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21 aprile 2010

News

Gilles Vexlard
Latitude Nord – Parigi

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Gilles Vexlard
Latitude Nord – Parigi
Lunedi 26 aprile ore 17:00

Sala Agnelli, Biblioteca Ariostea via Scienze n° 17 – Ferrara

Gilles Vexlard (1950) Diplomato come paesaggista DPLG nel 1979 presso l’Ecole Nationale Supérieure de Versailles, dove attualmente insegna, nel 1981 fonda con Laurence Vacherot lo studio di paesaggio LATITUDE NORD, specializzato in pianificazione urbana, in lavori di concezione e realizzazione di grandi spazi e paesaggi, piani di sviluppo, struttura e defini- zione urbana, progettazione a diverse scale in differenti contesti (campi sportivi, licei, scuole, giardini di città). Tra i riconoscimenti: Gran premio nazionale di Paesaggio per il parco ricreativo Le Port aux Cerises à Draveil (Essonne) nel 2009, Primo Premio Internazio- nale di Paesaggio Urbano per il Parco del Reno a Monaco nel 2006, Primo Premio BDLA (Gran Premio Nazionale del Paesaggio Tedesco) nel 2005.

Relatore:
Gilles Vexlard
Introducono:
Roberta Fusari | Assessore all’Urbanistica Comune di Ferrara
Diego Farina | Presidente Fondazione Architetti Ferrara

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IN RETE LE OPERE DEL PREMIO DI MARMOMACC
Due decenni di storia dell’Architettura di Pietra

English version

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La istituzione dell’International Award Architecture in Stone risale a ventiquattro anni fa dalla scelta di Veronafiere di far conoscere a architetti, ingegneri, tecnici e mondo universitario le potenziali qualità dei materiali litici attraverso la divulgazione di opere architettoniche eccellenti realizzate in pietra nel mondo. La premiazione di edifici rappresentativi ed esemplari di un corretto e creativo uso di questi materiali si inseriva in un vasto programma di iniziative culturali attivato per promuovere un grande evento commerciale: la fiera Marmomacc, esposizione leader del settore marmifero.
La composizione della prima giuria, formata nel 1987 da Mario Bellini, Kenneth Frampton, Vittorio Magnago Lampugnani, Christian Norberg Schulz e lo scrivente, configurava già una scelta in senso alternativo rispetto ad analoghi eventi.
Fino allora infatti era consuetudine mettere in concorso e premiare le costruzioni che si distinguevano semplicemente per la quantità di materiali lapidei impiegati, trascurando la loro qualità architettonica. Nel Premio di Marmomacc una giuria di alto livello aveva operato una scelta, per quel tempo radicale, che saldava il materiale con la qualità dell’architettura fino a pervenire, attraverso una precisa linea critica, a evidenziare l’unità intrinseca che lega in un’opera la concezione formale alla logica costruttiva, ai materiali.
Si intendeva in tal modo mettere in luce il ruolo identitario che connette la pietra all’architettura, ossia le potenzialità del materiale di conferire a tutta la costruzione un carattere proprio e distintivo connotandone la qualità complessiva, ossia ciò che oggi è entrato nel lessico comune come Architettura di Pietra.
Su questa linea hanno operato le giurie avvicendatesi nelle undici edizioni del Premio che hanno visto ulteriormente allargata la partecipazione a figure internazionali quali Alfonso Acocella, François Burkhardt, Marco Casamonti, Francesco Cellini, Francesco Dal Co, Luis Fernández-Galiano, Ignazio Gardella, Bernard Huet, Fulvio Irace, Juan José Lahuerta, Alessandro Mendini, Werner Oechslin, Antonio Pizza, Boris Podrecca, Gisela Podreka, Joseph Rykwert, Ignasi de Solá-Morales, Dietmar Steiner, Francesco Venezia, Mirko Zardini.
La frequente alternanza dei componenti, provenienti dal mondo della critica architettonica, dalle principali riviste e dalle aree professionali più sensibili ai temi della costruzione e dei materiali, ha garantito la scelta di opere che esprimono una pluralità di indirizzi metodologici e di linguaggi capace di interpretare e rappresentare le molteplici facce dell’architettura odierna.
L’International Award Architecture in Stone ha così potuto mantenere un proprio sguardo indipendente verso i linguaggi della contemporaneità, costituendo di fatto un osservatorio privilegiato e criticamente attrezzato. Nel corso di due decenni ha operato una approfondita ricerca della migliore produzione architettonica, nella quale la presenza dei materiali litici ha marcato un percorso trasversale che ha saputo declinare i nuovi linguaggi apparsi sulla scena internazionale, e in taluni casi costruirne di inediti.
L’Architettura di Pietra negli anni coperti dal Premio è stata oggetto di mutamenti radicali, impensabili nei precedenti decenni, pure segnati dalle grandi innovazioni del Movimento Moderno e dall’onda lunga del Tardo Modernismo che lo ha seguito. L’ International Award Architecture in Stone non si è limitato a registrare i mutamenti ma ha selezionato le opere più innovative senza omologarsi alla pratica strumentale e mediatica spesso adottata dalle riviste: delle archistar sono stati promossi solo i lavori in cui la pietra è stata declinata in modo realmente originale, mentre più spesso si è dato spazio a sotterranei filoni di ricerca meno conosciuti ma ricchi di contenuti nuovi, mettendo così in luce opere che hanno rivelato il talento di autori dell’architettura contemporanea poco conosciuti o appena emergenti.
Il Premio si è inoltre arricchito nel tempo di una sezione storica “ad memoriam” includendo nei lavori selezionati alcuni capolavori di autori scomparsi nel passato recente, oggi marginalizzati o dimenticati, riscoprendone la genialità nel linguaggio dei materiali e nella qualità della costruzione.
Nelle ultime edizioni è stato infine incluso il premio ”architettura vernacolare” come stimolo allo studio dell’architettura “without architect” quale purgatorio delle facili mode e per coglierne l’attualità sotto il profilo della logica costruttiva e dell’uso intelligente e rigoroso dei materiali.
Dei lavori selezionati nelle undici edizioni del Premio è stata data una lettura analitica in specifici cataloghi, prodotti con il contributo di storici e di critici internazionali. Si tratta di un corpus di settanta opere realizzate con l’impiego di innumerevoli tipi di pietra, analizzate sotto il profilo della critica architettonica, dei sistemi e delle tecniche di costruzione, delle proprietà e caratteristiche dei materiali. La loro sequenza nell’ordine cronologico segna anche un eloquente profilo evolutivo dell’Architettura di Pietra contemporanea.
Molti dei volumi del Premio sono oggi esauriti o di difficile reperimento. Il progetto digitale Blog Architettura di Pietra fondato da Alfonso Acocella metterà in rete, con la collaborazione di Veronafiere, i settanta progetti (testi e immagini) attingendo dall’archivio di Marmomacc, condividendoli con i lettori del Blog. Parallela a questa iniziativa sarà la messa in rete di un atlante contenente oltre cinquanta opere pubblicate nei volumi editi in occasione delle rassegne di Marmomacc dedicate all’architettura di pietra di alcuni paesi , Spagna, Germania e Italia, rappresentativi dalla qualità nella ricerca litica. La loro diffusione on-line oltre che un servizio comunicativo intende essere un contributo al dibattito quanto mai necessario sulla qualità dell’Architettura di Pietra e sui nuovi orizzonti che questa “disciplina” ci prospetta nell’ormai incessante susseguirsi di eventi e opere di qualità attraverso cui si manifesta la cultura litica contemporanea.

