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18 gennaio 2010

Interviste

Trombini studio, Mantova

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Abbiamo incontrato i responsabili dello studio Trombini di Mantova nella sede di Tetra Pak Packaging Solutions di Modena. Lo studio sta lavorando alla nuova veste interiore ed esteriore degli stabilimenti e degli uffici emiliani dell’azienda, sotto la guida di Gianni Pettena.

Alberto Ferraresi:
Dovendo inquadrare l’intervento di Modena, vi siete espressi in termini di “rebuilding”, dunque qualcosa di diverso sia da una ristrutturazione, sia da un lavoro solo concentrato sull’immagine. Ce ne potete parlare?
Trombini studio: Operativamente l’intervento si configura in effetti, sui singoli fabbricati, come una ristrutturazione molto corposa, poiché gli edifici sono in buona parte esistenti ed operativi da tempo. Il progetto li considera tutti nel loro complesso, come articolato sistema urbano, rispetto al quale le funzioni ed i ruoli di ciascuno sono riassegnati e ridefiniti. Ciò ha determinato la necessità di intervenire in ogni fabbricato modificandolo sostanzialmente rispetto alle nuove distribuzioni e, contemporaneamente, rispetto alle tante necessità impiantistiche e normative. Le richieste del Committente erano poi certamente volte ad ottenere alti livelli di prestazioni, di flessibilità, d’innovazione tecnologica: tutti input capaci di arricchire notevolmente il progetto, ma anche di renderlo ancora più complesso. Il risultato quasi lo nasconde, ma c’è una parte importantissima di lavoro che rimane appena al di là di ciò che si vede.

A.F.: In quale senso possiamo considerare la sede di Tetra Pak Packaging Solutions come una parte di città?
T.st.: La sede Tetra Pak è una parte di città già da un punto di vista dimensionale: stiamo qui parlando di molte decine di migliaia di mq di superfici. Poi lo è per il tipo di articolazione esistente fra costruito e spazi aperti. Progettualmente siamo intervenuti e stiamo intervenendo ad arricchire, ove possibile, le relazioni fra le singole parti, affinché queste non fossero solo il frutto di una logica schematica derivata dall’industria. Ancor più, è una parte di città se pensiamo al numero di persone al lavoro qui ogni giorno, ed alle loro esigenze. Tetra Pak sta intervenendo interessandosi profondamente e direttamente, cercando di fornire un’adeguata presenza di servizi, quali facilitazioni per l’accesso ciclabile ai dipendenti provenienti dal centro città, od asili e spazi per l’infanzia a sostegno dei genitori che non potessero diversamente accudire i figli durante le ore di lavoro. Dal punto di vista dell’architettura, noi abbiamo cercato di rendere più urbane le connessioni fra le parti, articolando e potenziando gli spazi pubblici, rendendoli verdi e praticabili, adatti ad ospitare eventi d’arte e anche durante le ore di lavoro negli uffici.

A.F.: In considerazione della dimensione e della complessità del progetto, ci sono parti del lavoro che avete condiviso con altri progettisti?
T.st.: La squadra concentrata a tempo pieno sul progetto è sempre folta, sia guardando all’interno dello studio, sia pensando al numero ed alle competenze dei vari consulenti di cui ci stiamo avvalendo in tutti i settori, così da offrire un prodotto che punti sempre, in ogni suo singolo risvolto, all’eccellenza. Poi vogliamo ricordare Gianni Pettena, che è stato per noi un punto di riferimento sia per la critica al progetto che per i preziosi suggerimenti progettuali. Il suo è un parere di cui cerchiamo di avvalerci sempre.

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Le pavimentazioni in pietra serena degli uffici.

A.F.: Il marchio di Tetra Pak Packaging Solutions è noto in tutto il mondo. Nell’intervento di Modena vi sono stati dati dei vincoli d’immagine a cui dovervi attenere, delle indicazioni sugli esiti estetici e sulle scelte dei materiali?
T.st.: Il progetto non ha subito alcun particolare condizionamento esterno da parte della Committenza; ci sono stati delineati dei temi propri della politica aziendale, a cui abbiamo cercato di dare riscontro al meglio delle nostre possibilità con le singole scelte adottate. Queste linee guida sono sintetizzate particolarmente nei termini di flessibilità, trasparenza, benessere degli ambienti, materiali naturali. Abbiamo lavorato molto su questi aspetti, che veramente contraddistinguono la mentalità Tetra Pak ed il suo modo di gestione aziendale. Tetra Pak, quanto ad esigenze d’immagine, si contraddistingue nettamente da altre multinazionali che si possano considerare di pari notorietà, anche perché sceglie di non imporsi in modi ripetitivi e costanti nelle differenti sedi nel mondo. Al contrario cerca di radicarsi nel luogo secondo elementi propri del linguaggio del luogo stesso, come in questo caso è stato possibile fare con i materiali, specialmente dei calpestii.

