in voi la forza?
Forse ricordi, questi risplendenti archi che sorreggono della mente le sommità?
Forse la bellezza, che sa condurvi dai legni e dalle pietre lavorate al sacro monte?
Ditemi, custodite tutto ciò nelle vostre case?
Oppure è solo la comodità che esse contengono, e la brama di comodità che subdola si fa ospite nella casa, e poi ne diventa la padrona e poi ancora il despota?
Sì, e con rampino e frusta vi rende i burattini dei vostri intensi desideri.
Ma voi, figli degli spazi, irrequieti nella quiete, non cederete all’ansia e non sarete domati. La vostra casa non sarà ancora un albero di nave.
Non sarà la smerigliante membrana che ricopre la ferita, ma una palpebra che protegge la pupilla. Non ripiegherete le ali per attraversare l’uscio, nè chinerete il capo per non urtare la volta, nè tratterrete il respiro temendo che ferendosi i muri crollino. Non abiterete sepolcri edificati dai morti per i viventi.
E per quanto sontuose e piene di sfarzo, le vostre case non potranno conservare il vostro segreto nè albergare le vostre aspirazioni. Poichè quel che in voi non ha confini alberga nella dimora del cielo, la cui porta è la bruma del mattino e le cui finestre sono i canti e i silenzi della notte.”1

Nicoletta Gemignani

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Foto Palmalisa Zantedeschi

(Visita il sito di Palmalisa Zantedeschi)

Note
* Racconti di pietra, testi di Alfonso Acocella e Nicoletta Gemignani, foto di Palmalisa Zantedeschi
1 Kahlil Gibran, Il Profeta (The Prophet, 1923), Verona, Demetra, 1995, pp. 53-55.

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19 gennaio 2008

Progetti

La Ciudad del Medio Ambiente di Santomera
Adhocmsl, Best Before, Modostudio, Barbarela studio

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Alcune immagini di progetto vincitore

Nell’anno 2007 un raggruppamento di progettisti tra cui Modostudio con sede a Roma partecipa e vince il concorso di idee bandito dalla città di Santomera, nella Murcia in Spagna. Il bando ha per oggetto la realizzazione di una cittadella vocata alla sostenibilità, all’ecologia, all’ambiente. Per tale cittadella l’amministrazione locale presceglie il sito di un’area estrattiva non più in attività: è infatti la Murcia regione ricca di vene di graniti e marmi (di cui ci si è in parte già occupati all’interno del blog per i progetti di Campo Baeza e Sancho Madridejos). A seguire, alle immagini ed alla descrizione di progetto forniteci dagli studi lasciamo il racconto della proposta di concorso, certamente suscettibile d’opinioni varie di condivisione o di contrarietà. Interessante però ci pare la formula del concorso sul recupero d’area estrattiva, finalmente finalizzato quanto a destinazione d’uso e non genericamente aperto, come sovente capita a verificare i bandi nazionali, a raccogliere così idee dai progettisti non solo sul come fare ma sul cosa fare, estendendo la richiesta forse in modo poco controllabile dalla scala dell’architettura a quella della pianificazione territoriale.
Preliminarmente al progetto, sono esposti gli elementi d’analisi fondamentali, tra cui principalmente la mappatura dei fattori di rischio, al fine di regimentare a controllo antropico lo stato di totale naturalità a cui sono lasciate soprattutto le creste più alte dei fronti di cava, a prevenirne distacchi e smottamenti improvvisi che possano rovinare sulle nuove attrezzature, come già s’è visto per il progetto alla cava dismessa delle Rocce Rosse di Arbatax.
Poi la proposta del raggruppamento vincitore certamente sfrutta le possibilità suggestive dei fronti di cava e dei lasciti d’attività industriale come scenografia naturale-artificiale entro cui operare, ma anche tenta il superamento facendo propri i luoghi di scavo, per implementarne gli spazi e svelare nuove possibilità di fruizione: è così che i cunicoli compenetranti il fronte di cava non sono recuperati a soli musei di sè stessi, ma sono accessi ai nuovi spazi interni in cui sono allocate le principali attività didattiche e museali al coperto, con l’ovvia necessità d’esplorare la via di sistemi specifici d’aerazione ed illuminazione e di indagarne nuove tipologie.

