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21 settembre 2010

News

MARMOMACC STRUMENTO DI PROMOZIONE PER LE IMPRESE

Apre il 29 settembre a Verona la rassegna leader mondiale del comparto del marmo e della pietra, tra numerose iniziative di carattere culturale e la partecipazione di nuovi Paesi.

E’ l’appuntamento annuale imperdibile per gli operatori del settore in tutto il mondo: Marmomacc, anche quest’anno, conferma di essere La piattaforma internazionale al servizio di imprese, associazioni di categoria ed istituzioni. La rassegna nella quale le aziende italiane promuovono il meglio del Made in Italy come prodotti, design e macchinari.
La Mostra internazionale di marmi, pietre design e tecnologie, in programma con la sua 45ª edizione dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi a Veronafiere, (www.marmomacc.it), dà voce ad un comparto che solo in Italia occupa circa 60 mila persone, impegnate in 11mila aziende tra industriali ed artigiane, che creano complessivamente un volume d’affari di 3 miliardi di euro.
La rassegna, ospita quest’anno oltre 1.500 espositori, dei quali 798 esteri ( + 9% rispetto al 2009) da 56 Paesi, con nuove partecipazioni di Emirati Arabi, Messico, Romania, Ucraina, su più di 76 mila metri quadrati espositivi netti occupati, con l’utilizzo di tutti i padiglioni e aree scoperte della scorsa edizione.
Questi i paesi di provenienza delle aziende espositrici: Afghanistan, Albania, Algeria, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Cipro, Corea del Sud, Croazia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giappone, Giordania, Gran Bretagna, Grecia, India, Indonesia, Iran, Israele, Libano, Lussemburgo, Messico, Montenegro, Norvegia, Olanda, Oman, Pakistan, Palestina, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Romania, Russia, San Marino, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Syria, Taiwan, Tunisia, Turchia, Ucraina, Vietnam, Zimbabwe.
Numeri che sottolineano ulteriormente l’importanza che la rassegna ha assunto anno dopo anno, diventando il punto d’incontro di tutti gli operatori internazionali che a Verona trovano i nuovi prodotti, le nuove tendenze di un comparto ricco di storia ma fortemente proiettato nel futuro.
Dal punto di vista merceologico, il quartiere risulta così suddiviso: padiglioni 1, 2, 3, 4, 5 e Area A per le macchine e tecnologie; Padiglione 7 per utensili, abrasivi e prodotti chimici; Padiglioni 6, 7B, 8, 9, 10, 11 e Aree Scoperte A, B, C, D e 8s per marmi, graniti e design; Palaexpo (2° piano) per marmi, graniti, utensili, abrasivi e prodotti chimici.
Mostre ed eventi di Architettura & Design come tradizione nel Padiglione 7B.
Numerose anche le «collettive» provenienti dall’estero: Argentina (Pad. 7B); Belgio (Pad. 9); Brasile (Pad. 10, Pad. 7B, Pad. 5); Cina (2° piano Palaexpo); Croazia (Pad. 11); Egitto (Pad. 7B e Area D); Francia (Pad. 11); India (Pad. 9), Iran (Pad. 8, Area C e Area Esterna 8); Palestina (Pad. 9); Pakistan (Area C); Portogallo (Pad. 11 e Pad. 3); Syria (Pad. 10); Spagna (Pad. 7B, Pad. 3, Pad. 7, Area D e Area C); Taiwan (2° piano Palaexpo); Turchia (Pad. 9, 3, 7; Area D e C)
Il settore del marmo e della pietra ribadisce quindi una capacità di reazione maggiore rispetto ad altri comparti, al punto che negli ultimi 20 anni ha generato un significativo effetto moltiplicatore quadruplicando le attività produttive e distributive.
Continua intanto la stretta collaborazione di Marmomacc con StonExpo di Las Vegas, la più importante rassegna del Nord America e quella con imprese ed associazioni per individuare altri mercati interessanti per le pietre ed i macchinari italiani.
Come tradizione, Marmomacc pone grande attenzione agli appuntamenti di carattere culturale che permettono ai progettisti, agli architetti e ai designer di tutto il mondo di scoprire applicazioni d’eccellenza per pietre e marmi. Da segnalare in quest’ambito, oltre ai consueti appuntamenti con “Marmomacc meets Design”, che quest’anno avrà come tema “Irregolare Eccezionale” e il Best Communicator Award, il Premio Tesi di laurea «Paesaggio, architettura e design litici» ideato ed organizzato da Veronafiere in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Verona. Da ricordare, infine, l’incontro nel quale l’architetto statunitense di origini italiane Loretta Fulvio vicepresidente e senior interior designer dello studio Hks racconterà, nel corso di Marmomacc, come il marmo, in gran parte italiano, sia diventato il protagonista nella costruzione del mitico Cowboys Stadium di Dallas.