A.F.: Venendo proprio alle scelte materiche che caratterizzano in modo naturale i camminamenti, ci potete spiegare le differenze fra interno ed esterno?
T.st.: È molto semplice: intanto abbiamo pensato alla pietra perché il radicamento al luogo potesse essere maggiore, nel far corrispondere all’attacco a terra, al piano che divide l’attività degli uomini dalla pura natura, un materiale naturale che è esso stesso suolo. Poi abbiamo pensato alla città di Modena ed al suo collocarsi lungo la via Emilia. Il lastrico romano originario ha ampiamente attinto dalle vicine risorse di cava d’area veneta, ed è così stata scelta la pietra di Prun per i camminamenti esterni e per gli spazi pubblici all’aperto. L’altro vero e storico bacino di cava che si possa dire tipico per l’area emiliana è quello delle arenarie grigie dell’Appennino, che sono dunque state preferite per i calpestii di tutti gli interni, realizzati in pietra serena su un’estensione davvero importante.

A.F.: Avete già utilizzato la pietra di Prun in altri progetti? Ci potete descrivere le caratteristiche di questa pietra?
T.st.: Impieghiamo questa pietra da molto tempo. Troviamo che abbia una tonalità interessante per il suo essere vicina al bianco senza risultare affatto neutra inoltre è un materiale quasi privo di impurità. È una pietra molto luminosa, elegante e nello stesso tempo facilmente accessibile e duttile quanto alle possibilità applicative. In particolare ci piace ricordare l’intervento nella corte di un’abitazione nel mantovano. Abbiamo sostituito un calpestio in lastre di porfido posate ad opus incertum con un’applicazione estesa in lastre in pietra di Prun, di forma rettangolare, posate a correre, con alcune risalite verticali nelle occasioni in cui il piano orizzontale trovava il bordo solido di una parete o di un parapetto. Il risultato è davvero piacevole e delicato nell’inserimento nell’esistente.

di Alberto Ferraresi

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Una suggestione notturna della corte residenziale in pietra di Prun.

(Vai al sito di Trombini studio Mantova)
(Vai al sito di Tetra Pak Packaging Solutions)
(Vai al sito Casone)

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15 gennaio 2010

News

SHANGHAI
Cina Coloniale

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Clikka sulla locandina per ingrandire

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Marco Introini
Sottoesposizione

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13 gennaio 2010

Opere di Architettura

La sede di Tetra Pak Packaging Solutions a Modena
Trombini studio

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Uno scatto fotografico presso l’ingresso principale.

La sede di Tetra Pak Packaging Solutions di Modena si sviluppa su un’area d’originarie logiche industriali, e già per dimensione risulta essere una sorta di città nella città. L’emersione della vocazione urbana e’ stata valorizzata con l’aiuto di Trombini studio di Mantova, responsabile del progetto di rinnovamento. L’insieme ricco di spazi aperti, e particolarmente la loro riqualificazione, volta a farli divenire tessuto connettivo tra i singoli volumi costruiti, costituisce uno dei temi principali dell’impegno architettonico in corso.
Il piano orizzontale, su cui si diramano i camminamenti, pone insieme i temi della città d’appartenenza e della storia: gli spazi esterni ripropongono infatti la pietra di Prun già impiegata dai Romani lungo la via Emilia, mentre gli interni attingono dalle cave storiche d’arenaria dell’Appennino e sono interamente eseguiti in pietra serena de Il Casone, con finitura levigata. La posa a correre di lastre regolari rettangolari, minimamente riflettenti in superficie, innerva i percorsi di distribuzione principale, distillando i caratteristici riflessi cerulei sotto il luccichio continuo dell’illuminazione lineare, inserita nei cieli artificiali in moduli metallici.
I corpi illuminanti, così come ogni elemento tecnico, sono stati oggetto di una progettazione minuziosa, spinta sino al disegno degli elementi di maggior dettaglio, e ad uno sviluppo attivo da parte delle aziende fornitrici dei prodotti già disponibili in commercio. Si è pertanto costruito un modulo tipico degli spazi ufficio, per testare ogni soluzione e determinare così in presa diretta le fasi successive di progettazione. Ebbene il corpo illuminante messo a punto per i camminamenti è un incasso lineare di sezione svasata. Si colloca sul margine dei corridoi distributivi e, in virtù del caratteristico guscio curvilineo, diffonde la luce perfettamente al centro del percorso. All’interno della calotta incassata del corpo illuminante sono anche comprese aperture opportunamente dimensionate: sono esse terminali degli impianti dell’aria in questo modo occultati alla vista. Ciò costituisce solo un esempio, alla scala del dettaglio costruttivo, della ricercata integrazione e razionalizzazione delle importanti e numerose dotazioni impiantistiche presenti. La medesima accuratezza nella definizione della soluzione tecnica è dedicata alle partizioni verticali sul perimetro degli uffici.