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La mappa delle sorgenti di rischio

l concorso prevede il recupero di una cava di pietra nella regione della Murcia. Il progetto, oltre a generare un recupero ambientale di alta qualità, crea una serie di spazi all’interno dei quali verranno previste attività finalizzate all’approfondimento delle tematiche ambientali: una vera e propria città dell’ecologia.
L’area sarà suddivisa in diversi ambiti architettonicamente differenziati che ospiteranno rispettivamente:
1. Centro di formazione ecologica: obiettivo fondamentale sarà disegnare, sperimentare e diffondere programmi di sensibilizzazione, educazione e formazione ambientale che favoriscano uno sviluppo sostenibile. Ci saranno spazi come aule di formazione, sale di proiezione, sale per conferenze, aree residenziali, ristorante, parcheggi, aree verdi.
2. Scuola regionale di caccia e pesca: garantirà la formazione teorica e pratica per cacciatori e pescatori che richiedono la loro prima licenza annuale. Contiene una scuola di quattro aule con capacità per 40 persone ognuno: biblioteca, uffici, aula magna, ricezione e archivi.
3. Scuola di prevenzione ed estinzione incendi: la sua finalità principale sarà migliorare la formazione dei professionisti in materia di prevenzione ed estinzione d’incendi, oltre a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di questi fenomeni nella Regione della Murcia. Contiene un’aula magna e un’aula di formazione, uffici, magazzini, spogliatoi, parcheggi etc. Dispone inoltre di un campo di pratica di 600 mq, con idranti e serbatoi d’acqua.
4. Museo forestale: Si tratta di una istituzione nazionale con sede nella Regione della Murcia che ha lo scopo di acquisire, conservare, diffondere, ricercare ed esibire ogni elemento che abbia un rapporto diretto con l’ambito forestale spagnolo. È costituito da quattro grandi spazi per esposizioni permanenti sui boschi della Spagna, una sala dedicata all’utilizzazione dei beni forestali, un’altra dedicata alle azioni di conservazione del medio forestale e una terza sala dedicata alle professioni forestali in Spagna. Inoltre si prevede un’area per un workshop di restauro ambientale permanente e una sala per mostre itineranti.

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La planimetria generale di progetto

photogallery

Località: Santomera, Spagna
Committente: Città di Santomera
Tipologia: concorso internazionale di progettazione – progetto vincitore
Superficie: 130 Ha
Importo lavori: € 16.000.000,00
Anno: 2007
Design team: Adhocmsl (Juan Antonio Sánchez, Miguel Mesa del Castillo, Riccardo Crespi), Best Before (Enrique Nieto), Modostudio (Fabio Cibinel, Roberto Laurenti, Giorgio Martocchia), Barbarela studio (Juan Carlos Castro)
Ingegneria forestale: Victor Manuel Castillo Sánchez
Biologia: Dott.ssa Maria Dolores Martínez-Mena García
Strutture: Ing. Julián Pèrez Castillo

di Alberto Ferraresi

(Vai al sito della regione Murcia)
(Vai al sito di Modostudio)
(Vai al progetto di Campo Baeza)
(Vai al progetto di Sancho Madridejos)
(Vai al post delle Rocce Rosse)
(Vai al sito di Ad-hoc Studio)
(Vai al sito di Best before)
(Vai al sito di Barbarela Studio)

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Casa S(3) a Capurso, Bari (2003-2005)
di NETTI ARCHITETTI (Lorenzo Netti e Gloria A. Valente)

English version

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Prospetto dell’abitazione

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La casa S(3) è costruita sul limitare Ovest dell’abitato di Capurso nell’hinterland di Bari. Il lotto, di forma trapezoidale ha due lati adiacenti strade pubbliche e due disposti lungo confini di proprietà private: ad Est in aderenza con un’altra abitazione e a Sud con la rampa di un’autorimessa interrata.
La ridotta superficie coperta dell’abitazione è all’origine delle scelte compositive che hanno guidato il progetto: la sovrapposizione per piani degli ambienti abitabili e la collocazione estroversa delle parti accessorie della casa.
Gli elementi che identificano il nuovo edificio e determinano il suo aspetto sono:
la scala addossata al fronte Nord in parte ‘coperta’ alla vista dalla parete libera che prolunga il fronte principale e piega all’apice del fabbricato;
la pensilina, attraversata da un albero, collocata all’angolo tra le due strade in continuità con il balcone del primo piano e con il muro basso della recinzione;
il sistema regolare dei sei vani porta-finestra della facciata (tre al piano rialzato per l’ingresso principale dell’abitazione, per il soggiorno e la sala pranzo e tre al primo piano per ognuna delle camere da letto);
la ‘trincea’ lungo il confine Sud illumina il piano seminterrato destinato ad ospitare un ufficio aperto al pubblico;
le aperture nell’alto muro d’ambito della terrazza lungo i fronti Sud e Ovest.
Questi elementi sono disposti lungo le linee di inviluppo della pianta e marcano i fronti del corpo di fabbrica prospicienti le strade e dalle quali si arretrano di 4 metri in osservanza di una norma del PRG.