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20 settembre 2010

News

LINKING PEOPLE”
IV edizione

“Linking People”
spazio dedicato al contract – pad. 7b
A cura di Carlo Amadori e Simone Micheli.

Continua la collaborazione con Marmomacc nella quarta edizione di “Linking People”.
“Linking People” desidera consolidare ed amplificare le posizioni raggiunte nel passato triennio, sarà caratterizzata da insiemi spaziali, sperimentali di altissimo livello, sia per contenuti che per espressività.
L’idea dei curatori è stata, sin dalla prima edizione, di definire un campo espositivo che ponesse l’accento su questioni di ricerca connesse al mondo della progettualità per il contract, che fosse in grado si superare le barriere culturali e di stereotipo procedurale ed operativo, per donare una nuova luce a questo particolare mondo imprenditoriale.
Sin dalla prima edizione lo spirito che ha segnato il successo, ormai indiscusso, di “Linking People” è stato di costruire un bacino espositivo legato ai nuovi pensieri per una nuova dimensione dell’ospitalità, a riflessioni, ad esplicitazioni ed applicazioni materiche e tecnologiche, a possibili soluzioni architettoniche e d’interior design per il presente e per il futuro prossimo venturo.
Lo spazio “Linking People”, articolato e sviluppato secondo parametri di qualità propositiva, connotato da contributi espositivi di rilevante valore progettuale oltre che industriale ed artigianale, sta divenendo “il momento” di confronto internazionale sulle posizioni teoriche e realizzative “contract” proprie della nostra contemporaneità.
I progetti di Linking People saranno 14.
Di seguito presentiamo alcuni progetti fra quelli che resteranno aperti anche durante Marmomacc:

IL DISEGNO DELLA VILLA PER NUOVE IDEE SUL CONTRACT RESIDENZIALE
di Luca Scacchetti e Stefano Calchi Novati
Con il contributo e la collaborazione di: Camera di commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Verona

Il tema della residenza di prestigio ed esclusiva è cresciuto negli ultimi anni sempre più nel settore complessivo del contract. Grandi appartamenti, prestigiose residenze al mare e in montagna di ampie dimensioni e in luoghi esclusivi, case urbane o residence legate a paesaggi particolari, dacie e ville, classiche o moderne, nei paesi dell’est sono divenute sempre più un tema di grande interesse commerciale e produttivo al pari del settore alberghiero-ricettivo, con grandi fatturati e spesso con il vantaggio di una più semplice gestione dei rapporti tra aziende, general contractor e “mega” cliente privato.
La mostra del distretto del marmo e delle pietre del Veneto, del distretto del Mobile classico e della CCIAA di Verona di quest’anno propone di indagare questo settore. Cosa significa per le aziende del settore lapideo realizzare pavimenti, rivestimenti, elementi architettonici interni ed esterni, dettagli per ville che debbono rispondere sempre, al di là della scelta stilistica, a dei parametri di eccezionalità, unicità, eleganza ed esclusività.
Cosa significa fare interagire la staticità del materiale lapideo con la massiccia flessibilità di un mondo che pretende tutto risolto in modo esclusivo e sartoriale.
Ne scaturirà un caleidoscopio di soluzioni tipologiche, formali e materiche, un vero e proprio catalogo, che diviene però in qualche modo anche una sorta di atlante, di mappatura tridimensionale e dimostrativa, delle aziende operanti sul territorio e della loro capacità di rispondere in modo sinergico alle più differenti richieste, che un mercato sempre più difficile e qualificato richiede.