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I camminamenti interni in pietra serena.

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Fra i due piani grigi, inferiore e superiore, corrono pannelli in cristallo totalmente trasparenti; il gioco di riflessi delle superfici lucide moltiplica le dimensioni dello spazio, facendolo percepire ininterrotto, privo di suddivisioni in senso orizzontale. Le specchiature in cristallo divengono vere e proprie pareti grazie a guide metalliche di tenuta, integrate a raso pavimento e soffitto. Esse ammettono spostamenti nel tempo, lungo le guide predisposte, in funzione delle necessità spaziali; non solo teoricamente, ma proprio concretamente, possono essere infatti eliminate o riposizionate all’occorrenza per spazi più o meno grandi. Le pareti in cristallo così concepite incarnano nell’unico elemento i caratteri di flessibilità e trasparenza desiderati dalla Committenza. Tale flessibilità si traduce a progetto con un lavoro di alta precisione e definizione anche degli elementi pavimentali, secondo cui ogni inserto – siano essi le guide per le pareti da ufficio, i giunti o le integrazioni impiantistiche al piano del calpestio – è previsto in modo esatto. Le lastre sono posate a colla da artigiani esperti.
Le pilastrature verticali preesistenti, da opache e cementizie, divengono liquide nelle nuove fodere di cristallo retrosmaltato, e partecipano del carattere fluido attribuito dal progetto allo spazio. Di quando in quando squarci vetrati aprono cannocchiali visivi verso corti a giorno arricchite da presenze verdi. Queste, assieme ai piani pavimentali grigio-azzurri, agli sfumati rosa appena oltre le frontiere esterne ed all’amaranto del banco di reception principale, costituiscono le tonalità fondamentali e naturali di tutto l’intervento. Tale scenografia dai toni pastello e dal linguaggio asciutto e sobrio, privo di fronzoli e di soluzioni che siano solo formali, fa da sfondo alla quotidiana vita lavorativa che vi viene accolta. Le nuove dotazioni verdi in progetto per gli esterni, ed il loro potenziamento a divenire tessuto connettivo dai caratteri urbani, apre la strada alla possibilità d’ospitare internamente ed esternamente eventi d’arte, spettacolo e vita pubblica, allo stesso modo in cui potrebbe avvenire in un centro cittadino. L’azienda sta intervenendo direttamente in questo senso, ad esempio promovendo l’istituzione di una collezione d’arte che prende posto in varie dislocazioni dell’insediamento. Le opere avanzano mentre negli stabilimenti e negli uffici il lavoro prosegue ininterrotto. Si procede per stralci e già ora, anche al pubblico più ampio in occasione dei family day, è possibile vedere, nelle porzioni concluse, l’insieme.

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Trasparenza e spazi inter-esterni.

di Alberto Ferraresi

(Vai al sito di Tetra Pak Packaging Solutions)
(Vai al sito di Trombini studio Mantova)
(Vai al sito Casone)

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12 gennaio 2010

Letture

Attorno al luogo

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Attorno al luogo
Angelo Barone
FOS edizioni, Firenze
Via IX febbraio 2r, 50129 Firenze
2009, pp.86, 39 a colori
Costo € 20,00

Il volume fotografico “Attorno al Luogo” dell’artista Angelo Barone focalizza il nostro sguardo distratto, attraverso trentadue sapienti inquadrature, verso le enigmatiche costruzioni in pietra a secco disseminate nel delicato paesaggio degli Iblei nella Sicilia Orientale, chiamate “muragghi” dai contadini che nel corso dei secoli le hanno pazientemente realizzate. Si tratta di vere e proprie opere di land-art spontanea, la cui sopravvivenza è messa a repentaglio dalla recente rapida e brutale trasformazione del territorio.
I “muragghi” nascono apparentemente quali semplici accumuli di pietre raccolte per liberare il terreno calcareo, aspro e pietroso degli Iblei, ma la loro forma raffinata rimanda al mito mediterraneo delle costruzioni megalitiche, trovando affinità formali con i monumenti archeologici dei nuraghi sardi o dei sesi di Pantelleria.