Vincenzo Pavan

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Marmomacc
Premio Internazionale Architetture di Pietra

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14 aprile 2010

Design litico

John Pawson e Salvatori al Fuorisalone a Milano

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12 aprile 2010

Letture

Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica

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“Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica”
Antonino Saggio
Carocci, Roma 2010
467 pagine, ill. b/n,
prezzo: 43,70 €
testo in italiano

Il testo di taglio saggistico “Architettura e Modernità”, dell’architetto e professore Antonino Saggio, è un intenso viaggio negli ultimi 90 anni della nostra storia, di cui l’autore registra con sguardo puntuale e obiettivo la complessità e i meccanismi di trasformazione, segnalandone le intrinseche lacerazioni ma anche gli slanci vitali, rivelandone le ragioni epocali e gli obiettivi cruciali che da sempre trovano chiara forma espressiva nello strumento illuminante e rivelatore dell’architettura.
Il libro si articola in otto grandi capitoli, secondo un’impostazione di tipo cronologico: gli anni della macchina (1919-1929); l’era dell’individualità (1929 – 1939); la ricostruzione del significato (1945- 1956); gli anni del Big Bang (1957 – 1966); gli anni del linguaggio (1968 – 1977); gli anni dei contesti e dei palinsesti (1978 – 1987); il successo dell’architettura nel mondo (1988 – 2000); la rivoluzione informatica (dopo il 2001).
Di ciascuna di queste fasi storiografiche viene proposta una lettura critica per quanto concerne gli aspetti dell’espressività progettuale dall’architettura all’urbanistica, supportata anche da brevi esplorazioni nel mondo contestuale dell’arte, della filosofia, della politica e dell’economia.
La straordinaria portata rivoluzionaria dell’età della macchina ha prodotto negli anni ’20 del secolo scorso uno sbalorditivo mutamento nelle coscienze: la caduta dell’ ”aura” baudeleraiana ha stravolto la sensibilità artistica, dapprima ispirata ai valori di unicità e irripetibilità dell’ideazione, piegandola definitivamente ai nuovi paradigmi della produttività seriale e industrializzata, della responsabilità sociale e della coerenza funzionale, della razionalità delle forme e dell’oggettività dei processi, dell’impegno costante e quasi ossessivo a riqualificare e migliorare gli standards della vita umana: in soli sei anni, dal 1923 al 1929, il Bauhaus, il genio di Le Corbusier e i tanti diversi contributi dei protagonisti della cultura di quel tempo (Mendelsohn, Mies van der Rohe,…) hanno prepotentemente rifondato le basi del pensiero moderno che tanto ha condizionato le esperienze successive.
Negli anni ‘30 è venuto il tempo dell’ ”individualità”, animato dall’anelito di alcuni grandi intellettuali, al di là delle intrinseche diversità, a coniugare le rivoluzionarie conquiste della Avanguardie e, oltreoceano, dell’International Style, con una vocazione più personale, poetica e “geograficamente specifica” del fare architettura (Aalto, Terragni, Wright).
Gli anni ’40 e ’50 hanno visto il fragoroso dissolversi dei sogni spezzati dallo stridore della guerra, lo squarcio sanguinoso delle città e delle anime da cui è sprigionata l’ ansia insopprimibile a ricostruire, a ricominciare e ripensare nuovi valori e significati. Così è venuta l’epoca della pianificazione urbanistica e il tema dell’architettura come “necessità” per una migliore qualità del convivere: i grandi interventi urbani, dall’Unité d’Habitation al Brutalismo smithsoniano ma anche l’esigenza di un’architettura “istituzionale”, intesa come atto sociale e collettivo, interprete dei bisogni primari e inalienabili dell’uomo (Kahn), sono solo alcune delle riflessioni di questi anni.