LITO DIVERSITA’: LA MESSA IN SCENA DELLA PIETRA
A cura di: uainot architetti
Aziende: Il Casone, Cava Romana, Budri, Corradi

Il 2010 è stato proclamato dall’ONU l’Anno Internazionale della Biodiversità.
Come, attraverso il suo utilizzo, la pietra inorganica può acquisire un carattere di vita, dalla sua estrazione fino alla scenografia nella quotidianità?
Superfici, formati, spessori, colori sono strumenti attraverso i quali la progettualità acquisisce una caratteristica dinamica e mutabile nello spazio e nel tempo.
La trasformazione del prodotto estratto in cava, sommata alla genialità dell’essere umano, dona al materiale litoide un segno che comincia dall’opera d’arte e giunge all’uso quotidiano degli oggetti.
Lo spazio progettato è articolato attraverso una serie di percorsi che mostrano la diversità dell’uso della pietra nello spazio da abitare.

LA PIAZZA
A cura di: Aldo Cibic
Con la collaborazione e il contributo di: CMC Consorzio Marmisti Chiampo

“…una piazza con una scalinata per ascoltare le persone che parlano o soltanto per rilassarsi… Il vecchio ulivo con la panca intorno diventa un piacevole punto di osservazione del paesaggio circostante. Sul muro, in fondo, si legge il racconto…” Aldo Cibic

Porta la firma di Aldo Cibic la nuova installazione di CMC, Consorzio Marmisti Chiampo, che verrà presentata alla prossima edizione di Marmomacc (Verona, 29.09 – 02.10).
Simbolicamente La Piazza vuole rappresentare l’unione delle aziende associate a CMC, la forza di oltre
20 realtà industriali ed artigiane che, senza rinunciare ognuna alle proprie specificità, ha deciso di fare rete, di mettere insieme la grande varietà di esperienze, know how e tecnologie nella lavorazione di marmo, pietra e granito. Il “racconto” immaginato da Cibic sarà una galleria di immagini e frammenti di realtà quotidiana colti in ognuna delle aziende di CMC. Non a caso questo viaggio è posto nella “piazza”, il luogo metaforico di incontro tra queste aziende, interpreti delle pietre, ed il mondo dell’architettura e del design.
L’installazione, che si svilupperà su uno spazio di 150 mq, vuole costituire un momento di confronto con architetti, progettisti e contractor che qui potranno incontrare un gruppo forte di aziende in grado di mettere la loro competenza e professionalità al servizio dei loro progetti. Ma sarà anche un affascinante appuntamento culturale dove l’estro di un architetto di fama internazionale come Aldo Cibic interpreta l’essenza del CMC, rivalutando a suo modo un patrimonio territoriale che per origine gli appartiene.

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17 settembre 2010

News

BEST COMMUNICATOR AWARD 2010: ALLESTIRE LA PIETRA


Uno scorcio dello stand de Il Casone ideato da Claudio Silvestrin per il premio del 2008 (foto: G. De Sandre)

Nel solco della valorizzazione di una qualità espositiva tesa ad accrescere consapevolezza e capacità comunicativa nel settore litico, per il quarto anno consecutivo Marmomacc indice il Best Communicator Award.