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Situate in un territorio in cui la civiltà della costruzione in pietra trova le sue radici nell’antichità più remota. Queste sorprendenti “architetture”, con la loro semplicità formale, arcaica e misteriosa allo stesso tempo, spesso a forma tronco-conica o a ziggurat, sono esempi emblematici della profonda relazione esistente tra costruzione e uso di forme archetipiche in cui la densa trama della struttura in pietra a secco esalta la loro lenta e faticosa realizzazione. I “muragghi” appartengono ad un mondo immerso ancora in una visione ciclica e animistica della natura, sopravvivenze di una antica e sapiente civiltà contadina, legata al faticoso lavoro manuale di lenta e armoniosa trasformazione del paesaggio.

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Questa pubblicazione di Angelo Barone, che rientra appieno nel suo originale percorso di ricerca artistica mette in evidenza, accanto all’intrinseco valore estetico, anche l’odierna difficoltà o impossibilità di poter capire fino in fondo il significato profondo che queste strutture trattengono nel loro intreccio inscindibile tra struttura, forma e paesaggio.

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Il titolo del libro, Attorno al Luogo, suggerisce infine un significato complesso del guardare e interpretare queste “opere residuali”, come le definisce l’Autore, ovvero nella loro essenza, oltre la pura visibilità, attraverso un procedere in senso “circolare”, che riassume la stessa memoria del luogo, cristallizzata, nella lucida visione fissata dello scatto fotografico, forse proprio nel momento che precede la sua ineludibile corruzione e scomparsa, per rendercelo finalmente intellegibile.

Emanuele Fidone

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7 gennaio 2010

Design litico

PIETRA, LUCE, TEMPO.
Alberto Campo Baeza e La Idea Construida

English version

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L’antiquarium del padiglione “La Idea Construida” al Marmomacc 2009. In evidenza, accanto ai pezzi di design Pibamarmi, i calchi storici prestati dall’Accademia di Belle Arti di Firenze. (ph Giovanni De Sandre)

A fronte del pervasivo diffondersi di immagini architettoniche pret-a-porter, seducenti e fugaci, e pur affrontando un tema progettuale di natura effimera, Alberto Campo Baeza ci consegna ancora una volta una riflessione profonda sui valori atemporali del pensare e del fare architettura.
Infatti, la rigorosa proposta dell’architetto spagnolo per “La Idea Construida”, padiglione Pibamarmi realizzato in occasione di Marmomacc 2009, ha preso corpo a partire da due temi ineluttabilmente legati alle categorie archetipiche della gravità, dello spazio e del tempo, in cui l’architettura pone da sempre le sue più autentiche basi: tali nuclei tematici sono la valorizzazione del rapporto pietra-luce e la composizione di un antiquarium di memorie dell’Antico.
Il padiglione si è così offerto al visitatore come uno spazio introverso immerso nella penombra, una camera litica vuota destinata alla sosta e alla meditazione, foderata di marmo di Carrara e segnata dal passaggio lento di fasci luminosi sulla superficie naturale della pietra; all’esterno, invece, l’allestimento ha presentato i pezzi di design Pibamarmi disposti in una galleria a muro, come reperti di una collezione di antichità accostati a calchi storici di sculture classiche ed ellenistiche prestati per l’occasione dall’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Lo spazio interno, cubico e minimale, ha espresso una summa delle lunghe elaborazioni operate da Campo Baeza sulla relazione tra forza di gravità della pietra, geometrie pure, energia luminosa statica o dinamica, percezione dello scorrere del tempo; l’antiquarium ha aggiunto un ulteriore grado di lettura del rapporto tra l’opera dell’uomo e la dimensione temporale, in un mosaico di forme e proporzioni raffinato e poetico.