Il periodo tra la fine degli anni ’50 e ’60 è quello che l’autore definisce del Big Bang, ovvero il tempo della frammentazione culturale, del libero e divertito assemblaggio delle forme, del collage, dell’esaltazione dell’eccentricità e dell’ottimismo fiducioso della cultura pop. Ma sono anche gli anni di una riscoperta del valore storico del contesto (Gardella, BBPR, Zevi,…) così come di una nuova crisi della città, re-interpretata attraverso i modelli delle “macrostrutture” (Tange, Quaroni, Gregotti, Fiorentino,..) e attraverso le valutazioni sul “tessuto” come trama di relazioni sociali, storiche e culturali tra l’individuo e l’ambiente (Lynch, Atelier 5, Sauer,…).
Negli anni ’70 la parola chiave è “libertà”, celebrata attraverso alcune “esplosive” esperienze di metamorfosi della facies dell’architettura ispirate a un ritorno alla figurazione contro l’astrazione e tradotte dapprima nell’ high tech (Piano, Rogers,…) poi nel postmoderno (Rossi, Stern, Graves, Moore,..) ma anche nell’avvento di un forte spirito di “partecipazione” degli utenti nel processo progettuale (Kroll, De Carlo, Erskine,…).
Negli anni ’80 si profila una nuova presa di coscienza dei limiti dello spazio e delle risorse del pianeta, con la conseguente necessità di una progettazione più responsabile in termini ambientali, e si forma una più attenta sensibilità dei confronti del contesto. Da qui le esperienze di “archeologia contemporanea” (sul fronte italiano, Anselmi, Purini, Portoghesi, Valle, …) ma anche la scoperta della forte carica ispiratrice propria del tessuto paesaggistico e naturale (Hadid).
Con la fine degli anni ’80, in particolare modo con il crollo del muro di Berlino (1989), e nel corso degli anni ’90, il mondo si apre a una nuova stagione storica: l’apertura dei confini, la globalizzazione, l’avvento di nuove tecnologie dell’informazione portano alla disarmante coscienza della velocità del cambiamento in atto. Sono gli anni del decostruttivismo, che pone l’accento su una nuova visione compositiva tesa a sovvertire la norma classica e convenzionale attraverso uno sguardo imprevedibile e ricco di tensioni, di dinamismo, di possibilità (Eisenmann, Libeskind) ma sono anche gli anni di un’architettura che “informa”, entrando a fare parte del grande meccanismo semantico della comunicazione contemporanea, attraverso una rappresentatività multisensoriale ed evocativa (Herzog & De Meuron, Nouvel) o una dichiarazione programmatica e propagandistica di forme e contenuti (Gehry).
Infine, con il 2001, con l’orrore del World Trade Center si apre il nuovo secolo sotto l’egida di incombenti paure ma anche di nuove prospettive, all’insegna del più straordinario motore di cambiamento dai tempi della rivoluzione industriale: la rivoluzione informatica, che detiene un’ impressionante potenza in termini di controllo non solo della comunicazione e dell’informazione ma anche della stessa vita umana. La pelle digitalizzata dell’architettura (Herzog & De Meuron, Miralles – Tagliabue, Nouvel, van Berkel,…), la modellazione plastica e la fluidità delle forme (Foster, Gehry,…), l’interattività sensoriale tra oggetto architettonico e mondo esterno (Ito, Deller & Scofidio,…) ma anche un nuovo, doveroso impegno in termini di eco-sostenibilità rivelano la congerie di spunti, riflessioni e vocazioni di una contemporaneità tanto più complessa e straziata da crisi economiche a scala planetaria e domestica quanto più portatrice di infinite possibilità: il patrimonio scientifico e tecnologico del nostro tempo adombra infatti uno straordinario potenziale che, se ben declinato, ha in sé il germe per la fondazione di un futuro di fiducia e ottimismo perché, come dice positivamente l’autore, “è servito forse andare sulla luna per ritrovare il senno”.
Le dense pagine di questo testo, punteggiate da un conciso ma efficace apparato iconografico e permeate da una narrazione fluida e agevole, sono un contributo molto utile per tutti coloro che, animati da curiosità intellettuale, tentano di sondare al di là degli stili e di fuorvianti apparenze le trame celate negli anni convulsi della contemporaneità e delle pregresse epoche storiche perché, sempre citando l’autore, “la storia non è un problema di “stile”. E’ un “a priori”, congenito e atavico”, e conoscere il proprio passato sembra l’unico modo per porsi in modo critico e consapevole nei confronti di un presente controverso e di un futuro incerto.