Allo scadere del primo triennio, il 2010 vedrà all’opera una rinnovata e altrettanto autorevole giuria.
Dopo aver visionato e valutato tutti gli stand che parteciperanno alla mostra veronese, ogni membro autonomamente segnalerà le realtà maggiormente meritevoli di attenzione per la cura
e l’intuizione nell’evidenziare e trasmettere attraverso l’exhibit design potenzialità e prospettive dei materiali litici.
Attività del resto, quella del premio, ormai ineludibile nell’ambito dell’attenzione che Marmomacc dedica all’intero spettro strategico legato al mondo del marmo e della pietra.
In questo preciso ambito nascono altre nuove decisioni, che caratterizzeranno l’edizione 2010.
Intanto, la scelta di non assegnare il premio per più di due volte consecutive alla stessa ditta, in modo da garantire uno sguardo e una panoramica sempre più organici, aggiornati e approfonditi.
Poi, la nuova formulazione per categorie del Best Communicator Award, che consentirà di affrontare specifici aspetti dell’attività espositiva come la coerenza con le peculiarità del materiale, la sostenibilità, la fruibilità, l’innovazione legate sia agli aspetti tecnologici sia all’impatto economico ed espressivo.
Il prestigio del premio è verificato dalla vasta visibilità e attenzione mediatica di cui fin dalla prima edizione gode.
Se Marmomacc stesso dedica infatti ai vincitori una specifica campagna di attenzione, l’ADI ha accolto nella sua sezione Exhibit Design del prestigioso Index attualmente in uscita anche il progetto espositivo de Il Casone, realizzato da Claudio Silvestrin, tra i vincitori del Best Communicator Award 2008.

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13 settembre 2010

Pietre d`Italia

GIOCHI GEOMETRICI IN PIETRA SERENA
La ricerca brunelleschiana: dalla Sacrestia Vecchia alla Cappella Rucellai


Veduta parziale della Cappella Pazzi. Firenze, piazza Santa Croce (foto: Sara Benzi)

L’ossatura strutturale in pietra serena, simulata o portante, affiancata a nitide superfici murarie intonacate di bianco definisce quelle che sono le opere architettoniche più importanti dei decenni centrali del Quattrocento fiorentino. Brunelleschi la propone come struttura sintattica di un nuovo linguaggio costruttivo che sviluppa attraverso successive e progressive trasformazioni. La pietra grigio-azzurrina delle colline limitrofe alla città si modella in colonne, mensole e architravi portanti piuttosto che in paraste, cornici e modanature che dettano la composizione di quelli che, attraverso i secoli, diverranno i simboli della Firenze rinascimentale.
Una visita virtuale attraverso alcune di queste opere potrà aiutarci a meglio comprendere l’originalità e l’efficacia del nuovo utilizzo dell’arenaria grigia che, successivamente a Brunelleschi, verrà interpretato da inediti maestri e da nomi illustri come Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino e Michelozzo.
Le tipologie architettoniche all’interno delle quali sono classificabili tali opere definiscono particolari utilizzi del linguaggio brunelleschiano che, tuttavia, rimane costantemente fedele ai paradigmi che compongono il nuovo dizionario architettonico.
La cappella sacra quale aula indipendente annessa alla chiesa, votata a un santo o dedicata alla sepoltura dei membri di una famiglia, si presta allo sviluppo di interessanti esercizi compositivi volti alla definizione di un ambiente completo di tutte le sue componenti. L’assemblaggio di elementi lapidei a simulazione dell’ordine architettonico ha così modo di sperimentare svariate combinazioni andando a imitare gli elementi verticali alla base del vano e sostenenti la sua copertura nella cui struttura partecipano a loro volta elementi lapidei.

La Sacrestia Vecchia di San Lorenzo


Sacrestia Vecchia di San Lorenzo. Firenze, piazza San Lorenzo (foto tratta da: Arnaldo Bruschi, Filippo Brunelleschi, Electa, Milano, 2006, p. 86)

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Se non si è certi che i conci di pietra serena utilizzati per la costruzione della Sacrestia Vecchia di San Lorenzo provengano dalla cava di Trassinaia ubicata sul poggio di Vincigliata e fonte del materiale adoperato dal Brunelleschi per la maggior parte delle sue opere, è facile affermare che questi compongano l’intero disegno dell’ambiente andando a creare, con le parole di Arnaldo Bruschi, un “congegno visivo/sintattico”1.
La campata quadrata, modulo di base dell’architettura brunelleschiana, viene qui coperta da una cupola a creste e vele che sarà riproposta nella più tarda Cappella de’ Pazzi.