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Dettaglio dell’antiquarium disegnato da Alberto Campo Baeza per il padiglione Pibamarmi al Marmomacc 2009. In evidenza il calco di un rilievo del Partenone prestato dall’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Gravità e Spazio, Luce e Tempo
«La Gravità costruisce lo Spazio, la Luce costruisce il Tempo, dà ragione del Tempo. Ecco le questioni centrali dell’Architettura: il controllo della Gravità e il dialogo con la Luce. Il futuro dell’Architettura dipenderà da una nuova possibile comprensione di questi due fenomeni»1.
Il richiamo di Alberto Campo Baeza al valore atemporale della Gravità e della Luce nella costruzione dell’architettura è forte e ripetuto, nelle sue opere come anche nei numerosi contributi teorici che egli ha pubblicato dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso fino ad oggi. Forza di gravità ed energia luminosa sono considerati come fattori decisivi e fondanti dell’architettura; tali elementi vengono trasferiti alla contemporaneità grazie ad una profonda consapevolezza della Storia che per Baeza è una presenza viva e imprescindibile, da valorizzare attraverso un processo di incessante smontaggio, analisi e reinterpretazione dei suoi archetipi e dei suoi linguaggi.
Tra i tanti modelli dell’antichità che l’architetto richiama, il Pantheon di Roma è più volte citato (anche nel caso del padiglione La Idea Construida) come riferimento assoluto, apprezzato per la peculiarità del suo oculo in copertura che consente il passaggio del flusso luminoso solare; la luce naturale, mutevole e dinamica, filtra dalla grande apertura a costituire una gigantesca meridiana che rende comprensibile le dimensioni dello Spazio e la progressione del Tempo.

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Studi di Alberto Campo Baeza per l’interno del padiglione La Idea Construida.

Per Campo Baeza poi all’idea di Gravità si lega la presenza della Pietra, e anche quando egli non impiega la materia litica la sua architettura rimane concettualmente stereotomica; essa è originata nella massa e dalla massa, e di volta in volta viene scavata, tagliata, certo frazionata ma comunque in grandi formati, per configurarsi in ogni caso come architettura della gravità e della delimitazione; in ultima analisi l’assertiva purezza delle sue costruzioni – anche se elaborate per alleggerimenti, incastri e perforazioni – è sempre chiaramente leggibile nel netto stagliarsi di solidi pieni o prismi scatolari.
Anche la camera litica del La Idea Construida è portatrice di tutti i caratteri sin qui descritti; opera temporanea, di contenute dimensioni ma non meno complessa delle architettura permanenti del maestro spagnolo, essa è pensata anzi come una densa sintesi della sua poetica compositiva; in essa il bianco totale e accecante degli edifici di Campo Baeza lascia il posto alle tinte e alle tessiture materiche del marmo e la luce nelle sue variegate manifestazioni, orizzontale, zenitale, obliqua, è più che mai “principio supremo di strutturazione architettonica e qualificazione spaziale”.

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L’interno del padiglione segnato dal lento passaggio dei fasci luminosi sulla superficie del marmo. (ph Giovanni De Sandre)

Un antiquarium per il design contemporaneo
Se il museo ha una dimensione fisica chiusa e controllata, scandita in modo ragionato e in genere sequenziale, l’antiquarium – all’aperto o al chiuso che sia – può avere una struttura aperta e si configura più come un evento estetico che come una narrazione sintattica2.
Nell’antiquarium, in genere disposto a parete, si depositano frammenti sparsi provenienti da epoche anche molto diverse; membra di sculture, lastre a rilievo, elementi architettonici asportati da rovine o raccolti in scavi archeologici trovano così un luogo di conservazione, di fronte al quale il visitatore gode di un rapporto privilegiato con reperti che abitualmente non vede, e che non riuscirebbe altrimenti a raggiungere a portata di mano.
Accumulazione e ridondanza, sono quindi parole chiave per comprendere il concetto di antiquarium come dispositivo ostensivo della memoria, come ripostiglio dove collocare stratificazioni di testimonianze, repertori molteplici di oggetti accostati in serie variate, incrociate, invertite.
Più che per il progetto museografico insomma, l’antiquarium desta il nostro interesse per la sua forte valenza di esperienza percettiva focalizzata sulla sola visione di dettaglio di un palinsesto di pezzi, attraverso i quali si tenta di attivare, anche in modo fortuito, relazioni figurali, tipologiche e simboliche basate sull’analogia o sul contrasto.

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Sezione e vista dell’antiquarium della casa di John Soane a Londra.