di Chiara Testoni

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9 aprile 2010

Eventi

Casalgrande Ceramic Cloud.
Kengo Kuma con Casalgrande Padana.

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Casalgrande Padana intende consolidare il rapporto profondo che, da sempre, la lega alla sfera progettuale. Cultura della produzione e cultura del progetto sono, infatti, gli ambiti di riferimento fondamentali per le strategie di sviluppo dell’azienda che, in questi 50 anni, ha saputo orientare la propria crescita costante in modo equilibrato e consapevole, non solo indirizzando la produzione all’innovazione tecnologica e alla ricerca di nuove soluzioni estetiche e funzionali per il mondo del progetto, ma anche coltivando una particolare sensibilità nei confronti di temi quali lo sviluppo sostenibile, la salvaguardia dell’ambiente e la responsabilità sociale d’impresa.
Per celebrare i 50 anni di storia, Casalgrande Padana ha organizzato una serie di eventi e iniziative culturali di notevole interesse.
Il primo appuntamento riguarda il progetto “Casalgrande Ceramic Cloud”, un intervento tra architettura e land art progettato da Kengo Kuma e realizzato da Casalgrande Padana, grazie a un accordo di programma sottoscritto con il comune di Casalgrande.
L’opera, che sarà la prima costruita in Italia dal grande architetto giapponese, è attualmente in fase di avanzata esecuzione e sarà terminata prima della prossima estate.

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“Casalgrande Ceramic Cloud” si configura come un’inconsueta struttura tridimensionale che sperimenta innovativi utilizzi applicativi dei componenti ceramici di ultima generazione. Interamente realizzata con speciali lastre di grandi dimensioni in grès porcellanato fissate meccanicamente a un’intelaiatura metallica appositamente concepita, la costruzione si sviluppa per oltre 40 metri per un’altezza di 7, definendo un oggetto architettonico di raffinata eleganza, destinato a identificare simbolicamente un territorio con una chiara vocazione produttiva e un forte legame con la cultura del progetto.
“Casalgrande Ceramic Cloud” sarà al centro anche di un secondo importante evento culturale durante la Settimana milanese del Design, dal 13 al 19 aprile, presso l’Università Statale di Milano, dove Casalgrande Padana sarà tra i protagonisti di Interni Think Tank con una suggestiva installazione di Kengo Kuma ispirata all’opera in corso di realizzazione.
Sempre nell’ambito dell’evento organizzato dalla rivista Interni, mercoledì 14, il grande architetto giapponese terrà una conferenza nell’Aula Magna dell’Università Statale e presenzierà alla cerimonia di premiazione del Grand Prix 2007-2009, ottava edizione del concorso internazionale di architettura promosso da Casalgrande Padana.
In questa stessa occasione, verrà ufficialmente aperta la nona edizione del Premio che l’azienda leader nella produzione di grès porcellanato lanciò nel 1990 per premiare le migliori opere realizzate con i propri prodotti in tutto il mondo.

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Casalgrande Padana e CCCWall presso
Interni Think Tank, Milano, Fuorisalone, 13 al 25 aprile 2010

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