L’invenzione della cupola a creste e vele – scrive Roberto Gargiani – corona un programma teso a monumentalizzare la sola ossatura in pietra serena che crea una geometria così assoluta e forte da escludere i cicli di affreschi delle precedenti sagrestie2.


Vista zenitale della cupola a creste e vele affiancata alla cupoletta della scarsella. Sacrestia Vecchia di San Lorenzo, Firenze, piazza San Lorenzo (foto tratta da: Bruschi, op. cit., p. 93)

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Sobrietà e chiarezza formale, quindi, contribuiscono alla scarsa partecipazione della componente ornamentale e alla sottolineatura della corrispondenza e continuità delle membrature lapidee secondo precise relazioni geometriche e proporzionali che rendono l’edificio il risultato di una vera e propria unità organica, nella quale il muro è concepito come superficie astratta strutturalmente passiva.
Gli elementi verticali in pietra sono paraste scanalate e rudentate che spesso, negli ambienti aperti verso l’esterno, vengono affiancati a colonne polite in cui viene esaltata l’assenza di commettiture, caratteristica dei fusti in pietra serena3. La scanalatura del fusto delle paraste che ritmano le pareti della Sacrestia contribuisce invece a creare un contrasto chiaroscurale capace di far risaltare l’ordine rispetto al muro, apparente tamponamento delle pareti.


Parasta angolare, trabeazione e cornici in pietra serena della Sacrestia Vecchia di San Lorenzo, particolare. Firenze, piazza San Lorenzo (foto tratta da: Bruschi, op. cit., p. 97)

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La Sacrestia, edificata probabilmente a partire dal 1422, si compone quindi di due ambienti costruiti secondo lo stesso impianto compositivo, basato sulle forme del quadrato e del cerchio. La sala principale, affiancata dalla piccola scarsella, è formata da un parallelepipedo di base virtualmente delimitato da quattro pilastri con 24 scanalature ciascuno, rappresentati da paraste lapidee piegate agli angoli e sostenenti, insieme a tre mensole per lato, una trabeazione su cui poggiano quattro arconi filiformi sormontati dalla grande cupola suddivisa in spicchi da “creste” di pietra serena4.
La struttura è quindi risolta dalla trama delle membrature in pietra che determinano, attraverso una serie di tangenze, anche la posizione degli altri elementi architettonici: le finestre, i medaglioni, le nicchie nel vano dell’altare.
La lanterna al di sopra della cupola è interamente costituita da conci di pietra serena; le colonnine sorreggenti la cuspide e le loro basi sono scolpite nel medesimo blocco litico.


Mensola sorreggente una trabeazione della Sacrestia Vecchia di San Lorenzo. Firenze, piazza San Lorenzo (foto tratta da: Bruschi, op. cit., p. 96)

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La Cappella Barbadori in Santa Felicita

Nel corso degli stessi anni Brunelleschi progetta e realizza anche la Cappella Barbadori in Santa Felicita, oggi semi distrutta. Il vano, aperto su due lati, è nuovamente impostato sul modulo della campata quadrata che, questa volta, ha uno spigolo libero. Qui Brunelleschi introduce la semi-colonna ionica addossata al pilastro corinzio scanalato che si risolve in un “filo” di pietra nell’angolo di confluenza dei due lati tamponati, in un semipilastro nei due angoli adiacenti e in un pilastro nell’unico angolo libero.
La composizione segue la logica costruttiva secondo la quale le colonne devono sostenere archi e i pilastri trabeazioni.


Cappella Barbadori, restituzione asonometrica della situazione originaria e soluzione angolare delle paraste ioniche tuttora esistenti. Chiesa di Santa Felicita, Firenze, piazza Santa Felicita (foto tratta da: Bruschi, op.cit., p. 83)

La Cappella de’ Pazzi
Tra gli anni Venti e gli anni Trenta del Quattrocento Andrea de’ Pazzi incarica Filippo Brunelleschi della costruzione della cappella di famiglia presso il complesso di Santa Croce, che verrà edificata a partire dagli anni Quaranta e terminata dopo la morte del maestro. Brunelleschi, sul modello della precedente Sacrestia Vecchia, progetta un’aula la cui composizione parietale e le cui volte di copertura sono ancora una volta dettate da una combinazione di elementi lapidei che ne simulano la struttura.