Come modo espositivo legato al collezionismo più colto ma anche alle finalità mercantili del commercio d’arte, l’antiquarium nasce nel corso del XVII secolo e raggiunge la sua massima diffusione tra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, con l’affermarsi della cultura classicista storicista in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e, successivamente, negli Stati Uniti. Esempio emblematico di tale momento di apogeo è l’antiquarium della casa-museo di John Soane a Londra, realizzato dall’architetto e archeologo inglese tra il 1808 e il 1837.
La consistente collezione di antichità di Soane, che comprende reperti originali ma anche numerose riproduzioni in gesso, ricopre le pareti di diversi ambienti della casa concentrandosi nel grande vano a doppia altezza del Dome, appositamente progettato per accogliere scenograficamente la parte centrale dell’antiquarium3.
Nella serrata e apparentemente confusa mescolanza di pezzi, tutto è in realtà calibrato in base a criteri di assonanza dimensionale e proporzionale: se gli elementi architettonici non stanno nelle posizioni e alle quote che avrebbero realmente occupato negli edifici è perché la loro collocazione risponde ad esigenze di composizione e simmetria; se le sculture non sono disposte in sequenza cronologica è per la volontà di dar vita ad uno stupefacente horror vacui, in un allestimento emozionale che deve essere apprezzato non tanto per la preziosità dei singoli reperti quanto per l’intensità visionaria e poetica dell’insieme.
L’opera magistrale di Soane consente di cogliere appieno la valenza dell’antiquarium come potente strumento di comunicazione visiva suscettibile di molteplici chiavi di lettura, compositive, geometriche, materiche; Alberto Campo Baeza nel padiglione La Idea Construida, distilla i caratteri tradizionali di tale impianto espositivo e crea un mosaico di pezzi antichi e contemporanei perfettamente equilibrato per forme, proporzioni e cromatismi.

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Dettagli dell’antiquarium disegnato da Alberto Campo Baeza per il padiglione Pibamarmi al Marmomacc 2009. In evidenza, accanto ai pezzi di design in pietra, i calchi storici prestati dall’Accademia di Belle Arti di Firenze. (ph Giovanni De Sandre)

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Egli valorizza appieno i calchi storici e gli elementi di design contemporanei selezionandoli e disponendoli in un palinsesto armonico, realizzato secondo una sapiente dialettica di contrasti e assonanze che contamina arte scultorea, artigianato e design; per Baeza le incursioni dell’Antico nel Contemporaneo, e viceversa, materializzano con immediatezza ed evidenza la dimensione del Tempo, principio basilare – come si è visto – della sua poetica architettonica.
I pezzi di design litico trasmettono ancora una volta un’idea di sostanziale massività; i loro solidi elementari sono delicatamente animati da minime asimmetrie, da inattese assialità oblique; le loro superfici sono accuratamente texturizzate e accostano per contrasto stesure lisce e setose a piani ruvidi increspati da serrate scanalature ripetute. Un’antefissa etrusca, una metopa del Partenone, un torso d’Ercole vigoroso e sensuale, presentano dal canto loro masse piene e profonde cavità, rilievi più o meno pronunciati di membra, panneggi, racemi vegetali.
Grazie a questo mondo figurale inconsueto e suggestivo, l’architetto conduce la scelta espositiva a sublimare la performance estetica per approdare ad un sottile gioco sintattico puramente visivo, non fatto di legami cronologici, né tantomeno di richiami simbolici, bensì intessuto unicamente di rimandi tra forme piane e lineari e volumi a tutto tondo, tra addensamenti chiaroscurali e rarefazioni coloriche e luministiche: così, con la sobrietà e la raffinatezza che lo contraddistinguono da sempre, Campo Baeza dimostra che, per questo progetto di allestimento contemporaneo, l’antiquarium era veramente l’unica scelta possibile.

di Davide Turrini

Note
1 Alberto Campo Baeza, La idea construida (1996), cit. in Antonio Pizza, “La ricerca di un’architettura astratta. Alberto Campo Baeza” p. 12, in Alberto Campo Baeza. Progetti e costruzioni, Milano, Electa, 2000, pp. 173.
2 Si vedano in proposito le considerazioni contenute in Pier Federico Caliari, Museografia. Teoria estetica e metodologia didattica, Firenze, Alinea, 2003, pp. 231. Allo stesso volume si rimanda anche per un saggio critico sulla casa-museo di John Soane richiamata più oltre in questo contributo.
3 Per un approccio all’opera di John Soane si rimanda a John Summerson, David Watkin, Tilman Mellinghoff, John Soane, Londra, Academy Editions, 1983, pp. 123; Margaret Richardson, Mary Anne Stevens (a cura di), John Soane architetto 1753-1837, catalogo della mostra, Milano, Skira, 2000, pp. 317.

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