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Assonometrie di progetto

La casa si sviluppa su quattro livelli resi indipendenti dalla scala esterna ma collegati da un ascensore, come asse dei collegamenti e delle distribuzioni interne.
Al piano seminterrato si accede in maniera indipendente dalla scala esterna. Il piano rialzato è costituito da un’ampia ‘navata’ con soggiorno e zona pranzo con annessi cucina e servizi collocati, come agli altri piani, nella parte irregolare della casa in aderenza con il confine Est. Al piano primo si accede anche dalla scala esterna comune a tutti i livelli e dall’ascensore. Gli ambienti di questo livello sono occupati dalle camere da letto.
L’attico è destinato agli ospiti. L’ampio terrazzo-giardino, corrispondente alle camere del primo piano, è perimetrato da alte pareti per serrare il volume dell’intero edificio e salvaguardare la privacy degli astanti. La sezione trasversale dell’edificio evidenzia i quattro livelli e gli accorgimenti adottati per meglio articolare le loro funzioni, in modo particolare:
Il livello rialzato consente una buona illuminazione naturale e l’aerazione del piano seminterrato nonostante l’ampia terrazza in legno che lo collega alla recinzione sulla strada.
Il balcone cavo con estradosso in doghe di legno al primo piano consente il passaggio e la manutenzione di parte degli impianti e risolve anche le questioni inerenti la raccolta delle acque meteoriche e del drenaggio provenienti dalla copertura.

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Visione parziale a livello del balcone-terrazza

photogallery

La terrazza-giardino all’ultimo livello, con piante di essenze mediterranee anche di notevole altezza, regola in modo naturale il clima interno delle camere da letto.
I prospetti sono caratterizzati dalla brillantezza della scialbatura di calce e dal colore bianco di tutte le parti metalliche, opposti alla superficie ambrata, appena levigata della pietra di Trani (parte basamentale, scale e intero fronte Nord) e alle zone vegetali.

SCHEDA DELL’OPERA

denominazione / project title
casa S(3) a Capurso (BA)
committente / client
Silvia Di Tardo e Nicola Sicolo
progetto / design period
2003/2004
realizzazione / construction period
2005
progetto e direzione lavori / architects and site team
Lorenzo Netti e Gloria A. Valente (Netti Architetti)
collaboratori e consulenti / project team
Iolanda Bavaro, Mara Catani, Maria Cirulli
progetto delle strutture / structural engineers
Michele Colasuonno
progetto degli impianti / plan of systems
Studio Magnanimo
impresa di costruzioni / building general contractor
Filippo Chironna|Capurso (Ba)
materiali lapidei utilizzati / stone materials employmed
pietra di Trani
forniture materiali lapidei / stone supplier
Bombacigno Giovanni & Figli srl
installazione materiali lapidei / stone placement
Rocco De Santis|Pasquale Di Fronzo

GLI AUTORI: NETTI ARCHITETTI

Lorenzo Netti, nato a Sammichele di Bari nel 1957, laureato in Architettura a Firenze nel 1981, è docente di Disegno presso il Politecnico di Bari.

Gloria A.Valente,nata a Taranto nel 1958, laureata in Architettura a Firenze nel 1983. Ha insegnato design e architettura degli interni in istituzioni private.

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Nel 1996 sono stati invitati alla ‘VI Mostra Internazionale di Architettura’ della Biennale di Venezia. Hanno ricevuto una Menzione Speciale al Premio ‘Luigi Cosenza 1996′ e sono stati tra i vincitori del concorso internazionale ‘XXXIX’ organizzato dalla Academy of Architecture, Art and Sciences di Los Angeles CA. Nel 2002 hanno partecipato a ‘Lonely living’, nell’ambito della VIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. I loro oggetti e progetti sono stati pubblicati da Domus, Casabella, Abitare, Area, d’A, Modulo e sono stati esposti, tra l’altro, nelle mostre itineranti ‘Architettura Italiana Contemporanea’ (1994/95), e ‘Nuova Architettura Italiana’(1996/98).

Note
*Il testo è tratto dal volume di Domenico Potenza, Puglia di Pietra, Regione Puglia, Claudio Grenzi editore, 2007, pp. 143.
Dalla pubblicazione e dalla mostra evento di Marmomacc 2007 intitolata “Puglia di Pietre” e curata dall’arch. Domenico Potenza pubblichiamo in maniera più didascalica ed esplicativa, le opere e i progettisti che fanno parte di questa prima “selezione d’autore”, articolando la descrizione nella presentazione dell’architettura realizzata, del luogo e del contesto in cui l’opera si colloca, dell’idea che ha generato la soluzione progettuale e soprattutto della tecnica e dei materiali utilizzati per realizzare l’opera con indicazioni fornite direttamente dagli stessi progettisti.
Infine, una scheda della realizzazione chiude in maniera tecnica e sintetica tutto quanto c’è ancora da sapere sul progetto e sugli autori di cui viene editata una breve biografia scientifica.
A cura del Laboratorio progetto cultura, responsabile della comunicazione Guseppe Di Lullo.

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