Cappella de’ Pazzi. Firenze, piazza Santa Croce (foto: Sara Benzi)

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Rispetto alla precedente cappella, la composizione architettonica e decorativa diviene maggiormente articolata. Se l’impianto della scarsella rimane simile al precedente, il cubo centrale, coperto dalla cupola a creste e vele, è affiancato da due parallelepipedi coperti con volte a botte cassettonate. L’inserimento di una campata pari alla larghezza dei due vani laterali comporta l’utilizzo di una serie di paraste, mensole e architravi capaci di arricchire in maniera determinante il tono decorativo dell’ambiente5.
Nella Cappella de’ Pazzi si nota che la linearità di Brunelleschi nell’utilizzo della pietra serena non esclude il ricorso a forme naturalistiche che, in maniera accentuata, vengono sviluppate nel portico esterno portato a termine, forse da Michelozzo o Rossellino insieme alla cupola, tra il 1459 e il 1461, in seguito alla morte di Filippo. Qui la pietra serena si modella in fiori, corone vegetali e conchiglie che, grazie alla sapiente maestria di Luca della Robbia, vengono affiancate alla vivacità cromatica della ceramica invetriata del rivestimento della cupoletta centrale.


Cupola del portico della cappella de’ Pazzi, piazza Santa Croce (foto: Sara Benzi)

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La Cappella Rucellai e la Badia Fiesolana come esempi di sperimentazione compositiva
La conoscenza di queste tre opere brunelleschiane ci permette un tentativo di comprensione di quale sia stata l’interpretazione del nuovo liguaggio architettonico da parte degli architetti successivi al maestro e, di conseguenza, di come sia proseguito l’impiego della pietra serena nell’architettura fiorentina. Sebbene nel corso della seconda metà del Quattrocento la varietà nell’utilizzo del nuovo codice sintattico sia stata relativamente ampia, un parziale tentativo di lettura ci è dato dall’osservazione di due opere, la Cappella Rucellai edificata in fasi successive dall’inizio del Quattrocento e condotta allo stato attuale dal 1457 circa, e la Badia Fiesolana costruita tra il 1461 e il 1467.


Interno della Cappella Rucellai, Chiesa di San Pancrazio Firenze, piazza San Pancrazio.

Nella Cappella Rucellai, una cella rettangolare coperta con volta a botte, viene ignorata la struttura statica della volta proseguendo su di essa ciò che avviene sulle pareti verticali. Le paraste in pietra serena che ritmano le pareti dell’ambiente e che sorreggono virtualmente la trabeazione continua su cui poggia la volta, proseguono infatti su di essa formando archi di pietra privi di valenza strutturale.
Il maestro della Badia Fiesolana mostra invece di conoscere e superare la lezione brunelleschiana sopprimendo le parti superflue dell’ossatura strutturale rappresentata dalla materia litica.
Ai piedi della collina di Fiesole, la Badia Fiesolana si presenta come volume compatto formato da solidi blocchi di pietraforte e arricchito, in facciata, da un inserto bicromo in marmo bianco e verde al centro del quale si ritaglia l’ingresso principale della chiesa. È al suo interno che l’edificio, attraverso l’utilizzo della pietra serena, sottolinea il proprio impianto a croce latina. Lo spazio sembra delimitato da candidi teli tesi agli spigoli da fasce grigio-azzurre modellate in paraste e cornici che seguono l’andamento degli archi. Ma qui la simulazione di un’ossatura strutturale in pietra proposta da Filippo viene resa essenziale dando spazio a pilastri rappresentati da paraste d’angolo solo in corrispondenza della crociera coperta con una volta a vela e non, quindi, lungo la volta a botte della navata, poggiante su imposte continue e non su singoli punti.


Interno della Badia Fiesolana, San Domenico, Firenze

Dalla seconda metà del Quattrocento, quindi, la nuova architettura fiorentina tende a sperimentare tutte le possibilità offerte dal nuovo linguaggio compositivo e materico sviluppatosi nel corso dei decenni centrali del secolo. Il tardo Rinascimento cinquecentesco si preparara al proprio singolare sviluppo, nel quale la pietra serena continuerà a fare da protagonista.

di Sara Benzi

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1 Lo stesso Arnaldo Bruschi, in Filippo Brunelleschi (Electa, Milano, 2006, p. 56) scrive:
“In generale, nell’architettura europea di età romanica e altogotica […] si tendeva a recuperare un nuovo tipo di connessione tridimensionale delle varie parti dell’edificio mediante il chiarimento e l’articolazione dell’impianto spazio-strutturale e la continuità delle sue membrature costitutive portanti. A Firenze, invece, la riorganizzazione sintattica delle strutture nello spazio tendeva a essere recuperata ed espressa soprattutto attraverso il “disegno” delle membrature apparenti, di ascendenza classica e costruttivamente verosimili ma non necessariamente coincidenti con quelle realmente portanti, secondo una propria logica visiva in rapporto all’immagine d’insieme”.
2 R. Gargiani, Principi e costruzione nell’architettura italiana del Quattrocento, Laterza, Roma-Bari, 2003, p. 9. Ancora Gargiani, a p. 26 dello stesso testo scrive:
“L’assenza di pitture a fresco sul rivestimento d’intonaco a calce fa sì che tutti i pezzi di pietra serena perdano il valore di cornici e definiscano una ossatura “morta” di cui fanno parte anche le cornici sopra la trabeazione muraria, sottili e arcuate, lungo i raccordi tra lunette e pennacchi”.
Per un approfondimento sul tema si veda anche Arnaldo Bruschi (op. cit., pp. 95 e sgg.).
3 A differenza della pietra serena la pietra forte, ampiamente utilizzata a Firenze, non può essere cavata in lunghi monoliti.
4 Il cubo che, salendo, si trasforma gradualmente in cupola semisferica, rappresenta simbolicamente il moto ascensionale delle anime del committente dell’edificio Giovanni di Averardo, detto Bicci, de’ Medici, e di sua moglie Piccarda Bueri.
5 Cfr. A. Bruschi, op. cit., p. 124.

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9 settembre 2010

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PREMIO TESI DI LAUREA
PAESAGGIO, ARCHITETTURA E DESIGN LITICI: prima edizione

45ª Marmomacc – Verona 29 settembre/2 ottobre 2010

ESITO CONCORSO

Il 3 settembre 2010, presso la sede dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Verona, in Via Oberdan 3, si è riunita la Giuria del Premio Tesi di Laurea “PAESAGGIO, ARCHITETTURA E DESIGN LITICI”, composta da:

- Alfonso Acocella, Facoltà di Architettura di Ferrara, Presidente della Giuria
- Klaus Theo Brenner, Professore Fachhochschule Potsdam, Berlino
- Francesco Venezia, Napoli, Professore IUAV
- Vincenzo Pavan, Rappresentante di Marmomacc, Verona
- Arnaldo Toffali, Presidente Ordine Architetti P.P.C.Verona

Dopo aver esaminato le Tesi di Laurea pervenute, in assenza di Tesi sul Design, ha deciso di inglobare la cifra destinata a questo settore nel montepremi spettante alla categoria Paesaggio-Architettura.
Pertanto, dopo attenta valutazione degli elaborati ha deciso di assegnare il Primo Premio ex aequo a tre Tesi di Laurea per un valore di € 2.000 (duemila) ciascuno e quattro Menzioni Speciali di € 500 (cinquecento) ciascuna.

PRIMO PREMIO EX AEQUO di euro 2.000 ciascuno a tre Tesi di Laurea:

Il restauro del Forte di Monte

Laureate: Elisa Bettinazzi, Letizia Zecchin
Relatore: Prof. Arch. Marco Pretelli; Correlatore: Prof. Arch. Pierluigi Grandinetti
Istituto Universitario Architettura Venezia

Sistemazione della cava dell’Oliviera a Serre di Rapolano per spettacoli all’aperto

Laureato: Michele Di Matteo
Relatore: Prof. Arch. Luigi Franciosini; Correlatore: Arch. Paola Poretta
Università Roma Tre, Facoltà di Architettura
Frons ripae, Parco dell’isola di S.Andrea, nuovo molo foraneo,
restauro e valorizzazione del Forte Aragonese

Laureati: Stella De Paola, Enrica Leonardis, Vincenzo Minenna, Francesco Peschechera,
Rossella Refolo, Nicola Sacco
Relatore: Prof. Arch. Claudio D’Amato Guerrieri; Correlatore: Ing. Calogero Dentamaro
Politecnico di Bari, Facoltà di Architettura

MENZIONE SPECIALE di euro 500 ciascuna a quattro Tesi di Laurea:

Evoluzione tipologica del modello residenziale del quartiere Turco-Ottomano di Alessandria d’Egitto
Laureati: Dario Boris Campanale, Laura Labalestra, Mariarosa Manghisi, Cinzia Perrone,
Daniela Persia, Pasquale Tufariello
Relatore: Prof. Arch. Loredana Ficarelli; Correlatore: Prof. Arch. Vitangelo Ardito
Politecnico di Bari, Facoltà di Architettura
Museo Archeo-geologico a Porta Furba
Laureato: Salvatore Mazzeo
Relatore: Prof. Arch. Luigi Franciosini
Università Roma Tre, Facoltà di Architettura;
Progetto del Museo della Cultura lapidea a Busachi. Architettura di pietra tra tradizione e innovazione
Laureata: Barbara Pau
Relatore: Prof. Ing. Carlo Aymerich; Correlatore: Prof. Ing. Carlo Atzeni
Università degli Studi di Cagliari, Facoltà di Ingegneria
Collegamento tra il Parco della Caffarella e il Circo di Massenzio
Laureata: Vincenza Maria Provenzano
Relatore: Prof. Arch. Luigi Franciosini; Correlatore: Arch. Fabio Maiorano
Università Roma Tre, Facoltà di Architettura

SEGNALAZIONE di tre Tesi di Laurea:

Un Teatro per Montevarchi
Laureati: Fabiano Lucaccini, Leonardo Libretti
Relatore: Prof. Arch. Fabrizio Rossi Prodi; Correlatori: Arch. J.M.Giagnoni, S.Fanfani
Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura
Case di Classe A – Progettazione di un edificio residenziale a Matino (LE)
Laureati: Ilaria Morga, Anna Rita Pesce, Mina Ritella, Silvia Spagnoletta,
Maria Cristina Vessia, Roberta Zupo
Relatore: Prof. Arch. Claudio D’Amato Guerrieri;
Correlatori: Prof. Arch. Vitangelo Ardito, Prof. Ing. Francesco Ruggiero, Prof. Ing. Domenico Raffaele
Politecnico di Bari, Facoltà di Architettura
Centro Fieristico/Congressuale a Lugano
Laureati: Francesco Bonfanti, Jacopo Giovanni Villa
Relatore: Prof. Arch. Massimo Fortis; Correlatore: Arch. Daniele Coppi
Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura.

CERIMONIA DI CONSEGNA DEI PREMI
I premi e le menzioni saranno consegnati in una cerimonia, organizzata all’interno degli eventi culturali di Marmomacc 2010, il 2 ottobre 2010 al Museo di Castelvecchio a Verona in sala Boggian con inizio alle ore 10.30.
Il programma prevede alle ore 11.00 una Lectio Magistralis di Bernard Lassus, architetto paesaggista internazionale, a cui farà seguito la consegna del Premio Tesi di Laurea. I vincitori esporranno in un breve intervento il proprio lavoro.

MOSTRA DELLE TESI PREMIATE
I progetti premiati, menzionati, segnalati, saranno esposti a Marmomacc, nel Padiglione 7B, dal 29 settembre al 2 ottobre 2010 all’interno dello spazio “Forum del Marmo” insieme ad altre mostre culturali.

PUBBLICAZIONE TESI
Le Tesi esposte in mostra saranno raccolte e pubblicate in un fascicolo.

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